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Il soggetto della vicenda, Britches, a sinistra nelle condizioni in cui fu trovata al momento della liberazione; a destra, curata e rigenerata nell’abbraccio di uno dei suoi liberatori

29 anni fa, il 20 di Aprile 1985, una scimmia di nome Britches venne salvata, insieme ad altri 1115 animali, da uno stabulario dedito alla sperimentazione bio-medica presso l’università della California, Riverside.

http://youtu.be/DeMOfL_ExRM

Britches aveva 5 settimane di vita; strappata dalle cure della madre e rinchiusa in completo isolamento in una gabbia, le palpebre dei suoi occhi cucite e un dispositivo elettronico applicato al  cranio con del nastro emetteva, ad intervalli regolari, dei suoni ad alta frequenza.

Ogni giorno, miliardi di altri animali nel mondo soffrono di una angosciosa esistenza tanto quanto soffrì Britches. L’unicità della vicenda di Britches è costituita dal fatto che egli fu sottratto dalle mani dei suoi aguzzini e che gli fu restituita una vita degna di essere vissuta.

http://youtu.be/4oz4b6eOwiA

Per gli altri, per gli animali che rimangono prigionieri nelle gabbie dei vivisettori, l’incubo di una vita scandita dalla solitudine, dalla paura e dalla sofferenza continua, come continua la vile pratica della sperimentazione su degli individui senzienti vivi compiuta in nome di supposti vantaggi tecnici in ambito bellico, cosmetico, medico e commerciale.

http://youtu.be/rpQ0WnlHIc0

Il 20 di Aprile è l’anniversario della liberazione di Britches, quella data marca l’inizio della settimana mondiale per la liberazione degli animali detenuti nei laboratori.

http://www.novivisezione.org/

Per onorare Britches e per ricordare coloro i quali si trovano ancora prigionieri nei laboratori proponiamo una pausa di riflessione e chiediamo a chi ci legge una presa di posizione chiara e univoca contro gli interessi delle multinazionali delle armi e dei farmaci, contro le aziende commerciali che traggono benefici dalla tratta e dalla tortura di animali innocenti da sacrificare sull’altare del favore economico di pochi nell’oblio  delle masse sulle conseguenze di tali abominevoli attività.

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i-care sostiene la ricerca SENZA torturare gli animali, per un progresso reale della scienza attraverso lo sviluppo di metodi alternativi alla vivisezione

Grazie http://www.exposethetruth.co.uk/  per questa storia.

Organizzata da questo gruppo di attivisti, a Londra, il 20 Aprile 2014 davanti all’Imperial College ( SW7 2AZ zona South Kensington ) dalle 17,00 in poi, una manifestazione per chiedere la fine di tutti gli esperimenti sugli animali praticati da quella istituzione e per ricordare le vittime della vivisezione.

 

 

 

 

 

 

 

iniziative ADI pasqua 2014 EXTRA DEFINITIVE

SABATO 12,  dalle ore 17,00 in Piazza Dante a Grosseto e GIOVEDI 17 Aprile 2014 di fronte al Mercato Coperto di Via Fossombroni dalle ore 10,00 

Manifestiamo per esprimere il nostro sgomento e la nostra aberrazione alle violenze di allevatori, macellai e imprenditori del settore agro alimentare che si “guadagnano da vivere” calpestando e uccidendo gli inermi allo scopo di trasformarli in cibo.

agnelli felici

Sono quattro milioni ogni anno gli agnelli i quali, fatti nascere schiavi e strappati alle loro madri finiranno sul piatto della moltitudine umana dedita, con ingordigia carnea, all’osservanza abitudinaria del rituale cristiano che impone loro di festeggiare , con queste barbare modalità, la ricorrenza religiosa pasquale.

 

I campi di concentramento esistono ancora, si chiamano allevamenti, i campi di sterminio esistono ancora, si chiamano macelli.

Qui a Grosseto ne stanno costruendo uno nuovo http://associazionedideeonlus.wordpress.com/2014/03/27/linsanita-del-mattatoio-linsanita-dellindifferenza-a-grosseto/ una struttura che sorgerè distante dall’attenzione dei residenti, lontana dallo sguardo di chi, sensibile alla crudeltà e alla sofferenza inferta su degli inermi, potrebbe inorridire di fronte alla prigionia, ai lamenti, alla mercificazione di individui senzienti non umani, condannati ad una esistenza miserabile dall’uomo padrone e inviati negli impianti di mattazione per venire “processati” a “norma di legge”.
I loro corpi tagliati, scuoiati, spezzati, ridotti in carcassa, resi irriconoscibili dalle lame dei “rispettabili” lavoratori che operano all’interno di questi stabilimenti, verranno trasportati verso i vari centri di distribuzione della filiera agro alimentare e venduti ad altrettanto “rispettabili” consumatori, ai quali sembrerà del tutto legittimo e naturale divorarne le carni.

I nostri attivisti si ritroveranno in strada per testimoniare non soltanto che è possibile vivere senza uccidere, ma che una filosofia di vita che escludA prodotti e derivati dallo sfruttamento e dall’uccisione di animali è facile da attuare e conveniente da mantenere http://www.vegfacile.info/

Nutrirsi dei prodotti della terra è quanto di più naturale e gustoso ogni uno di noi possa fare così da riscoprirsi parte integrante dell’ambiente che ci accoglie, sostenitori di un cambiamento radicale dei modelli di sviluppo e di convivenza che desidereremmo scandissero la nostra esistenza.
L’attuale sistema organizzativo umano, quello imposto da una tecnocrazia demente votata alla distruzione della Natura e al dominio del forte sul debole, ci stà conducendo al disastro e all’alienazione.

Anche qui in Maremma, un territorio nel quale risulta ancora più ardua l’opera di sensibilizzazione alla questione animale , quindi al problema dello Specismo  http://www.liberazioni.org/articoli/MauriziM-06.htm  ,  causa l’isolamento culturale storico che connota questa provincia, è possibile affrancarsi da quegli automatismi tipicamente originati dal conformismo alle norme  tramandato in famiglia e insegnato a scuola, per cercare di assumere, mantenendola, una posizione netta a fianco degli oppressi, contro l’Olocausto animale http://www.adaptt.org/killcounter.html

Non si tratta “soltanto” di salvare la vita a qualche agnello, con le nostre azioni desideriamo minare lo status quo fondato sull’indifferenza che generalmente si nutre nei confronti delle vittime degli abusi quando quelle vittime non siamo noi, i nostri familiari, i nostri amici,

Per gli attivisti che si battono per la liberazione animale non c’e’ differenza tra la vita di un piccolo di pecora o di una specie che la cultura antropocentrica dominante ci insegna a considerare “superiore”, l’essere umano ha il dovere di proteggere e di tutelare chi si ritenga non possedere intelletto o forza fisica a sufficienza per farlo da se.

Chi è diverso da noi NON è inferiore a noi.

EVENTO FACEBOOK

https://www.facebook.com/events/738708709506844/?ref=22&source=1

Immagine  —  Pubblicato: 30 marzo 2014 in abolizione della carne, affari locali, allevamenti, Ambiente, antispeciesism, antispecismo, eventi, macelli, sviluppo sostenibile, vegan
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In un recente articolo su di un giornale locale http://iltirreno.gelocal.it/grosseto/cronaca/2014/03/26/news/madonnino-in-pieno-degrado-1.8928913 il redattore lamenta il degrado e la mancanza di prospettive di una zona, quella industriale del Madonnino, vicino alla frazione di Braccagni al confine del comune di Grosseto, presso la quale è in via di costruzione un’opera che, per quanto ci riguarda, rappresenta il primato negativo nell’ambito dell’industriosità umana: il nuovo mattatoio.

La Ma.Mar Mattazione Maremmana di Ribolla, azienda presieduta da un tedesco, tale R.L. Heinzmann Christian,  ha infatti acquistato il lotto n.23 del Polo Industriale ed ottenuti tutti i permessi per costruirvi il nuovo impianto.

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Qualche mese fà, discorrendo della questione con un personaggio assai informato,  il quale opera come piccolo imprenditore proprio nell’indotto della macellazione degli animali, ci sentimmo dire” macchè nuovo mattatoio! quello è un bluff…nella provincia di Grosseto non servono nuovi impianti…il consumo di carni è in fase calante da anni…gli impianti dediti alla mattazione esistenti già lavorano a scarso regime…” e, cercando di confortarci concluse ” di certo si tratta di qualche operazione poco chiara e dai meno chiari risvolti di natura clientelare che i vari responsabili dei potentati economici e politici locali stanno svolgendo per speculare…” e concluse “…lasciatevelo dire da me…il settore dell’allevamento e della mattazione stà andando ad esaurirsi…”
Tali rassicurazioni ci furono – e continuano ad essere – effettivamente di grande sostegno, in particolare nei momenti in cui il nostro pensiero và alle centinaia di migliaia di poveri individui senzienti che continuano a fare il loro ultimo viaggio, quello che, dopo una breve esistenza  priva di qualsiasi attributo degno di essere considerato significativo in termini di qualità della vita, li condurrà nelle mani dei carnefici umani, degli addetti alla loro morte sanguinosa, sotto le lame impietose dei macellai http://associazionedideeonlus.wordpress.com/2013/05/19/viaggio-allinferno/

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In verità, se si viaggia con l’auto fin dentro l’area industriale del Madonnino, proprio in fondo a questa, all’interno di una recinzione è ben visibile il cantiere dove operano le ditte che con i loro macchinari e i loro uomini stanno edificando questa struttura mostruosa, questo tempio della malvagità umana, questo altare sacrificale all’ingordigia carnea e allo sterminio dei nostri fratelli e sorelle non umani https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2013/12/13/un-pezzo-alla-volta/
Non siamo in molti a curarcene, ma ben nascosto dagli sguardi dei residenti della zona, questo moderno campo di sterminio potrebbe divenire un vero e proprio incubo al momento che divenisse operativo.

In città si sono svolte alcune iniziative contro la costruzione del nuovo mattatoio http://iltirreno.gelocal.it/grosseto/cronaca/2013/12/21/news/il-24-arriva-in-citta-il-camion-allestito-contro-il-mattatoio-1.8344278 alcune delle quali hanno riscosso un qualche successo in termini di visibilità, altre ancora sono in programma e in via di elaborazione, ma naturalmente questo non basta a fermare le ruspe, le betoniere e nemmeno quei pochi incoscenti operai che per un salario alla fine del mese sono disposti a prestare la propria opera ai progettisti nefandi di questa cultura antropocentrica e vile guidata da una ideologia menefreghista e distruttrice, dallo specismo, la quale ha dichiarato guerra alla Natura e all’intelligenza residua delle persone che la abitano,

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Su di un lungo striscione che adorna le recinzioni del cantiere in oggetto stà scritta in caratteri cubitali il nome dell’azienda fornitrice dei calcestruzzi e poi la frase ” capolavori in corso “, a noi sembra che l’unico capolavoro in corso sia lo svuotamento dei valori e di una  sensibilità condivisibili, di quei sentimenti che ci fanno sussultare di fronte alle palesi ingiustizie, un “capolavoro” messo in atto quotidianamente dai fautori del pensiero unico dominante sulle persone sottoposte a tale costante azione di programmazione delle menti, la finalità quella di  nascondere la realtà cruda, quella fatta di terrore, di sangue versato, di evisceramenti, di urla, di ossa che si spezzano, di strazianti agonie inflitte su degli esseri indifesi e innocenti, una agonia che si consuma oggi come si consumerà domani, nei mattatoi vecchi e in quelli nuovi così da  garantire agli adepti di questa civile cultura della violenza istituzionale e della sopraffazione, alla maggioranza dei carnisti – che si ritengono invece tanto  “per bene ” – un laido, quotidiano pasto a base di crudeltà e di ignoranza per una desolante ed eterna riproduzione di cotanto angosciante esistente.

Noi saremo SEMPRE dalla parte dei deboli che subiscono la discriminazione e l’oppressione dai forti, noi stiamo con le vittime dell’olocausto animale e cercheremo di dare loro una voce per quanto ci sarà possibile farlo.

dark leafy greens

Ci è capitato in almeno due delle nostre ultime iniziative nell’ambito della promozione pubblica del “discorso” teorico relativo al Veganismo Etico http://www.laboratorioantispecista.org/perche-vegan/  e a quello della Filosofia Antispecista http://www.peranimaliaveritas.org/filosofia-antispecista.html  di imbatterci in una ( talvolta ) più o meno motivata opposizione da parte di coloro i quali sostengono che “anche le piante sentono dolore” in una corsa in salita atta a valorizzare una critica di merito sui fondamenti secondo i quali non dovremmo imporre il nostro dominio di specie sugli altri animali, facendoli nascere, sfruttandone i corpi e le funzioni alla stregua di meri oggetti, imprigionandoli, sperimentando su di loro, uccidendoli senza alcuna considerazione di natura morale.

Questo tipo di opposizione ai valori del Veganismo Etico spesso è addirittura maggiormente adottato di quanto non lo sia la favola secondo la quale “Hitler era un vegetariano” – come se tale affermazione potesse svalutare automaticamente l’approccio basato sulla compassione interspecifica che anima il nostro discorso di critica radicale all’Antropocentrismo http://www.grandidizionari.it/Dizionario_Italiano/parola/A/antropocentrismo.aspx?query=antropocentrismo e alla presunzione di potenza dell’Uomo su tutto il resto del mondo vivente ( a proposito di questo la dieta alimentare di Adolf Hitler comprendeva salsicce bavaresi, fegato, prosciutto e sembra che la breve luna di miele con la dieta vegetariana del dittatore Tedesco avesse trovato la sua ragione di essere esclusivamente sul desiderio di preservare una salute psico fisica che nulla aveva a che fare con la compassione e l’empatia con gli altri animali ).

Ma insomma, le Piante provano dolore?

Coloro i quali si astengono dal sostenere i processi di sfruttamento e di sterminio degli altri animali, non dovrebbero forse divenire Fruttariani

http://pianetagreen.liquida.it/guida-al-fruttarianesimo-161761.html

piuttosto che saziare i loro appetiti in modo selettivo anche nei confronti di organismi viventi che mettono radici nel terreno e che attraverso vari meccanismi e riflessi “esprimono” una  risoluzione innegabilmente connotata dalla sopravvivenza nell’elemento che li accoglie?

Quando strappiamo dal suolo un cesto di insalata o una carota “uccidiamo qualcuno” ?

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In un articolo nella sezione scientifica del New York Times http://www.nytimes.com/2009/12/22/science/22angi.html?_r=1 l’autore cerca di marcare e di costruire il suo caso sulla presunta futilità della scelta Vegan, in quanto, le persone che hanno compiuto tale scelta, sarebbero condannati a nutrirsi di piante e quest’ultime, come ogni altro essere vivente, avrebbero il “diritto ad esistere” così come gli viene assegnato dalla Natura la quale ne favorisce  nascita e  sviluppo.

In altre parole, se la nostra sorte in quanto esseri umani è quella di “uccidere comunque” tanto vale che non si faccia alcuna distinzione in rispetto a cosa o a chi uccidiamo.

Noi riteniamo che tali argomentazioni non costituiscano una valida opposizione alla Filosofia Vegan in quanto vengono sviscerate allo scopo di giustificare il mantenimento dello status quo in rispetto al modello industriale e consumistico che la civiltà umana si è vista imporre dalle lobby agro alimentari e dalle multinazionali del cibo che ci vorrebbero indurre ad ignorare la provenienza e la qualità di ciò che mangiamo, ma soprattutto l’impatto in termini di sofferenza inferta e di distruzione reale sulla qualità di vita di miliardi di individui senzienti e sull’ambiente che li ospita.

Per cominciare, consentiamoci di tracciare una sorta di linea demarcatrice sulla vicenda e sul dibattito corrente.

Noi riteniamo che il concetto secondo il quale anche le piante siano degli esseri viventi degni di esistere contenga degli elementi affascinanti e condivisibili.

Infatti, dal punto di osservazione della Fisica Quantistica, niente, nel nostro mondo tridimensionale, nessuna materia in esso può venire considerata morta o inanimata, almeno ad un certo livello.

Questa concezione del mondo annovera tra i materiali viventi l’acqua, le pietre e persino alcuni tipi di oggetti tecnologici ( certi monitor dei computer ad esempio ).

Tutto è Energia, ci dicono gli scienziati, tutto emette una vibrazione a diverse rate di velocità e, per ciò che concerne alcuni organismi che tendono a moltiplicarsi e a fortificarsi tipo le alghe, la frutta, le verdure e i batteri, possiamo pensare a una qualche “intelligenza” che ne guida l’evoluzione e la crescita all’interno dei loro rispettivi alvei naturali.

Concordiamo pertanto con la nozione che l’atto di “possedere un innato meccanismo di auto difesa” conferisce a tutte le cose in natura una rilevanza particolare nel grande disegno dell’Evoluzione e della trasformazione cui siamo soggetti dal momento in cui siamo posti in “essere” dagli eventi.

In un certo senso, se non fosse per tutte quelle piante, per tutta la varietà vegetale presente sul pianeta e sulla loro continua attività di scambio di particelle di ossigeno e di ossido di carbonio nè noi nè tutti gli altri animali potremmo avvantaggiarsi delle condizioni ambientali che ci garantiscono  una esistenza.

Quindi, di certo i cavolini di Bruxelle e ogni altra forma di vita vegetale come i frutti, i semi e quanto altro trovano un posto nella catena della vita, spartendo persino tratti nel DNA contraddistinguenti la loro struttura a livello molecolare.

Non è una coincidenza che alcuni degli antiossidanti contenuti nei cibi vegetali i quali assicurano loro di sopravvivere agli assalti e all’azione di altre forme di vita diano pure a noi, che li assumiamo ingestendoli come nutrimento, una certa protezione contro gli attacchi delle malattie e dell’invecchiamento delle cellule.

L’automatica equiparazione tra la “capacità di sopravvivenza di un vegetale” e quella di un individuo senziente rimane comunque una salto incolmabile.

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Senziente, appunto.

Questo termine connota una caratteristica comune a tutti gli altri animali che con la Filosofia Vegan intendiamo salvaguardare non sostenendo determinate pratiche di sfruttamento per produrre cibo, capi di vestiario ed altre merci delle quali noi umani sembriamo incapaci di sottrarre dalle nostre esistenze e dalla voracità che guida le nostre opzioni.

Le facoltà cognitive di una gallina, di un vitello o di uno scarafaggio, in quanto individui senzienti, sono tali da consentire loro in maniera univoca la capacità di provare dolore, di compiere scelte discriminatorie in rispetto all’ambiente in cui vivere e riprodursi, di esprimere preferenze attraverso il comportamento, di manifestare gradi di emozioni.

Per queste ragioni gli individui con una capacità senziente si trovano collocati in una  scala evolutiva maggiormente quotata in termini di consapevolezza di se di quanto non riescano a farlo le verdure.

Per quanto ci riguarda la rigidità dei criteri di definizione sui diversi gradi di consapevolezza di se secondo i quali le piante  NON provano dolore convergono sui seguenti punti:

1_Dalla prospettiva puramente scientifica un potenziale cibo basato sulla vita vegetale NON è un essere vivente, non possiede l’innata inclinazione a sottrarsi dagli attacchi di agenti distruttivi nella stessa misura in cui la possiedono gli esseri viventi senzienti, non possiede un sistema nervoso centrale e in conseguenza a questo non può processare la gamma delle emozioni relative al dolore.

2_Filosoficamente ci appare condivisibile la nozione che Madre Natura, nella sua innegabile destrezza in termini di esecuzione delle condizioni idonee a preservare la vita, non avrebbe mai conferito ad una forma vivente la capacità di soffrire senza donargli anche quella che gli consentisse di  sottrarsi a tale miseria, lottando contro chi le attacca ad esempio, oppure sfuggendo alle attenzioni nefaste dei suoi assalitori mettendosi al riparo o in fuga non appena  divenga manifesta la minaccia o l’esperienza del dolore che questa provoca.

3_Dal punto di vista più pratico nessuno tra noi ha mai testimoniato un Sedano ribelle al suo destino o un Peperone che a gran salti sfugge dalla padella, questo non è certo il caso per gli oltre cinquanta miliardi di animali negli allevamenti mondiali che subiscono uccisioni meticolosamente programmate ed eseguite a livello industriale nei mattatoi.

Concludiamo ricordando che l’ottanta per cento di tutto il prodotto agricolo attualmente generato dall’agricoltura moderna viene destinato agli animali cosiddetti “da reddito” prigionieri dell’uomo.

Cibandosi dei loro corpi nell’opulento  occidente del mondo, si sostiene non solo il Sistema che li ha ridotti in schiavitù, ma anche l’endemico problema della scarsezza delle risorse per sfamare adeguatamente tutti gli altri esseri umani di questo mondo che, come noi, hanno bisogno di cibo per sopravvivere

http://associazionedideeonlus.wordpress.com/2013/07/23/piu-carne-mangiamo-meno-persone-mangiano/

In quanto Vegani ci rendiamo conto che  valori quali il Rispetto e la Considerazione, valori i quali  mettiamo davanti ad una più tradizionale e radicalmente affermata attitudine di diniego rappresentano una sorta di “verità sconveniente” per gli onnivo0ri umani di questo mondo.

E’ infatti più semplice e rapido fregarsene di  chi soffre, di chi paga le conseguenze delle nostre azioni e continuare rimpinzarsi comunque di tutto e di tutti, senza distinzione, senza pensare alle  vittime senzienti di questa fatale equazione.

Noi ci “limitiamo” a divulgare in maniera informata un messaggio di amore e di empatia verso TUTTI gli altri individui senzienti.

Il valore aggiunto di tale pensiero è quello rappresentato dalla possibilità che, a cascata, si riesca a liberarci dalle  peggiori forme di  ingiustizia e di oppressione che (s)qualificano le relazioni umane riducendole al cieco, acritico dominio del forte sul debole.

Le argomentazioni relative “all’uccisione delle piante”  non contraddicono quindi la pretesa dei Vegani di “salvare vite” ( di animali senzienti umani e non ) attraverso le loro scelte quotidiane, ma le consolidano grandemente dotandole di  ulteriori attributi.

 

associazionedideeonlus:

Prenotazione essenziale entro Giovedì 6 Marzo 2014 al 3281544997 anche via SMS

Originally posted on associazione d'idee onlus:

La fattoria, come luogo poetico dove gli animali vivono felici donando i loro prodotti, non esiste e non è mai esistita. Si tratta di una truffa che manipola sin dall’infanzia il nostro immaginario per rendere accettabile lo sfruttamento, il dominio, la violenza e la segregazione a cui sono sottoposti tutti gli animali da reddito. Ma cosa si cela dietro la tanto decantata cultura contadina? O dietro l’icona del latte appena munto? O dietro un romantico pollaio amatoriale?

Associazione D’Idee Onlus e Troglodita Tribe – società per azioni felici – ( Macerata ) http://trogloditatribe.wordpress.com/ ti invitano ad una serata caratterizzata dal buon cibo vegan autoprodotto e dalla cultura antispecista proposta in pillole letterarie da Fabio e Lella.

L’evento si terrà presso il CIRCOLO GRIFO SPORT in Viale Europa N° 50 a Grosseto

L’obiettivo dell’iniziativa è quello di finanziare le attività sul territorio di questa Onlus .

Menù proposto:
ANTIPASTI:
Sedano rapa…

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Immagine  —  Pubblicato: 5 marzo 2014 in Uncategorized

Antispecismo ad alta Voce, evento a Arcidosso (GR)

Libereria Autogestita ( Arcidosso, Monte Amiata, Grosseto ) https://www.facebook.com/liberamiata, Troglodita Tribe SPAf http://trogloditatribe.wordpress.com/ e Associazione D’Idee Onlus promuovono un incontro/confronto sul senso della scelta vegan e della filosofia antispecista.

LOCAZIONE : la Libereria si trova nella piazza antistante il castello aldobrandesco di Arcidosso  nella parte più alta del centro storico.

EVENTO FACEBOOK : https://www.facebook.com/events/222955467912039/?fref=ts

Testimonianza dirette di una scelta etica e politica.

More info sulla filosofia antispecista : http://www.youtube.com/watch?v=BPC7Li1BvIc&feature=share

Immagine  —  Pubblicato: 26 febbraio 2014 in affari locali, antispeciesism, antispecismo, eventi, manifesto, vegan
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In questo preciso momento, nelle fattorie d’Angora di questo mondo migliaia di conigli vengono segregati dentro file di sudice gabbie, impossibilitati a sottrarsi alla terribile sorte loro riservata.

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Quando gli “operatori” di queste “aziende” riterranno che il manto dei conigli è diventato lungo abbastanza, questi docili, delicati animali verranno trascinati fuori dai loro angusti luoghi di detenzione, immobilizzati su degli attrezzi appositamente allestiti, il loro pelo strappato via a ciocche.

ImmagineImmaginiamo le disperate urla di questi animali.

I conigli sono una specie ritenuta socialmente complessa, come tutti gli altri animali dispongono della loro personalità e della loro intelligenza, in natura amano tenere scrupolosamente pulite le loro tane e trascorrono il loro tempo alla ricerca di cibo, principalmente erba e foglie, interagendo con i membri del gruppo di riferimento http://www.lavocedeiconigli.it/razze%20coniglio.htm

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L’associazione animalista PETA https://secure.peta.org/site/Advocacy?cmd=display&page=UserAction&id=5171 , basata negli USA,  è venuta recentemente in possesso e ha diffuso le immagini filmate segretamente in uno di questi luoghi http://youtu.be/PtAFHyXS31M , il risultante documento video rende l’idea in maniera agghiacciante della brutalità del trattamento riservato ai conigli da questi allevatori e dell’intensità della sofferenza loro causata.

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Il pelo viene strappato dai corpi degli animali, con violenza, in particolare dal dorso e dall’addome. Dopo simile terrificante intervento, le vittime vengono rimesse nelle gabbie nelle quali rimangono immobili, sotto shock, incapacitate a bere e a nutrirsi.

Molti di questi individui muoiono per le sevizie subite, i loro corpi destinati al mercato della carne.

Coloro che invece riescono a sopravvivere tale spaventoso trauma soffriranno di nuovo le nefaste attenzioni dei loro aguzzini umani almeno 3 volte all’anno, fino alla fine delle loro misere esistenze.

Anche se esistono piccoli allevatori in Inghilterra, in Francia, in Canada e negli Stati Uniti http://www.permies.com/t/11407/rabbits/Angora-rabbits-wool-meat il novanta per cento della lana d’angora attualmente sul mercato proviene dall’Asia, dalla Cina in particolare.

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Nonostante le ripetute denuncie, le campagne di sensibilizzazione, le foto e i filmati che testimoniano lo scempio inferto sulle vite di questi poveri animali, nonostante questo tipo di documenti abbiano fatto il giro del mondo sulla Rete,  le normative vigenti continuano a preservare agli allevatori asiatici, area geografica dove effettivamente esiste una più bassa attenzione nei confronti della crudeltà esercitata sugli animali negli allevamenti, un margine ottimale per la perpetuazione di tale barbara pratica ai danni di soggetti inermi.

Nel “più civile”  mondo occidentale i mercanti di schiavi non umani utilizzano pettini speciali o forbici per estrarre il pelo dalle loro vittime.

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NON COMPRIAMO, NON INDOSSIAMO ALCUN CAPO CONTENENTE LANA D’ANGORA!

I principali prodotti da boicottare sono i maglioni, i pullover, i foulard, i guanti, le cuffie, quasi tutti articoli ad opera delle cosiddette “grandi firme” , stilisti senza alcuno scrupolo i quali non esitano a sostenere i torturatori asiatici, tanto quanto, i più miti e socialmente accettati “tosatori europei” per realizzare le loro creazioni, per approvvigionarsi di quantità di lana d’angora così da  “abbellire” cappelli,  sciarpe ed altri capi similmente accessoriati con questo prodotto della crudeltà umana.

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Altre informazioni qui http://animalisos.altervista.org/9coniglioangora.php

More info  here ( inglese ) http://www.occupyforanimals.org/angora.html

NON COMPRIAMO ALCUN PRODOTTO DERIVATO DALLA SCHIAVITU’ E DALLO SFRUTTAMENTO DEL FORTE SUL DEBOLE!

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La fattoria, come luogo poetico dove gli animali vivono felici donando i loro prodotti, non esiste e non è mai esistita. Si tratta di una truffa che manipola sin dall’infanzia il nostro immaginario per rendere accettabile lo sfruttamento, il dominio, la violenza e la segregazione a cui sono sottoposti tutti gli animali da reddito. Ma cosa si cela dietro la tanto decantata cultura contadina? O dietro l’icona del latte appena munto? O dietro un romantico pollaio amatoriale?

Associazione D’Idee Onlus e Troglodita Tribe – società per azioni felici – ( Macerata ) http://trogloditatribe.wordpress.com/ ti invitano ad una serata caratterizzata dal buon cibo vegan autoprodotto e dalla cultura antispecista proposta in pillole letterarie da Fabio e Lella.

L’evento si terrà presso il CIRCOLO GRIFO SPORT in Viale Europa N° 50 a Grosseto

L’obiettivo dell’iniziativa è quello di finanziare le attività sul territorio di questa Onlus .

Menù proposto:
ANTIPASTI:
Sedano rapa e Mela in maionese veg
Cous Cous di Cavolfiore con Pesto di Mandorle e Pomodori secchi
PRIMI PIATTI:
Gnocchi con crema di Formaggio veg Cannellino
Orecchiette alle cime di Rapa
SECONDI PIATTI:
Fettine di Soia panate
Sformato di Miglio e/o Orzo con Marmellata di Zucca
CONTORNI:
Patate al Forno
Spinaci all’Aglione
DESSERT:
Torta Mimosa
Bevande. Vino rosso, Acqua e Succhi di Frutta.

Donazione minima 15 Euro

Prenotazione essenziale al 3281544997 entro Giovedì 6 Marzo ( riusciremo ad accogliere circa 45 persone, il sistema della prenotazione ci consente di pianificare le spese e le quantità )

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Evento Facebook : https://www.facebook.com/events/672879829420140/

Con la partecipazione di TECHNOTERRA http://technoterrasoundsystem.wordpress.com/2014/03/06/technoterra-unleashed-8-marzo-a-grosseto/

Immagine  —  Pubblicato: 21 febbraio 2014 in affari locali, antispeciesism, antispecismo, Cene e Eventi Solidali, eventi, macelli, mattatoio grosseto, vegan
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http://iltirreno.gelocal.it/grosseto/cronaca/2014/02/13/news/orrore-a-scansano-la-testa-del-lupo-appesa-a-un-palo-1.8660082

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La crisi globale delle aziende è sicuramente dovuta a scelte politiche assolutamente sbagliate come quella della globalizzazione e del libero commercio, tanto voluta dai  governi occidentali che si sono susseguiti negli ultimi decenni, voluta dalle multinazionali e dai potenti  gruppi di pressione formati dalle elite mondiali.

http://cambiailmondo.files.wordpress.com/2013/07/imperialismo_globale_collanaa4.pdf

Tutto ciò a discapito delle popolazioni meno tutelate, delle popolazioni umane e non umane, degli altri animali, sempre più uccisi e torturati; a discapito dell’ambiente sempre più espoliato; a discapito delle aziende italiane che si son viste calare le vendite e aumentare le tasse; a discapito dei lavoratori esteri, sfruttati come fossero schiavi, senza alcun diritto.

http://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2014/01/24/news/immigrazione_schiavi_golfo-76740094/

le uniche agenzie che ci hanno guadagnato sono state le banche,  le grandi imprese multinazionali e i managers dei bonus multimilionari. Insomma, ci hanno guadagnato  coloro che erano già ricchi.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/20/il-patrimonio-di-85-super-ricchi-e-pari-a-quello-della-meta-piu-povera-del-pianeta/851319/

Per stringere il discorso sull’attualità della nostra provincia, in una tale situazione generale, anche la pastorizia maremmana ne ha risentito.

Nel malcontento generale, con i politici che non smettono mai di imporre le proprie linee di austerity e  e pretendere sempre maggiori “sacrifici” dai contribuenti, i predatori della maremma, spesso cani inselvatichiti derivati proprio dalla pastorizia o dalla caccia, sono diventati il capro espiatorio col quale prendersela e i quali prendere a fucilate.

http://www.lanazione.it/cronaca/2013/12/29/1002689-maremma-lupi.shtml

Il malcontento dei pastori deriva soprattutto dalle errate scelte politiche e dal tasso fiscale esageratamente alto cui le loro imprese devono sottostare.

Affiancata a questa catastrofica situazione imprenditoriale, subentra di forza il problema della violenza su cui si basa ogni forma di allevamento http://associazionedideeonlus.wordpress.com/2014/01/07/abolizione-della-carne-a-grosseto-2014/
In natura l’unica legge esistente prevede che il più forte mangia il più debole perchè ogni essere vivente deve produrre energia consumando altra vita. In natura non esistono nè etica nè giudizio. Ma nel momento in cui la necessità di sopravvivenza scompare, nel momento in cui possiamo scegliere di cosa nutrirci e nel momento in cui abbiamo una conoscenza tale da poter produrre tutto il cibo vegetale di cui abbiamo bisogno e che, a differenza del cibo di origine animale, non provoca malattie, subentra logicamente l’etica, la capacità di scegliere e quindi il giudizio.

http://www.vegan3000.info/

Non è forse sbagliato dire che anche grazie al latte l’uomo è sopravvissuto a situazioni drammatiche come i due dopoguerra, ma bisogna essere ben consapevoli che adesso ci troviamo in uno spazio di tempo completamente diverso, dove non c’è scarsità di cibo bensì eccesso.

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Quello che desideriamo è l’avvento di una  cultura non violenta basata per prima cosa su di un modello di alimentazione che  non prevede, in nessun caso,  l’uccisione di animali o la morte per mancanza di cibo di nessun umano in alcuna parte del mondo http://associazionedideeonlus.wordpress.com/2013/07/23/piu-carne-mangiamo-meno-persone-mangiano/

Consapevoli che tutti i cittadini maremmani hanno la possibilità di scegliere di cosa nutrirsi, chiediamo a tutti loro di scegliere di non mangiare più quei prodotti derivati dagli allevamenti, dallo sfruttamento e dalla morte degli animali.

Chiediamo altresì, con uno sforzo dialettico,  a tutti i pastori, ormai in crisi e senza futuro, di iniziare a progettare una graduale conversione delle loro aziende, orientandosi versa la produzione di formaggi vegetali o altri prodotti elaborati e di qualità sempre di origine vegetale.

Chiediamo ancora, a costoro di non prendersela con i lupi se il loro fatturato cala. Vi chiediamo di prendervela con lo Stato che sta martoriando di tasse le imprese o con voi stessi prendendo atto della vostra incapacità di seguire il mercato che si sta finalmente orientando verso la non violenza.

Per concludere, non possiamo non notare quanto le associazioni di categoria di allevatori, pastori, macellai e altri mestieranti del lucro sulla morte altrui si siano posti su di una linea difensiva

https://www.facebook.com/notes/associazione-didee/lagnello-sgozzato-e-i-lupi-cattivi/624952007572324

a fronte della situazione loro pesantemente sfavorevole generata  dal   calo vertiginoso del consumo di carne di agnello, la quale cosa dipende un pò dalla crisi e molto dalla presa di coscienza delle persone in rispetto alla questione morale.

GDM

Abbiamo tutti letto della tragica storia di Marius, la giraffa uccisa nei giorni scorsi dagli attendenti dello Zoo cittadino di Copenhagen ( Danimarca ) http://www.dailymail.co.uk/news/article-2555079/Danish-zoo-kills-young-giraffe-deemed-surplus-feeds-lions.html i quali hanno poi fatto a pezzi il corpo dell’animale e dato in pasto ai leoni davanti ad una platea di spettatori, tra loro anche bambini, i quali hanno assistito a tutte le fasi della macabra messa in scena.

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Alcuni di noi avranno anche appreso dell’uccisione di una intera famiglia di leoni presso il Longleat Safari Park ( Regno Unito )

http://www.dailymail.co.uk/news/article-2554916/Outrage-lioness-cubs-pride-Longleat-leaving-staff-tears.htmls,

Di queste due istituzioni, la prima non disponeva dello spazio sufficiente ( nell’accezione economica del termine ) per dare a Marius una sistemazione all’interno dello Zoo, la seconda, non era più in grado di gestire l’aggressività dei felini, i quali ristretti in sistemazioni non idonee alla loro natura erano divenuti pericolosi gli uni per gli altri.

Viene da chiedersi: ma perché questi sfortunati animali sono stati fatti nascere in cattività?

Né Marius, la giovane giraffa, né Henry il leone, la sua compagna e i loro piccoli erano destinati ad un programma  di inserimento nel loro ambiente naturale.

Tutti loro, nati per trascorrere le loro vite entro degli spazi innaturali, costruiti appositamente dall’uomo per mercificarne le esistenze, avevano un unico scopo, quello di attrarre visitatori disposti a pagare per guardarli da una distanza, per fotografarli o per denigrarli.

Questo è il business di tutti gli Zoo di questo mondo,

http://www.captiveanimals.org/news/2014/02/blog-we-all-need-to-look-at-the-bigger-picture-when-it-comes-to-zoo-surplus

Uno degli aspetti più tristi di questi veri e propri campi di concentramento nei quali migliaia di animali trascorrono miseramente la loro intera vita è quello relativo alla frequenza delle uccisioni mirate, operata dai   manager e dagli operatori dello Zoo, di quegli individui identificati come “surplus”, 200,000 di loro vengono ammazzati soltanto negli impianti di detenzione europei ogni anno. Molti di loro vengono utilizzati come cibo, proprio come è accaduto a Marius.

Come possiamo fare per aiutare gli animali rinchiusi negli Zoo?

Certamente la risposta a questa domanda non può essere trovata all’interno di queste strutture totalizzanti e anacronistiche, le quali NON sono rifondabili.

La risposta, come quasi sempre, dobbiamo trovarla dentro di noi, possiamo infatti boicottare simili imprese umane, non sostenendo alcuna di queste istituzioni attraverso l’acquisto di biglietti e l’organizzazione di visite.

Possiamo e dobbiamo rendere note le condizioni di vita ( e le modalità di morte ) di questi schiavi non umani a tutti i nostri parenti, amici, conoscenti affinchè si concretizzi una presa di coscienza vasta e articolata sugli orrori rappresemntati da questi posti, i quali devono chiudere.

Oramai è troppo tardi per salvare Marius e la famiglia di leoni, ma non lo è per le migliaia di altri loro sventurati compagni rinchiusi negli Zoo europei.

Ci avviciniamo al periodo pasquale, ed alcune organizzazioni per la liberazione degli animali inglesi lanceranno una campagna di sensibilizzazione intorno ai drammatici retroscena che distinguono per crudeltà e barbarie tutti gli Zoo europei.

Anche a Grosseto, dove tradizionalmente, almeno una volta all’anno attandano circhi con a seguito animali esotici e non, intendiamo dare risalto a queste vicende con delle iniziative.

Per ora ci inchiniamo con rammarico, rispetto e dolore alla triste fine cui sono stati condannati Marius, Henry e la sua famiglia, tutte vittime del pensiero unico dominante, quello specista antropocentrico, che non consente alla maggioranza degli esseri umani alcuna…umanità, alcuna compassione nel trattamento riservato ai nostri fratelli di altre specie.

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Grazie per alcuni dei contenuti di questo blog a Captive Animals’ Protection Society di Salford, Manchester, UK    http://www.captiveanimals.org/