Archivio per giugno, 2014

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Anche quest’anno, con la finalità di fare fronte ai costi da sostenere per le azioni sul territorio, per le spese amministrative e per la stampa del materiale che usualmente distribuiamo gratuitamente ai nostri presidi, lanciamo una Campagna di sottoscrizione a beneficio di questa Onlus.

Chiediamo a chi ci segue, ai simpatizzanti e a tutti coloro che desiderano ottenere una o più delle bellissime magliette in cotone stampate in erigrafia nel Giugno scorso, di farsi vivi con un messaggio SMS al 3281544997 specificando nome, cognome e taglia desiderata, oppure attraverso questo Blog esprimendosi con un cenno di interesse sull’acquisto della maglietta.

Il costo di ogni singola maglietta, disponibile in tutte le taglie è di € 12,00 ( € 10,00 per 3 o più di 3 magliette )

Oltre al colore nero saranno disponibili un numero limitato di magliette rosse ( solo taglie S e M ).

Il costo di spedizione via raccomandata per coloro che vivono fuori o distanti da Grosseto o che comunque non possono incontrarci per la consegna a mano è di € 10,00

La forma di pagamento preferita è la ricarica postepay N. 4023600586285530 5333171008615649 intestata a Paolo Rossi

oppure puoi visitare questo sito e utilizzare Paypal:

http://www.kapipal.com/associazionedideeonlus

Grazie del vostro supporto e a presto.

carolla


We launch a fund raising Campaign to support our activities.

To order one or more  T-shirts please give  Paolo a ring on  3281544997 leaving your full name, address and desired size taking it into account that only as mall number of size LARGE and MEDIUM are left.

Cost for each T-shirt is €12,00 ( €10,00 for orders of 3 or more T’s )

Mailing costs within Italy 10,00 euros, outside Italy do contact us for details on postage cost.

Thanks for your support


http://youtu.be/VGczSNf9Uck

Alcune delle impressioni ricavate durante la nostra partecipazione ad EcoCompatibilmente Fest http://www.compartir.it/eco/ a Castell’Azzara ( GR ) un evento al quale abbiamo contribuito con una presentazione sulla filosofia antispecista ripresa e rielaborata dalla pubblicazione Proposte per un Manifesto Antispecista http://www.manifestoantispecista.org/web/.

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Il dibattito che ha seguito la presentazione ci ha messo di fronte a due criticità.

La prima riguarda il concetto di Etica e la differenza che corre tra l’utilizzo di questo valore a livello individuale come azione morale e virtuosa e la comune interpretazione che si rende a questo valore fuori dalla sfera individuale, l’Etica Pubblica.

Per Aristotele l’Etica era una “scienza normativa” , la scienza del Bene che prevale sul Male, o meglio il giudizio morale espresso su di una azione, una idea, un sentimento.
Secondo il pensiero di Kant è etico ciò che obbedisce alla “legge morale” emanata dalla nostra Ragione.

Secondo il primo tra i filosofi che hanno coniugato timidamente il concetto di Etica declinata agli altri Animali, Jeremy Bentham ( il quale comunque nei suoi scritti si esprimeva in maniera decisamente ambigua in rispetto al riconoscimento della soggettività di questi ultimi) si può dire etico tutto ciò che è “utile” al benessere del maggior numero di persone, insomma le azioni “buone” sono quelle che creano “felicità”, dove per “piacere” si intende una condizione di mancanza di dolore.

A noi pare che la produzione di una “Etica Pubblica” sia ad esclusivo monopolio delle classi e delle elite che si susseguono nell’amministrazione del potere ( la cosidetta ragion di Stato ) e che mai, in quanto attivisti per la liberazione animale, obiettivo il quale quale per noi equivale ad una liberazione più generale, si discosterà da pratiche di convalida dei peggiori regimi di sfruttamento immaginabili ( gli allevamenti, i mattatoi, i laboratori della ricerca, l’industria dello spettacolo ) dove gli schiavi “altro che umani “ languiscono e periscono a decine di miliardi ogni anno.

Comprendiamo quindi che se non si desidera o non si riesce a mettere in discussione l’intero apparato che ci opprime, laddove vorremmo solo sostituire questo o quell’elemento del Sistema con qualcosa di maggiormente e comunemente accettabile, riuscirà praticamente impossibile far prevalere un senso di etica personale ad uno condiviso, quello dell’Etica Pubblica, in quanto disciplina univoca e incontrastata.

Noi crediamo che l’Etica Pubblica al momento attuale, dati i mezzi a nostra disposizione, sia immodificabile, non riusciremmo a penetrarla, le nostre idee di liberazione sono di scarsa presa e di ridotto accesso alle istituzioni ( la Famiglia patriarcale, la Scuola, il mondo produttivo, il Capitale ) che giorno per giorno la rigenerano e la mantengono qualitativamente apprezzabile agli occhi del cittadino/consumatore.

Quella che Annamaria Manzoni, nella sua prefazione all’edizione italiana di “Perché Amiamo i cani, Mangiamo i maiali e Indossiamo le mucche” di Melanie Joy http://www.sonda.it/perche-amiamo-i-cani-mangiamo-i-maiali-e-indossiamo-le-mucche/ chiama la “dittatura della consuetudine”, appare come un moloc culturale che imprime alle masse una cecità totale in rispetto al fenomeno pervasivo e brutale dello sfruttamento degli Animali da parte dell’industria alimentare, la quale da sola è responsabile del 98% delle efferatezze che si compiono contro gli Animali.
I corpi degli ultimi tra gli ultimi, degli Animali che a miliardi vengono “processati” negli stabilimenti e negli impianti del mondo sono invisibili, nel senso che la loro angoscia e la loro immane sofferenza lo sono. Il transito dei loro corpi in questa dimenzione terrena passa assolutamente inosservato.
Ci accorgiamo di loro solo quando i pezzi di carcassa e le loro membra  vengono serviti a tavola, a quel punto per loro è già troppo tardi , così come è già troppo tardi per la maggioranza dei consumatori associare quei pezzi di carne all’Animale che era. Niente cambierà per le future vittime di tale infame equazione.

Come crederemmo possibile costruire un principio di Etica Pubblica in questo scenario?

Noi attivisti ci proviamo in maniera vivida mostrando cosa accade agli Animali nei luoghi del terrore in cui l’Umano padrone li costringe ed esigendo che le persone prendano atto che acquistando determinati prodotti diventano essi stessi complici di quel massacro, della strage quotidiana che non ha più nessuna ragione di continuare se non il motivo di coloro i quali traggono un profitto economico in tale processo.

Parafrasando la Manzoni “ l’atto di mangiare Animali, nelle nostre coscienze, ha assunto i caratteri della normalità (…) di un comportamento naturale e necessario”.

Per ora possiamo quindi eludere la questione dell’Etica Pubblica: non ci appartiene, non  è possibile identificarci con essa.

La seconda criticità emersa a seguito del dibattito a margine della presentazione sull’Antispecismo svoltasi a Castell’Azzara il 22 Giugno 2014 è quella relativa al senso di pesantezza e di fatica che l’atto di proporre un simile argomento, questa filosofia di vita che mira alla modifica radicale dell’esistente, procura sia a coloro che lo espongono che a quelli che dovrebbero recepirlo.
La manifestazione di una volontà e le azioni che distinguono la costruzione di una società aspecista è impresa che va oltre l’atto di “rivoluzionare ciò che è” – le nostre idee mettono sotto accusa l’intera civiltà umana fondata sulla domesticazione degli altri animali, sullo sfruttamento intensivo loro e del suolo e, più recentemente, con l’ausilio della tecnologia soprattutto medica, sulla biopolitica o meglio sulla gestione e sul controllo della vita cosciente tutta ( inclusa quella umana).

Noi crediamo che l’unico modo per liberarci dall’oppressione e per restituire agli altri Animali la possibilità di sottrarsi alla infernale dinamica che li vede vittime in una costante riduzione a merce di scambio sia, appunto, combattere lo Specismo.

L’autore e attivista Massimo Filippi nel suo Natura Infranta http://oltrelaspecie.blogspot.it/2013/04/libri-natura-infranta-dalla.html sostiene che questa ideologia non rappresenta ulteriore atto di soggezione al pari di altri, ma è l’oppressione in quanto tale e per questo così difficilmente estirpabile, per questo non un semplice pregiudizio.
Sempre riprendendo Filippi, lo Specismo è essenziale alla stabilità materiale e simbolica della società umana.

Queste in sintesi, riteniamo che siano le ragioni per cui risulta “così difficile” e pesante parlarne, è necessario quindi continuare a farlo.

Un ringraziamento per la loro energia e per l’entusiasmo a Anna, Damiano, Gennaro e Salvo. Arrivederci a EcoCompatibilmente 2015.

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Associazione D’Idee Onlus è composta da un  gruppo di persone che negli ultimi 4 anni, attraverso il loro attivismo, ha adottato, introducendola a Grosseto, la filosofia antispecista nel discorso di critica radicale all’esistente.

Con le nostre iniziative intendiamo promuovere attraverso l’autogestione delle attività la pratica militante del veganismo etico e il valore universale del rispetto incondizionato di tutto il mondo dei viventi.

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Per definire l’Antispecismo potrebbe essere essenziale riuscire a comprendere il significato e gli effetti sulla nostra vita dell’ideologia dominante.

Questo apparato di norme e di tradizioni, ma soprattutto il potere esercitato dalle elite che si sono susseguite al comando, ha condizionato in maniera decisiva l’evoluzione umana nel passaggio storico e antropologico che, da un mondo ricco di vita e di spirito, la condusse ad abbracciare l’agri-cultura , quella transizione che trasformò l’ economia di raccolta in quella agraria e di sfruttamento sistematico del suolo e degli animali ad opera dei nostri antenati avvenuta 10,000 anni fa.

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Lo SPECISMO ha caratterizzato da allora l’organizzazione sociale umana forzandone lo svolgersi su dei rigidi valori gerarchici, in feroce contrapposizione con la Natura.

La nostra specie si è elevata fuori dalla Natura e la lotta per vivere, per affermare i modelli economici e politici stabiliti, le modalità con cui gli uomini si adattano all’ambiente servendosi delle risorse, hanno prodotto risultati distruttivi e incompatibili con l’ambiente stesso, saccheggiando questo ultimo, riducendo in schiavitù gran parte delle popolazioni non umane del pianeta e discriminando quelle umane a seconda di criteri diversi in epoche diverse ( razzismo, sessismo, classismo ecc ).

La perdita del rapporto di reciprocità, fondato sull’integrazione con il territorio che ci ospita e sull’empatia con gli altri animali nel corso dell’evoluzione della società appare un processo inarrestabile.

Tale processo si è caratterizzato in modo diverso a seconda del contesto e ha prodotto cambiamenti impressionanti, prospettive catastrofiche per tutti.

La vera esistenza del pianeta è messa a rischio dai comportamenti e dalle trasformazioni derivanti l’attività dell’uomo.

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Chiamiamo tale perdita nel rapporto di reciprocità con il mondo vivente Specismo, ovvero la pretesa superiorità della specie umana sull’universo che lo ospita.

Chi si oppone a tale pretesa superiorità si rifà all’antispecismo, quel movimento filosofico, politico e culturale che lotta contro l’antropocentrismo e l’ideologia del dominio veicolata dalla società umana.

Benché l’idea che le organizzazioni umane possano disporre a proprio piacimento di ogni altro essere vivente sia profondamente radicata, noi crediamo che per contrastarne il disegno di dominio globale si possa fare molto oggi, ogni giorno, attraverso l’utilizzo delle nostre facoltà e attraverso l’esercizio di scelte ragionate, abbracciando subito la filosofia vegan in quanto strumento essenziale nello sviluppo di spazi aspecisti liberati.

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LINKS :

http://www.manifestoantispecista.org/web/

http://www.compartir.it/eco/

http://technoterrasoundsystem.wordpress.com/

 

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Cifre ufficiali relative al numero di creature marine uccise ogni anno non esistono in quanto la morte di questi animali viene comunemente misurata utilizzando il peso, ma si tratta di centinaia di miliardi. Trascinati fuori dai mari, intrappolati in enormi reti, i loro occhi spesso schizzano fuori dalle orbite al repentino e inesorabile cambio di pressione, lasciati soffocare lentamente e schiacciati sotto il peso degli altri individui che vanno a formare il “pescato” realizzato dalle navi, flotte delle quali  solcano in lungo e in largo ogni chilometro quadrato della superficie marina terrestre.

Le reti dei moderni pescherecci industriali, tanto grandi come degli interi campi di calcio, scaricano tonnellate di pesci sui ponti in sistematiche operazioni di rastrellamento, una volta a bordo molti di loro vengono eviscerati vivi, altri ancora, quelli indesiderati o inservibili dall’industria ittica, rigettati in mare, irrimediabilmente danneggiati nella loro integrità organica, stressati e agonizzanti, trattati come spazzatura. I tonni ad esempio, catturati dagli apparati meccanici a strascico vengono condotti a forza per chilometri e maciullati lungo i margini delle reti.

La sofferenza di questi animali è ben documentata. Ricerche scientifiche hanno provato che i pesci, come tutti gli altri individui senzienti, sono capaci di provare dolore, paura e sono governati a livello nervoso http://www.huffingtonpost.com/marc-bekoff/fish-suffer-and-feel-pain_b_565677.html

Il fatto che queste creature abbiano avuto l’opportunità di vivere la propria esistenza in libertà prima del letale incontro con l’Uomo non rende la loro uccisione meno cruenta, il loro sacrificio maggiormente giustificabile.
Gli allevamenti di pesci funzionano esattamente come quelli destinati alla reclusione e alla schiavitù delle creature terrestri, quegli impianti che “normalmente” forniscono di carne supermercati e macellerie. In quelle prigioni sommerse ai pesci viene negata la possibilità di nuotare liberamente, essi vengono infatti obbligati a condividere pochissimo spazio in acque putride di escrementi e povere di ossigeno. In tali condizioni di non-vita i pesci soccomberebbero alle malattie e allo stress se non venissero periodicamente “trattati” con diversi tipi di farmaci e di antiparassitari per tenere sotto controllo le infezioni, queste ultime con frequenza “sconfinano” causando morie tra i pesci selvatici che vivono in mare aperto e inquinando l’ambiente che li ospita.
Una quantità inestimabile di pesci catturati in mare aperto vengono inoltre utilizzati come mangime per nutrire gli individui prigionieri negli allevamenti, anche quelle specie erbivore tra loro, contribuendo così alla smisurata mattanza e al saccheggio degli ecosistemi che si compiono in nome del profitto dell’industria ittica e per soddisfare una domanda indotta dalle pubblicita’ e dalle tradizioni per tali prodotti alimentari.

Gli animali acquatici non godono di alcuna tutela da parte delle poche leggi e dei pessimi regolamenti esistenti in alcuni paesi che, in misura minima vengono contemplati, a volte adottati, per la macellazione di quelli terrestri.

I metodi di macellazione utilizzati sui pesci di allevamento sono particolarmente brutali, alcuni vengono bolliti vivi, spellati vivi http://laverabestia.org/play.php?vid=3237 altri lasciati fuori dall’acqua fino a che non spirano, altri ancora fatti a pezzi e lasciati sanguinare, senza alcuna anestesia o stordimento, fino alla morte.

Questo video http://suprememastertv.com/stop-animal-cruelty/?wr_id=89 mostra in maniera vivida e documentata il patimento che ANCHE i pesci soffrono sotto le lame dell’uomo.

Studi accreditati hanno mostrato quanto aragoste, astici, gamberi e altri crostacei siano anche loro in grado di soffrire tanto quanto cefalopodi quali polpi e calamari.
Granchi e aragoste  subiscono la legatura delle chele https://m.facebook.com/notes/associazione-didee/sugli-astici-detenuti-in-condizione-di-sofferenza-esposto-di-associazione-didee/250432361690959/ ai gamberi  vengono amputati gli arti, da vendersi a parte nei mercati. Queste creature sensienti vengono comunemente tenute da vive su dei letti di ghiaccio per “preservarne la freschezza” in pescheria e finiscono la loro tormentata esistenza bollite vive una volta acquistate dai clienti di tali esercizi commerciali.

In certi allevamenti si  interferisce perfino con dei tagli eseguiti col rasoio sugli organi riproduttivi delle femmine di alcune di queste specie per ottenere proli più numerose.

Uccidere NON può essere considerato un metodo umano per procurarsi il cibo in nessun caso.

La vita per gli animali, per qualsiasi animale, è loro tanto  cara quanto lo è per ogni uno di noi e nessuno  si lascierebbe tormentare o uccidere senza cercare di difendersi se si trovasse nella condizione di poterlo fare.

Anche chi sceglie di nutrirsi con carni organiche o derivate da allevamenti a conduzione familiare, chi aderisce ad una dieta alimentare vegetariana che comprende latte e uova, contribuisce ad aumentare il  carico di sofferenza e di miseria posto sugli altri animali
http://www.viverevegan.org/images/opuscoli/latte_2008.pdf

Sappiamo che l’unica soluzione al problema dello sfruttamento dei nostri fratelli non umani è quello rappresentato dalla scelta Vegan http://www.vegfacile.info/materiali.html
Attraverso la scelta Vegan possiamo reperire tutto il nutrimento di cui necessitiamo per vivere in maniera sana dai cibi di origine 100% vegetale.
Grazie a http://www.animalaid.org.uk per alcuni dei contenuti di questo blog.

http://worldoceansday.org/

IL GIORNO 8 GIUGNO IN ALCUNE LOCALITA’ A LIVELLO GLOBALE VIENE RICORDATA CON INIZIATIVE DI VARIO GENERE LA DISTRUZIONE DEGLI AMBIENTI MARINI, LA CONTAMINAZIONE DEGLI OCEANI E LO STERMINIO DEI PESCI AD OPERA DELLA CIVILTA’ UMANA.

L’OTTO GIUGNO E’ LA GIORNATA INTERNAZIONALE DEGLI OCEANI, QUESTO E’ UN INVITO A PARTECIPARE AGLI EVENTI CHE SI TERRANNO O A INIZIARE A MARCARE TALE RICORRENZA NEL LUOGO IN CUI VIVI.

NESSUN ATTO DI DENUNCIA E DI LOTTA E’ TROPPO PICCOLO, SE HAI IDEE RIGUARDO QUESTA E ALTRE QUESTIONI E VUOI CONTRIBUIRE AL CAMBIAMENTO IN ATTO CONTATTA I GRUPPI E LE INDIVIDUALITA’ CHE SI DEDICANO ALL’ATTIVISMO NELLA TUA CITTA’.