jackson thilenius

Ultimamente si va diffondendo una nuova moda, così nei media nazionali degli Stati Uniti come nei Social Networks, animata da ex vegani che proclamano una rivalutazione dell’abitudine di mangiare animali.
Il motivo principale citato in questo trend è quello che, pur continuando a considerare in maniera benevola i nostri amici non umani, occorre nel contempo “ascoltare il nostro corpo quando ci dice, internamente, che senza quella particolare proteina perirà”. O qualcosa di molto simile.
A volte il loro corpo parla loro rendendosi affamato e letargico, altre volte tale comunicazione passa attraverso un sogno nel quale ( sempre il corpo ) dice loro di cibarsi della carne, dei muscoli e dei tessuti di una mucca, ovvero, di riprendere a farlo.
In altre circostanze, se ascoltassimo i messaggi che corrono nel nostro corpo , di certo ci dedicheremmo ad un consumo disinibito di dolciumi, alcolici e chissà, forse anche di sostanze psico attive.
In molti di noi invece prevalgono pulsioni di altro genere, quelle ad esempio che ci inducono ad astenerci dal consumo dei corpi e delle secrezioni di altri esseri viventi senzienti, pulsioni che originano dal nostro cuore, le medesime invece che ci portano a seguire un regime alimentare impostato su delle considerazioni morali piuttosto che su imperativi dettati dal palato e dal soddisfacimento cieco delle nostre voglie.
Da un punto di vista salutista è incontrovertibile il fatto che le principale malattie ed epidemie umane nel mondo occidentale come l’obesità, il diabete di tipo 2, le condizioni cardiovascolari, l’ipertensione e gli alti livelli di colesterolo sono tutte direttamente correlate al consumo di proteina animale http://www.disinformazione.it/mangiare_carne.htm
Sappiamo che cibarsi di carne, uova e latte vaccino non corrisponde a rimanere il più a lungo possibili sani e in buona forma psico fisica.

Secondo stime attendibili l’uno per cento della popolazione umana mondiale ha abbracciato saldamente una scelta alimentare Vegan derivata da prese di posizione etiche piuttosto che salutiste.
Non passa una settimana senza che qualche blogger che fino a poco prima aveva pubblicamente sostenuto la validità di una dieta basata sui soli prodotti della terra non si ricreda e che dichiari, in contrasto, che mangiare i cadaveri sia la scelta più appropriata per lui/lei. Alcuni di questi motivano questo drastico cambio di prospettiva dando credito alla nascita e allo sviluppo di sistemi di produzione di  carne felice i quali offrono tutta una serie di garanzie e rassicurazioni ai consumatori più sensibili.
Per come conosciamo i Media, questi non aspettavano altro che l’insorgere di tale trend allo scopo di rafforzare una visione interpretativa del Veganismo che tende a presentare questa scelta come un qualcosa di irrealistico, di incompleto, impossibile da realizzare su vasta scala, qualcosa di improbabile e persino di una patologia http://it.vegephobia.info/index.php?post/2014/07/16/Essere-vegan-patologia

Al tempo stesso non si perde tempo nel dare risonanza a tutte quelle storie mitiche dove i protagonisti finiscono per demonizzare il Veganismo imputandolo come fattore causale nell’insorgenza di disordini di tipo alimentare e di deficit nutrizionali di ogni genere,
Uno di questi eroi da  reality show ha raccontato di come fosse riuscita, attraverso lunghi digiuni alternati all’ingestione di considerevoli quantità di succhi e di estratti vegetali a raggiungere una perfetta armonia e pace interiore per poi, conseguentemente “diventare vegan”, vale a dire, riservare interamente la propria dieta alimentare al consumo di ortaggi. L’eroina in questione, essendo giovane, attraente e capace di creare intorno a se dei livelli di attenzione considerevoli all’interno della società dello spettacolo si è messa a cavalcare l’onda del successo mediatico e in breve tempo ha, prima ritrattato pubblicamente quanto fino ad allora sostenuto, poi cominciato ad accusare il Veganismo di avergli rovinato la vita causandogli l’insorgere di scompensi psico fisici importanti. Nel frattempo si è messa a vendere gadgets e magliette coi contenuti dei quali vittimizza la propria condizione ottenendo in questo modo ancora più visibilità.

 Il Veganismo NON è una dieta

Il Veganismo è una filosofia di vita la quale condanna ogni tipo di sfruttamento e crudeltà esercitata sui viventi altro-che-umani.
Il Veganismo riconosce l’innato titolo di ogni essere vivente a mantenere il pieno controllo sul proprio corpo e sui cicli biologici che lo regolano, tutti gli animali non umani hanno pieno diritto a vivere in libertà e a sottrarsi a situazioni di oppressione e di assoggettamento esercitate su di loro da chi possiede la capacità di farlo impunemente.
In riguardo ai disordini alimentari, questi sono delle condizioni di gravissimo deficit nella salute mentale di coloro i quali ne sono afflitti e prevalentemente sono generati dalla cultura e dal sistema delle relazioni dominanti.

Leggendo il Blog dell’eroina in questione risulta lampante che essa era già sofferente di un tale disturbo prima che diventasse vegetariana e, come quasi tutti i più prolifici detrattori del Veganismo coinvolti nel trend in questione, che la sua dieta alimentare era basata su di una ristrettissima gamma di verdure di altri prodotti della terra. La ragione dietro a questo ultimo elemento è che, i questi circoli, maggiormente una dieta appare come pura, incontaminata, igienista e biodinamica meglio è, questo a costo di mettere a serio rischio la sanità e la congruenza dell’intero progetto alimentare che si intende perseguire.

La fissazione con la purezza, con la perfezione e con la rispondenza di una scelta alimentare a dei canoni rigidi e immutabili dettati da presunti dettami scientifici non può che annoiare nel migliore dei casi, alienare il soggetto che la vive nel peggiore di questi.
Ogni processo diviene estremamente difficile da compiere e da mantenere, una specie di dannazione…ecco allora che si comincia a “ sentire la voce del nostro corpo che ci dice di tornare a vivere con maggiore serenità il nostro rapporto con il cibo”.

Il veganismo è varietà, sperimentazione, ricerca, divertimento e sorpresa

Noi vegani non dovremmo mai commettere l’errore di esagerare sugli effetti salutistici del cibo che amiamo.

vegan-rev-new

Quando il focus dei nostri ragionamenti scivola sul versante della perdita di peso corporeo, della pelle luminosa e liscia, delle qualità detossificanti di determinati alimenti, del grado di energia del quale si presume si riesca a fruire , su di un  potenziamento sessuale , sull’immunità dai tumorie e dalle altre malattie croniche, quando asseriamo che l’atto di cibarsi di soli prodotti della terra ci rende “persone migliori” o che ci consentirà di vivere fino a cento anni…ebbene, rendiamo produttivo nei nostri interlocutori già sofferenti da varie condizioni psico fisiche debilitanti quali l’ortoressia http://elisabettarotriquenz.blog.tiscali.it/tag/veganismo/?doing_wp_cron , la dismorfofobia o più banalmente da bassi livelli di autostima il fiorire di una adesione scarsamente motivata, ragionata e supportata da convincimenti di solida natura etica al Veganismo.
Ecco che quest’ultimo viene vissuto e trasmesso agli altri come si trattasse davvero di uno stile di vita.
Tutto questo a discapito della diffusione dei motivi migliori e maggiormente condivisibili che conducono la maggioranza di noi a vivere Vegan.
Nelle circostanze la dimensione etica di questa scelta semplicemente fa fatica ad emergere e a venire apprezzata.

Esistono in Rete decine di nuovi guru della dieta basata sui prodotti della terra, santoni del vegetarismo i quali contribuiscono a perpetuare il mito della lunga e serena vita.
Molti di questi personaggi non hanno la minima preparazione o competenza tecnica per sostenere i propri precetti in maniera autorevole e responsabile, tutti loro distolgono chi li segue dal perseguimento del Veganismo su basi etiche piuttosto che su basi certamente meno nobili da quelle proprie della costruzione di prospettive connotate da un reale desiderio di cambiamento nelle relazioni tra l’Umano e l’Animale.
Ecco i nuovi fondamentalisti che con le loro restrittive raccomandazioni ci persuadono a fare a meno dell’olio, degli zuccheri, del glutine. Ci fanno credere che il consumo di soia induce la crescita del seno nei maschi e che cucinare i cibi equivale ad ucciderli, a consumarne equivale ad avvelenarsi! Il grasso di questo o di quell’alimento ti ucciderà! Le arachidi o le noci fanno male! Dobbiamo purificarci, dobbiamo assumere solo succhi di vegetali estratti a freddo, ogni tanto è bene digiunare!
Secondo costoro il corso di cucina, il DVD in offerta, i fine settimana di studio, i libri, le riviste specializzate e i convegni di questo o di quel luminare divengono articoli e servizi essenziali al buon mantenimento di salute, bellezza e purezza di spirito!
Ciò che accomuna quasi tutti questi personaggi, oltre che riuscire a fare soldi sulla vulnerabilità degli altri, è il perseguimento di una politica persuasiva secondo la quale quella particolare marca, quel particolare prodotto, quella linea da seguire, costituiscono la ricetta la quale, come per magia, trasformerà la nostra vita, ci renderà più belli, ci aiuterà a trovare il partner ideale, ci proteggerà dalla negatività di questo mondo e chissà quale altro vantaggio.

Ogni volta che questi nuovi guru degli “stili di vita alternativi” demoliscono con una azione di pubblica messa al bando di cibi o alimenti perfettamente funzionali ad un regime alimentare sano e equilibrato sui loro Blog questo si traduce in ulteriore confusione su ciò che realmente è la scelta Vegan per coloro che intendono avvalersene.
Chi aderisce alla scelta Vegan mosso da sentimenti di genuina empatia e di compassione per le vittime dell’industria agro alimentare, gli altri animali, non sono necessariamente preoccupati della così detta “prova del bikini” .

Chi aderisce al Veganismo sulla base di una autentica disposizione volta a modificare l’esistente con delle scelte quotidiane semplici e immediate può fare a meno di soffermarsi troppo a lungo sull’ipotesi che il consumo di cibi processati o cotti al forno determini o meno danni alla salute.

La realtà ci insegna che la persona media considera il Veganismo di già come una dieta estremamente restrittiva per il solo aspetto dell’assenza da questa della componente animale.
In quanto Vegani etici non ci interessa affatto cosa mangi, ci interessa tantissimo che ciò che mangi non includa animali o derivati dal loro sfruttamento.
E’ importante che riusciamo a rimanere focalizzati sulle vittime, su quanto accade loro negli allevamenti dove vengono fatti nascere solo per soffrire e per venire incessantemente sostituiti da nuovi individui in una maligna sequenza senza fine fatta di violenza e di abuso; nei macelli, dove queste singolarità incontrano la propria morte spesso nelle peggiori delle condizioni, soggetti che mai, nelle loro brevi, misere esistenze, saranno riuscite a godere di un gesto di considerazione, di affetto, di calore, di un contatto non mediato con la propria specie e con la propria animalità a causa dei cicli di produzione nei quali sono stati consegnati dall’Umano, loro padrone, senza alcuna possibilità di svincolo o di salvezza.

Libera traduzione e arrangiamento del seguente articolo

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Da un recente articolo apparso sul  Moscow Times si apprende che il Servizio Federale per la Sicurezza dei Consumatori, l’organismo nazionale in Russia che si occupa di garantire, per via delle proprie verifiche, sulla salubrità dei cibi venduti nei McDonald’s ha espresso un parere negativo in relazione a questi ultimi.
McDonald’s aprì il suo primo ristorante a Mosca nel 1990 diventando presto una fiorente icona del capitalismo americano sulla scia del crollo dell’Unione Sovietica.

Le violazioni contestate alla multinazionale sono così gravi da indurre gli osservatori a credere che l’intera catena di ristoranti presente sul territorio russo potrebbe subire delle conseguenze tali da determinarne un rapido declino.
L’ispezione, avvenuta nel Giugno scorso, oltre che rilevare la presenza di batteri coliformi nei sandwich e nelle insalate in quantità molto elevate ha condannato in quanto non veritiera la pubblicità attraverso la quale vengono promossi i valori nutritivi di quasi tutti i prodotti più popolari venduti nei ristoranti McDonalds, dal filetto di pesce ai cheeseburger, dai milkshake ai gelati.

La linea di difesa adottata dalla catena di ristoranti  è quella di sempre: negli oltre 25 anni di presenza sul mercato russo, la nostra principale priorità è stata quella di servire ai nostri ospiti il meglio in termini di qualità e di servizio e di aver calcolato i valori energetici e nutrizionali affidandosi alle tabelle esistenti in Russia (…) e anche se al momento McDonalds sostiene di non aver ricevuto alcuna notifica ufficiale dalle autorità sulla vicenda negli oltre 400 punti vendita sparsi sull’intero territorio nazionale si anticipano ricadute negative che vanno dal calo di vendite alla chiusura totale.

Le udienze preliminari del processo contro McDonalds si terranno tra l’Agosto e il Settembre 2014.

Nel Report annuale del 2013 della multinazionale statunitense si identificava proprio la Russia come uno dei mercati più promettenti, il documento infatti  la annoverava al settimo posto, in termini di opportunità di espansione, a livello globale fuori ad esclusione degli USA e del Canada.

McDonalds non è nuovo nè a questo tipo di accuse – cibo spazzatura – nè a boicottaggi dei loro ristoranti motivati da una serie di  diverse considerazioni , dagli   abusi sugli animali alla  deforestazione , da pratiche antisindacali nei confronti dei lavoratori all’imperialismo economico imposto sulle economie di altri paesi https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2013/07/14/il-fallimento-di-mcdonalds/

McDonalds, cosa ne pensiamo a Grosseto

https://vimeo.com/99810570

leite-12

“Il biglietto d’ingresso” è un documentario sulla produzione di carne realizzato dagli allievi della Scuola di Cinema e Televisione della Fondazione Milano Lorena Melchiorre, Bianca Neri e Ciro De Maria.

Il documentario contiene le testimonianze di Lorenzo Guadagnucci, Massimo Filippi, Annamaria Manzoni, Valerio Pocar, Filippo Trasatti.

Questo documento video offre uno sguardo critico, senza retorica, senza vividezza eccessiva sulla mostruosità del dominio dell’Umano sulle altre specie animali ” solo perchè possiamo farlo”  rendendone la fruizione adatta a tutti, chiaro e sintetico nei suoi appunti di critica alle aberrazioni rappresentate dagli allevamenti e dai macelli, un ottimo lavoro che centra diritto al cuore.

Grazie a http://liberazioni.noblogs.org

Technoterra @ Vegan Circus Fest – Vignola (MO)

SABATO NOTTE DOPO I CONCERTI

Naturalmente l’amore per la musica è innato, la musica fa parte del mondo delle arti e dell’espressione umana, la musica ci accompagna e ci sostiene, quando parliamo di musica non trattiamo necessariamente di intrattenimento ( tenere-dentro ), semmai vogliamo che questa divenga veicolo per trasmettere ciò che siamo, comunicare agli altri con gli altri, anche attraverso il linguaggio non verbale dei gesti, delle espressioni, dei movimenti. e allora perchè la musica techno…. sembra che questa, sopratutto nelle sue forme meno omologate, con le sue strutture tonali astratte, senza l’intralcio a volte rappresentato dalle parti vocali cantate, come un qualcosa di non ancora completato o definito da confini certi, sembra che la musica techno si erga, appunto, sopra tutte le altre forme musicali perchè in qualche maniera le contiene tutte. Se poi pensiamo a come sono organizzati gli eventi, le nottate di musica e i rituali che le accompagnano, il susseguirsi incessante delle pulsazioni, delle linee di basso, dei diversi DJ che propongono panorami timbrici diversi ma che alla fine convergono su di uno stesso punto. Come non amare e come non promuovere la musica techno, con i suoi eccessi technologici e con il suo stigma sociale, con la sua fragorosa abbondanza di frequenze e col suo rumore, la musica techno non lascia indifferenti …. come diceva il grande produttore e DJ di Detroit Jeff Mills ” se senti qualcosa di arditamente nuovo, di insolito ma al tempo stesso accattivante, qualcosa che attira la tua attenzione da subito, qualcosa che ti stupisce…beh, quello è techno…”

Naturalmente l’amore per la musica è innato, la musica fa parte del mondo delle arti e dell’espressione umana, la musica ci accompagna e ci sostiene, quando parliamo di musica non trattiamo necessariamente di intrattenimento ( tenere-dentro ), semmai vogliamo che questa divenga veicolo per trasmettere ciò che siamo, comunicare agli altri con gli altri, anche attraverso il linguaggio non verbale dei gesti, delle espressioni, dei movimenti. e allora perchè la musica techno…. sembra che questa, sopratutto nelle sue forme meno omologate, con le sue strutture tonali astratte, senza l’intralcio a volte rappresentato dalle parti vocali cantate, come un qualcosa di non ancora completato o definito da confini certi, sembra che la musica techno si erga, appunto, sopra tutte le altre forme musicali perchè in qualche maniera le contiene tutte. Se poi pensiamo a come sono organizzati gli eventi, le nottate di musica e i rituali che le accompagnano, il susseguirsi incessante delle pulsazioni, delle linee di basso, dei diversi DJ che propongono panorami timbrici diversi ma che alla fine convergono su di uno stesso punto.
Come non amare e come non promuovere la musica techno, con i suoi eccessi technologici e con il suo stigma sociale, con la sua fragorosa abbondanza di frequenze e col suo rumore, la musica techno non lascia indifferenti …. come diceva il grande produttore e DJ di Detroit Jeff Mills ” se senti qualcosa di arditamente nuovo, di insolito ma al tempo stesso accattivante, qualcosa che attira la tua attenzione da subito, qualcosa che ti stupisce…beh, quello è techno…”

Sostieni Associazione D'Idee Onlus, prenota la maglietta

Anche quest’anno, con la finalità di fare fronte ai costi da sostenere per le azioni sul territorio, per le spese amministrative e per la stampa del materiale che usualmente distribuiamo gratuitamente ai nostri presidi, lanciamo una Campagna di sottoscrizione a beneficio di questa Onlus.

Chiediamo a chi ci segue, ai simpatizzanti e a tutti coloro che desiderano ottenere una o più delle bellissime magliette in cotone che stamperemo in serigrafia nei prossimi giorni, di farsi vivi con un messaggio SMS al 3281544997 specificando nome, cognome e taglia desiderata, oppure attraverso questo Blog esprimendosi con un cenno di interesse sull’acquisto della maglietta.

Il costo di ogni singola maglietta, disponibile in tutte le taglie è di € 15,00

Oltre al colore nero saranno disponibili un numero limitato di magliette rosse ( solo taglie S e M ).

Il costo di spedizione via raccomandata per coloro che vivono fuori o distanti da Grosseto o che comunque non possono incontrarci per la consegna a mano è di € 10,00

La forma di pagamento preferita è la ricarica postepay N. 4023600586285530 intestata a Paolo Rossi

oppure puoi visitare questo sito e utilizzare Paypal:

http://www.kapipal.com/associazionedideeonlus

Grazie del vostro supporto e a presto.


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You can pre-order one or more  T-shirts by phoning Paolo on  3281544997 leaving your full name and desired size.

We shall print the T-shirts ( white logo on black cotton ) once a minimum number of pre-orders has been  reached.  All  sizes Available.

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Immagine  —  Pubblicato: 28 giugno 2014 in antispeciesism, antispecismo, Campagne e Iniziative On-Line, Donazioni
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http://youtu.be/VGczSNf9Uck

Alcune delle impressioni ricavate durante la nostra partecipazione ad EcoCompatibilmente Fest http://www.compartir.it/eco/ a Castell’Azzara ( GR ) un evento al quale abbiamo contribuito con una presentazione sulla filosofia antispecista ripresa e rielaborata dalla pubblicazione Proposte per un Manifesto Antispecista http://www.manifestoantispecista.org/web/.

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Il dibattito che ha seguito la presentazione ci ha messo di fronte a due criticità.

La prima riguarda il concetto di Etica e la differenza che corre tra l’utilizzo di questo valore a livello individuale come azione morale e virtuosa e la comune interpretazione che si rende a questo valore fuori dalla sfera individuale, l’Etica Pubblica.

Per Aristotele l’Etica era una “scienza normativa” , la scienza del Bene che prevale sul Male, o meglio il giudizio morale espresso su di una azione, una idea, un sentimento.
Secondo il pensiero di Kant è etico ciò che obbedisce alla “legge morale” emanata dalla nostra Ragione.

Secondo il primo tra i filosofi che hanno coniugato timidamente il concetto di Etica declinata agli altri Animali, Jeremy Bentham ( il quale comunque nei suoi scritti si esprimeva in maniera decisamente ambigua in rispetto al riconoscimento della soggettività di questi ultimi) si può dire etico tutto ciò che è “utile” al benessere del maggior numero di persone, insomma le azioni “buone” sono quelle che creano “felicità”, dove per “piacere” si intende una condizione di mancanza di dolore.

A noi pare che la produzione di una “Etica Pubblica” sia ad esclusivo monopolio delle classi e delle elite che si susseguono nell’amministrazione del potere ( la cosidetta ragion di Stato ) e che mai, in quanto attivisti per la liberazione animale, obiettivo il quale quale per noi equivale ad una liberazione più generale, si discosterà da pratiche di convalida dei peggiori regimi di sfruttamento immaginabili ( gli allevamenti, i mattatoi, i laboratori della ricerca, l’industria dello spettacolo ) dove gli schiavi “altro che umani “ languiscono e periscono a decine di miliardi ogni anno.

Comprendiamo quindi che se non si desidera o non si riesce a mettere in discussione l’intero apparato che ci opprime, laddove vorremmo solo sostituire questo o quell’elemento del Sistema con qualcosa di maggiormente e comunemente accettabile, riuscirà praticamente impossibile far prevalere un senso di etica personale ad uno condiviso, quello dell’Etica Pubblica, in quanto disciplina univoca e incontrastata.

Noi crediamo che l’Etica Pubblica al momento attuale, dati i mezzi a nostra disposizione, sia immodificabile, non riusciremmo a penetrarla, le nostre idee di liberazione sono di scarsa presa e di ridotto accesso alle istituzioni ( la Famiglia patriarcale, la Scuola, il mondo produttivo, il Capitale ) che giorno per giorno la rigenerano e la mantengono qualitativamente apprezzabile agli occhi del cittadino/consumatore.

Quella che Annamaria Manzoni, nella sua prefazione all’edizione italiana di “Perché Amiamo i cani, Mangiamo i maiali e Indossiamo le mucche” di Melanie Joy http://www.sonda.it/perche-amiamo-i-cani-mangiamo-i-maiali-e-indossiamo-le-mucche/ chiama la “dittatura della consuetudine”, appare come un moloc culturale che imprime alle masse una cecità totale in rispetto al fenomeno pervasivo e brutale dello sfruttamento degli Animali da parte dell’industria alimentare, la quale da sola è responsabile del 98% delle efferatezze che si compiono contro gli Animali.
I corpi degli ultimi tra gli ultimi, degli Animali che a miliardi vengono “processati” negli stabilimenti e negli impianti del mondo sono invisibili, nel senso che la loro angoscia e la loro immane sofferenza lo sono. Il transito dei loro corpi in questa dimenzione terrena passa assolutamente inosservato.
Ci accorgiamo di loro solo quando i pezzi di carcassa e le loro membra  vengono serviti a tavola, a quel punto per loro è già troppo tardi , così come è già troppo tardi per la maggioranza dei consumatori associare quei pezzi di carne all’Animale che era. Niente cambierà per le future vittime di tale infame equazione.

Come crederemmo possibile costruire un principio di Etica Pubblica in questo scenario?

Noi attivisti ci proviamo in maniera vivida mostrando cosa accade agli Animali nei luoghi del terrore in cui l’Umano padrone li costringe ed esigendo che le persone prendano atto che acquistando determinati prodotti diventano essi stessi complici di quel massacro, della strage quotidiana che non ha più nessuna ragione di continuare se non il motivo di coloro i quali traggono un profitto economico in tale processo.

Parafrasando la Manzoni “ l’atto di mangiare Animali, nelle nostre coscienze, ha assunto i caratteri della normalità (…) di un comportamento naturale e necessario”.

Per ora possiamo quindi eludere la questione dell’Etica Pubblica: non ci appartiene, non  è possibile identificarci con essa.

La seconda criticità emersa a seguito del dibattito a margine della presentazione sull’Antispecismo svoltasi a Castell’Azzara il 22 Giugno 2014 è quella relativa al senso di pesantezza e di fatica che l’atto di proporre un simile argomento, questa filosofia di vita che mira alla modifica radicale dell’esistente, procura sia a coloro che lo espongono che a quelli che dovrebbero recepirlo.
La manifestazione di una volontà e le azioni che distinguono la costruzione di una società aspecista è impresa che va oltre l’atto di “rivoluzionare ciò che è” – le nostre idee mettono sotto accusa l’intera civiltà umana fondata sulla domesticazione degli altri animali, sullo sfruttamento intensivo loro e del suolo e, più recentemente, con l’ausilio della tecnologia soprattutto medica, sulla biopolitica o meglio sulla gestione e sul controllo della vita cosciente tutta ( inclusa quella umana).

Noi crediamo che l’unico modo per liberarci dall’oppressione e per restituire agli altri Animali la possibilità di sottrarsi alla infernale dinamica che li vede vittime in una costante riduzione a merce di scambio sia, appunto, combattere lo Specismo.

L’autore e attivista Massimo Filippi nel suo Natura Infranta http://oltrelaspecie.blogspot.it/2013/04/libri-natura-infranta-dalla.html sostiene che questa ideologia non rappresenta ulteriore atto di soggezione al pari di altri, ma è l’oppressione in quanto tale e per questo così difficilmente estirpabile, per questo non un semplice pregiudizio.
Sempre riprendendo Filippi, lo Specismo è essenziale alla stabilità materiale e simbolica della società umana.

Queste in sintesi, riteniamo che siano le ragioni per cui risulta “così difficile” e pesante parlarne, è necessario quindi continuare a farlo.

Un ringraziamento per la loro energia e per l’entusiasmo a Anna, Damiano, Gennaro e Salvo. Arrivederci a EcoCompatibilmente 2015.

Video  —  Pubblicato: 23 giugno 2014 in affari locali, allevamenti, Ambiente, antispeciesism, antispecismo, eventi, libri, macelli, manifesto, materiale video, social justice, solidarietà, sviluppo sostenibile, vegan
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Associazione D’Idee Onlus è composta da un  gruppo di persone che negli ultimi 4 anni, attraverso il loro attivismo, ha adottato, introducendola a Grosseto, la filosofia antispecista nel discorso di critica radicale all’esistente.

Con le nostre iniziative intendiamo promuovere attraverso l’autogestione delle attività la pratica militante del veganismo etico e il valore universale del rispetto incondizionato di tutto il mondo dei viventi.

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Per definire l’Antispecismo potrebbe essere essenziale riuscire a comprendere il significato e gli effetti sulla nostra vita dell’ideologia dominante.

Questo apparato di norme e di tradizioni, ma soprattutto il potere esercitato dalle elite che si sono susseguite al comando, ha condizionato in maniera decisiva l’evoluzione umana nel passaggio storico e antropologico che, da un mondo ricco di vita e di spirito, la condusse ad abbracciare l’agri-cultura , quella transizione che trasformò l’ economia di raccolta in quella agraria e di sfruttamento sistematico del suolo e degli animali ad opera dei nostri antenati avvenuta 10,000 anni fa.

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Lo SPECISMO ha caratterizzato da allora l’organizzazione sociale umana forzandone lo svolgersi su dei rigidi valori gerarchici, in feroce contrapposizione con la Natura.

La nostra specie si è elevata fuori dalla Natura e la lotta per vivere, per affermare i modelli economici e politici stabiliti, le modalità con cui gli uomini si adattano all’ambiente servendosi delle risorse, hanno prodotto risultati distruttivi e incompatibili con l’ambiente stesso, saccheggiando questo ultimo, riducendo in schiavitù gran parte delle popolazioni non umane del pianeta e discriminando quelle umane a seconda di criteri diversi in epoche diverse ( razzismo, sessismo, classismo ecc ).

La perdita del rapporto di reciprocità, fondato sull’integrazione con il territorio che ci ospita e sull’empatia con gli altri animali nel corso dell’evoluzione della società appare un processo inarrestabile.

Tale processo si è caratterizzato in modo diverso a seconda del contesto e ha prodotto cambiamenti impressionanti, prospettive catastrofiche per tutti.

La vera esistenza del pianeta è messa a rischio dai comportamenti e dalle trasformazioni derivanti l’attività dell’uomo.

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Chiamiamo tale perdita nel rapporto di reciprocità con il mondo vivente Specismo, ovvero la pretesa superiorità della specie umana sull’universo che lo ospita.

Chi si oppone a tale pretesa superiorità si rifà all’antispecismo, quel movimento filosofico, politico e culturale che lotta contro l’antropocentrismo e l’ideologia del dominio veicolata dalla società umana.

Benché l’idea che le organizzazioni umane possano disporre a proprio piacimento di ogni altro essere vivente sia profondamente radicata, noi crediamo che per contrastarne il disegno di dominio globale si possa fare molto oggi, ogni giorno, attraverso l’utilizzo delle nostre facoltà e attraverso l’esercizio di scelte ragionate, abbracciando subito la filosofia vegan in quanto strumento essenziale nello sviluppo di spazi aspecisti liberati.

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LINKS :

http://www.manifestoantispecista.org/web/

http://www.compartir.it/eco/

http://technoterrasoundsystem.wordpress.com/

 

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Cifre ufficiali relative al numero di creature marine uccise ogni anno non esistono in quanto la morte di questi animali viene comunemente misurata utilizzando il peso, ma si tratta di centinaia di miliardi. Trascinati fuori dai mari, intrappolati in enormi reti, i loro occhi spesso schizzano fuori dalle orbite al repentino e inesorabile cambio di pressione, lasciati soffocare lentamente e schiacciati sotto il peso degli altri individui che vanno a formare il “pescato” realizzato dalle navi, flotte delle quali  solcano in lungo e in largo ogni chilometro quadrato della superficie marina terrestre.

Le reti dei moderni pescherecci industriali, tanto grandi come degli interi campi di calcio, scaricano tonnellate di pesci sui ponti in sistematiche operazioni di rastrellamento, una volta a bordo molti di loro vengono eviscerati vivi, altri ancora, quelli indesiderati o inservibili dall’industria ittica, rigettati in mare, irrimediabilmente danneggiati nella loro integrità organica, stressati e agonizzanti, trattati come spazzatura. I tonni ad esempio, catturati dagli apparati meccanici a strascico vengono condotti a forza per chilometri e maciullati lungo i margini delle reti.

La sofferenza di questi animali è ben documentata. Ricerche scientifiche hanno provato che i pesci, come tutti gli altri individui senzienti, sono capaci di provare dolore, paura e sono governati a livello nervoso http://www.huffingtonpost.com/marc-bekoff/fish-suffer-and-feel-pain_b_565677.html

Il fatto che queste creature abbiano avuto l’opportunità di vivere la propria esistenza in libertà prima del letale incontro con l’Uomo non rende la loro uccisione meno cruenta, il loro sacrificio maggiormente giustificabile.
Gli allevamenti di pesci funzionano esattamente come quelli destinati alla reclusione e alla schiavitù delle creature terrestri, quegli impianti che “normalmente” forniscono di carne supermercati e macellerie. In quelle prigioni sommerse ai pesci viene negata la possibilità di nuotare liberamente, essi vengono infatti obbligati a condividere pochissimo spazio in acque putride di escrementi e povere di ossigeno. In tali condizioni di non-vita i pesci soccomberebbero alle malattie e allo stress se non venissero periodicamente “trattati” con diversi tipi di farmaci e di antiparassitari per tenere sotto controllo le infezioni, queste ultime con frequenza “sconfinano” causando morie tra i pesci selvatici che vivono in mare aperto e inquinando l’ambiente che li ospita.
Una quantità inestimabile di pesci catturati in mare aperto vengono inoltre utilizzati come mangime per nutrire gli individui prigionieri negli allevamenti, anche quelle specie erbivore tra loro, contribuendo così alla smisurata mattanza e al saccheggio degli ecosistemi che si compiono in nome del profitto dell’industria ittica e per soddisfare una domanda indotta dalle pubblicita’ e dalle tradizioni per tali prodotti alimentari.

Gli animali acquatici non godono di alcuna tutela da parte delle poche leggi e dei pessimi regolamenti esistenti in alcuni paesi che, in misura minima vengono contemplati, a volte adottati, per la macellazione di quelli terrestri.

I metodi di macellazione utilizzati sui pesci di allevamento sono particolarmente brutali, alcuni vengono bolliti vivi, spellati vivi http://laverabestia.org/play.php?vid=3237 altri lasciati fuori dall’acqua fino a che non spirano, altri ancora fatti a pezzi e lasciati sanguinare, senza alcuna anestesia o stordimento, fino alla morte.

Questo video http://suprememastertv.com/stop-animal-cruelty/?wr_id=89 mostra in maniera vivida e documentata il patimento che ANCHE i pesci soffrono sotto le lame dell’uomo.

Studi accreditati hanno mostrato quanto aragoste, astici, gamberi e altri crostacei siano anche loro in grado di soffrire tanto quanto cefalopodi quali polpi e calamari.
Granchi e aragoste  subiscono la legatura delle chele https://m.facebook.com/notes/associazione-didee/sugli-astici-detenuti-in-condizione-di-sofferenza-esposto-di-associazione-didee/250432361690959/ ai gamberi  vengono amputati gli arti, da vendersi a parte nei mercati. Queste creature sensienti vengono comunemente tenute da vive su dei letti di ghiaccio per “preservarne la freschezza” in pescheria e finiscono la loro tormentata esistenza bollite vive una volta acquistate dai clienti di tali esercizi commerciali.

In certi allevamenti si  interferisce perfino con dei tagli eseguiti col rasoio sugli organi riproduttivi delle femmine di alcune di queste specie per ottenere proli più numerose.

Uccidere NON può essere considerato un metodo umano per procurarsi il cibo in nessun caso.

La vita per gli animali, per qualsiasi animale, è loro tanto  cara quanto lo è per ogni uno di noi e nessuno  si lascierebbe tormentare o uccidere senza cercare di difendersi se si trovasse nella condizione di poterlo fare.

Anche chi sceglie di nutrirsi con carni organiche o derivate da allevamenti a conduzione familiare, chi aderisce ad una dieta alimentare vegetariana che comprende latte e uova, contribuisce ad aumentare il  carico di sofferenza e di miseria posto sugli altri animali
http://www.viverevegan.org/images/opuscoli/latte_2008.pdf

Sappiamo che l’unica soluzione al problema dello sfruttamento dei nostri fratelli non umani è quello rappresentato dalla scelta Vegan http://www.vegfacile.info/materiali.html
Attraverso la scelta Vegan possiamo reperire tutto il nutrimento di cui necessitiamo per vivere in maniera sana dai cibi di origine 100% vegetale.
Grazie a http://www.animalaid.org.uk per alcuni dei contenuti di questo blog.

http://worldoceansday.org/

IL GIORNO 8 GIUGNO IN ALCUNE LOCALITA’ A LIVELLO GLOBALE VIENE RICORDATA CON INIZIATIVE DI VARIO GENERE LA DISTRUZIONE DEGLI AMBIENTI MARINI, LA CONTAMINAZIONE DEGLI OCEANI E LO STERMINIO DEI PESCI AD OPERA DELLA CIVILTA’ UMANA.

L’OTTO GIUGNO E’ LA GIORNATA INTERNAZIONALE DEGLI OCEANI, QUESTO E’ UN INVITO A PARTECIPARE AGLI EVENTI CHE SI TERRANNO O A INIZIARE A MARCARE TALE RICORRENZA NEL LUOGO IN CUI VIVI.

NESSUN ATTO DI DENUNCIA E DI LOTTA E’ TROPPO PICCOLO, SE HAI IDEE RIGUARDO QUESTA E ALTRE QUESTIONI E VUOI CONTRIBUIRE AL CAMBIAMENTO IN ATTO CONTATTA I GRUPPI E LE INDIVIDUALITA’ CHE SI DEDICANO ALL’ATTIVISMO NELLA TUA CITTA’.

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E’ difficile credere che nelle cosi dette società civili umane, una delle più crudeli e violente rappresentazioni della supposta superiorità umana su di una altra specie possa continuare a svolgersi in Spagna, in Francia, in Portogallo e in altri paesi non europei.

La Corrida è uno “spettacolo” barbaro e sanguinoso che avrebbe dovuto essere bandito molto tempo fa. Per molti di noi rimane incomprensibile come chiunque possa essere disposto a pagare l’ingresso in una arena per “godersi” l’uccisione lenta di una creatura isolata e vulnerabile nelle mani dei suoi aguzzini, una creatura, il Toro, che non ha fatto niente di male ai suoi tormentatori, venire infilzato e pugnalato più volte da degli imbecilli vestiti da pagliaccio che si fanno grandi in fronte ad una folla di persone insensibili e ignoranti. Questi depravati non soltanto sborsano i soldi per acquistare i biglietti, ma, all’unisono gridano “olè” ogni volta che una banderilla o una lancia viene piantata impietosamente su dorso e collo del malcapitato animale il quale spende gli ultimi istanti della sua triste vita in agonia e in umiliazione.

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I media propongono la Corrida glorificandone i reali contenuti, presentano il Matador come un personaggio eroico il quale mette a rischio la propria incolumità personale affrontando con coraggio una folle, inferocita bestia di 700 chili in un duello all’ultimo sangue. Questa manipolazione dell’intero evento Corrida è motivata dalla volontà di sostenere il primato umano nel dominio della Natura, per affermare il misterioso rituale dell’uomo e della bestia tanto integrato nella cultura e nelle tradizioni della Spagna e degli altri paesi nei quali si continuano ad organizzare simili manifestazioni. Si tratta di una specie di esorcismo che ha assunto da tempo una dimensione economica significativa grazie alle sponsorizzazioni e ai diritti relativi alle riprese video degli eventi, agli inserzionisti e alle altre agenzie che patrocinano questo genere di “spettacolo” , l’industria del turismo in primis.
A dire il vero però, molti turisti, dopo aver testimoniato in maniera diretta questa insana mattanza, ad eccezione dei più callosi psicopatici tra loro che probabilmente amano vedere gli altri soffrire, non considerano susseguenti visite alle arene dove si tengono questi macabri eventi.

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Il Toro per natura, non è un animale aggressivo, la ragione per cui appare arrabbiato al suo ingresso nell’arena e pronto a caricare chiunque gli si presenti davanti e che egli, nei due giorni precedenti all’incontro coi suoi assassini, ha subito orrendi abusi di ogni tipo. Infatti l’animale che gli spettatori vedono non è un individuo normale e in salute, ma un animale debilitato dal punto di vista fisico e psichico, un animale mezzo accecato le quali possibilità di difendersi dai suoi tormentatori sono quasi inesistenti. Al Toro viene infilata nelle orecchie della pasta ottenuta macerando carta di giornale nell’acqua, vasellina introdotta negli occhi, cotone idrofilo nelle narici, spilloni piantati nei genitali. Spesso una miscela caustica viene cosparsa sugli arti dell’animale per renderlo incapace di coordinare al meglio i propri movimenti, in questo modo il Toro viene dissuaso da accovacciarsi sul terreno. All’animale vengono somministrate droghe per renderlo più prevedibile nei comportamenti a seconda che lo si desideri più o meno combattivo, lassativi per debilitarne ulteriormente la possenza fisica.
Prima del “combattimento” l’animale viene tenuto segregato in un recinto di dimenzioni ridotte e al buio completo per disorientarlo al momento del suo ingresso nell’arena. Quando il Toro viene “liberato” dalla sua prigionia, durata appunto due giorni, egli corre, attraverso un tunnel, disperatamente verso la luce credendo forse, erroneamente, che sia giunto per lui il momento di svincolarsi dalla reclusione. Quello che il Toro trova alla fine del tunnel non è la libertà, ma folla assordante a lui ostile e i suoi assassini umani pronti a straziarlo.
Il “combattimento” si distingue in tre fasi separate e l’intero atto dell’uccisione dell’animale può durare, con alcune varianti, fino a venti minuti. L’apertura della terrificante “cerimonia” è connotata dal suono di una tromba. Non è raro che al loro ingresso nell’arena alcuni individui abbiano collassato a terra a causa delle sevizie subite in precedenza, nell’evenienza che questo accada sono pronte squadre di assistenti a cavallo i quali forzeranno l’animale ad alzarsi con l’ausilio di corde.
La sequenza degli eventi comincia quando il Toro fronteggia i picadores a cavallo, lo scopo della loro azione è quello di far stancare l’animale e di ferirlo con un arma dotata di una lama chiamata Pica. Una volta colpito con questo attrezzo sui muscoli del collo le ferite sul corpo dell’animale si allargano per azione dei suoi stessi movimenti. Il Toro comincia pian piano a dissanguarsi.
Alla fine di questa prima fase, gli assistenti del matador iniziano con le banderillas, dei veri e propri arpioni che vengono piantati in diverse parti del corpo dell’animale, almeno sei di questi attrezzi vengono utilizzati ed ogni volta che uno di questi raggiunge il bersaglio inteso il Toro emette un disperato urlo di dolore prima di scuotersi freneticamente nel tentativo vano di liberarsi di questi.

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Un nuovo squillo di tromba segnala l’inizio dell’ultima fase, questi sibilanti suoni di distinguono da altri suoni caratterizzati da lente e gutturali nenie che vengono emessi dagli addetti e che rendono ancora più allucinante l’intero incubo che l’animale stà vivendo per mano dei suoi persecutori. In questa fase il Toro verrà ucciso. L’uccisione dura circa sei minuti ed è compiuta dal matador. Nelle rare circostanze in cui egli non riesca a farlo i suoi assistenti lo faranno per lui intervenendo alla fine per “finire” la creatura moribonda.
Il compito del matador è quello di recidere l’arteria vicina al cuore con l’inserzione netta e profonda di una spada, cosa questa che non accade quasi mai. Ci vogliono almeno due o tre tentativi prima che il sopravvento della morte risparmi all’animale ancora maggiori sofferenze. A questo punto il cuore e i polmoni del Toro sono stati forati e l’animale vomita sangue, quasi miracolosamente egli tenta di rialzarsi, talvolta riuscendoci, si inginocchia, ricevendo nel processo ulteriori mutilazioni per mano degli uomini che lo circondano. Una volta esamine a terra, ancora cosciente, al Toro non viene concessa alcuna dignità , il suo corpo infatti subirà una serie di altre mutilazioni: le orecchie e la coda vengono tagliate via ed il suo tumefatto e sanguinolente corpo viene trascinato via da un apparato fatto di legno e catene, dagli spalti si levano urla di gioia e  abusi diretti ai protagonisti di tale vergognosa rappresentazione, al passaggio di quello che resta del corpo del Toro alcuni spettatori lanciano verso di questo ogni tipo di oggetti per confermare il loro disprezzo e totale ripugnanza nei confronti dell’animale. In certi casi, quando l’animale lascia in simili circostanze l’arena può essere ancora vivo.

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Ma il Toro non è sempre l’unica vittima delle arene di Corrida, centinaia di cavalli infatti periscono ogni anno a causa del loro utilizzo nelle operazioni di lenta, programmata uccisione dei tori.
Anche ai cavalli vengono occluse le cavità delle orecchie, vengono bendati e le loro corde vocali tagliate per togliere loro persino l’abilità di gridare per il dolore. Non accade raramente che questi animali inciampino rovinando a terra sulle proprie interiora fuoriuscite a causa delle ferite riportate nei contatti con il Toto  ridotto alla follia e al degrado dai suoi vessatori. I cavalli tremano e sudano dalla paura e vengono forzati anche più volte dai loro montatori umani ad entrare nell’arena a seconda delle necessità. I cavalli dei picadores, reduci da latre attività di sfruttamento, sono animali la quale vita lavorativa è giunta al termine e ritenuti “spendibili”, finiranno infatti i loro giorni nell’arena, anche loro, destinati ad una morte cruenta e dolorosa.
Nonostante tutto questo c’e’ chi sostiene la Corrida argomentando sul valore simbolico attribuito a questa dalla tradizione, c’e’ chi definisce come “eventi culturali” queste tragedie non tenendo affatto di conto che Cultura significa avanzamento e arricchimento delle popolazioni beneficiarie, noi con tutta franchezza troviamo ridicolo appellarsi a questo concetto per sostenere avvenimenti nei quali si tortura, si spettacolarizza e si uccide a poco a poco un animale che non può ne difendersi ne abbandonare il “teatro” dell’aggressione.

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E’ vero che esistono e che vengono promossi dalla “civiltà umana” eventi e attività altrettanto sanguinosi e crudeli ai danni dei nostri fratelli, gli altri animali, basta pensare alla Vivisezione  http://associazionedideeonlus.wordpress.com/2014/04/20/sezionare-la-vita-la-professione-medica-e-i-moderni-sacerdoti-dellideologia-del-dominio/ alla Caccia Sportiva http://associazionedideeonlus.wordpress.com/2013/11/15/cacciatori-brava-gente-una-testimonianza/,  ai combattimenti tra cani, allo sfruttamento degli orsi asiatici http://www.animalsasia.org/ , allo sterminio degli animali cosiddetti da reddito e da pelliccia , ma questo non significa che si possa tollerare l’esistenza della Corrida ne piu ne meno di quanto non riusciamo a fare con tutte le altre nefandezze compiute dall’uomo sugli animali, i quali NON possono difendersi da soli, NON hanno nessuno che porti avanti le loro rivendicazioni o che possa esprimere il tremendo carico di disperazione e di miseria loro inflitto dai congetturali padroni del mondo vivente : la specie umana.

Come menzionato sopra, l’industria dell’intrattenimento che si fonda sull’abuso degli altri animali viene principalmente sostenuta dall’attrazione che essa riesce ad indurre sulle potenziali masse  paganti, persone disposte a muoversi e ad  acquistare biglietti, che poi lo facciano per curiosità o guidati da sentimenti maggiormente riprovevoli questo NON canbia la sorte delle vittime di tale industria.

BOICOTTIAMO LA SPAGNA fino a che questo paese non ha implementato una politica volta all’abolizione della Corrida, boicottiamo l’economia di tutti gli altri paesi coinvolti nella Corrida e attiviamoci fattivamente attraverso il trasferimento di queste e di altre informazioni su ciò che accade nelle arene dove la vita di esseri senzienti, sicuramente capaci di soffrire come lo siamo noi, viene insultata, degradata, obliterata con tali spaventose modalità.

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Grazie a  http://www.stopbullfighting.org.uk  per l’ispirazione sui contenuti di questo articolo.

Nella città francese di Alès si terrà una manifestazione contro la Corrida il 31 di Maggio 2014 per saperne di più, per partecipare visitare la pagina relativa all’evento Facebook  https://www.facebook.com/events/230385900475518/?source=1  sulla quale si trova anche la traduzione in italiano curata dal nostro gruppo. Gli organizzatori della manifestazione dispongono di un blog,  tutto in francese che può essere visitato seguendo il seguente link :  http://www.anticorrida.com/

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Video clip realizzato dall’artista / attivista francese Maxime Ginolin http://associazionedideeonlus.wordpress.com/2013/12/27/maxime-ginolin-in-concerto-a-grosseto/ per promuovere l’abolizione della Corrida, il video contiene delle immagini estremamente cruenti sullo strazio che questi nobili animali subiscono per mano dell’uomo  http://youtu.be/HTBRSa1bRvw

Al Madonnino, zona industriale di Braccagni a pochi chilometri da Grosseto è praticamente ultimata la costruzione di un moderno mattatoio.

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L’impianto diverrà operativo dal prossimo Ottobre e sarà in grado di uccidere 12,000 animali all’anno.

Tutti i media che ne hanno trattato e tutte le istituzioni locali interessate salutano questo campo di sterminio come un progetto di sviluppo dal forte valore economico e simbolico per la Maremma http://www.lanazione.it/grosseto/cronaca/2014/05/04/1060688-anche_grosseto_avra_mattatoio_aprira_battenti_entro_ottobre.shtml

In quel luogo si consumeranno efferate violenze su degli indifesi la cui misera e breve non-vita, iniziata per volontà dei loro padroni umani, gli allevatori, si concluderà con il taglio della gola, con un bagno di sangue, le loro grida inascoltate, loro unico conforto le lame dei macellai che ne sezioneranno i corpi, che ne disporranno come fossero oggetti inanimati.

La Ma. Mar SRL con sede a Ribolla, azienda guidata da un imprenditore tedesco ha ricevuto un generoso credito a fondo perduto per realizzare questo lager pari a circa un milione di euro da parte della regione toscana.

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Gli animali verranno trasportati di notte e comunque lontani dagli sguardi della popolazione, così essi potranno continuare a sostenere tale tragedia, consumando i prodotti derivati da questo olocausto senza fine, continuando a ritenersi persone integre dal punto di vista morale soltanto perché assuefatti a quanto accade negli allevamenti e negli impianti di mattazione.

Le immagini che vedete in questi video rappresentano la regola, lo standard : http://www.tvanimalista.info/video/allevamenti-macelli/macelli-europa/

Negli allevamenti e nei macelli tutto è consentito e chi acquista e promuove i prodotti carnei è direttamente responsabile della violenza e della disperazione dispensata a degli esseri viventi inermi, le loro mani  sono sporche di sangue, le loro coscienze guastate dall’indifferenza alla sofferenza e alla crudeltà.