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Con una perentoria comunicazione a firma del presidente della società Ma.Mar ( Mattazione Maremmana SRL ) apparsa sul portale della Confagricoltura il 13 Aprile scorso si annuncia l’inizio attività del Mattatoio del Madonnino ( Braccagni, Grosseto ) con in calce il listino prezzi.

young victimPer la cifra di 120,00 euro al Madonnino si ammazzano bovini di 12 mesi di età, si “restituisce il quinto quarto alimentare della carcassa composta dall’intera frattaglia” , alcuni organi interni, ” la coda , la lingua, le guanciole” e persino “la trippa pulita”.

I vantaggi per gli allevatori che si avvarranno di questo moderno servizio – si legge nel documento della Confagricoltura –  includono ” lo stoccaggio in cella frigorifera per un periodo di 7 giorni” però attenzione : ” dall’ottavo giorno dalla macellazione in poi si applicherà un costo aggiuntivo di 5,00 euro.

Nella suddetta circolare si informa della disponibilità di un tariffario a parte pertinente “l’attivazione del reparto disosso” e confezionamento. Sarà inoltre a disposizione a breve un laboratorio di sezionamento dei cadaveri che risponderà a tutte le esigenze dei clienti che sapranno avvalersene. Occasioni da non perdere per chi intende uccidere hi-tech e a norma di legge, occasioni per produrre e commercializzare un “prodotto di qualità”.

Proprio ciò che serviva per dare impeto all’economia locale e per lo sviluppo di nuove opportunità lavorative per i giovani, ma non  tutti potranno beneficiarne. Nel costrutto di questi signori occorre che i partecipanti considerino gli altri animali come merce,  non si deve mostrare un minimo di sensibilità in relazione alla loro sofferenza e, criterio di selezione principale, si deve avere cieca fede  nel sistema antropocentrico che prevede tale impresa commerciale, quella dell’esercizio della schiavitù, come un opera non solo legittima e onorevole, ma come una normale prassi atta, tra le altre questioni più pratiche, a soddisfare l’idea di homo sapiens, nella sua declinazione homo economicus, di continuare indefinitivamente a sedere al centro del mondo vivente e di  atteggiarsi a figura divina in Terra programmando nascite attraverso la sistematica pratica dello stupro industriale delle altre specie, attuando azioni seriali di sottrazione dei piccoli alle madri e al confinamento brutale di queste povere anime in delle lerce stalle per poi finire su di un camion verso i moderni campi di sterminio come quello sito nella zona industriale del Madonnino

“Prodotto di qualità” del mattatoio in un dettaglio di raccapricciante vividezza.

Questo si che è progresso antropologico e consolidamento culturale contro un nemico comune, la natura o meglio la nostra appartenenza ad essa e la nostra animalità negata dagli imperativi discriminatori di specie.

La comune tagliata di manzo non è cibo, è violenza.

I pezzi di cadavere che giacciono nelle  celle frigorifere non rappresentano nutrimento, ma odio, paura e umiliazione.

La putredine che avviene dal primo minuto dall’avere ingurgitato quella violenza, quell’odio, quel terrore offuscherà la  mente, ne contaminerà in maniera insopportabile i tessuti e  l’etica umana degli individui che avranno divorato questo “cibo” – ne rimarrà corrotta al punto da rendere essi stessi degli schiavi, appesi al gancio e alla mercè di un sistema che promuove crudeltà e sofferenza finalizzando i processi produttivi in vantaggio contabile.

La realizzazione del “campo” del Madonnino è stato possibile grazie ai generosi contributi a fondo perduto ( Fondo per lo Sviluppo Rurale della Regione Toscana ) e allo sforzo di un consorzio di imprese locali.

Nel balletto degli inchini e dei rituali che si sono svolti prima dell’elezione dell’attuale sindaco di Roccastrada, Francesco Limatola – comune sul territorio del quale sorge il mattatoio – apparso in alcuni organi di propaganda locale abbiamo potuto leggere le seguenti dichiarazioni:

“… è un onore   sottolinea – l’attuale sindaco di Roccastrada – Limatola – avere come presidente – del comitato elettorale a suo sostegno – Christian Heinzmann – presidente della Mattazione Maremmana –  una persona di grandi capacità e solide competenze che ben rappresenta la forza e le energie positive di questo territorio, una persona che ha reso più ricca la nostra comunità con il suo lavoro e l’amore dimostrato per questa terra,  che non era la sua, ma lo è diventata presto”.
“Sono convinto – dichiara Christian Heinzmann restituendo con benemerenza la cortese considerazione dell’amico politico – che Francesco Limatola possa fare un buon lavoro per il territorio, anche in considerazione del suo impegno con la precedente amministrazione comunale, per far nascere il mattatoio. Inoltre, ritengo validissimo il suo progetto sul polo logistico. E’ davvero importante la sinergia e la collaborazione tra imprenditoria e politica, per uno sviluppo equilibrato del territorio.”

I consumatori possono stare tranquilli e sicuri, trovandosi nelle mani anche se non proprio pulite – del sangue e delle frattaglie dei 1200 schiavi ( i bovini )  “trattati” in quell’impianto di mattazione ogni anno a partire dal 13 di Aprile 2015, – di costoro, di questi moderni eroi dell’agricoltura locali i quali, attraverso una dubbia industriosità, garantiranno  la salubre,  morale  espansione economica delle nostre comunità:  un orrendo concerto di urla di terrore delle vittime finite a pezzi nelle celle frigorifere, un rinnovato, mostruosamente calloso sentimento di indifferenza dei loro carnefici verso tale supplizio,

Per approfondire sul ruolo dei mattatoi e della cultura mortifera che tali progetti emanano sulla nostra coscienza collettiva riferirsi ad un nostro precedente articolo sull’architettura della sopraffazione.

Uno dei luoghi della civiltà umana maggiormente tenuto a distanza dagli sguardi, probabilmente il luogo maggiormente rimosso dall’immaginario individuale e collettivo è quello del mattatoio.

La struttura adibita a questo tipo di attività che è stata costruita all’interno del Polo Industriale del Madonnino, a Braccagni, in provincia di Grosseto non è una eccezione a questa regola.

Questo moderno campo di sterminio è stato realizzato su iniziativa di un Consorzio di aziende locali le quali hanno beneficiato di un contributo regionale a fondo perduto di un milione e seicento ottantamila euro a fronte di una spesa di due milioni e ottocentomila euro complessivi.

Per la Regione Toscana che ha finanziato in larga parte questa impresa, l’atto di assegnare tutti quei soldi pubblici alla MaMar, una azienda specializzata nell’uccisione di animali cosi detti da reddito e titolare del progetto, costituisce un “importante passo” verso una “migliore valorizzazione degli assetti locali dell’economia rurale” di questo territorio.

Nei media locali si è parlato di sviluppo, di occupazione e persino di rilancio di un’area industriale disastrata e desertica, quella appunto dove sorge il mattatoio.

Per gli attori privati coinvolti in questa impresa le aspettative sono quelle relative alla moltiplicazione degli allevamenti in zona così da potenziare la capacità attuale di produzione e di offerta di alimenti carnei ai consumatori locali che lo richiedono.

L’industria della carne è in crisi e questo tipo di operazioni servono anche a scongiurare un ulteriore declino nella domanda. Sappiamo che gli impianti di mattazione esistenti intorno e internamente alla provincia di Grosseto non operano a pieno regime, non c’era davvero necessità di costruirne un altro, le finalità, come abbiamo detto infatti sono diverse.
Ma a noi interessa porre l’accento sugli aspetti etici di un simile progetto, nell’anonimo luogo che vediamo nelle immagini, un mattatoio che sicuramente disporrà di impianti e dispositivi di contenzione, detenzione, uccisione e smembramento dell’ultima generazione, all’interno di questo lugubre luogo, una volta divenuto operativo, si ammazzeranno almeno 12,000 animali all’anno, singolarità che avranno condotto la loro non-vita segregati in qualche stalla o gabbia o allevamento di tipo industriale, totalmente nelle mani dei loro padroni umani i quali avranno stabilito dalla disgraziata nascita di queste creature alla loro fine violenta e sanguinosa ogni singolo aspetto delle loro esistenze, in effetti esseri senzienti trattati come merce, come oggetti da accumulare e da consumare.

Questi animali verranno trasportati qui, al mattino presto o di notte, per non turbare le coscienze di coloro i quali poi ne acquisteranno i corpi, fatti a pezzi e ben ripuliti, resi accettabili alla vista, confezionati dai macellai o nei supermercati.

Nessuna connessione tra il sistema di moderna schiavitù ( gli allevamenti ) i luoghi dove si commette il genocidio quotidiano ( i mattatoi ) e la tavola dove chi consuma questo tipo di alimenti si siede ogni giorno deve essere fatta, nessuna connessione, il vecchio adagio che recita “occhio non vede, cuore non duole” non è stato mai così vero come in tali circostanze.

Di fatto il sistema di allevamento e di sfruttamento degli animali se osservato da qualunque prospettiva, da qualsiasi occhio capace di rappresentarlo criticamente è un sistema di una crudeltà inaudita, un apparato connotato dalla violenza metodica del forte sul debole in ogni sua fase, un sistema di potere che fa presa assoluta sulle proprie vittime che noi chiamiamo DOMINIO.
Il dominio umano si afferma sugli altri animali in differenti forme e con diverse modalità, basta pensare all’industria dell’intrattenimento, alla sperimentazione bio medica, allo sfruttamento affettivo che si impone a determinate specie, alla caccia e alla pesca, ma la violenza efferata e seriale che si compie con ferocia e senza rimorsi per produrre cibo ammonta ad una percentuale che sfiora il 98 per cento di tutti i crimini compiuti ai danni degli altri animali da parte dell’uomo.

Questa situazione obbliga alcuni di noi a porci degli interrogativi e a enfatizzare con tutti i mezzi di cui disponiamo l’indifendibilità di tale brutale forma di oppressione e l’obbligo morale di fermarla.

Al Madonnino, come in altre cattedrali del dominio specista, schiavi non umani, discriminati e oppressi in quanto non facenti parte della specie eletta, creature rese invisibili e riproducibili all’infinito termineranno il loro angoscioso e breve viaggio su questo mondo.

Arriveranno al Polo Industriale nei camion, spesso dopo viaggi lunghi ed estenuanti, senza acqua ne cibo, al freddo gelido o nel caldo torrido e obbligati a scendere senza tanti complimenti, convogliati nei recinti esterni e poi, uno alla volta, verso i tunnel della morte, storditi in maniera adeguata se hanno un briciolo di fortuna, ancora coscienti in altri casi nelle mani degli addetti al taglio della gola, alla rimozione di muso e zoccoli, all’evisceramento….una orrenda catena di smontaggio degna dei peggiori film dell’orrore, un orrore senza eguali dove il sangue, le lacrime, il terrore, la merda, le urla, l’angoscia si levano, si mischiano e si separano dalla carne, dalla fibra, dai muscoli, dalle budella e da altre parti che verranno poi vendute opportunamente ripulite e rese presentabili a quei consumatori che non si chiedono, che non intendono vedere, che non dispongono di una sensibilità tale da consentire loro, appunto, di fare le dovute connessioni.

Non abbiamo bisogno dei mattatoi, dei trasportatori di animali vivi, degli allevamenti, degli stupri industriali per generare nuove vittime, non abbiamo bisogno dell’allevatore e del macellaio per vivere.

Possiamo vivere bene e mangiare con gusto basando la nostra alimentazione sui prodotti della terra, vivere senza infliggere disperazione, violenza e morte ad altri è possibile, per questo vogliamo che posti simili a quello del Madonnino scompaiano o che vengano riconvertiti ad una economia di pace, di solidarietà e di crescita culturale.

Oggi in molti abbiamo deciso di non sostenere più coi nostri acquisti l’industria alimentare tradizionale, abbiamo eliminato dal nostro carrello della spesa tutti quei prodotti derivati dallo sfruttamento degli altri animali.

Altri ancora hanno deciso di dedicare parte del loro tempo e delle loro risorse personali alla lotta per la liberazione delle vittime non umane di questa orrenda macchina di sterminio, giustificata dall’ideologia antropocentrica secondo la quale tutto è lecito nell’interesse della specie dominante e del modello economico accettato.

Il denaro e la creazione di sempre maggiori margini di profitto sono le vere cause di tanta violenza, di tanta indifferenza, del declino dei nostri valori e della valorizzazione dell’umanità che dovrebbe distinguerci dalla bestie ( ci dicono ).

Dov’e’ l’umanità in posti come il mattatoio del Madonnino?

Dov’e’ la dignità e la moralità dei carnefici che lo operano e la rispettabilità di chi finanzia simili progetti di morte?

Dove l’intelligenza e la capacità di riconoscere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato?

Queste qualità non esistono più, in famiglia e a scuola ci hanno inculcato nozioni in diretto contrasto con l’insorgere di sentimenti quali la solidarietà e l’altruismo, sentimenti che noi, attivisti per la liberazione animale, sentiamo fortemente di dover declinare estendendo la sfera della compassione e della considerazione morale ANCHE alle specie diverse da homo sapiens, diverse ma non meno degne di vivere.

Solo il fatto che ogni creatura senziente è capace di soffrire dovrebbe indurre in ogni uno di noi una riflessione e una presa di posizione netta al fianco delle vittime, in opposizione ai carnefici e ai mandanti di tale infame e scellerato progetto di dominio e di distruzione del mondo vivente, per queste ci opponiamo  a tutti i macelli, a tutti gli allevamenti, per questo nel 2015 dobbiamo continuare a batterci contro la schiavitù.
riflessione e una presa di posizione netta al fianco delle vittime, in opposizione ai carnefici e ai mandanti di tale infame e scellerato progetto di dominio e di distruzione del mondo vivente, per queste ragioni siamo venuti qui oggi e vi torneremo presso il polo industriale del Madonnino in provincia di Grosseto, per queste ragioni ci opponiamo a tutti i macelli, a tutti gli allevamenti, per questo nel 2015 dobbiamo continuare a batterci contro la schiavitù.