Mercy-for-Animals-Nathan-RunkleTJ Tumasse ha trascorso più di sei anni a lavoro nella realizzazione di investigazioni celate all’interno di fattorie, mattatoi  e zoo negli Stati Uniti per conto di Mercy for Animals ( MFA) e di altre organizzazioni. Le sue riprese hanno esposto la verità dei fatti nei luoghi di sfruttamento e sterminio dove si è trovato ad operare ed hanno condotto alla condanna diretta di alcuni tra i responsabili più callosi dei crimini contro gli animali detenuti in questi luoghi.

Adesso, non più attivo sul fronte delle riprese video clandestine, TJ si stà preparando per lavorare su altri progetti insieme ad Animal Legal Defense Fund, una organizzazione che si occupa di fare leva , attraverso il lavoro documentale realizzato in questi anni che testimonia dell’immane sofferenza dei nostri fratelli non umani per mano dell’industria agro alimentare, su una rinnovata etica pubblica così che tale nuova percezione conduca all’introduzione di leggi e normative maggiormente severe nei confronti di chi si rende responsabile di gravi atti di abuso sugli animali.

TJ è passato al vegetarianismo in seguito ad una presa di coscienza sul senso che noi umani assegniamo alla vita e con quanta leggerezza non ne riconosciamo lo stesso valore nelle nostre relazioni con le altre specie. A questo evento drammatico è seguita la scelta vegana dopo la lettura di Animal Liberation di Peter Singer, il quale testo gli ha fatto aprire ulteriormente gli occhi ( e il cuore ) sulla cultura della violenza e della sopraffazione rappresentata dall’ideologia Specista che governa la civiltà umana nell’era del capitalismo globale che stiamo vivendo.

TJ

Presentiamo la traduzione dell’intervista a TJ Tumasse pubblicata on line da The Thinking Vegan il 17 Settembre 2014.

Che cosa ti ha ispirato a diventare un operatore clandestino, che tipo di aspettative avevi quando hai compiuto questa scelta e in quale misura i riscontri che hai documentato sono sovrapponibili a queste?

Per qualche ragione mi sentivo forte e motivato abbastanza per immergermi in questa attività, ero molto giovane e ho dovuto faticare un po’ a mantenermi coerente con la mia identità. Mi sentivo abbastanza preparato per confrontarmi con la realtà delle stalle e del mattatoio per come me la immaginavo, ma da subito mi resi conto che le cose erano molto peggiori per gli animali, molto peggiori di ciò che immaginavo. All’epoca decisi che il miglior modo per lottare a fianco delle vittime dello sfruttamento specista era quello di operare clandestinamente nella raccolta di materiale da far filtrare fuori da questi circoli, mi assunsi direttamente la responsabilità di dare una voce agli animali e ogni volta che mi guardo indietro mi chiedo dove e come io abbia trovato la forza necessaria per realizzare questo delicatissimo tipo di lavoro, un lavoro che ogni giorno mi metteva alla prova duramente esponendo la mia incolumità fisica a possibili incidenti dovuti al contatto continuo con i macchinari in uso in questi impianti. Ho fatto tutto questo così che le persone le quali consumano quotidianamente i prodotti alimentari derivati da questi orribili processi di sfruttamento e di smontamento dei corpi senza alcun ragionamento di natura critica potessero gettare un sguardo “altro” da quello offerto loro dal Sistema.

Sono davvero toccato in maniera vivida dai risultati ottenuti dalle tue investigazioni, in particolare dall’odiosa ricorrenza da parte degli addetti a pratiche di ingiustificabile crudeltà e violenza a spese degli animali presentate dai filmati pubblicati da MFA. Questi documenti video sono terribilmente duri da guardare, quale è stata la tua esperienza nel testimoniare tali scene di depravazione e terrore in prima persona?

L’incubo in cui sono costretti gli animali negli impianti e negli allevamenti industriali non è traducibile in parole. Nessuno, tra coloro che guardano quelle immagini, è in grado di vedere, annusare, gustare o sentire quegli scenari senza trovarsi esattamente contenuti all’interno di quel contesto. Non esistono video, fotografie o narrazioni sufficentemente capaci di trasmettere l’inferno nel quale gli animali vivono ogni momento, ogni giorno della loro vita. Ciò che ho testimoniato in maniera diretta mi ha segnato per sempre.

Come sei riuscito a gestire i tuoi assetti psichici e fisici durante il lavoro undercover , hai forse messo a punto un dispositivo emotivo che consentisse una elaborazione sana delle terribili situazioni in cui ti sei trovato ad operare?

Sono riuscito a non venire travolto dalla realtà attraverso l’ascolto della musica e la ricerca di sostegno emotivo da parte di chi era in grado di offrirlo. Tieni conto che durante lo svolgimento dei turni di lavoro in questi luoghi, data la natura della tua missione, devi apparire come una persona completamente diversa da te stesso, altrimenti non ce la puoi fare. Devi continuamente rinforzare la nozione che ti trovi la dentro per contribuire ad attuare un progetto di denuncia, di innescare un corso di cambiamenti che non potrebbe compiersi senza la miseria personale di dover vedere soffrire in modo tanto atroce migliaia di creature verso le quali tu nutri sentimenti di compassione e di amore.

Come ti spieghi gli abusi sugli animali compiuti dalle persone che lavoravano con te? Da cosa deriva tale atteggiamento di disconnessione emotiva e di deliberato sadismo? Sei mai entrato nell’argomento con qualcuno di loro?

Le persone che lavorano in questi posti non hanno altra scelta che continuare a farlo così da procurarsi i mezzi economici per mantenere le proprie rispettive famiglie. Le aziende che li impiegano impongono loro di operare in condizioni e con dei tempi che trovo disumanizzanti. Sono davvero in pochi quelli che godono a tormentare gli animali e ad aggiungere dolore alle loro già infelici esistenze e, principalmente grazie ai filmati che siamo riusciti a realizzare, intendiamo colpire sia quegli individui responsabili di tali atti che le compagnie le quali gestiscono gli impianti per realizzare un utile. Se togliamo il premio economico, se rimuoviamo il profitto dall’intera equazione, l’abuso degli animali per mano di questi imprenditori finirà. Se smettiamo di acquistare i prodotti ottenuti da questi signori in maniera tanto delinquenziale le loro aziende capitoleranno, per questo divenire vegani è tanto importante.

Cosa diresti a coloro i quali sostengono che gli altri animali non posseggono una coscienza di se stessi, che non comprendono quanto sta loro accadendo, che, in verità, non sono che delle macchine e che quindi possono venire maltrattati e uccisi?

Le persone che affermano tali concetti evidentemente non sono mai state in un mattatoio. Quando guardi negli occhi uno degli animali che sta per essere ucciso, un essere dotato della capacità di avere paura e di percepire la fine imminente, quando li senti piangere, proprio come faremmo noi Umani in circostanze analoghe, ti rendi conto di quanto, come noi, si oppongano alla sorte imposta loro, di quanto desiderino vivere quell’unica possibilità di vita che ha donato loro la Natura. Ho osservato nel comportamento di queste creature molta dignità e nobiltà di spirito anche di fronte alla disperata conclusione che non avrebbero avuto scampo e spero di possedere almeno una frazione della loro caparbia volontà di resistenza quando arriverà il mio momento di congedo da questo mondo. Non è più possibile negare agli altri animali l’abilità di provare emozioni tali quali la paura e la gioia, ed è soltanto attraverso la lente distorta dello Specismo che si continua a farlo.

Ti sei espresso in termini definitivi circa la responsabilità del Sistema per la violenza sistematica che distingue la produzione di cibo piuttosto che focalizzarti nella co-responsabilità degli addetti che la perpetuano direttamente, sostieni inoltre che dobbiamo fare presa con le nostre argomentazioni sui consumatori per minare le potenzialità di realizzo di un profitto da parte delle aziende coinvolte, puoi elaborare ulteriormente il tuo pensiero?

La sofferenza degli animali è sistematica, appunto, in quanto ingranata nell’apparato di dominio che la nutre e che la rende possibile, il motivo di tutto questo è il profitto. Il fatto incontrovertibile è che la domanda per prodotti sempre più economici derivati dallo sfruttamento dei corpi degli animali è la vera responsabile delle conseguenze per questi ultimi. Il meccanismo primario da mettere in discussione è quello che consente la soddisfazione di tale domanda. E’ diretta responsabilità del consumatore divenire consapevole che attraverso i suoi acquisti sostiene una industria fondata sulla schiavitù e sul tormento. Ottenere “condanne esemplari” nei confronti di coloro i quali si rendono direttamente artefici dei peggiori, premeditati abusi sugli animali non farà che fornire un alibi ai consumatori i quali, rassicurati da tali dinamiche, continueranno a consumare prodotti carnei e derivati dallo sfruttamento intensivo degli animali senza alcun rimorso. Abbiamo bisogno di lavorare verso il raggiungimento di obiettivi a più lungo termine, abbiamo bisogno di continuare a mostrare a questi consumatori che con le loro scelte alimentari sostengono un complesso basato sulla violazione dei corpi e sullo sterminio e che queste pratiche sono indiscutibilmente crudeli, non necessarie e che causano immensa angoscia e dolore a dei soggetti senzienti.

mercy 2In molti, venuti a contatto con i documenti video realizzati da attivisti come te, decidono di cambiare le loro abitudini nei confronti di determinate aziende, marchi o metodi di produzione piuttosto che smettere di sostenere l’intero comparto agro alimentare responsabile della violenza sugli animali. Come credi che possiamo trasmettere l’idea che TUTTE le aziende che trafficano animali, che TUTTI i marchi che commercializzano i prodotti derivati dalla schiavitù degli animali, che TUTTI gli allevamenti, che siano questi industriali o a conduzione familiare, sono fondamentalmente imprese indifendibili dal punto di vista etico? Quale strategia occorre raffinare per centrare il nostro obiettivo in questo senso?

Credo che ogni persona abbia la possibilità di comprendere che qualunque creatura senziente possiede il diritto conferito loro dalla Natura a vivere la propria vita. Dobbiamo mostrare al mondo che anche gli altri animali desiderano sottrarsi alla paura e al dolore proprio come noi. Il fatto che da qualche anno il termine Specismo sia presente nei dizionari e che con frequenza la sua essenza maligna venga paragonata a fenomeni quali il Sessismo e il Razzismo dimostra che le cose stanno cambiando in un moto evolutivo anche se molto lentamente. Le modalità impiegate per   ucciderli, i metodi più o meno umani con cui li trattiamo testimoniano COMUNQUE l’oppressione imposta da un ente forte ( l’Umano ) su di un ente vulnerabile ( l’Animale ) e questo rapporto non può che essere sbagliato. La pratica del Veganismo è la chiave di volta e, nonostante la maniera con cui siamo presentati dai media e dai nostri oppositori, non c’è nulla di estremo nell’esercizio della compassione e dell’amore per tutto il mondo vivente.

Per concludere, adesso che non ingaggi più in operazioni celate volte a documentare gli orrori nei luoghi di sfruttamento degli altri animali, quale è il tuo programma per il futuro?

Spero di poter mettere a frutto la mia lunga esperienza per continuare instancabilmente il lavoro a sostegno di tutti i miei fratelli e sorelle altro-da-umani, non la smetterò mai di battermi per loro.

Correntemente sto lavorando con Animal Legal Defense Fund nella progettazione e nell’attuazione di un nuovo tipo di impegno in ambito investigativo. Mi dedicherò all’opera di formazione di giovani attivisti che desiderano intraprendere questo tipo di attività, cercherò di aiutare loro a documentare crudeltà e abusi come ne accadono nei luoghi dello sfruttamento così da sortire nel pubblico che fruirà del nostro lavoro una risposta adeguata al problema dello sofferenza degli animali e a sollecitare una maggiore presa di coscienza in rispetto a quanto di concreto ogni uno può fare per decretare la fine di tutto questo.

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In un recente articolo apparso su di un noto quotidiano locale il signor Christian Heinzmann, presidente della Mamar (Mattazione Maremmana Srl) azienda titolare della realizzazione del nuovo mattatoio industriale in costruzione a Braccagni (GR), zona Madonnino, si esprime in maniera chiara e inequivocabile su quello che è l’obiettivo ultimo del progetto: dare impulso alla nascita di nuovi allevamenti in Maremma curati ( tra gli altri ) dalla Finav, società Alessandrina della famiglia Vigna, nota per la macellazione finalizzata alla fornitura di carni alla Coop Tirreno, ma non solo, prosegue questo gentiluomo, “Il nostro obiettivo è ( anche ) quello di dar vita a un marchio Maremma dove le carni ( bovine ) vengano prodotte e macellate qui da noi”.

industrial-slaughterhouseIl moderno impianto, una volta ultimato avrà un costo di 2 milioni e 800mila euro con il 40% della spesa complessiva elargita a fondo perduto all’azienda responsabile come previsto dal Piano di Sviluppo Rurale finanziato dalla Regione Toscana e dalla Provincia di Grosseto.
La realizzazione di quella che il signor Heinzmann definisce “una difficile impresa” non si distinguerà soltanto come un impianto allo stato dell’arte in termini di capacità di uccisioni e di smembramenti, ma costituirà una modifica epocale negli assetti della produzione zootecnica della Maremma.

Gli altri soci di questa impresa commerciale sono la Cooperativa Vallebruna (di cui attualmente Heinzmann è anche presidente); la ConsMaremma di Tarquinia; il Consorzio agrario della provincia di Grosseto; il Salumificio Sandri; le tre associazioni di categoria Coldiretti, Cia e Confagricoltura; Allevamenti di Maremma; l’Associazione produttori zootecnici; l’Atpz, e tale Alessandro Guelfi, come persona fisica. 

L’apertura di questo vero e proprio lager, luogo nel quale troveranno la morte almeno 12mila animali all’anno dopo una breve non-vita spesa rinchiusi in un lurido allevamento, è prevista “entro Ottobre 2014” – questa cornice temporale è cruciale per gli imprenditori  sopra menzionati, infatti nel caso in cui essi non riuscissero a divenire operativi entro quella data sorgerebbero difficoltà nell’ottenimento dei finanziamenti sopra menzionati i quali equivalgono alla cifra di 1milione e 680mila euro, denaro sottratto dagli enti erogatori ad un tipo di sviluppo non violento, eco sostenibile e davvero riqualificante l’economia di questo territorio.

Come al solito si punta sulla riproduzione all’infinito di corpi da macellare, un mondo vivente composto da singolarità le cui dignità e status morale vengono negate, individui perfetti che, di fatto, vengono ridotti a mera merce di scambio dal sistema antropocentrico capitalista dominante, un sistema cieco e sordo alle istanze di liberazione che anche in questa provincia si levano a favore delle vittime di tale crudele equazione.

cows lookingCome prevedibile si promuovono e si glorificano, a livello istituzionale, progetti fondati sulla perpetuazione della presunta supremazia della finanza sull’etica, del bieco profitto su di un raziocinio condivisibile dal punto di vista ideale, della morte sulla speranza di cambiamento.
Il vero sviluppo, anche economico, dovrebbe basarsi sull’arricchimento dei principi morali che ci animano,  sull’umanizzazione degli usi e dei costumi che ci qualificano, sul cambiamento evolutivo delle pratiche di relazione e di reciprocità che si consumano nell’alveo della Natura e della vita, sulla piena valorizzazione indistinta e non discriminatoria delle vite che vi albergano.

I fatti ci mostrano tutta un altra realtà e di questo ne rimaniamo stravolti.

Anche tra noi c’è chi considera, per quanto illogico possa apparire, il Macello ( e quanto accade all’interno di queste mostruose strutture)  come l’unico tratto nei percorsi di annientamento riservati ai cosidetti animali da reddito caratterizzato dalla Compassione .
Il Macello per le vittime che vi verranno “processate” dentro , per gli oltre sessanta miliardi di creature terrestri che vi vengono trucidate ogni anno nel mondo, è la fine di un tormento, il tormento di essere nati.

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Questa Associazione farà tutto ciò in coerenza coi propri principi e con le proprie potenzialità per dare una voce ai nostri fratelli non umani:  per gli imprenditori soltanto dei numeri senza un volto, senza un cuore che batte, per noi, degli esseri viventi senzienti nobili, capaci di soffrire e quindi degni di tutta la nostra considerazione e del nostro rispetto.

Non tutti i rituali di conquista dell’uomo sulla bestia elaborati dall’agri-cultura  mettono in scena lo spettacolo della violenza.

circus-animals-no-fun Alcuni infatti, ricorrono a quelli dell’umiliazione.

I rituali violenti tendono a rafforzare i miti sulla malvagità degli animali e della Natura; quelli dell’umiliazione tendono invece a rafforzare le credenze relative alla stupidità, all’inferiorità e alla volontà degli animali di essere sottomessi al dominio dell’uomo.

Il circo esalta i valori dell’ideologia del dominio riducendo gli animali al livello di giocattoli e pagliacci e, quindi, svalutando la Natura a balocco sottoposto al capriccio umano.

Addobbati con bardature e abiti elaborati e fortemente condizionati da rigide tecniche di addestramento, gli animali del circo mettono in scena comportamenti smaccatamente misurati e innaturali, ideati per far divertire il pubblico.

Ridendo e meravigliandoci di fronte agli esercizi degli animali circensi, riaffermiamo il loro ruolo di buffoni, la loro semplicità e utilità.

Le esibizioni forzate degli animali insegnano ai bambini e ricordano agli adulti che l’uomo è il padrone dell’intero mondo vivente.

Il ruolo del circo come sistema di svalutazione degli animali e della Natura cominciò molto prima dell’era cristiana, allorquando gli antichi egizi iniziarono ad ammaestrare animali e a raccoglierli in parchi molto simili agli zoo attuali.

I greci furono i primi ad ammaestrare leoni, orsi e cavalli e a insegnare loro a danzare, inchinarsi e a fare altri giochi di abilità.

Inventarono anche il primo serraglio itinerante diffondendo così anche nelle zone più periferiche ( laddove l’élite dominante ritenesse ve ne fosse un bisogno ) il messaggio della svalutazione della Natura.

Furono però i romani ad inserire il circo nell’agenda culturale dell’Occidente. Roma infatti innalzò a livelli mai visti in precedenza tale forma di esibizione della supremazia umana sul resto del creato. Nel momento di maggior splendore, il Circo Massimo poteva contenere quasi 200.000 spettatori che assistevano a corse con carri, a combattimenti tra gladiatori e a combattimenti tra animali selvatici.

La loro frequenza, dimensioni e crudeltà sono leggendarie.

Estratto da Un Mondo Sbagliato dell’autore Jim Mason.

 

RussiaCircus_250x250A 1600 anni da allora la tradizione di violenza e di subordinazione ai danni delle specie altre-da-umane continua nonostante i supposti cambiamenti evolutivi della civiltà umana, nonostante le proteste, le manifestazioni, le prese di posizione di moltissime persone in tutto il mondo contro tali tristi, diseducativi spettacoli.

La città di Grosseto continua ad ospitare sul suolo pubblico almeno due volte all’anno questi imprenditori della crudeltà, le amministrazioni locali concedono loro spazi e agibilità.

 

Le autorità di Grosseto autorizzano i puntuali presidi critici contro lo sfruttamento degli animali nei circhi, principalmente allestiti da questa Associazione , ma condizionati da  tali prescrizioni che, di fatto, relegano la loro azione in angoli distanti dall’attendamento, impedendo ogni contatto  col pubblico che si reca a vedere questi spettacoli.

Nel Settembre del 2011 i nostri attivisti subirono una vile aggressione da parte dei circensi Amedeo Orfei di fronte agli occhi della polizia, malgrado le botte e i livelli di incompetenza mostrata in piazza dagli agenti nel garantire la sicurezza per i manifestanti alcuni di loro furono denunciati .

Il circo di Vienna è attendato a Grosseto dal 5 di Settembre 2014 in piazza Barsanti, zona Via Scansanese, periferia Est della città.

DOMENICA 7 SETTEMBRE PRESIDIEREMO PIAZZA BARSANTI DALLE ORE 16,30.

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E’ solo questione di soldi per alcuni. Nelle foto, Naomi Campbell, “sarebbe piuttosto andata in giro nuda” in una immagine contro le pellicce di 20 anni fa. Disponibile a sfilarci dentro solo qualche anno dopo ( riquadro a destra )

Secondo un recente articolo apparso sul Daily Telegraph , in Inghilterra si stanno per rivalutare le pellicce grazie al lavoro degli stilisti e di quei outlets che si sarebbero schierati a sostegno della “produzione etica di animali da pelliccia”.

In gabbie pulite, un po’ piu’ grandi, nelle mani di operatori attenti al loro benessere, secondo l’autore dell’articolo e secondo i gestori del negozio di pellicce di lusso Hockley di Londra, i 65 milioni di animali uccisi ogni anno negli allevamenti avranno tutto sommato vissuto una bella vita, con acqua e cibo sempre disponibili.
Le nuove generazioni di acquirenti di pellicce, si recita nell’articolo, non sono più preda della propaganda animalista, l’allevamento etico ( adesso si è creato addirittura un marchio che attesterebbe la “non crudeltà” del prodotto : Origin Assured ) e la mutata percezione in rispetto ai diritti degli animali stanno allargando il mercato di giacche, giacconi, cappelli e borse realizzati con inserti di pelliccia o integralmente dal manto di animali allevati e uccisi come la Volpe, il Visone, il Chinchilla, il Raccoon.

In realtà l’uccisione di animali per strappare loro la pelliccia è tanto ripulsivo oggi di quanto non lo fosse 20 anni fa. I pellicciai da tempo se la raccontano con la storiella che “la pelliccia sta tornando di moda e crescendo in popolarità” ma fortunatamente, se escludiamo il triste fenomeno degli inserti di Coniglio, Cane, Gatto e Coyote che adornano gli indumenti nella fascia di prezzo medio e basso molto diffusi qua da noi, in Inghilterra le cose non stanno così.
Una recente indagine dimostra che almeno il 95% dei cittadini di quel paese non indosserebbero mai una pelliccia, per questo motivo catene di negozi inglesi quali H&M, Zara, Topshop,, New Look, All Saints e altri adottano una precisa e restrittiva politica  riguardo alla commercializzazione di pellicce.

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La paurosa immagine dell’interno di un allevamento di visoni in Italia, un vero e proprio lager. Nel nostro paese esistono ancora una ventina di questi luoghi, principalmente nel nord est.

Costringere dentro delle anguste gabbie, ammucchiati o in prossimità gli uni con gli altri, dei timidi animali noti per il loro naturale istinto a non congregare coi loro simili ne a lasciarsi avvicinare dagli uomini, tenerli rinchiusi in impianti appositamente realizzati per il loro sterminio e attrezzati per il processo di squoiamento dei loro cadaveri non può essere considerata una pratica etica, un mestiere come un altro, neanche se tale attività avesse un senso diverso dalla coltivazione della pura vanità umana che la ispira e che la giustifica.

Allevare per uccidere è semplicemente inammissibile dal punto di vista morale.

Il marchio Origin Assured del quale si vanta in questa ultima tornata pubblicitaria la turpe industria delle pellicce europea assegnando unilateralmente alle pelli di animali provenienti dagli allevamenti danesi un credito di “eticità” è totalmente insostenibile.
Nel 2011 il gruppo di attivisti ANIMA riuscì a realizzare dei documenti video in tutti e 26 gli allevamenti di visoni presenti nel territorio danese. In ogni uno di questi luoghi si registrarono orrori quali animali con zampe, code e orecchie ferite dai morsi di altri visoni, cadaveri in putrefazione nelle gabbie, animali malati o moribondi lasciati alla loro sorte. minks feriti
Tutti e 26 gli allevamenti in questione sono di proprietà dei sette azionisti principale che compongono la Kopenhagen Furs, uno dei principali produttori nord europei e sponsorizzatori del marchio Origin Assured.
Le stesse condizioni di vita furono rilevate presso le fattorie di proprietà di Knud Vest, presidente onorario del European Fur Breeders’ Association.

Lo squallore nel quale questi animali vivono è in netto contrasto con l’opulenza la quale connota l’industria della moda, delle passerelle nelle grandi città europee dove si continuano a produrre capi di vestiario inutili e dal prezzo astronomico ( dai 2500 ai 10,000 euro ).

Quanto osservato nei documenti video realizzati dagli attivisti non rappresenta dei casi isolati, ma è la norma negli allevamenti nei quali si abusa dei corpi e delle esistenze di animali fatti nascere soltanto per soffrire.
Siamo sicuri che la vista estremamente disturbante di alcuni altri documenti video realizzati dagli attivisti ovunque essi riescono ad introdursi, in Italia compresa, indurrebbero chiunque, con un cuore che batte nel petto, a non avere niente a che fare con gli allevatori, gli operatori, e i distributori coinvolti nel business di un prodotto insanguinato e ottenuto attraverso dei cicli di violenza mostruosa.

Il signor Frank Zilberkwe è direttore del Polar Group, una azienda inglese che sta’ operando in queste settimane il lancio commerciale delle pellicce colorate sul mercato anche attraverso la pop star Lily Allen che le indossa.

fur-garment-2007-wl-352Il tentativo è quello di di guadagnarsi la propensione dei più giovani all’acquisto di pellicce e a restituire a queste una parvenza di accettabilità.

Secondo questo “gentiluomo “ la domanda per i capi in pelliccia sarebbe in continuo aumento.

Più globalmente, sul fronte degli animali catturati e uccisi in Natura si apprende da un articolo sulla rivista dei cacciatori Trapperpredator  che gli “esperti” di questo settore si lamentano del prezzo medio delle pellicce in picchiata, nel 2014 sarebbe calato infatti  più del 70% in confronto ai prezzi praticati sul mercato nell’anno precedente.
Una simile caduta di valore dei pezzi grezzi di pelliccia non può che essere dovuta ad una significativa flessione della domanda, sempre secondo Trapperpredator è da almeno trent’anni che non si registrava una crisi simile.

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Un coyote preso in una trappola, la sua sarà una fine dolorosa e miserabile. Parti del suo manto andranno ad adornare i cappucci dei giacconi tanto di moda negli ultimi anni.

I cacciatori di mestiere, dal canto loro, per farsi coraggio, ipotizzano che la causa della corrente situazione di mercato potrebbe risiedere nella mitezza delle temperature in Cina e in Russia questa ultima stagione invernale.

pellicce grezze mercatoDi fatto le aste di vendita  vengono cancellate per la scarsezza della domanda e i manti di alcune particolari specie sono divenuti praticamente “invendibili” come diretta conseguenza della situazione di stagnazione economica del settore.

Per questo autunno ci aspettiamo una azione di denuncia della spaventosa tratta degli animali così detti da pelliccia ancora più incisiva da parte degli attivisti anche nella tua città, una azione finalizzata a determinare il blocco totale di questa attività criminale e l’insorgere di una sempre maggiore attenzione ai diritti delle vittime dei pellicciai così che si riconosca finalmente loro un posto nella sfera della considerazione morale, di un sentimento condiviso che li riconosca come degli esseri senzienti intitolati a vivere una vita immune dalla crudeltà piuttosto che come merci di scambio, una crudeltà che si abbatte su di loro in maniera tanto aberrante e odiosa ad opera dell’industria della moda e della stupidità umana.

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Sabato scorso, 23 Agosto 2014, alcuni attivisti anti-Corrida hanno realizzato una spettacolare azione diretta finalizzata ad interrompere lo “spettacolo” che stava per tenersi nell’arena di Maubourget, a sud della Francia, saltando sul selciato dalle tribune.

201408251300-fullGli attivisti hanno subito una pesante e brutale azione repressiva da parte della polizia. Quattro di loro sono stati trasportati all’ospedale di Tarbes con fratture e contusioni in diverse parte del corpo, due di loro in gravi condizioni con lesioni al cranio e al bacino.

Un testimone descrive come uno dei giovani attivisti sia stato pestato con una sbarra di ferro da un sostenitore della Corrida mentre sugli spalti gli spettatori più fanatici applaudivano e approvavano.

Già dai giorni prima il corpo speciale della polizia, lo SWAT, si era posto in “allerta” in quanto ci si aspettava una azione di questo tipo organizzata dal gruppo CRAC Europe, non sono serviti i lunghi controlli all’ingresso dell’arena da parte del personale addetto  e della polizia per scongiurare la protesta, infatti almeno 150 attivisti sono riusciti a filtrare all’ingresso spacciandosi per “affezionati” della Corrida.

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L’azione era stata pensata per ritardare o fermare lo svolgimento delle uccisioni dei sei tori in programma, gli attivisti avrebbero dovuto entrare nell’arena, come hanno fatto, e disperdersi tutto intorno con l’intento di  rimanervi il più a lungo possibile prima della loro rimozione forzata.

La polizia è intervenuta rapidamente portandosi nel mezzo dell’arena e utilizzando gas lacrimogeni e manganelli per attaccare gli attivisti.

Sia la polizia che gli “affezionati della Corrida” hanno scaricato la loro rabbia e la loro violenza sui manifestanti i quali sono stati trascinati, percossi, insultati e arrestati.

I presenti confermano che tale livello di efferata violenza non si era mai visto a questo tipo di manifestazioni, sia gli “affezionati” ( molti di loro completamente ubriachi ) che gli agenti hanno infierito sulle persone a terra in maniera così cruenta che si è rischiato di uccidere.

maubourguet_corrida1La Corrida è illegale nel 90% del territorio francese ed è punibile dalla legge con pene fino a due anni di carcere per crudeltà sugli animali. Soltanto nel sud della Francia questo orrendo tipo di manifestazioni vengono consentite e in alcune città gli organizzatori godono di una particolare forma di immunità per i loro atti criminali.

CRAC Europe ha in programma ulteriori momenti di azione diretta volti ad impedire le uccisioni a fronte di un nutrito calendario di manifestazioni che si terranno prossimamente.

L’obiettivo di questo gruppo è la rimozione definitiva di qualsiasi esenzione nell’applicazione della legge nel paese così che anche in questi luoghi  si possa arrivare ad abolire definitivamente e per sempre la Corrida.

Gli attivisti feriti hanno sporto denunce dettagliate alla polizia contro le brutalità subite ( dalla polizia ).

Intanto fuori dall’arena succedeva questo

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Pubblichiamo la traduzione di una lettera inviata da un anonimo attivista per la liberazione animale nella quale viene lanciata una accusa a chi tra noi si dedica essenzialmente ad un lavoro di comunicazione piuttosto che ad atti di concreta liberazione.

L’ Animal Liberation Front ha disperatamente bisogno di un numero minore di sostenitori, infatti ce ne sono troppi e questa follia deve finire.
I sostenitori dell’ALF sono una legione di persone con indosso magliette nere rappresentanti simboli iconografici e slogan che trascorrono interminabili ore dietro le tastiere dei loro computer a condividere foto e commenti sui Social Networks, quelli che si accalcano ai tavoli dei ristoranti vegetariani e delle cene Vegan, che si ritrovano nei negozi alimentari specializzati e ai convegni, che distribuiscono  libri e altra letteratura sul veganismo.
Tristemente però, mentre tutte queste attività frenetiche si consumano on- line trasmettendo la nozione che il movimento per la liberazione animale sia forte e in vibrante crescita, in realtà gli atti di liberazione diretta degli animali e gli attacchi alle strutture del dominio che li schiavizzano sono diminuiti, in qualche misura soppiantati, appunto, da eventi virtuali che ne glorificano gli esiti e le dinamiche senza abbattere il carico reale di sofferenza e miseria per le vittime.
Se davvero si fosse maturata una tale coscienza di liberazione dovremmo toglierci quelle magliette e passare all’azione, il momento di mettere in atto e di dare risvolti fattuali alle idee che ci animano è adesso. Se così non sarà, il supporto di questa categoria di attivisti una volta venuto meno, non costituirà ragione di rimpianto.
Qualsiasi atto di attacco diretto e di liberazione che riusciremo a compiere si sostituirà a quello delle belle parole, impattando così il sistema dello sfruttamento e della morte operato quotidianamente delle industrie alimentari, chimico farmaceutiche, dell’abbigliamento e dello spettacolo sulla pelle dei nostri fratelli, gli altri animali..
Quando i paladini dell’attivismo on-line si saranno situati sul versante dell’azione piuttosto che rimanere invischiati in quello della propaganda fine a se stessa, quando ormai vecchi i loro tatuaggi si saranno schiariti, allora potranno forse ricordare con gioia gli occhi di quelle vittime non umane designate dall’antropocentrismo che con i loro sforzi e a rischio della loro sicurezza e libertà personali, saranno riusciti a far uscire dalle gabbie. Per praticare la liberazione animale non servono delle abilità particolari, ma senso comune, motivazione e coraggio.
Per la nostra comunità di riferimento è arrivato il momento di cambiare stile di vita e di orientarsi all’interno di un nuovo paradigma.
Che senso ha definirsi un “radicale” nell’approccio alla questione animale se poi spendiamo troppa parte della nostra esistenza in situazioni di assoluta normalità come andare a lavoro ogni giorno o dedicandoci a forme innocue di socialità conviviale come ci è stato imposto dall’ideologia dominante?
Non è più accettabile che l’unica sostanziale differenza tra chi riproduce le pratiche di sfruttamento e di inazione e chi invece si chiama fuori da questo sistema fondato sull’indifferenza sia costituita soltanto da idee.
L’attuale ordinamento giuridico non ci permette di parlare e di organizzarci liberamente per dare maggiore impeto all’azione diretta, ma certamente possiamo ingaggiare privatamente in questa pratica e cominciare a trattare con minore dogmatica riverenza quelle leggi che ci impediscono di trasformare la società e di restituire una speranza agli oppressi.
Smettiamola di metterci in posa davanti alle telecamere, di informare il mondo dei nostri propositi e dei nostri spostamenti, smettiamola di sentire un bisogno di convalida da parte dello stesso sistema che, a parole, enunciamo di combattere e di voler vedere trasformato.
Per quanto riguarda coloro che non intendono prendere in considerazione il cambiamento suggerito, ma che continueranno a postare sulle loro bacheche elettroniche e sui loro profili le foto e i discorsi, coloro che scrivono canzoni contro questo e quello, per coloro che non metteranno in atto le idee rivoluzionarie con le quali dicono di identificarsi, chiedo di fare un passo indietro in quanto non è più moralmente accettabile allinearsi, utilizzando solo parole, a quello che è un fenomeno prettamente basato sugli atti.
Ogni volta che uno di questi attivisti da tastiera si guadagna visibilità e ascolto si qualificano come dei parassiti e contribuiscono a vilificare, svuotandone il senso, a tutti quegli atti di autentica liberazione che vengono compiuti per davvero.
Che coloro i quali esercitano ruoli di pubbliche relazioni, che gli attivisti già colpiti dalla repressione o le persone che hanno problemi di mobilità fisica continuino pure a parlare e a scrivere per conto dell’ALF, nelle circostanze in cui gli attacchi diretti alle strutture del dominio umano sugli altri animali subiscono un impennata, a questi ultimi non importerà un bel niente che la cronaca dell’evento che ha fruttato loro la liberazione finisca o meno su Facebook.
Agli animali non importa.
A loro non interessa delle nostre teorie, delle fini distinzioni tra le diverse anime di un movimento ne delle nostre opinioni.
Gli animali schiavizzati hanno un bisogno disperato che ci siano meno sostenitori alla loro causa e più attori che si dedicano a questa con pratiche di intervento diretto.
Se il vostro sostegno all’ALF è genuino deve terminare stasera.

La lettera è del 2012 ed è apparsa su http://www.animalliberationfrontline.com riscuotendo numerose e impietose critiche ma anche diversi commenti positivi da parte di chi si sente parte in causa nella questione.

Vorremmo sottolineare, anche alla luce delle divisioni settoriali che connotano l’attuale panorama dell’Antispecismo,  quanto i contenuti della lettera siano attuali anche se non così profondamente cruciali in relazione alle  ipotesi contrapposte secondo le quali –  “si! Il movimento per la liberazione animale è in stallo e non si vedono grandi cambiamenti” – “no! La crescita numerica dei vegani  indica tutt’altro scenario”.

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Se è vero che la quantità delle azioni reali di liberazione in questi anni  si è affievolita, questo è avvenuto sulla scia dello sviluppo di sistemi di controllo e sicurezza che di fatto hanno reso maggiormente impegnativa l’opera di attacco finalizzata alla liberazione diretta degli animali o al sabotaggio delle infrastrutture.

In questi anni abbiamo testimoniato straordinarie azioni a volto scoperto e in pieno giorno in laboratori e  strutture dedite all’allevamento e alla sperimentazione biomedica che sarebbero stati impensabili nell’ottica mitologica del guerriero ALF che agisce di notte e in completo anonimato, basta riferirsi ai fatti di Milano dell’Aprile scorso o a quelli di Montichiari ( BS )  del Luglio 2013.

Molti governi si sono dotati di leggi molto temibili che equiparano, in sede giuridica, coloro i quali si rendono responsabili anche di semplici atti di ricognizione nelle strutture dove si consumano i peggiori crimini contro gli animali a dei veri e propri  terroristi

L’esplosione in popolarità dei Social Networks osservato in questo ultimo decennio ha fatto il resto, per molti frequentatori di questi luoghi della Rete oggi l’mpegno nella lotta per la liberazione animale si esaurisce molto modestamente in atti di ripetuta matrice autoreferenziale, contributi finalizzati principalmente alla costruzione e al mantenimento di una certa immagine pubblica, al soddisfacimento degli Ego personali. La percezione diffusa di questa attività, in quanto convenientemente priva delle insidie annesse all’azione diretta   (condanne penali o una potenziale perdita  dei privilegi acquisiti) favorisce il prolificare e il pontificare  degli “attivisti da tastiera” operanti dalla relativa sicurezza delle loro dimore.

Nel movimento per la liberazione animale c’e’ bisogno di fare chiarezza: l’ingiustizia sofferta da un coniglio o da una mucca che  si vedono negato il perseguimento dei propri interessi di specie per effetto della reificazione dei loro corpi che  da almeno duecento anni di industrializzazione è giunta a dei livelli di massima e terrificante perfezione, origina dalle stesse dinamiche discriminatorie che producono ingiustizia a ogni altro livello dell’esistente governato dall’Umano.

Il valore concettuale stesso di termini  quali diritto o giustizia sono tarati per un utilizzo esclusivamente antropocentrico ( o sado-umanista come ci ricordava il filosofo Jacques Derrida ), un ordine delle cose dove l'uomo, possibilmente bianco, adulto e civilizzato risiede oramai sopra la Natura e la loro applicazione per degli individui altro-che-umani richiederà lo smantellamento dell'intero apparato normativo che ci siamo dati per mantenere il terrificante status quo.

Il valore concettuale stesso di termini  quali diritto o giustizia sono tarati per un utilizzo esclusivamente antropocentrico ( o sado-umanista come ci ricordava il filosofo Jacques Derrida ), un ordine delle cose dove l’uomo, possibilmente bianco, adulto e civilizzato risiede oramai sopra la Natura e la loro applicazione per degli individui altro-che-umani richiederà lo smantellamento dell’intero apparato normativo che ci siamo dati per mantenere il presente status quo..

Per questo non condividiamo l’assunto che “agli animali non gliene frega niente delle nostre idee” – questo è un ragionamento che traduce ingenuità e miopia intellettuale.

Se non dirigiamo il nostro attivismo  verso una trasformazione della civiltà umana in senso radicale e evolutivo, attivandoci e partecipando alle lotte per la liberazione GENERALE che si combattano sui vari fronti per denunciare lo sfruttamento e la violenza di una componente o individualità forte a scapito di una controparte debole e meno tutelata, allora i nostri agiti non condurranno MAI alla modifica strutturale del sistema di dominio che ci contiene e che, abbiamo compreso, si appoggia interamente, appunto, su discriminazione, assoggettamento e  violenza.

Dobbiamo opporci al sistema che considera ogni singolo essere vivente una risorsa spendibile, spremibile e sostituibile. Dobbiamo riuscire a comprendere che attraverso la Biopolitica attuata sempre con maggiore efficacia dagli stati e supportata dalle istituzioni asservite al capitalismo globale si stanno consolidando i processi di esclusione e di coercizione più pervasivi e permeanti tanto da interessare e compromettere tutto il tessuto delle relazioni, rendendo queste procedure, invisibili all’occhio meno consapevole.

Ogni attore coinvolto nel lavoro di critica all’esistente contribuisca alle lotte in corso come può, starà ad ognuno di noi fermarsi e mettere a fuoco l’intera immagine di ciò che ci si delinea davanti, piuttosto che soltanto una parte di essa, prima di decidere in che direzione muoversi, quale percorso intraprendere, e quali strumenti adottare per raggiungere i fini preposti.
L’importante è non credere mai di essere arrivati a destinazione senza avere ben chiaro dove è effettivamente che intendevamo andare.

L’intero dibattito sulla questione può venire letto navigando qui http://www.animalliberationfrontline.com/do-not-support-the-animal-liberation-front/

La testa all'estrema sinistra nell'immagine è quella di un cane.La testa all’estrema sinistra nell’immagine è quella di un cane.

Info estratte da un articolo apparso su http://saynotodogmeat.net/

 

Due missionari cristiani in Guinea ( Africa Occidentale ) hanno vissuto per un periodo di tempo quest’anno proprio in una area dove la febbre emorragica conosciuta come Ebola ha mietuto numerose vittime.
Questo virus si sta propagando rapidamente anche in Nigeria, Liberia e Sierra Leone.
Sembra che la tradizione di consumare carne di cane sia alla radice della diffusione di questa epidemia.
Secondo queste tradizioni si devono consumare le carni di animali catturati nella foresta (  http://it.wikipedia.org/wiki/Bushmeat ) come scimmie, antilopi e cani, senza averne estratto prima tutto il sangue.
Da quelle parti, inoltre, alcuni dei rituali utilizzati nel corso della tumulazione dei defunti prevede un contatto fisico dei familiari coi loro morti e queste due usanze insieme contribuiscono al diffondersi della malattia.
La carne di cane e il virus Ebola mantengono una salda connessione perchè molti degli animali che poi finiscono nei piatti della popolazione locale riescono a sopravvivere spesso cibandosi quasi esclusivamente di carcasse infette di altri animali, principalmente di scimmie, trovate morte nel territorio.
I macellai che si occupano dell’uccisione e del sezionamento dei corpi dei cani non si curano del problema e immettono sul mercato porzioni di carne positive a questo virus il quale si mantiene attivo anche su tessuti organici morti ( caratteristica questa che accomuna la carne proveniente da qualsiasi animale).
Come sappiamo non esiste un vaccino per il trattamento di questo tipo di infezione e la stragrande maggioranza delle persone infettate dall’Ebola muoiono.
Dalla fine di Luglio ad oggi si sono registrate in Africa Occidentale almeno un migliaio di morti, questa stima è comunque distante dalla reale entità della diffusione del virus, infatti in molti preferiscono seppellire i loro cari deceduti senza denunciarne le cause.
Il timore è che questa moderna peste possa arrivare anche in Europa e negli altri paesi occidentali attraverso i voli intercontinentali per fini turistici,lo scambio di merci e la movimentazione delle persone http://www.greenreport.it/news/comunicazione/ebola-situazione-per-litalia-in-relazione-migranti/

In questi luoghi dell’Africa Occidentale sembra che almeno il 90% della popolazione non creda che il virus Ebola esista e una buona percentuale di coloro che ne hanno preso coscienza ritengono che la malattia derivi da un qualche tipo di complotto organizzato dai non indigeni ( probabilmente i missionari bianchi ).

La pratica della macellazione dei cani per la loro carne in Africa è particolarmente cruenta, consiste infatti nella bastonatura degli animali fino al sopraggiungere della morte. L’altro metodo utilizzato dai macellai è il taglio della gola con l’animale completamente immobilizzato e cosciente. In entrambi i casi l’operatore non procede con il dissanguamento delle carni.

dog on the ground

Per quanto possiamo inorridire dalle tradizioni, dalle credenze popolari e dai metodi di uccisione utilizzati in Africa, vorremmo puntualizzare che nella civile e progredita Europa, nei suoi impianti di mattazione industriale, accade con regolare frequenza che animali quali i maiali o i polli si ritrovino perfettamente coscienti ben dentro la procedura di smontaggio dei loro corpi tipica dei processi di produzione di carne.

I cani vengono comunemente mangiati anche in Asia, in paesi come il Vietnam, la Tailandia e la Cina. In Corea oltre il 55% della popolazione ne ha consumati e ne favorisce l’utilizzo in quanto fonte di proteina nobile a buon mercato http://www.orsidellaluna.org/2013/03/l%E2%80%99altra-faccia-del-consumo-di-carne-di-cane/

Ma passiamo ad aspetti più pertinenti la sanità del “prodotto” carneo commercializzato qua da noi e socialmente accettato dalla stragrande maggioranza della popolazione; ebbene, gli abituali consumatori di tali “proteine nobili” , qualora ne disponessero di una quantità residua, dovrebbero fare esercizio della propria memoria critica : siamo sul finire degli anni novanta, la malattia cosidetta afta epizootica, in inglese foot and mouth disease  http://it.wikipedia.org/wiki/Afta_epizootica  –  propria dei ruminanti e dei maiali detenuti in cattività dagli industriali del settore agro industriale colpì in maniera virale alcuni allevamenti europei. A causa di questa epidemia si raccomandò “l’ abbattimento di tutti i capi, l’ incenerimento completo delle loro carcasse e la disinfezione dell’ allevamento stesso con un’accurata gestione dei liquami “ . Anche in quel caso  si scoprì che il virus poteva persistere attivo parecchio tempo “ e quindi innescare ulteriori contaminazioni a freddo.

Un altra recente propagazione virale propria degli animali schiavi negli  allevamenti e trasmissibile ai loro tormentatori umani è la Encefalopatia Spongiforme
o “mucca pazza”, originata nella regione del Northumberland nel 2001 in Gran Bretagna.

La “mucca pazza” determinò lo sterminio di decine di migliaia di ruminanti e la frettolosa ( e spettacolarizzata dai media ) distruzione delle loro carcasse.

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In quel caso praticamente l’intero territorio del Regno Unito fu dichiarato “area contaminata” dai partner commerciali europei.

L’insorgenza di questa malattia fu ricollegata all’uso di farine di carne date come mangime agli animali ( resi nella pratica dei cannibali ) e a conseguenti modifiche nel processo di produzione delle stesse attraverso l’ausilio di solventi per abbatterne i contenuti di grasso.

Per non parlare dell’influenza aviaria e il così detto “rischio pandemia” ad essa associato http://www.corriere.it/Rubriche/Salute/Medicina/2005/09_Settembre/15/domande-influenza.shtml che nel 2005 seminò il panico in Italia e che causò la “distruzione” di milioni di polli, tacchini e altri volatili. Soltanto molto recentemente si è conclusa l’inchiesta giudiziaria su dirigenti ministeriali, deputati e case farmaceutiche che avrebbero manovrato l’intera cosa per trarne un vantaggio economico http://www.iltempo.it/cronache/2014/07/11/aviaria-ecco-il-business-dalle-uova-d-oro-1.1270120

cadaveri

Secondo un documento della Commissione Europea del Maggio 2013 il criterio di scelta del consumatore medio di prodotti carnei per ciò che riguarda la loro salubrità fa quasi esclusivo affidamento alle informazioni redatte sulle confezioni e diffuse sia per norma di legge che per slancio volontario dai produttori stessi, per capirci, le specifiche caratteristiche, la data di scadenza, il paese di provenienza e il prezzo al chilo http://ec.europa.eu/consumers/archive/consumer_research/market_studies/docs/mms_commission_report_en.pdf

Moltissimi dei prodotti carnei processati attualmente in commercio e pubblicizzati ogni giorno dalla televisione ( wurstel, nuggets, cotolette, insaccati e carni in scatola) contengono i rimasugli della lavorazione di animali di una o di più specie, provenienti da diverse aree geografiche, sappiamo che  viene data loro una regolarità nella forma, una consistenza e un colore adeguati alle aspettative di appetibilità di chi li consumerà.

The Butchers Inhumanity. ( in lingua inglese )

antispeciesism

Traduzione dell’articolo.

( spunti dalla lettura di ) Sulla cattiva strada.
Il legame tra la violenza sugli animali e quella sugli umani

Saggio di Annamaria Manzoni ( Sonda edizioni)

http://www.sonda.it/annamaria-manzoni/

Il male è tutto ciò che fa soffrire gli esseri senzienti: la violenza che distingue ogni singolo atto di aggressione è il comune denominatore che unisce le vittime della sofferenza inflitta agli animali umani e non umani: le crudeltà di cui questi ultimi sono oggetto non deriva sempre dal sadismo individuale di alcuni soggetti insani, ma spesso dall’insanità istituzionalizzata che si accanisce sui corpi a norma di legge nei luoghi noti di sterminio: territori di caccia, macelli, allevamenti, laboratori di vivisezione, dietro le quinte dei circhi.

In questa prospettiva ecco materializzarsi il filo che unisce queste realtà a tutte le altre che hanno come vittime gli umani: territori di guerra, prigioni, ospedali psichiatrici giudiziari, metodi educativi autoritari (…) le interconnessioni tra tutte le forme di violenza manifesta sono innegabili, legali o illegali che siano, come una ragnatela si ampliano e si contagiano reciprocamente.

Facciamo la connessione, ogni tipo di discriminazione e di violenza ai danni di una categoria, di una specie, di una etnia, di una minoranza originano dal medesimo insano impulso votato al delirio di onnipotenza e a quello di dominio con la forza su chi non può difendersi.

Essere vegani e nutrire sentimenti di empatia e di considerazione per gli altri animali OGGI deve coincidere con la capacità di fare altrettanto con gli esseri umani.

Immagine  —  Pubblicato: 3 agosto 2014 in 269, abolizione della carne, allevamenti, antispeciesism, antispecismo, basta guerre, circo, Free269, IN INGLESE, macelli, No alla Caccia, no alla pesca, No Corrida, no multinazionali, NO VIVISEZIONE, social justice, solidarietà, vegan
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jackson thilenius

Ultimamente si va diffondendo una nuova moda, così nei media nazionali degli Stati Uniti come nei Social Networks, animata da ex vegani che proclamano una rivalutazione dell’abitudine di mangiare animali.
Il motivo principale citato in questo trend è quello che, pur continuando a considerare in maniera benevola i nostri amici non umani, occorre nel contempo “ascoltare il nostro corpo quando ci dice, internamente, che senza quella particolare proteina perirà”. O qualcosa di molto simile.
A volte il loro corpo parla loro rendendosi affamato e letargico, altre volte tale comunicazione passa attraverso un sogno nel quale ( sempre il corpo ) dice loro di cibarsi della carne, dei muscoli e dei tessuti di una mucca, ovvero, di riprendere a farlo.
In altre circostanze, se ascoltassimo i messaggi che corrono nel nostro corpo , di certo ci dedicheremmo ad un consumo disinibito di dolciumi, alcolici e chissà, forse anche di sostanze psico attive.
In molti di noi invece prevalgono pulsioni di altro genere, quelle ad esempio che ci inducono ad astenerci dal consumo dei corpi e delle secrezioni di altri esseri viventi senzienti, pulsioni che originano dal nostro cuore, le medesime invece che ci portano a seguire un regime alimentare impostato su delle considerazioni morali piuttosto che su imperativi dettati dal palato e dal soddisfacimento cieco delle nostre voglie.
Da un punto di vista salutista è incontrovertibile il fatto che le principale malattie ed epidemie umane nel mondo occidentale come l’obesità, il diabete di tipo 2, le condizioni cardiovascolari, l’ipertensione e gli alti livelli di colesterolo sono tutte direttamente correlate al consumo di proteina animale http://www.disinformazione.it/mangiare_carne.htm
Sappiamo che cibarsi di carne, uova e latte vaccino non corrisponde a rimanere il più a lungo possibili sani e in buona forma psico fisica.

Secondo stime attendibili l’uno per cento della popolazione umana mondiale ha abbracciato saldamente una scelta alimentare Vegan derivata da prese di posizione etiche piuttosto che salutiste.
Non passa una settimana senza che qualche blogger che fino a poco prima aveva pubblicamente sostenuto la validità di una dieta basata sui soli prodotti della terra non si ricreda e che dichiari, in contrasto, che mangiare i cadaveri sia la scelta più appropriata per lui/lei. Alcuni di questi motivano questo drastico cambio di prospettiva dando credito alla nascita e allo sviluppo di sistemi di produzione di  carne felice i quali offrono tutta una serie di garanzie e rassicurazioni ai consumatori più sensibili.
Per come conosciamo i Media, questi non aspettavano altro che l’insorgere di tale trend allo scopo di rafforzare una visione interpretativa del Veganismo che tende a presentare questa scelta come un qualcosa di irrealistico, di incompleto, impossibile da realizzare su vasta scala, qualcosa di improbabile e persino di una patologia http://it.vegephobia.info/index.php?post/2014/07/16/Essere-vegan-patologia

Al tempo stesso non si perde tempo nel dare risonanza a tutte quelle storie mitiche dove i protagonisti finiscono per demonizzare il Veganismo imputandolo come fattore causale nell’insorgenza di disordini di tipo alimentare e di deficit nutrizionali di ogni genere,
Uno di questi eroi da  reality show ha raccontato di come fosse riuscita, attraverso lunghi digiuni alternati all’ingestione di considerevoli quantità di succhi e di estratti vegetali a raggiungere una perfetta armonia e pace interiore per poi, conseguentemente “diventare vegan”, vale a dire, riservare interamente la propria dieta alimentare al consumo di ortaggi. L’eroina in questione, essendo giovane, attraente e capace di creare intorno a se dei livelli di attenzione considerevoli all’interno della società dello spettacolo si è messa a cavalcare l’onda del successo mediatico e in breve tempo ha, prima ritrattato pubblicamente quanto fino ad allora sostenuto, poi cominciato ad accusare il Veganismo di avergli rovinato la vita causandogli l’insorgere di scompensi psico fisici importanti. Nel frattempo si è messa a vendere gadgets e magliette coi contenuti dei quali vittimizza la propria condizione ottenendo in questo modo ancora più visibilità.

 Il Veganismo NON è una dieta

Il Veganismo è una filosofia di vita la quale condanna ogni tipo di sfruttamento e crudeltà esercitata sui viventi altro-che-umani.
Il Veganismo riconosce l’innato titolo di ogni essere vivente a mantenere il pieno controllo sul proprio corpo e sui cicli biologici che lo regolano, tutti gli animali non umani hanno pieno diritto a vivere in libertà e a sottrarsi a situazioni di oppressione e di assoggettamento esercitate su di loro da chi possiede la capacità di farlo impunemente.
In riguardo ai disordini alimentari, questi sono delle condizioni di gravissimo deficit nella salute mentale di coloro i quali ne sono afflitti e prevalentemente sono generati dalla cultura e dal sistema delle relazioni dominanti.

Leggendo il Blog dell’eroina in questione risulta lampante che essa era già sofferente di un tale disturbo prima che diventasse vegetariana e, come quasi tutti i più prolifici detrattori del Veganismo coinvolti nel trend in questione, che la sua dieta alimentare era basata su di una ristrettissima gamma di verdure di altri prodotti della terra. La ragione dietro a questo ultimo elemento è che, i questi circoli, maggiormente una dieta appare come pura, incontaminata, igienista e biodinamica meglio è, questo a costo di mettere a serio rischio la sanità e la congruenza dell’intero progetto alimentare che si intende perseguire.

La fissazione con la purezza, con la perfezione e con la rispondenza di una scelta alimentare a dei canoni rigidi e immutabili dettati da presunti dettami scientifici non può che annoiare nel migliore dei casi, alienare il soggetto che la vive nel peggiore di questi.
Ogni processo diviene estremamente difficile da compiere e da mantenere, una specie di dannazione…ecco allora che si comincia a “ sentire la voce del nostro corpo che ci dice di tornare a vivere con maggiore serenità il nostro rapporto con il cibo”.

Il veganismo è varietà, sperimentazione, ricerca, divertimento e sorpresa

Noi vegani non dovremmo mai commettere l’errore di esagerare sugli effetti salutistici del cibo che amiamo.

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Quando il focus dei nostri ragionamenti scivola sul versante della perdita di peso corporeo, della pelle luminosa e liscia, delle qualità detossificanti di determinati alimenti, del grado di energia del quale si presume si riesca a fruire , su di un  potenziamento sessuale , sull’immunità dai tumorie e dalle altre malattie croniche, quando asseriamo che l’atto di cibarsi di soli prodotti della terra ci rende “persone migliori” o che ci consentirà di vivere fino a cento anni…ebbene, rendiamo produttivo nei nostri interlocutori già sofferenti da varie condizioni psico fisiche debilitanti quali l’ortoressia http://elisabettarotriquenz.blog.tiscali.it/tag/veganismo/?doing_wp_cron , la dismorfofobia o più banalmente da bassi livelli di autostima il fiorire di una adesione scarsamente motivata, ragionata e supportata da convincimenti di solida natura etica al Veganismo.
Ecco che quest’ultimo viene vissuto e trasmesso agli altri come si trattasse davvero di uno stile di vita.
Tutto questo a discapito della diffusione dei motivi migliori e maggiormente condivisibili che conducono la maggioranza di noi a vivere Vegan.
Nelle circostanze la dimensione etica di questa scelta semplicemente fa fatica ad emergere e a venire apprezzata.

Esistono in Rete decine di nuovi guru della dieta basata sui prodotti della terra, santoni del vegetarismo i quali contribuiscono a perpetuare il mito della lunga e serena vita.
Molti di questi personaggi non hanno la minima preparazione o competenza tecnica per sostenere i propri precetti in maniera autorevole e responsabile, tutti loro distolgono chi li segue dal perseguimento del Veganismo su basi etiche piuttosto che su basi certamente meno nobili da quelle proprie della costruzione di prospettive connotate da un reale desiderio di cambiamento nelle relazioni tra l’Umano e l’Animale.
Ecco i nuovi fondamentalisti che con le loro restrittive raccomandazioni ci persuadono a fare a meno dell’olio, degli zuccheri, del glutine. Ci fanno credere che il consumo di soia induce la crescita del seno nei maschi e che cucinare i cibi equivale ad ucciderli, a consumarne equivale ad avvelenarsi! Il grasso di questo o di quell’alimento ti ucciderà! Le arachidi o le noci fanno male! Dobbiamo purificarci, dobbiamo assumere solo succhi di vegetali estratti a freddo, ogni tanto è bene digiunare!
Secondo costoro il corso di cucina, il DVD in offerta, i fine settimana di studio, i libri, le riviste specializzate e i convegni di questo o di quel luminare divengono articoli e servizi essenziali al buon mantenimento di salute, bellezza e purezza di spirito!
Ciò che accomuna quasi tutti questi personaggi, oltre che riuscire a fare soldi sulla vulnerabilità degli altri, è il perseguimento di una politica persuasiva secondo la quale quella particolare marca, quel particolare prodotto, quella linea da seguire, costituiscono la ricetta la quale, come per magia, trasformerà la nostra vita, ci renderà più belli, ci aiuterà a trovare il partner ideale, ci proteggerà dalla negatività di questo mondo e chissà quale altro vantaggio.

Ogni volta che questi nuovi guru degli “stili di vita alternativi” demoliscono con una azione di pubblica messa al bando di cibi o alimenti perfettamente funzionali ad un regime alimentare sano e equilibrato sui loro Blog questo si traduce in ulteriore confusione su ciò che realmente è la scelta Vegan per coloro che intendono avvalersene.
Chi aderisce alla scelta Vegan mosso da sentimenti di genuina empatia e di compassione per le vittime dell’industria agro alimentare, gli altri animali, non sono necessariamente preoccupati della così detta “prova del bikini” .

Chi aderisce al Veganismo sulla base di una autentica disposizione volta a modificare l’esistente con delle scelte quotidiane semplici e immediate può fare a meno di soffermarsi troppo a lungo sull’ipotesi che il consumo di cibi processati o cotti al forno determini o meno danni alla salute.

La realtà ci insegna che la persona media considera il Veganismo di già come una dieta estremamente restrittiva per il solo aspetto dell’assenza da questa della componente animale.
In quanto Vegani etici non ci interessa affatto cosa mangi, ci interessa tantissimo che ciò che mangi non includa animali o derivati dal loro sfruttamento.
E’ importante che riusciamo a rimanere focalizzati sulle vittime, su quanto accade loro negli allevamenti dove vengono fatti nascere solo per soffrire e per venire incessantemente sostituiti da nuovi individui in una maligna sequenza senza fine fatta di violenza e di abuso; nei macelli, dove queste singolarità incontrano la propria morte spesso nelle peggiori delle condizioni, soggetti che mai, nelle loro brevi, misere esistenze, saranno riuscite a godere di un gesto di considerazione, di affetto, di calore, di un contatto non mediato con la propria specie e con la propria animalità a causa dei cicli di produzione nei quali sono stati consegnati dall’Umano, loro padrone, senza alcuna possibilità di svincolo o di salvezza.

Libera traduzione e arrangiamento del seguente articolo

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Da un recente articolo apparso sul  Moscow Times si apprende che il Servizio Federale per la Sicurezza dei Consumatori, l’organismo nazionale in Russia che si occupa di garantire, per via delle proprie verifiche, sulla salubrità dei cibi venduti nei McDonald’s ha espresso un parere negativo in relazione a questi ultimi.
McDonald’s aprì il suo primo ristorante a Mosca nel 1990 diventando presto una fiorente icona del capitalismo americano sulla scia del crollo dell’Unione Sovietica.

Le violazioni contestate alla multinazionale sono così gravi da indurre gli osservatori a credere che l’intera catena di ristoranti presente sul territorio russo potrebbe subire delle conseguenze tali da determinarne un rapido declino.
L’ispezione, avvenuta nel Giugno scorso, oltre che rilevare la presenza di batteri coliformi nei sandwich e nelle insalate in quantità molto elevate ha condannato in quanto non veritiera la pubblicità attraverso la quale vengono promossi i valori nutritivi di quasi tutti i prodotti più popolari venduti nei ristoranti McDonalds, dal filetto di pesce ai cheeseburger, dai milkshake ai gelati.

La linea di difesa adottata dalla catena di ristoranti  è quella di sempre: negli oltre 25 anni di presenza sul mercato russo, la nostra principale priorità è stata quella di servire ai nostri ospiti il meglio in termini di qualità e di servizio e di aver calcolato i valori energetici e nutrizionali affidandosi alle tabelle esistenti in Russia (…) e anche se al momento McDonalds sostiene di non aver ricevuto alcuna notifica ufficiale dalle autorità sulla vicenda negli oltre 400 punti vendita sparsi sull’intero territorio nazionale si anticipano ricadute negative che vanno dal calo di vendite alla chiusura totale.

Le udienze preliminari del processo contro McDonalds si terranno tra l’Agosto e il Settembre 2014.

Nel Report annuale del 2013 della multinazionale statunitense si identificava proprio la Russia come uno dei mercati più promettenti, il documento infatti  la annoverava al settimo posto, in termini di opportunità di espansione, a livello globale fuori ad esclusione degli USA e del Canada.

McDonalds non è nuovo nè a questo tipo di accuse – cibo spazzatura – nè a boicottaggi dei loro ristoranti motivati da una serie di  diverse considerazioni , dagli   abusi sugli animali alla  deforestazione , da pratiche antisindacali nei confronti dei lavoratori all’imperialismo economico imposto sulle economie di altri paesi https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2013/07/14/il-fallimento-di-mcdonalds/

McDonalds, cosa ne pensiamo a Grosseto