animal liberation front

Pubblichiamo la traduzione di una lettera inviata da un anonimo attivista per la liberazione animale nella quale viene lanciata una accusa a chi tra noi si dedica essenzialmente ad un lavoro di comunicazione piuttosto che ad atti di concreta liberazione.

L’ Animal Liberation Front ha disperatamente bisogno di un numero minore di sostenitori, infatti ce ne sono troppi e questa follia deve finire.
I sostenitori dell’ALF sono una legione di persone con indosso magliette nere rappresentanti simboli iconografici e slogan che trascorrono interminabili ore dietro le tastiere dei loro computer a condividere foto e commenti sui Social Networks, quelli che si accalcano ai tavoli dei ristoranti vegetariani e delle cene Vegan, che si ritrovano nei negozi alimentari specializzati e ai convegni, che distribuiscono  libri e altra letteratura sul veganismo.
Tristemente però, mentre tutte queste attività frenetiche si consumano on- line trasmettendo la nozione che il movimento per la liberazione animale sia forte e in vibrante crescita, in realtà gli atti di liberazione diretta degli animali e gli attacchi alle strutture del dominio che li schiavizzano sono diminuiti, in qualche misura soppiantati, appunto, da eventi virtuali che ne glorificano gli esiti e le dinamiche senza abbattere il carico reale di sofferenza e miseria per le vittime.
Se davvero si fosse maturata una tale coscienza di liberazione dovremmo toglierci quelle magliette e passare all’azione, il momento di mettere in atto e di dare risvolti fattuali alle idee che ci animano è adesso. Se così non sarà, il supporto di questa categoria di attivisti una volta venuto meno, non costituirà ragione di rimpianto.
Qualsiasi atto di attacco diretto e di liberazione che riusciremo a compiere si sostituirà a quello delle belle parole, impattando così il sistema dello sfruttamento e della morte operato quotidianamente delle industrie alimentari, chimico farmaceutiche, dell’abbigliamento e dello spettacolo sulla pelle dei nostri fratelli, gli altri animali..
Quando i paladini dell’attivismo on-line si saranno situati sul versante dell’azione piuttosto che rimanere invischiati in quello della propaganda fine a se stessa, quando ormai vecchi i loro tatuaggi si saranno schiariti, allora potranno forse ricordare con gioia gli occhi di quelle vittime non umane designate dall’antropocentrismo che con i loro sforzi e a rischio della loro sicurezza e libertà personali, saranno riusciti a far uscire dalle gabbie. Per praticare la liberazione animale non servono delle abilità particolari, ma senso comune, motivazione e coraggio.
Per la nostra comunità di riferimento è arrivato il momento di cambiare stile di vita e di orientarsi all’interno di un nuovo paradigma.
Che senso ha definirsi un “radicale” nell’approccio alla questione animale se poi spendiamo troppa parte della nostra esistenza in situazioni di assoluta normalità come andare a lavoro ogni giorno o dedicandoci a forme innocue di socialità conviviale come ci è stato imposto dall’ideologia dominante?
Non è più accettabile che l’unica sostanziale differenza tra chi riproduce le pratiche di sfruttamento e di inazione e chi invece si chiama fuori da questo sistema fondato sull’indifferenza sia costituita soltanto da idee.
L’attuale ordinamento giuridico non ci permette di parlare e di organizzarci liberamente per dare maggiore impeto all’azione diretta, ma certamente possiamo ingaggiare privatamente in questa pratica e cominciare a trattare con minore dogmatica riverenza quelle leggi che ci impediscono di trasformare la società e di restituire una speranza agli oppressi.
Smettiamola di metterci in posa davanti alle telecamere, di informare il mondo dei nostri propositi e dei nostri spostamenti, smettiamola di sentire un bisogno di convalida da parte dello stesso sistema che, a parole, enunciamo di combattere e di voler vedere trasformato.
Per quanto riguarda coloro che non intendono prendere in considerazione il cambiamento suggerito, ma che continueranno a postare sulle loro bacheche elettroniche e sui loro profili le foto e i discorsi, coloro che scrivono canzoni contro questo e quello, per coloro che non metteranno in atto le idee rivoluzionarie con le quali dicono di identificarsi, chiedo di fare un passo indietro in quanto non è più moralmente accettabile allinearsi, utilizzando solo parole, a quello che è un fenomeno prettamente basato sugli atti.
Ogni volta che uno di questi attivisti da tastiera si guadagna visibilità e ascolto si qualificano come dei parassiti e contribuiscono a vilificare, svuotandone il senso, a tutti quegli atti di autentica liberazione che vengono compiuti per davvero.
Che coloro i quali esercitano ruoli di pubbliche relazioni, che gli attivisti già colpiti dalla repressione o le persone che hanno problemi di mobilità fisica continuino pure a parlare e a scrivere per conto dell’ALF, nelle circostanze in cui gli attacchi diretti alle strutture del dominio umano sugli altri animali subiscono un impennata, a questi ultimi non importerà un bel niente che la cronaca dell’evento che ha fruttato loro la liberazione finisca o meno su Facebook.
Agli animali non importa.
A loro non interessa delle nostre teorie, delle fini distinzioni tra le diverse anime di un movimento ne delle nostre opinioni.
Gli animali schiavizzati hanno un bisogno disperato che ci siano meno sostenitori alla loro causa e più attori che si dedicano a questa con pratiche di intervento diretto.
Se il vostro sostegno all’ALF è genuino deve terminare stasera.

La lettera è del 2012 ed è apparsa su http://www.animalliberationfrontline.com riscuotendo numerose e impietose critiche ma anche diversi commenti positivi da parte di chi si sente parte in causa nella questione.

Vorremmo sottolineare, anche alla luce delle divisioni settoriali che connotano l’attuale panorama dell’Antispecismo,  quanto i contenuti della lettera siano attuali anche se non così profondamente cruciali in relazione alle  ipotesi contrapposte secondo le quali –  “si! Il movimento per la liberazione animale è in stallo e non si vedono grandi cambiamenti” – “no! La crescita numerica dei vegani  indica tutt’altro scenario”.

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Se è vero che la quantità delle azioni reali di liberazione in questi anni  si è affievolita, questo è avvenuto sulla scia dello sviluppo di sistemi di controllo e sicurezza che di fatto hanno reso maggiormente impegnativa l’opera di attacco finalizzata alla liberazione diretta degli animali o al sabotaggio delle infrastrutture.

In questi anni abbiamo testimoniato straordinarie azioni a volto scoperto e in pieno giorno in laboratori e  strutture dedite all’allevamento e alla sperimentazione biomedica che sarebbero stati impensabili nell’ottica mitologica del guerriero ALF che agisce di notte e in completo anonimato, basta riferirsi ai fatti di Milano dell’Aprile scorso o a quelli di Montichiari ( BS )  del Luglio 2013.

Molti governi si sono dotati di leggi molto temibili che equiparano, in sede giuridica, coloro i quali si rendono responsabili anche di semplici atti di ricognizione nelle strutture dove si consumano i peggiori crimini contro gli animali a dei veri e propri  terroristi

L’esplosione in popolarità dei Social Networks osservato in questo ultimo decennio ha fatto il resto, per molti frequentatori di questi luoghi della Rete oggi l’mpegno nella lotta per la liberazione animale si esaurisce molto modestamente in atti di ripetuta matrice autoreferenziale, contributi finalizzati principalmente alla costruzione e al mantenimento di una certa immagine pubblica, al soddisfacimento degli Ego personali. La percezione diffusa di questa attività, in quanto convenientemente priva delle insidie annesse all’azione diretta   (condanne penali o una potenziale perdita  dei privilegi acquisiti) favorisce il prolificare e il pontificare  degli “attivisti da tastiera” operanti dalla relativa sicurezza delle loro dimore.

Nel movimento per la liberazione animale c’e’ bisogno di fare chiarezza: l’ingiustizia sofferta da un coniglio o da una mucca che  si vedono negato il perseguimento dei propri interessi di specie per effetto della reificazione dei loro corpi che  da almeno duecento anni di industrializzazione è giunta a dei livelli di massima e terrificante perfezione, origina dalle stesse dinamiche discriminatorie che producono ingiustizia a ogni altro livello dell’esistente governato dall’Umano.

Il valore concettuale stesso di termini  quali diritto o giustizia sono tarati per un utilizzo esclusivamente antropocentrico ( o sado-umanista come ci ricordava il filosofo Jacques Derrida ), un ordine delle cose dove l'uomo, possibilmente bianco, adulto e civilizzato risiede oramai sopra la Natura e la loro applicazione per degli individui altro-che-umani richiederà lo smantellamento dell'intero apparato normativo che ci siamo dati per mantenere il terrificante status quo.

Il valore concettuale stesso di termini  quali diritto o giustizia sono tarati per un utilizzo esclusivamente antropocentrico ( o sado-umanista come ci ricordava il filosofo Jacques Derrida ), un ordine delle cose dove l’uomo, possibilmente bianco, adulto e civilizzato risiede oramai sopra la Natura e la loro applicazione per degli individui altro-che-umani richiederà lo smantellamento dell’intero apparato normativo che ci siamo dati per mantenere il presente status quo..

Per questo non condividiamo l’assunto che “agli animali non gliene frega niente delle nostre idee” – questo è un ragionamento che traduce ingenuità e miopia intellettuale.

Se non dirigiamo il nostro attivismo  verso una trasformazione della civiltà umana in senso radicale e evolutivo, attivandoci e partecipando alle lotte per la liberazione GENERALE che si combattano sui vari fronti per denunciare lo sfruttamento e la violenza di una componente o individualità forte a scapito di una controparte debole e meno tutelata, allora i nostri agiti non condurranno MAI alla modifica strutturale del sistema di dominio che ci contiene e che, abbiamo compreso, si appoggia interamente, appunto, su discriminazione, assoggettamento e  violenza.

Dobbiamo opporci al sistema che considera ogni singolo essere vivente una risorsa spendibile, spremibile e sostituibile. Dobbiamo riuscire a comprendere che attraverso la Biopolitica attuata sempre con maggiore efficacia dagli stati e supportata dalle istituzioni asservite al capitalismo globale si stanno consolidando i processi di esclusione e di coercizione più pervasivi e permeanti tanto da interessare e compromettere tutto il tessuto delle relazioni, rendendo queste procedure, invisibili all’occhio meno consapevole.

Ogni attore coinvolto nel lavoro di critica all’esistente contribuisca alle lotte in corso come può, starà ad ognuno di noi fermarsi e mettere a fuoco l’intera immagine di ciò che ci si delinea davanti, piuttosto che soltanto una parte di essa, prima di decidere in che direzione muoversi, quale percorso intraprendere, e quali strumenti adottare per raggiungere i fini preposti.
L’importante è non credere mai di essere arrivati a destinazione senza avere ben chiaro dove è effettivamente che intendevamo andare.

L’intero dibattito sulla questione può venire letto navigando qui http://www.animalliberationfrontline.com/do-not-support-the-animal-liberation-front/

La testa all'estrema sinistra nell'immagine è quella di un cane.La testa all’estrema sinistra nell’immagine è quella di un cane.

Info estratte da un articolo apparso su http://saynotodogmeat.net/

 

Due missionari cristiani in Guinea ( Africa Occidentale ) hanno vissuto per un periodo di tempo quest’anno proprio in una area dove la febbre emorragica conosciuta come Ebola ha mietuto numerose vittime.
Questo virus si sta propagando rapidamente anche in Nigeria, Liberia e Sierra Leone.
Sembra che la tradizione di consumare carne di cane sia alla radice della diffusione di questa epidemia.
Secondo queste tradizioni si devono consumare le carni di animali catturati nella foresta (  http://it.wikipedia.org/wiki/Bushmeat ) come scimmie, antilopi e cani, senza averne estratto prima tutto il sangue.
Da quelle parti, inoltre, alcuni dei rituali utilizzati nel corso della tumulazione dei defunti prevede un contatto fisico dei familiari coi loro morti e queste due usanze insieme contribuiscono al diffondersi della malattia.
La carne di cane e il virus Ebola mantengono una salda connessione perchè molti degli animali che poi finiscono nei piatti della popolazione locale riescono a sopravvivere spesso cibandosi quasi esclusivamente di carcasse infette di altri animali, principalmente di scimmie, trovate morte nel territorio.
I macellai che si occupano dell’uccisione e del sezionamento dei corpi dei cani non si curano del problema e immettono sul mercato porzioni di carne positive a questo virus il quale si mantiene attivo anche su tessuti organici morti ( caratteristica questa che accomuna la carne proveniente da qualsiasi animale).
Come sappiamo non esiste un vaccino per il trattamento di questo tipo di infezione e la stragrande maggioranza delle persone infettate dall’Ebola muoiono.
Dalla fine di Luglio ad oggi si sono registrate in Africa Occidentale almeno un migliaio di morti, questa stima è comunque distante dalla reale entità della diffusione del virus, infatti in molti preferiscono seppellire i loro cari deceduti senza denunciarne le cause.
Il timore è che questa moderna peste possa arrivare anche in Europa e negli altri paesi occidentali attraverso i voli intercontinentali per fini turistici,lo scambio di merci e la movimentazione delle persone http://www.greenreport.it/news/comunicazione/ebola-situazione-per-litalia-in-relazione-migranti/

In questi luoghi dell’Africa Occidentale sembra che almeno il 90% della popolazione non creda che il virus Ebola esista e una buona percentuale di coloro che ne hanno preso coscienza ritengono che la malattia derivi da un qualche tipo di complotto organizzato dai non indigeni ( probabilmente i missionari bianchi ).

La pratica della macellazione dei cani per la loro carne in Africa è particolarmente cruenta, consiste infatti nella bastonatura degli animali fino al sopraggiungere della morte. L’altro metodo utilizzato dai macellai è il taglio della gola con l’animale completamente immobilizzato e cosciente. In entrambi i casi l’operatore non procede con il dissanguamento delle carni.

dog on the ground

Per quanto possiamo inorridire dalle tradizioni, dalle credenze popolari e dai metodi di uccisione utilizzati in Africa, vorremmo puntualizzare che nella civile e progredita Europa, nei suoi impianti di mattazione industriale, accade con regolare frequenza che animali quali i maiali o i polli si ritrovino perfettamente coscienti ben dentro la procedura di smontaggio dei loro corpi tipica dei processi di produzione di carne.

I cani vengono comunemente mangiati anche in Asia, in paesi come il Vietnam, la Tailandia e la Cina. In Corea oltre il 55% della popolazione ne ha consumati e ne favorisce l’utilizzo in quanto fonte di proteina nobile a buon mercato http://www.orsidellaluna.org/2013/03/l%E2%80%99altra-faccia-del-consumo-di-carne-di-cane/

Ma passiamo ad aspetti più pertinenti la sanità del “prodotto” carneo commercializzato qua da noi e socialmente accettato dalla stragrande maggioranza della popolazione; ebbene, gli abituali consumatori di tali “proteine nobili” , qualora ne disponessero di una quantità residua, dovrebbero fare esercizio della propria memoria critica : siamo sul finire degli anni novanta, la malattia cosidetta afta epizootica, in inglese foot and mouth disease  http://it.wikipedia.org/wiki/Afta_epizootica  –  propria dei ruminanti e dei maiali detenuti in cattività dagli industriali del settore agro industriale colpì in maniera virale alcuni allevamenti europei. A causa di questa epidemia si raccomandò “l’ abbattimento di tutti i capi, l’ incenerimento completo delle loro carcasse e la disinfezione dell’ allevamento stesso con un’accurata gestione dei liquami “ . Anche in quel caso  si scoprì che il virus poteva persistere attivo parecchio tempo “ e quindi innescare ulteriori contaminazioni a freddo.

Un altra recente propagazione virale propria degli animali schiavi negli  allevamenti e trasmissibile ai loro tormentatori umani è la Encefalopatia Spongiforme
o “mucca pazza”, originata nella regione del Northumberland nel 2001 in Gran Bretagna.

La “mucca pazza” determinò lo sterminio di decine di migliaia di ruminanti e la frettolosa ( e spettacolarizzata dai media ) distruzione delle loro carcasse.

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In quel caso praticamente l’intero territorio del Regno Unito fu dichiarato “area contaminata” dai partner commerciali europei.

L’insorgenza di questa malattia fu ricollegata all’uso di farine di carne date come mangime agli animali ( resi nella pratica dei cannibali ) e a conseguenti modifiche nel processo di produzione delle stesse attraverso l’ausilio di solventi per abbatterne i contenuti di grasso.

Per non parlare dell’influenza aviaria e il così detto “rischio pandemia” ad essa associato http://www.corriere.it/Rubriche/Salute/Medicina/2005/09_Settembre/15/domande-influenza.shtml che nel 2005 seminò il panico in Italia e che causò la “distruzione” di milioni di polli, tacchini e altri volatili. Soltanto molto recentemente si è conclusa l’inchiesta giudiziaria su dirigenti ministeriali, deputati e case farmaceutiche che avrebbero manovrato l’intera cosa per trarne un vantaggio economico http://www.iltempo.it/cronache/2014/07/11/aviaria-ecco-il-business-dalle-uova-d-oro-1.1270120

cadaveri

Secondo un documento della Commissione Europea del Maggio 2013 il criterio di scelta del consumatore medio di prodotti carnei per ciò che riguarda la loro salubrità fa quasi esclusivo affidamento alle informazioni redatte sulle confezioni e diffuse sia per norma di legge che per slancio volontario dai produttori stessi, per capirci, le specifiche caratteristiche, la data di scadenza, il paese di provenienza e il prezzo al chilo http://ec.europa.eu/consumers/archive/consumer_research/market_studies/docs/mms_commission_report_en.pdf

Moltissimi dei prodotti carnei processati attualmente in commercio e pubblicizzati ogni giorno dalla televisione ( wurstel, nuggets, cotolette, insaccati e carni in scatola) contengono i rimasugli della lavorazione di animali di una o di più specie, provenienti da diverse aree geografiche, sappiamo che  viene data loro una regolarità nella forma, una consistenza e un colore adeguati alle aspettative di appetibilità di chi li consumerà.

The Butchers Inhumanity. ( in lingua inglese )

antispeciesism

Traduzione dell’articolo.

( spunti dalla lettura di ) Sulla cattiva strada.
Il legame tra la violenza sugli animali e quella sugli umani

Saggio di Annamaria Manzoni ( Sonda edizioni)

http://www.sonda.it/annamaria-manzoni/

Il male è tutto ciò che fa soffrire gli esseri senzienti: la violenza che distingue ogni singolo atto di aggressione è il comune denominatore che unisce le vittime della sofferenza inflitta agli animali umani e non umani: le crudeltà di cui questi ultimi sono oggetto non deriva sempre dal sadismo individuale di alcuni soggetti insani, ma spesso dall’insanità istituzionalizzata che si accanisce sui corpi a norma di legge nei luoghi noti di sterminio: territori di caccia, macelli, allevamenti, laboratori di vivisezione, dietro le quinte dei circhi.

In questa prospettiva ecco materializzarsi il filo che unisce queste realtà a tutte le altre che hanno come vittime gli umani: territori di guerra, prigioni, ospedali psichiatrici giudiziari, metodi educativi autoritari (…) le interconnessioni tra tutte le forme di violenza manifesta sono innegabili, legali o illegali che siano, come una ragnatela si ampliano e si contagiano reciprocamente.

Facciamo la connessione, ogni tipo di discriminazione e di violenza ai danni di una categoria, di una specie, di una etnia, di una minoranza originano dal medesimo insano impulso votato al delirio di onnipotenza e a quello di dominio con la forza su chi non può difendersi.

Essere vegani e nutrire sentimenti di empatia e di considerazione per gli altri animali OGGI deve coincidere con la capacità di fare altrettanto con gli esseri umani.

Immagine  —  Pubblicato: 3 agosto 2014 in 269, abolizione della carne, allevamenti, antispeciesism, antispecismo, basta guerre, circo, Free269, IN INGLESE, macelli, No alla Caccia, no alla pesca, No Corrida, no multinazionali, NO VIVISEZIONE, social justice, solidarietà, vegan
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jackson thilenius

Ultimamente si va diffondendo una nuova moda, così nei media nazionali degli Stati Uniti come nei Social Networks, animata da ex vegani che proclamano una rivalutazione dell’abitudine di mangiare animali.
Il motivo principale citato in questo trend è quello che, pur continuando a considerare in maniera benevola i nostri amici non umani, occorre nel contempo “ascoltare il nostro corpo quando ci dice, internamente, che senza quella particolare proteina perirà”. O qualcosa di molto simile.
A volte il loro corpo parla loro rendendosi affamato e letargico, altre volte tale comunicazione passa attraverso un sogno nel quale ( sempre il corpo ) dice loro di cibarsi della carne, dei muscoli e dei tessuti di una mucca, ovvero, di riprendere a farlo.
In altre circostanze, se ascoltassimo i messaggi che corrono nel nostro corpo , di certo ci dedicheremmo ad un consumo disinibito di dolciumi, alcolici e chissà, forse anche di sostanze psico attive.
In molti di noi invece prevalgono pulsioni di altro genere, quelle ad esempio che ci inducono ad astenerci dal consumo dei corpi e delle secrezioni di altri esseri viventi senzienti, pulsioni che originano dal nostro cuore, le medesime invece che ci portano a seguire un regime alimentare impostato su delle considerazioni morali piuttosto che su imperativi dettati dal palato e dal soddisfacimento cieco delle nostre voglie.
Da un punto di vista salutista è incontrovertibile il fatto che le principale malattie ed epidemie umane nel mondo occidentale come l’obesità, il diabete di tipo 2, le condizioni cardiovascolari, l’ipertensione e gli alti livelli di colesterolo sono tutte direttamente correlate al consumo di proteina animale http://www.disinformazione.it/mangiare_carne.htm
Sappiamo che cibarsi di carne, uova e latte vaccino non corrisponde a rimanere il più a lungo possibili sani e in buona forma psico fisica.

Secondo stime attendibili l’uno per cento della popolazione umana mondiale ha abbracciato saldamente una scelta alimentare Vegan derivata da prese di posizione etiche piuttosto che salutiste.
Non passa una settimana senza che qualche blogger che fino a poco prima aveva pubblicamente sostenuto la validità di una dieta basata sui soli prodotti della terra non si ricreda e che dichiari, in contrasto, che mangiare i cadaveri sia la scelta più appropriata per lui/lei. Alcuni di questi motivano questo drastico cambio di prospettiva dando credito alla nascita e allo sviluppo di sistemi di produzione di  carne felice i quali offrono tutta una serie di garanzie e rassicurazioni ai consumatori più sensibili.
Per come conosciamo i Media, questi non aspettavano altro che l’insorgere di tale trend allo scopo di rafforzare una visione interpretativa del Veganismo che tende a presentare questa scelta come un qualcosa di irrealistico, di incompleto, impossibile da realizzare su vasta scala, qualcosa di improbabile e persino di una patologia http://it.vegephobia.info/index.php?post/2014/07/16/Essere-vegan-patologia

Al tempo stesso non si perde tempo nel dare risonanza a tutte quelle storie mitiche dove i protagonisti finiscono per demonizzare il Veganismo imputandolo come fattore causale nell’insorgenza di disordini di tipo alimentare e di deficit nutrizionali di ogni genere,
Uno di questi eroi da  reality show ha raccontato di come fosse riuscita, attraverso lunghi digiuni alternati all’ingestione di considerevoli quantità di succhi e di estratti vegetali a raggiungere una perfetta armonia e pace interiore per poi, conseguentemente “diventare vegan”, vale a dire, riservare interamente la propria dieta alimentare al consumo di ortaggi. L’eroina in questione, essendo giovane, attraente e capace di creare intorno a se dei livelli di attenzione considerevoli all’interno della società dello spettacolo si è messa a cavalcare l’onda del successo mediatico e in breve tempo ha, prima ritrattato pubblicamente quanto fino ad allora sostenuto, poi cominciato ad accusare il Veganismo di avergli rovinato la vita causandogli l’insorgere di scompensi psico fisici importanti. Nel frattempo si è messa a vendere gadgets e magliette coi contenuti dei quali vittimizza la propria condizione ottenendo in questo modo ancora più visibilità.

 Il Veganismo NON è una dieta

Il Veganismo è una filosofia di vita la quale condanna ogni tipo di sfruttamento e crudeltà esercitata sui viventi altro-che-umani.
Il Veganismo riconosce l’innato titolo di ogni essere vivente a mantenere il pieno controllo sul proprio corpo e sui cicli biologici che lo regolano, tutti gli animali non umani hanno pieno diritto a vivere in libertà e a sottrarsi a situazioni di oppressione e di assoggettamento esercitate su di loro da chi possiede la capacità di farlo impunemente.
In riguardo ai disordini alimentari, questi sono delle condizioni di gravissimo deficit nella salute mentale di coloro i quali ne sono afflitti e prevalentemente sono generati dalla cultura e dal sistema delle relazioni dominanti.

Leggendo il Blog dell’eroina in questione risulta lampante che essa era già sofferente di un tale disturbo prima che diventasse vegetariana e, come quasi tutti i più prolifici detrattori del Veganismo coinvolti nel trend in questione, che la sua dieta alimentare era basata su di una ristrettissima gamma di verdure di altri prodotti della terra. La ragione dietro a questo ultimo elemento è che, i questi circoli, maggiormente una dieta appare come pura, incontaminata, igienista e biodinamica meglio è, questo a costo di mettere a serio rischio la sanità e la congruenza dell’intero progetto alimentare che si intende perseguire.

La fissazione con la purezza, con la perfezione e con la rispondenza di una scelta alimentare a dei canoni rigidi e immutabili dettati da presunti dettami scientifici non può che annoiare nel migliore dei casi, alienare il soggetto che la vive nel peggiore di questi.
Ogni processo diviene estremamente difficile da compiere e da mantenere, una specie di dannazione…ecco allora che si comincia a “ sentire la voce del nostro corpo che ci dice di tornare a vivere con maggiore serenità il nostro rapporto con il cibo”.

Il veganismo è varietà, sperimentazione, ricerca, divertimento e sorpresa

Noi vegani non dovremmo mai commettere l’errore di esagerare sugli effetti salutistici del cibo che amiamo.

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Quando il focus dei nostri ragionamenti scivola sul versante della perdita di peso corporeo, della pelle luminosa e liscia, delle qualità detossificanti di determinati alimenti, del grado di energia del quale si presume si riesca a fruire , su di un  potenziamento sessuale , sull’immunità dai tumorie e dalle altre malattie croniche, quando asseriamo che l’atto di cibarsi di soli prodotti della terra ci rende “persone migliori” o che ci consentirà di vivere fino a cento anni…ebbene, rendiamo produttivo nei nostri interlocutori già sofferenti da varie condizioni psico fisiche debilitanti quali l’ortoressia http://elisabettarotriquenz.blog.tiscali.it/tag/veganismo/?doing_wp_cron , la dismorfofobia o più banalmente da bassi livelli di autostima il fiorire di una adesione scarsamente motivata, ragionata e supportata da convincimenti di solida natura etica al Veganismo.
Ecco che quest’ultimo viene vissuto e trasmesso agli altri come si trattasse davvero di uno stile di vita.
Tutto questo a discapito della diffusione dei motivi migliori e maggiormente condivisibili che conducono la maggioranza di noi a vivere Vegan.
Nelle circostanze la dimensione etica di questa scelta semplicemente fa fatica ad emergere e a venire apprezzata.

Esistono in Rete decine di nuovi guru della dieta basata sui prodotti della terra, santoni del vegetarismo i quali contribuiscono a perpetuare il mito della lunga e serena vita.
Molti di questi personaggi non hanno la minima preparazione o competenza tecnica per sostenere i propri precetti in maniera autorevole e responsabile, tutti loro distolgono chi li segue dal perseguimento del Veganismo su basi etiche piuttosto che su basi certamente meno nobili da quelle proprie della costruzione di prospettive connotate da un reale desiderio di cambiamento nelle relazioni tra l’Umano e l’Animale.
Ecco i nuovi fondamentalisti che con le loro restrittive raccomandazioni ci persuadono a fare a meno dell’olio, degli zuccheri, del glutine. Ci fanno credere che il consumo di soia induce la crescita del seno nei maschi e che cucinare i cibi equivale ad ucciderli, a consumarne equivale ad avvelenarsi! Il grasso di questo o di quell’alimento ti ucciderà! Le arachidi o le noci fanno male! Dobbiamo purificarci, dobbiamo assumere solo succhi di vegetali estratti a freddo, ogni tanto è bene digiunare!
Secondo costoro il corso di cucina, il DVD in offerta, i fine settimana di studio, i libri, le riviste specializzate e i convegni di questo o di quel luminare divengono articoli e servizi essenziali al buon mantenimento di salute, bellezza e purezza di spirito!
Ciò che accomuna quasi tutti questi personaggi, oltre che riuscire a fare soldi sulla vulnerabilità degli altri, è il perseguimento di una politica persuasiva secondo la quale quella particolare marca, quel particolare prodotto, quella linea da seguire, costituiscono la ricetta la quale, come per magia, trasformerà la nostra vita, ci renderà più belli, ci aiuterà a trovare il partner ideale, ci proteggerà dalla negatività di questo mondo e chissà quale altro vantaggio.

Ogni volta che questi nuovi guru degli “stili di vita alternativi” demoliscono con una azione di pubblica messa al bando di cibi o alimenti perfettamente funzionali ad un regime alimentare sano e equilibrato sui loro Blog questo si traduce in ulteriore confusione su ciò che realmente è la scelta Vegan per coloro che intendono avvalersene.
Chi aderisce alla scelta Vegan mosso da sentimenti di genuina empatia e di compassione per le vittime dell’industria agro alimentare, gli altri animali, non sono necessariamente preoccupati della così detta “prova del bikini” .

Chi aderisce al Veganismo sulla base di una autentica disposizione volta a modificare l’esistente con delle scelte quotidiane semplici e immediate può fare a meno di soffermarsi troppo a lungo sull’ipotesi che il consumo di cibi processati o cotti al forno determini o meno danni alla salute.

La realtà ci insegna che la persona media considera il Veganismo di già come una dieta estremamente restrittiva per il solo aspetto dell’assenza da questa della componente animale.
In quanto Vegani etici non ci interessa affatto cosa mangi, ci interessa tantissimo che ciò che mangi non includa animali o derivati dal loro sfruttamento.
E’ importante che riusciamo a rimanere focalizzati sulle vittime, su quanto accade loro negli allevamenti dove vengono fatti nascere solo per soffrire e per venire incessantemente sostituiti da nuovi individui in una maligna sequenza senza fine fatta di violenza e di abuso; nei macelli, dove queste singolarità incontrano la propria morte spesso nelle peggiori delle condizioni, soggetti che mai, nelle loro brevi, misere esistenze, saranno riuscite a godere di un gesto di considerazione, di affetto, di calore, di un contatto non mediato con la propria specie e con la propria animalità a causa dei cicli di produzione nei quali sono stati consegnati dall’Umano, loro padrone, senza alcuna possibilità di svincolo o di salvezza.

Libera traduzione e arrangiamento del seguente articolo

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Da un recente articolo apparso sul  Moscow Times si apprende che il Servizio Federale per la Sicurezza dei Consumatori, l’organismo nazionale in Russia che si occupa di garantire, per via delle proprie verifiche, sulla salubrità dei cibi venduti nei McDonald’s ha espresso un parere negativo in relazione a questi ultimi.
McDonald’s aprì il suo primo ristorante a Mosca nel 1990 diventando presto una fiorente icona del capitalismo americano sulla scia del crollo dell’Unione Sovietica.

Le violazioni contestate alla multinazionale sono così gravi da indurre gli osservatori a credere che l’intera catena di ristoranti presente sul territorio russo potrebbe subire delle conseguenze tali da determinarne un rapido declino.
L’ispezione, avvenuta nel Giugno scorso, oltre che rilevare la presenza di batteri coliformi nei sandwich e nelle insalate in quantità molto elevate ha condannato in quanto non veritiera la pubblicità attraverso la quale vengono promossi i valori nutritivi di quasi tutti i prodotti più popolari venduti nei ristoranti McDonalds, dal filetto di pesce ai cheeseburger, dai milkshake ai gelati.

La linea di difesa adottata dalla catena di ristoranti  è quella di sempre: negli oltre 25 anni di presenza sul mercato russo, la nostra principale priorità è stata quella di servire ai nostri ospiti il meglio in termini di qualità e di servizio e di aver calcolato i valori energetici e nutrizionali affidandosi alle tabelle esistenti in Russia (…) e anche se al momento McDonalds sostiene di non aver ricevuto alcuna notifica ufficiale dalle autorità sulla vicenda negli oltre 400 punti vendita sparsi sull’intero territorio nazionale si anticipano ricadute negative che vanno dal calo di vendite alla chiusura totale.

Le udienze preliminari del processo contro McDonalds si terranno tra l’Agosto e il Settembre 2014.

Nel Report annuale del 2013 della multinazionale statunitense si identificava proprio la Russia come uno dei mercati più promettenti, il documento infatti  la annoverava al settimo posto, in termini di opportunità di espansione, a livello globale fuori ad esclusione degli USA e del Canada.

McDonalds non è nuovo nè a questo tipo di accuse – cibo spazzatura – nè a boicottaggi dei loro ristoranti motivati da una serie di  diverse considerazioni , dagli   abusi sugli animali alla  deforestazione , da pratiche antisindacali nei confronti dei lavoratori all’imperialismo economico imposto sulle economie di altri paesi https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2013/07/14/il-fallimento-di-mcdonalds/

McDonalds, cosa ne pensiamo a Grosseto

https://vimeo.com/99810570

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“Il biglietto d’ingresso” è un documentario sulla produzione di carne realizzato dagli allievi della Scuola di Cinema e Televisione della Fondazione Milano Lorena Melchiorre, Bianca Neri e Ciro De Maria.

Il documentario contiene le testimonianze di Lorenzo Guadagnucci, Massimo Filippi, Annamaria Manzoni, Valerio Pocar, Filippo Trasatti.

Questo documento video offre uno sguardo critico, senza retorica, senza vividezza eccessiva sulla mostruosità del dominio dell’Umano sulle altre specie animali ” solo perchè possiamo farlo”  rendendone la fruizione adatta a tutti, chiaro e sintetico nei suoi appunti di critica alle aberrazioni rappresentate dagli allevamenti e dai macelli, un ottimo lavoro che centra diritto al cuore.

Grazie a http://liberazioni.noblogs.org

Technoterra @ Vegan Circus Fest – Vignola (MO)

SABATO NOTTE DOPO I CONCERTI

Naturalmente l’amore per la musica è innato, la musica fa parte del mondo delle arti e dell’espressione umana, la musica ci accompagna e ci sostiene, quando parliamo di musica non trattiamo necessariamente di intrattenimento ( tenere-dentro ), semmai vogliamo che questa divenga veicolo per trasmettere ciò che siamo, comunicare agli altri con gli altri, anche attraverso il linguaggio non verbale dei gesti, delle espressioni, dei movimenti. e allora perchè la musica techno…. sembra che questa, sopratutto nelle sue forme meno omologate, con le sue strutture tonali astratte, senza l’intralcio a volte rappresentato dalle parti vocali cantate, come un qualcosa di non ancora completato o definito da confini certi, sembra che la musica techno si erga, appunto, sopra tutte le altre forme musicali perchè in qualche maniera le contiene tutte. Se poi pensiamo a come sono organizzati gli eventi, le nottate di musica e i rituali che le accompagnano, il susseguirsi incessante delle pulsazioni, delle linee di basso, dei diversi DJ che propongono panorami timbrici diversi ma che alla fine convergono su di uno stesso punto. Come non amare e come non promuovere la musica techno, con i suoi eccessi technologici e con il suo stigma sociale, con la sua fragorosa abbondanza di frequenze e col suo rumore, la musica techno non lascia indifferenti …. come diceva il grande produttore e DJ di Detroit Jeff Mills ” se senti qualcosa di arditamente nuovo, di insolito ma al tempo stesso accattivante, qualcosa che attira la tua attenzione da subito, qualcosa che ti stupisce…beh, quello è techno…”

Naturalmente l’amore per la musica è innato, la musica fa parte del mondo delle arti e dell’espressione umana, la musica ci accompagna e ci sostiene, quando parliamo di musica non trattiamo necessariamente di intrattenimento ( tenere-dentro ), semmai vogliamo che questa divenga veicolo per trasmettere ciò che siamo, comunicare agli altri con gli altri, anche attraverso il linguaggio non verbale dei gesti, delle espressioni, dei movimenti. e allora perchè la musica techno…. sembra che questa, sopratutto nelle sue forme meno omologate, con le sue strutture tonali astratte, senza l’intralcio a volte rappresentato dalle parti vocali cantate, come un qualcosa di non ancora completato o definito da confini certi, sembra che la musica techno si erga, appunto, sopra tutte le altre forme musicali perchè in qualche maniera le contiene tutte. Se poi pensiamo a come sono organizzati gli eventi, le nottate di musica e i rituali che le accompagnano, il susseguirsi incessante delle pulsazioni, delle linee di basso, dei diversi DJ che propongono panorami timbrici diversi ma che alla fine convergono su di uno stesso punto.
Come non amare e come non promuovere la musica techno, con i suoi eccessi technologici e con il suo stigma sociale, con la sua fragorosa abbondanza di frequenze e col suo rumore, la musica techno non lascia indifferenti …. come diceva il grande produttore e DJ di Detroit Jeff Mills ” se senti qualcosa di arditamente nuovo, di insolito ma al tempo stesso accattivante, qualcosa che attira la tua attenzione da subito, qualcosa che ti stupisce…beh, quello è techno…”

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Anche quest’anno, con la finalità di fare fronte ai costi da sostenere per le azioni sul territorio, per le spese amministrative e per la stampa del materiale che usualmente distribuiamo gratuitamente ai nostri presidi, lanciamo una Campagna di sottoscrizione a beneficio di questa Onlus.

Chiediamo a chi ci segue, ai simpatizzanti e a tutti coloro che desiderano ottenere una o più delle bellissime magliette in cotone che stamperemo in serigrafia nei prossimi giorni, di farsi vivi con un messaggio SMS al 3281544997 specificando nome, cognome e taglia desiderata, oppure attraverso questo Blog esprimendosi con un cenno di interesse sull’acquisto della maglietta.

Il costo di ogni singola maglietta, disponibile in tutte le taglie è di € 15,00

Oltre al colore nero saranno disponibili un numero limitato di magliette rosse ( solo taglie S e M ).

Il costo di spedizione via raccomandata per coloro che vivono fuori o distanti da Grosseto o che comunque non possono incontrarci per la consegna a mano è di € 10,00

La forma di pagamento preferita è la ricarica postepay N. 4023600586285530 intestata a Paolo Rossi

oppure puoi visitare questo sito e utilizzare Paypal:

http://www.kapipal.com/associazionedideeonlus

Grazie del vostro supporto e a presto.


We launch a fund raising Campaign to support our activities.

You can pre-order one or more  T-shirts by phoning Paolo on  3281544997 leaving your full name and desired size.

We shall print the T-shirts ( white logo on black cotton ) once a minimum number of pre-orders has been  reached.  All  sizes Available.

Cost for each T-shirt is 15,00 euros.

Mailing costs within Italy 10,00 euros, outside Italy do contact us for details on postage cost.

Thanks for your support


 

 

Immagine  —  Pubblicato: 28 giugno 2014 in antispeciesism, antispecismo, Campagne e Iniziative On-Line, Donazioni
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http://youtu.be/VGczSNf9Uck

Alcune delle impressioni ricavate durante la nostra partecipazione ad EcoCompatibilmente Fest http://www.compartir.it/eco/ a Castell’Azzara ( GR ) un evento al quale abbiamo contribuito con una presentazione sulla filosofia antispecista ripresa e rielaborata dalla pubblicazione Proposte per un Manifesto Antispecista http://www.manifestoantispecista.org/web/.

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Il dibattito che ha seguito la presentazione ci ha messo di fronte a due criticità.

La prima riguarda il concetto di Etica e la differenza che corre tra l’utilizzo di questo valore a livello individuale come azione morale e virtuosa e la comune interpretazione che si rende a questo valore fuori dalla sfera individuale, l’Etica Pubblica.

Per Aristotele l’Etica era una “scienza normativa” , la scienza del Bene che prevale sul Male, o meglio il giudizio morale espresso su di una azione, una idea, un sentimento.
Secondo il pensiero di Kant è etico ciò che obbedisce alla “legge morale” emanata dalla nostra Ragione.

Secondo il primo tra i filosofi che hanno coniugato timidamente il concetto di Etica declinata agli altri Animali, Jeremy Bentham ( il quale comunque nei suoi scritti si esprimeva in maniera decisamente ambigua in rispetto al riconoscimento della soggettività di questi ultimi) si può dire etico tutto ciò che è “utile” al benessere del maggior numero di persone, insomma le azioni “buone” sono quelle che creano “felicità”, dove per “piacere” si intende una condizione di mancanza di dolore.

A noi pare che la produzione di una “Etica Pubblica” sia ad esclusivo monopolio delle classi e delle elite che si susseguono nell’amministrazione del potere ( la cosidetta ragion di Stato ) e che mai, in quanto attivisti per la liberazione animale, obiettivo il quale quale per noi equivale ad una liberazione più generale, si discosterà da pratiche di convalida dei peggiori regimi di sfruttamento immaginabili ( gli allevamenti, i mattatoi, i laboratori della ricerca, l’industria dello spettacolo ) dove gli schiavi “altro che umani “ languiscono e periscono a decine di miliardi ogni anno.

Comprendiamo quindi che se non si desidera o non si riesce a mettere in discussione l’intero apparato che ci opprime, laddove vorremmo solo sostituire questo o quell’elemento del Sistema con qualcosa di maggiormente e comunemente accettabile, riuscirà praticamente impossibile far prevalere un senso di etica personale ad uno condiviso, quello dell’Etica Pubblica, in quanto disciplina univoca e incontrastata.

Noi crediamo che l’Etica Pubblica al momento attuale, dati i mezzi a nostra disposizione, sia immodificabile, non riusciremmo a penetrarla, le nostre idee di liberazione sono di scarsa presa e di ridotto accesso alle istituzioni ( la Famiglia patriarcale, la Scuola, il mondo produttivo, il Capitale ) che giorno per giorno la rigenerano e la mantengono qualitativamente apprezzabile agli occhi del cittadino/consumatore.

Quella che Annamaria Manzoni, nella sua prefazione all’edizione italiana di “Perché Amiamo i cani, Mangiamo i maiali e Indossiamo le mucche” di Melanie Joy http://www.sonda.it/perche-amiamo-i-cani-mangiamo-i-maiali-e-indossiamo-le-mucche/ chiama la “dittatura della consuetudine”, appare come un moloc culturale che imprime alle masse una cecità totale in rispetto al fenomeno pervasivo e brutale dello sfruttamento degli Animali da parte dell’industria alimentare, la quale da sola è responsabile del 98% delle efferatezze che si compiono contro gli Animali.
I corpi degli ultimi tra gli ultimi, degli Animali che a miliardi vengono “processati” negli stabilimenti e negli impianti del mondo sono invisibili, nel senso che la loro angoscia e la loro immane sofferenza lo sono. Il transito dei loro corpi in questa dimenzione terrena passa assolutamente inosservato.
Ci accorgiamo di loro solo quando i pezzi di carcassa e le loro membra  vengono serviti a tavola, a quel punto per loro è già troppo tardi , così come è già troppo tardi per la maggioranza dei consumatori associare quei pezzi di carne all’Animale che era. Niente cambierà per le future vittime di tale infame equazione.

Come crederemmo possibile costruire un principio di Etica Pubblica in questo scenario?

Noi attivisti ci proviamo in maniera vivida mostrando cosa accade agli Animali nei luoghi del terrore in cui l’Umano padrone li costringe ed esigendo che le persone prendano atto che acquistando determinati prodotti diventano essi stessi complici di quel massacro, della strage quotidiana che non ha più nessuna ragione di continuare se non il motivo di coloro i quali traggono un profitto economico in tale processo.

Parafrasando la Manzoni “ l’atto di mangiare Animali, nelle nostre coscienze, ha assunto i caratteri della normalità (…) di un comportamento naturale e necessario”.

Per ora possiamo quindi eludere la questione dell’Etica Pubblica: non ci appartiene, non  è possibile identificarci con essa.

La seconda criticità emersa a seguito del dibattito a margine della presentazione sull’Antispecismo svoltasi a Castell’Azzara il 22 Giugno 2014 è quella relativa al senso di pesantezza e di fatica che l’atto di proporre un simile argomento, questa filosofia di vita che mira alla modifica radicale dell’esistente, procura sia a coloro che lo espongono che a quelli che dovrebbero recepirlo.
La manifestazione di una volontà e le azioni che distinguono la costruzione di una società aspecista è impresa che va oltre l’atto di “rivoluzionare ciò che è” – le nostre idee mettono sotto accusa l’intera civiltà umana fondata sulla domesticazione degli altri animali, sullo sfruttamento intensivo loro e del suolo e, più recentemente, con l’ausilio della tecnologia soprattutto medica, sulla biopolitica o meglio sulla gestione e sul controllo della vita cosciente tutta ( inclusa quella umana).

Noi crediamo che l’unico modo per liberarci dall’oppressione e per restituire agli altri Animali la possibilità di sottrarsi alla infernale dinamica che li vede vittime in una costante riduzione a merce di scambio sia, appunto, combattere lo Specismo.

L’autore e attivista Massimo Filippi nel suo Natura Infranta http://oltrelaspecie.blogspot.it/2013/04/libri-natura-infranta-dalla.html sostiene che questa ideologia non rappresenta ulteriore atto di soggezione al pari di altri, ma è l’oppressione in quanto tale e per questo così difficilmente estirpabile, per questo non un semplice pregiudizio.
Sempre riprendendo Filippi, lo Specismo è essenziale alla stabilità materiale e simbolica della società umana.

Queste in sintesi, riteniamo che siano le ragioni per cui risulta “così difficile” e pesante parlarne, è necessario quindi continuare a farlo.

Un ringraziamento per la loro energia e per l’entusiasmo a Anna, Damiano, Gennaro e Salvo. Arrivederci a EcoCompatibilmente 2015.

Video  —  Pubblicato: 23 giugno 2014 in affari locali, allevamenti, Ambiente, antispeciesism, antispecismo, eventi, libri, macelli, manifesto, materiale video, social justice, solidarietà, sviluppo sostenibile, vegan
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Associazione D’Idee Onlus è composta da un  gruppo di persone che negli ultimi 4 anni, attraverso il loro attivismo, ha adottato, introducendola a Grosseto, la filosofia antispecista nel discorso di critica radicale all’esistente.

Con le nostre iniziative intendiamo promuovere attraverso l’autogestione delle attività la pratica militante del veganismo etico e il valore universale del rispetto incondizionato di tutto il mondo dei viventi.

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Per definire l’Antispecismo potrebbe essere essenziale riuscire a comprendere il significato e gli effetti sulla nostra vita dell’ideologia dominante.

Questo apparato di norme e di tradizioni, ma soprattutto il potere esercitato dalle elite che si sono susseguite al comando, ha condizionato in maniera decisiva l’evoluzione umana nel passaggio storico e antropologico che, da un mondo ricco di vita e di spirito, la condusse ad abbracciare l’agri-cultura , quella transizione che trasformò l’ economia di raccolta in quella agraria e di sfruttamento sistematico del suolo e degli animali ad opera dei nostri antenati avvenuta 10,000 anni fa.

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Lo SPECISMO ha caratterizzato da allora l’organizzazione sociale umana forzandone lo svolgersi su dei rigidi valori gerarchici, in feroce contrapposizione con la Natura.

La nostra specie si è elevata fuori dalla Natura e la lotta per vivere, per affermare i modelli economici e politici stabiliti, le modalità con cui gli uomini si adattano all’ambiente servendosi delle risorse, hanno prodotto risultati distruttivi e incompatibili con l’ambiente stesso, saccheggiando questo ultimo, riducendo in schiavitù gran parte delle popolazioni non umane del pianeta e discriminando quelle umane a seconda di criteri diversi in epoche diverse ( razzismo, sessismo, classismo ecc ).

La perdita del rapporto di reciprocità, fondato sull’integrazione con il territorio che ci ospita e sull’empatia con gli altri animali nel corso dell’evoluzione della società appare un processo inarrestabile.

Tale processo si è caratterizzato in modo diverso a seconda del contesto e ha prodotto cambiamenti impressionanti, prospettive catastrofiche per tutti.

La vera esistenza del pianeta è messa a rischio dai comportamenti e dalle trasformazioni derivanti l’attività dell’uomo.

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Chiamiamo tale perdita nel rapporto di reciprocità con il mondo vivente Specismo, ovvero la pretesa superiorità della specie umana sull’universo che lo ospita.

Chi si oppone a tale pretesa superiorità si rifà all’antispecismo, quel movimento filosofico, politico e culturale che lotta contro l’antropocentrismo e l’ideologia del dominio veicolata dalla società umana.

Benché l’idea che le organizzazioni umane possano disporre a proprio piacimento di ogni altro essere vivente sia profondamente radicata, noi crediamo che per contrastarne il disegno di dominio globale si possa fare molto oggi, ogni giorno, attraverso l’utilizzo delle nostre facoltà e attraverso l’esercizio di scelte ragionate, abbracciando subito la filosofia vegan in quanto strumento essenziale nello sviluppo di spazi aspecisti liberati.

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LINKS :

http://www.manifestoantispecista.org/web/

http://www.compartir.it/eco/

http://technoterrasoundsystem.wordpress.com/