Archivio per la categoria ‘solidarietà’

La compagnia americana Monsanto, nota per avere prodotto il primo raccolto geneticamente modificato ha recentemente ammesso, per voce di uno dei suoi esecutivi più autorevoli, in un articolo apparso sul quotidiano inglese The Independent, che l’attuale fase di stallo nel processo di penetrazione dei mercati della loro tecnologia sarebbe dovuto ad un loro ingenuo eccesso di fiducia nella bontà di tale tecnologia.

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Hugh Grant sostiene che la Monsanto avrebbe dovuto pagare maggiore attenzione alla preoccupazione dei potenziali clienti in rispetto alla salubrità dei prodotti alimentari ottenuti attraverso la modifica dei geni di piante e semi promossa dalla multinazionale da quando questa particolare tecnica è stata introdotta prima negli USA 20 anni fa poi globalmente in tempi più recenti.

In particolare il dirigente della Monsanto ritiene che la compagnia abbia commesso un grave errore non riformulando il marchio OGM dopo che questo ha subito attacchi e demonizzazione sui media di mezzo mondo a seguito del fallimento nella commercializzazione dei suoi prodotti in gran parte dei mercati europei.

“A meno che l’attitudine pubblica nei confronti dei prodotti geneticamente modificati non cambi in tempi brevi – continua il signor Grant – non saremo in grado di sfamare una popolazione umana in costante crescita” – e conclude affermando che – “non c’e’ mai stata molta fiducia da parte dei consumatori nei prodotti alimentari originati dalle grandi multinazionali, in particolare, di quelle americane, mentre invece nei paesi in via di sviluppo ci sarebbe proprio bisogno di un rinnovamento su questo versante”.

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Hugh Grant si cala innocentemente nel mezzo al dibattito sui metodi e sugli esiti della tecnologia promossa dalla Monsanto asserendo che forse avrebbero dovuto posizionarsi maggiormente dalla parte di chi, al supermercato, continua ad esercitare una qualche scelta relativa all’acquisto o meno di cibo ottenuto con la controversa tecnica e considerare l’ipotesi che questi ultimi NON desiderano nutrirsi con alimenti largamente ritenuti innaturali e dannosi alla salute.
Secondo questo gentiluomo, nelle comunità dei produttori agricoli deve ancora essere fatto molto per spiegare ai consumatori da dove viene il cibo che acquistano e quanto reale sia la necessità di continuare a produrne sempre in maggiori quantità per soddisfare tutti.
Per fare questo occorre continuare a lavorare proprio come la Monsanto avrebbe fatto finora, attenendosi cioè ai dati scientifici forniti dai programmi di ricerca accreditati e alle regole imposte ai grandi produttori dai governi centrali.

L’atto di ingaggiare in un confronto sulla questione con le popolazioni a rischio di vedersi imposte determinate tecniche di produzione del cibo appare come un esercizio “astratto” al dirigente della multinazionale, il quale insiste che “ di compagnie come la nostra non potremo fare a meno se intendiamo combattere la fame nel mondo “.
Secondo alcune proiezioni attendibili basate sui livelli di crescita nella produzione di cibo da parte dell’agricoltura industriale negli ultimi 15 anni, circa il 70% di questo proviene dalla conversione a terreno agricolo di porzioni di territorio fino ad allora destinato ad un uso differente.

Nei prossimi 30/40 anni la popolazione umana mondiale passerà dagli attuali sei a nove miliardi di individui. Questi dati inequivocabilmente suggeriscono l’ipotesi che il mondo ( dice la Monsanto ) non potrà farcela senza le biotecnologie e senza la ……..Monsanto

La speranza in un possibile cambio di rotta, si augurano alla Monsanto, risiede nella possibilità che si riesca a trovare un consenso tra gli ambientalisti che si oppongono al cibo geneticamente modificato e le grandi imprese che hanno i mezzi per produrne in quantità sufficienti.

“Fate un passo indietro e mettete a fuoco la situazione senza ridicoli pregiudizi e punti presi, pensate ai vostri figli e ai vostri nipoti, come riusciranno a farcela senza di noi?
Come sarà il mondo senza biotecnologie applicate alla produzione alimentare?”si chiede Hugh Grant rivolgendosi alla platea di attivisti europei, augurandosi che le lobbies da essi formate, le quali per anni si sono opposte aspramente all’impiego e alla commercializzazione dei prodotti marchiati Monsanto per massimizzare i raccolti, riescano a fornire una alternativa valida alla soddisfazione del crescente fabbisogno alimentare del pianeta.

2186415_origDa una prospettiva altra e, come dire, antisistema, dalla prospettiva di chi crede nell’affermazione di un economia reale basata sulla sussistenza piuttosto che sull’accumulazione , noi diciamo che l’alternativa alla devastazione dell’ambiente e della salute di chi ci vive è una e semplice: scegliere Vegan.

Rinunciare cioè ad allevamenti intensivi i quali comportano deforestazione, abuso delle risorse idriche e sofferenza indicibile per miliardi di individui senzienti non umani.

Scegliere Vegan per destinare al 100% le ricchezze nutritive della terra al consumo umano piuttosto che alla produzione di cibo per gli altri animali ridotti in schiavitù dagli allevatori. Nati per loro volere, nati per soffrire.

Scegliere Vegan per rendere questo mondo un posto migliore per tutti, umani e non umani,  dove nessuno di loro si ritira per la notte  con la pancia vuota o con lo stomaco troppo pieno, un mondo dove sentimenti come la solidarietà intra e inter specifica sono condivisi e tramandati di generazione in generazione, un mondo dove la compassione e il senso di giustizia trionfa sull’indifferenza e sull’ingordigia, valori tipici dell’attuale modello capitalistico.

La rivoluzione vera comincia dalla forchetta e continua nel quartiere, per le strade e nelle scuole. Il cambiamento evolutivo e definitivo in termini antropologici è possibile.

Non vogliamo nè la Monsanto né le atre grandi corporazioni globali nei supermercati né altrove, infatti non vogliamo i supermercati, simbolo di un consumismo scellerato che ci distanzia sempre più dalla possibilità di non divenire noi stessi merce da manipolare e da piazzare, al ribasso, al migliore offerente.

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Sabato scorso, 23 Agosto 2014, alcuni attivisti anti-Corrida hanno realizzato una spettacolare azione diretta finalizzata ad interrompere lo “spettacolo” che stava per tenersi nell’arena di Maubourget, a sud della Francia, saltando sul selciato dalle tribune.

201408251300-fullGli attivisti hanno subito una pesante e brutale azione repressiva da parte della polizia. Quattro di loro sono stati trasportati all’ospedale di Tarbes con fratture e contusioni in diverse parte del corpo, due di loro in gravi condizioni con lesioni al cranio e al bacino.

Un testimone descrive come uno dei giovani attivisti sia stato pestato con una sbarra di ferro da un sostenitore della Corrida mentre sugli spalti gli spettatori più fanatici applaudivano e approvavano.

Già dai giorni prima il corpo speciale della polizia, lo SWAT, si era posto in “allerta” in quanto ci si aspettava una azione di questo tipo organizzata dal gruppo CRAC Europe, non sono serviti i lunghi controlli all’ingresso dell’arena da parte del personale addetto  e della polizia per scongiurare la protesta, infatti almeno 150 attivisti sono riusciti a filtrare all’ingresso spacciandosi per “affezionati” della Corrida.

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L’azione era stata pensata per ritardare o fermare lo svolgimento delle uccisioni dei sei tori in programma, gli attivisti avrebbero dovuto entrare nell’arena, come hanno fatto, e disperdersi tutto intorno con l’intento di  rimanervi il più a lungo possibile prima della loro rimozione forzata.

La polizia è intervenuta rapidamente portandosi nel mezzo dell’arena e utilizzando gas lacrimogeni e manganelli per attaccare gli attivisti.

Sia la polizia che gli “affezionati della Corrida” hanno scaricato la loro rabbia e la loro violenza sui manifestanti i quali sono stati trascinati, percossi, insultati e arrestati.

I presenti confermano che tale livello di efferata violenza non si era mai visto a questo tipo di manifestazioni, sia gli “affezionati” ( molti di loro completamente ubriachi ) che gli agenti hanno infierito sulle persone a terra in maniera così cruenta che si è rischiato di uccidere.

maubourguet_corrida1La Corrida è illegale nel 90% del territorio francese ed è punibile dalla legge con pene fino a due anni di carcere per crudeltà sugli animali. Soltanto nel sud della Francia questo orrendo tipo di manifestazioni vengono consentite e in alcune città gli organizzatori godono di una particolare forma di immunità per i loro atti criminali.

CRAC Europe ha in programma ulteriori momenti di azione diretta volti ad impedire le uccisioni a fronte di un nutrito calendario di manifestazioni che si terranno prossimamente.

L’obiettivo di questo gruppo è la rimozione definitiva di qualsiasi esenzione nell’applicazione della legge nel paese così che anche in questi luoghi  si possa arrivare ad abolire definitivamente e per sempre la Corrida.

Gli attivisti feriti hanno sporto denunce dettagliate alla polizia contro le brutalità subite ( dalla polizia ).

Intanto fuori dall’arena succedeva questo

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Pubblichiamo la traduzione di una lettera inviata da un anonimo attivista per la liberazione animale nella quale viene lanciata una accusa a chi tra noi si dedica essenzialmente ad un lavoro di comunicazione piuttosto che ad atti di concreta liberazione.

L’ Animal Liberation Front ha disperatamente bisogno di un numero minore di sostenitori, infatti ce ne sono troppi e questa follia deve finire.
I sostenitori dell’ALF sono una legione di persone con indosso magliette nere rappresentanti simboli iconografici e slogan che trascorrono interminabili ore dietro le tastiere dei loro computer a condividere foto e commenti sui Social Networks, quelli che si accalcano ai tavoli dei ristoranti vegetariani e delle cene Vegan, che si ritrovano nei negozi alimentari specializzati e ai convegni, che distribuiscono  libri e altra letteratura sul veganismo.
Tristemente però, mentre tutte queste attività frenetiche si consumano on- line trasmettendo la nozione che il movimento per la liberazione animale sia forte e in vibrante crescita, in realtà gli atti di liberazione diretta degli animali e gli attacchi alle strutture del dominio che li schiavizzano sono diminuiti, in qualche misura soppiantati, appunto, da eventi virtuali che ne glorificano gli esiti e le dinamiche senza abbattere il carico reale di sofferenza e miseria per le vittime.
Se davvero si fosse maturata una tale coscienza di liberazione dovremmo toglierci quelle magliette e passare all’azione, il momento di mettere in atto e di dare risvolti fattuali alle idee che ci animano è adesso. Se così non sarà, il supporto di questa categoria di attivisti una volta venuto meno, non costituirà ragione di rimpianto.
Qualsiasi atto di attacco diretto e di liberazione che riusciremo a compiere si sostituirà a quello delle belle parole, impattando così il sistema dello sfruttamento e della morte operato quotidianamente delle industrie alimentari, chimico farmaceutiche, dell’abbigliamento e dello spettacolo sulla pelle dei nostri fratelli, gli altri animali..
Quando i paladini dell’attivismo on-line si saranno situati sul versante dell’azione piuttosto che rimanere invischiati in quello della propaganda fine a se stessa, quando ormai vecchi i loro tatuaggi si saranno schiariti, allora potranno forse ricordare con gioia gli occhi di quelle vittime non umane designate dall’antropocentrismo che con i loro sforzi e a rischio della loro sicurezza e libertà personali, saranno riusciti a far uscire dalle gabbie. Per praticare la liberazione animale non servono delle abilità particolari, ma senso comune, motivazione e coraggio.
Per la nostra comunità di riferimento è arrivato il momento di cambiare stile di vita e di orientarsi all’interno di un nuovo paradigma.
Che senso ha definirsi un “radicale” nell’approccio alla questione animale se poi spendiamo troppa parte della nostra esistenza in situazioni di assoluta normalità come andare a lavoro ogni giorno o dedicandoci a forme innocue di socialità conviviale come ci è stato imposto dall’ideologia dominante?
Non è più accettabile che l’unica sostanziale differenza tra chi riproduce le pratiche di sfruttamento e di inazione e chi invece si chiama fuori da questo sistema fondato sull’indifferenza sia costituita soltanto da idee.
L’attuale ordinamento giuridico non ci permette di parlare e di organizzarci liberamente per dare maggiore impeto all’azione diretta, ma certamente possiamo ingaggiare privatamente in questa pratica e cominciare a trattare con minore dogmatica riverenza quelle leggi che ci impediscono di trasformare la società e di restituire una speranza agli oppressi.
Smettiamola di metterci in posa davanti alle telecamere, di informare il mondo dei nostri propositi e dei nostri spostamenti, smettiamola di sentire un bisogno di convalida da parte dello stesso sistema che, a parole, enunciamo di combattere e di voler vedere trasformato.
Per quanto riguarda coloro che non intendono prendere in considerazione il cambiamento suggerito, ma che continueranno a postare sulle loro bacheche elettroniche e sui loro profili le foto e i discorsi, coloro che scrivono canzoni contro questo e quello, per coloro che non metteranno in atto le idee rivoluzionarie con le quali dicono di identificarsi, chiedo di fare un passo indietro in quanto non è più moralmente accettabile allinearsi, utilizzando solo parole, a quello che è un fenomeno prettamente basato sugli atti.
Ogni volta che uno di questi attivisti da tastiera si guadagna visibilità e ascolto si qualificano come dei parassiti e contribuiscono a vilificare, svuotandone il senso, a tutti quegli atti di autentica liberazione che vengono compiuti per davvero.
Che coloro i quali esercitano ruoli di pubbliche relazioni, che gli attivisti già colpiti dalla repressione o le persone che hanno problemi di mobilità fisica continuino pure a parlare e a scrivere per conto dell’ALF, nelle circostanze in cui gli attacchi diretti alle strutture del dominio umano sugli altri animali subiscono un impennata, a questi ultimi non importerà un bel niente che la cronaca dell’evento che ha fruttato loro la liberazione finisca o meno su Facebook.
Agli animali non importa.
A loro non interessa delle nostre teorie, delle fini distinzioni tra le diverse anime di un movimento ne delle nostre opinioni.
Gli animali schiavizzati hanno un bisogno disperato che ci siano meno sostenitori alla loro causa e più attori che si dedicano a questa con pratiche di intervento diretto.
Se il vostro sostegno all’ALF è genuino deve terminare stasera.

La lettera è del 2012 ed è apparsa su http://www.animalliberationfrontline.com riscuotendo numerose e impietose critiche ma anche diversi commenti positivi da parte di chi si sente parte in causa nella questione.

Vorremmo sottolineare, anche alla luce delle divisioni settoriali che connotano l’attuale panorama dell’Antispecismo,  quanto i contenuti della lettera siano attuali anche se non così profondamente cruciali in relazione alle  ipotesi contrapposte secondo le quali –  “si! Il movimento per la liberazione animale è in stallo e non si vedono grandi cambiamenti” – “no! La crescita numerica dei vegani  indica tutt’altro scenario”.

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Se è vero che la quantità delle azioni reali di liberazione in questi anni  si è affievolita, questo è avvenuto sulla scia dello sviluppo di sistemi di controllo e sicurezza che di fatto hanno reso maggiormente impegnativa l’opera di attacco finalizzata alla liberazione diretta degli animali o al sabotaggio delle infrastrutture.

In questi anni abbiamo testimoniato straordinarie azioni a volto scoperto e in pieno giorno in laboratori e  strutture dedite all’allevamento e alla sperimentazione biomedica che sarebbero stati impensabili nell’ottica mitologica del guerriero ALF che agisce di notte e in completo anonimato, basta riferirsi ai fatti di Milano dell’Aprile scorso o a quelli di Montichiari ( BS )  del Luglio 2013.

Molti governi si sono dotati di leggi molto temibili che equiparano, in sede giuridica, coloro i quali si rendono responsabili anche di semplici atti di ricognizione nelle strutture dove si consumano i peggiori crimini contro gli animali a dei veri e propri  terroristi

L’esplosione in popolarità dei Social Networks osservato in questo ultimo decennio ha fatto il resto, per molti frequentatori di questi luoghi della Rete oggi l’mpegno nella lotta per la liberazione animale si esaurisce molto modestamente in atti di ripetuta matrice autoreferenziale, contributi finalizzati principalmente alla costruzione e al mantenimento di una certa immagine pubblica, al soddisfacimento degli Ego personali. La percezione diffusa di questa attività, in quanto convenientemente priva delle insidie annesse all’azione diretta   (condanne penali o una potenziale perdita  dei privilegi acquisiti) favorisce il prolificare e il pontificare  degli “attivisti da tastiera” operanti dalla relativa sicurezza delle loro dimore.

Nel movimento per la liberazione animale c’e’ bisogno di fare chiarezza: l’ingiustizia sofferta da un coniglio o da una mucca che  si vedono negato il perseguimento dei propri interessi di specie per effetto della reificazione dei loro corpi che  da almeno duecento anni di industrializzazione è giunta a dei livelli di massima e terrificante perfezione, origina dalle stesse dinamiche discriminatorie che producono ingiustizia a ogni altro livello dell’esistente governato dall’Umano.

Il valore concettuale stesso di termini  quali diritto o giustizia sono tarati per un utilizzo esclusivamente antropocentrico ( o sado-umanista come ci ricordava il filosofo Jacques Derrida ), un ordine delle cose dove l'uomo, possibilmente bianco, adulto e civilizzato risiede oramai sopra la Natura e la loro applicazione per degli individui altro-che-umani richiederà lo smantellamento dell'intero apparato normativo che ci siamo dati per mantenere il terrificante status quo.

Il valore concettuale stesso di termini  quali diritto o giustizia sono tarati per un utilizzo esclusivamente antropocentrico ( o sado-umanista come ci ricordava il filosofo Jacques Derrida ), un ordine delle cose dove l’uomo, possibilmente bianco, adulto e civilizzato risiede oramai sopra la Natura e la loro applicazione per degli individui altro-che-umani richiederà lo smantellamento dell’intero apparato normativo che ci siamo dati per mantenere il presente status quo..

Per questo non condividiamo l’assunto che “agli animali non gliene frega niente delle nostre idee” – questo è un ragionamento che traduce ingenuità e miopia intellettuale.

Se non dirigiamo il nostro attivismo  verso una trasformazione della civiltà umana in senso radicale e evolutivo, attivandoci e partecipando alle lotte per la liberazione GENERALE che si combattano sui vari fronti per denunciare lo sfruttamento e la violenza di una componente o individualità forte a scapito di una controparte debole e meno tutelata, allora i nostri agiti non condurranno MAI alla modifica strutturale del sistema di dominio che ci contiene e che, abbiamo compreso, si appoggia interamente, appunto, su discriminazione, assoggettamento e  violenza.

Dobbiamo opporci al sistema che considera ogni singolo essere vivente una risorsa spendibile, spremibile e sostituibile. Dobbiamo riuscire a comprendere che attraverso la Biopolitica attuata sempre con maggiore efficacia dagli stati e supportata dalle istituzioni asservite al capitalismo globale si stanno consolidando i processi di esclusione e di coercizione più pervasivi e permeanti tanto da interessare e compromettere tutto il tessuto delle relazioni, rendendo queste procedure, invisibili all’occhio meno consapevole.

Ogni attore coinvolto nel lavoro di critica all’esistente contribuisca alle lotte in corso come può, starà ad ognuno di noi fermarsi e mettere a fuoco l’intera immagine di ciò che ci si delinea davanti, piuttosto che soltanto una parte di essa, prima di decidere in che direzione muoversi, quale percorso intraprendere, e quali strumenti adottare per raggiungere i fini preposti.
L’importante è non credere mai di essere arrivati a destinazione senza avere ben chiaro dove è effettivamente che intendevamo andare.

L’intero dibattito sulla questione può venire letto navigando qui http://www.animalliberationfrontline.com/do-not-support-the-animal-liberation-front/

The Butchers Inhumanity. ( in lingua inglese )

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Traduzione dell’articolo.

( spunti dalla lettura di ) Sulla cattiva strada.
Il legame tra la violenza sugli animali e quella sugli umani

Saggio di Annamaria Manzoni ( Sonda edizioni)

http://www.sonda.it/annamaria-manzoni/

Il male è tutto ciò che fa soffrire gli esseri senzienti: la violenza che distingue ogni singolo atto di aggressione è il comune denominatore che unisce le vittime della sofferenza inflitta agli animali umani e non umani: le crudeltà di cui questi ultimi sono oggetto non deriva sempre dal sadismo individuale di alcuni soggetti insani, ma spesso dall’insanità istituzionalizzata che si accanisce sui corpi a norma di legge nei luoghi noti di sterminio: territori di caccia, macelli, allevamenti, laboratori di vivisezione, dietro le quinte dei circhi.

In questa prospettiva ecco materializzarsi il filo che unisce queste realtà a tutte le altre che hanno come vittime gli umani: territori di guerra, prigioni, ospedali psichiatrici giudiziari, metodi educativi autoritari (…) le interconnessioni tra tutte le forme di violenza manifesta sono innegabili, legali o illegali che siano, come una ragnatela si ampliano e si contagiano reciprocamente.

Facciamo la connessione, ogni tipo di discriminazione e di violenza ai danni di una categoria, di una specie, di una etnia, di una minoranza originano dal medesimo insano impulso votato al delirio di onnipotenza e a quello di dominio con la forza su chi non può difendersi.

Essere vegani e nutrire sentimenti di empatia e di considerazione per gli altri animali OGGI deve coincidere con la capacità di fare altrettanto con gli esseri umani.

http://youtu.be/VGczSNf9Uck

Alcune delle impressioni ricavate durante la nostra partecipazione ad EcoCompatibilmente Fest http://www.compartir.it/eco/ a Castell’Azzara ( GR ) un evento al quale abbiamo contribuito con una presentazione sulla filosofia antispecista ripresa e rielaborata dalla pubblicazione Proposte per un Manifesto Antispecista http://www.manifestoantispecista.org/web/.

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Il dibattito che ha seguito la presentazione ci ha messo di fronte a due criticità.

La prima riguarda il concetto di Etica e la differenza che corre tra l’utilizzo di questo valore a livello individuale come azione morale e virtuosa e la comune interpretazione che si rende a questo valore fuori dalla sfera individuale, l’Etica Pubblica.

Per Aristotele l’Etica era una “scienza normativa” , la scienza del Bene che prevale sul Male, o meglio il giudizio morale espresso su di una azione, una idea, un sentimento.
Secondo il pensiero di Kant è etico ciò che obbedisce alla “legge morale” emanata dalla nostra Ragione.

Secondo il primo tra i filosofi che hanno coniugato timidamente il concetto di Etica declinata agli altri Animali, Jeremy Bentham ( il quale comunque nei suoi scritti si esprimeva in maniera decisamente ambigua in rispetto al riconoscimento della soggettività di questi ultimi) si può dire etico tutto ciò che è “utile” al benessere del maggior numero di persone, insomma le azioni “buone” sono quelle che creano “felicità”, dove per “piacere” si intende una condizione di mancanza di dolore.

A noi pare che la produzione di una “Etica Pubblica” sia ad esclusivo monopolio delle classi e delle elite che si susseguono nell’amministrazione del potere ( la cosidetta ragion di Stato ) e che mai, in quanto attivisti per la liberazione animale, obiettivo il quale quale per noi equivale ad una liberazione più generale, si discosterà da pratiche di convalida dei peggiori regimi di sfruttamento immaginabili ( gli allevamenti, i mattatoi, i laboratori della ricerca, l’industria dello spettacolo ) dove gli schiavi “altro che umani “ languiscono e periscono a decine di miliardi ogni anno.

Comprendiamo quindi che se non si desidera o non si riesce a mettere in discussione l’intero apparato che ci opprime, laddove vorremmo solo sostituire questo o quell’elemento del Sistema con qualcosa di maggiormente e comunemente accettabile, riuscirà praticamente impossibile far prevalere un senso di etica personale ad uno condiviso, quello dell’Etica Pubblica, in quanto disciplina univoca e incontrastata.

Noi crediamo che l’Etica Pubblica al momento attuale, dati i mezzi a nostra disposizione, sia immodificabile, non riusciremmo a penetrarla, le nostre idee di liberazione sono di scarsa presa e di ridotto accesso alle istituzioni ( la Famiglia patriarcale, la Scuola, il mondo produttivo, il Capitale ) che giorno per giorno la rigenerano e la mantengono qualitativamente apprezzabile agli occhi del cittadino/consumatore.

Quella che Annamaria Manzoni, nella sua prefazione all’edizione italiana di “Perché Amiamo i cani, Mangiamo i maiali e Indossiamo le mucche” di Melanie Joy http://www.sonda.it/perche-amiamo-i-cani-mangiamo-i-maiali-e-indossiamo-le-mucche/ chiama la “dittatura della consuetudine”, appare come un moloc culturale che imprime alle masse una cecità totale in rispetto al fenomeno pervasivo e brutale dello sfruttamento degli Animali da parte dell’industria alimentare, la quale da sola è responsabile del 98% delle efferatezze che si compiono contro gli Animali.
I corpi degli ultimi tra gli ultimi, degli Animali che a miliardi vengono “processati” negli stabilimenti e negli impianti del mondo sono invisibili, nel senso che la loro angoscia e la loro immane sofferenza lo sono. Il transito dei loro corpi in questa dimenzione terrena passa assolutamente inosservato.
Ci accorgiamo di loro solo quando i pezzi di carcassa e le loro membra  vengono serviti a tavola, a quel punto per loro è già troppo tardi , così come è già troppo tardi per la maggioranza dei consumatori associare quei pezzi di carne all’Animale che era. Niente cambierà per le future vittime di tale infame equazione.

Come crederemmo possibile costruire un principio di Etica Pubblica in questo scenario?

Noi attivisti ci proviamo in maniera vivida mostrando cosa accade agli Animali nei luoghi del terrore in cui l’Umano padrone li costringe ed esigendo che le persone prendano atto che acquistando determinati prodotti diventano essi stessi complici di quel massacro, della strage quotidiana che non ha più nessuna ragione di continuare se non il motivo di coloro i quali traggono un profitto economico in tale processo.

Parafrasando la Manzoni “ l’atto di mangiare Animali, nelle nostre coscienze, ha assunto i caratteri della normalità (…) di un comportamento naturale e necessario”.

Per ora possiamo quindi eludere la questione dell’Etica Pubblica: non ci appartiene, non  è possibile identificarci con essa.

La seconda criticità emersa a seguito del dibattito a margine della presentazione sull’Antispecismo svoltasi a Castell’Azzara il 22 Giugno 2014 è quella relativa al senso di pesantezza e di fatica che l’atto di proporre un simile argomento, questa filosofia di vita che mira alla modifica radicale dell’esistente, procura sia a coloro che lo espongono che a quelli che dovrebbero recepirlo.
La manifestazione di una volontà e le azioni che distinguono la costruzione di una società aspecista è impresa che va oltre l’atto di “rivoluzionare ciò che è” – le nostre idee mettono sotto accusa l’intera civiltà umana fondata sulla domesticazione degli altri animali, sullo sfruttamento intensivo loro e del suolo e, più recentemente, con l’ausilio della tecnologia soprattutto medica, sulla biopolitica o meglio sulla gestione e sul controllo della vita cosciente tutta ( inclusa quella umana).

Noi crediamo che l’unico modo per liberarci dall’oppressione e per restituire agli altri Animali la possibilità di sottrarsi alla infernale dinamica che li vede vittime in una costante riduzione a merce di scambio sia, appunto, combattere lo Specismo.

L’autore e attivista Massimo Filippi nel suo Natura Infranta http://oltrelaspecie.blogspot.it/2013/04/libri-natura-infranta-dalla.html sostiene che questa ideologia non rappresenta ulteriore atto di soggezione al pari di altri, ma è l’oppressione in quanto tale e per questo così difficilmente estirpabile, per questo non un semplice pregiudizio.
Sempre riprendendo Filippi, lo Specismo è essenziale alla stabilità materiale e simbolica della società umana.

Queste in sintesi, riteniamo che siano le ragioni per cui risulta “così difficile” e pesante parlarne, è necessario quindi continuare a farlo.

Un ringraziamento per la loro energia e per l’entusiasmo a Anna, Damiano, Gennaro e Salvo. Arrivederci a EcoCompatibilmente 2015.

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Associazione D’Idee Onlus è composta da un  gruppo di persone che negli ultimi 4 anni, attraverso il loro attivismo, ha adottato, introducendola a Grosseto, la filosofia antispecista nel discorso di critica radicale all’esistente.

Con le nostre iniziative intendiamo promuovere attraverso l’autogestione delle attività la pratica militante del veganismo etico e il valore universale del rispetto incondizionato di tutto il mondo dei viventi.

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Per definire l’Antispecismo potrebbe essere essenziale riuscire a comprendere il significato e gli effetti sulla nostra vita dell’ideologia dominante.

Questo apparato di norme e di tradizioni, ma soprattutto il potere esercitato dalle elite che si sono susseguite al comando, ha condizionato in maniera decisiva l’evoluzione umana nel passaggio storico e antropologico che, da un mondo ricco di vita e di spirito, la condusse ad abbracciare l’agri-cultura , quella transizione che trasformò l’ economia di raccolta in quella agraria e di sfruttamento sistematico del suolo e degli animali ad opera dei nostri antenati avvenuta 10,000 anni fa.

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Lo SPECISMO ha caratterizzato da allora l’organizzazione sociale umana forzandone lo svolgersi su dei rigidi valori gerarchici, in feroce contrapposizione con la Natura.

La nostra specie si è elevata fuori dalla Natura e la lotta per vivere, per affermare i modelli economici e politici stabiliti, le modalità con cui gli uomini si adattano all’ambiente servendosi delle risorse, hanno prodotto risultati distruttivi e incompatibili con l’ambiente stesso, saccheggiando questo ultimo, riducendo in schiavitù gran parte delle popolazioni non umane del pianeta e discriminando quelle umane a seconda di criteri diversi in epoche diverse ( razzismo, sessismo, classismo ecc ).

La perdita del rapporto di reciprocità, fondato sull’integrazione con il territorio che ci ospita e sull’empatia con gli altri animali nel corso dell’evoluzione della società appare un processo inarrestabile.

Tale processo si è caratterizzato in modo diverso a seconda del contesto e ha prodotto cambiamenti impressionanti, prospettive catastrofiche per tutti.

La vera esistenza del pianeta è messa a rischio dai comportamenti e dalle trasformazioni derivanti l’attività dell’uomo.

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Chiamiamo tale perdita nel rapporto di reciprocità con il mondo vivente Specismo, ovvero la pretesa superiorità della specie umana sull’universo che lo ospita.

Chi si oppone a tale pretesa superiorità si rifà all’antispecismo, quel movimento filosofico, politico e culturale che lotta contro l’antropocentrismo e l’ideologia del dominio veicolata dalla società umana.

Benché l’idea che le organizzazioni umane possano disporre a proprio piacimento di ogni altro essere vivente sia profondamente radicata, noi crediamo che per contrastarne il disegno di dominio globale si possa fare molto oggi, ogni giorno, attraverso l’utilizzo delle nostre facoltà e attraverso l’esercizio di scelte ragionate, abbracciando subito la filosofia vegan in quanto strumento essenziale nello sviluppo di spazi aspecisti liberati.

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LINKS :

http://www.manifestoantispecista.org/web/

http://www.compartir.it/eco/

http://technoterrasoundsystem.wordpress.com/

 

Grosseto 10 Maggio 2014 parte della mobilitazione nell’ambito della settimana mondiale per gli animali nei laboratori. LINK all’evento : https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2014/04/18/illuminiamo-la-vivisezione-iniziativa-a-grosseto/ Link al Foto Album https://www.flickr.com/photos/associazione_didee/sets/72157644221237058/

In un recente articolo su di un giornale locale http://iltirreno.gelocal.it/grosseto/cronaca/2014/03/26/news/madonnino-in-pieno-degrado-1.8928913 il redattore lamenta il degrado e la mancanza di prospettive di una zona, quella industriale del Madonnino, vicino alla frazione di Braccagni al confine del comune di Grosseto, presso la quale è in via di costruzione un’opera che, per quanto ci riguarda, rappresenta il primato negativo nell’ambito dell’industriosità umana: il nuovo mattatoio.

La Ma.Mar Mattazione Maremmana di Ribolla, azienda presieduta da un tedesco, tale R.L. Heinzmann Christian,  ha infatti acquistato il lotto n.23 del Polo Industriale ed ottenuti tutti i permessi per costruirvi il nuovo impianto.

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Qualche mese fà, discorrendo della questione con un personaggio assai informato,  il quale opera come piccolo imprenditore proprio nell’indotto della macellazione degli animali, ci sentimmo dire” macchè nuovo mattatoio! quello è un bluff…nella provincia di Grosseto non servono nuovi impianti…il consumo di carni è in fase calante da anni…gli impianti dediti alla mattazione esistenti già lavorano a scarso regime…” e, cercando di confortarci concluse ” di certo si tratta di qualche operazione poco chiara e dai meno chiari risvolti di natura clientelare che i vari responsabili dei potentati economici e politici locali stanno svolgendo per speculare…” e concluse “…lasciatevelo dire da me…il settore dell’allevamento e della mattazione stà andando ad esaurirsi…”
Tali rassicurazioni ci furono – e continuano ad essere – effettivamente di grande sostegno, in particolare nei momenti in cui il nostro pensiero và alle centinaia di migliaia di poveri individui senzienti che continuano a fare il loro ultimo viaggio, quello che, dopo una breve esistenza  priva di qualsiasi attributo degno di essere considerato significativo in termini di qualità della vita, li condurrà nelle mani dei carnefici umani, degli addetti alla loro morte sanguinosa, sotto le lame impietose dei macellai https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2013/05/19/viaggio-allinferno/

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In verità, se si viaggia con l’auto fin dentro l’area industriale del Madonnino, proprio in fondo a questa, all’interno di una recinzione è ben visibile il cantiere dove operano le ditte che con i loro macchinari e i loro uomini stanno edificando questa struttura mostruosa, questo tempio della malvagità umana, questo altare sacrificale all’ingordigia carnea e allo sterminio dei nostri fratelli e sorelle non umani https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2013/12/13/un-pezzo-alla-volta/
Non siamo in molti a curarcene, ma ben nascosto dagli sguardi dei residenti della zona, questo moderno campo di sterminio potrebbe divenire un vero e proprio incubo al momento che divenisse operativo.

In città si sono svolte alcune iniziative contro la costruzione del nuovo mattatoio http://iltirreno.gelocal.it/grosseto/cronaca/2013/12/21/news/il-24-arriva-in-citta-il-camion-allestito-contro-il-mattatoio-1.8344278 alcune delle quali hanno riscosso un qualche successo in termini di visibilità, altre ancora sono in programma e in via di elaborazione, ma naturalmente questo non basta a fermare le ruspe, le betoniere e nemmeno quei pochi incoscenti operai che per un salario alla fine del mese sono disposti a prestare la propria opera ai progettisti nefandi di questa cultura antropocentrica e vile guidata da una ideologia menefreghista e distruttrice, dallo specismo, la quale ha dichiarato guerra alla Natura e all’intelligenza residua delle persone che la abitano,

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Su di un lungo striscione che adorna le recinzioni del cantiere in oggetto stà scritta in caratteri cubitali il nome dell’azienda fornitrice dei calcestruzzi e poi la frase ” capolavori in corso “, a noi sembra che l’unico capolavoro in corso sia lo svuotamento dei valori e di una  sensibilità condivisibili, di quei sentimenti che ci fanno sussultare di fronte alle palesi ingiustizie, un “capolavoro” messo in atto quotidianamente dai fautori del pensiero unico dominante sulle persone sottoposte a tale costante azione di programmazione delle menti, la finalità quella di  nascondere la realtà cruda, quella fatta di terrore, di sangue versato, di evisceramenti, di urla, di ossa che si spezzano, di strazianti agonie inflitte su degli esseri indifesi e innocenti, una agonia che si consuma oggi come si consumerà domani, nei mattatoi vecchi e in quelli nuovi così da  garantire agli adepti di questa civile cultura della violenza istituzionale e della sopraffazione, alla maggioranza dei carnisti – che si ritengono invece tanto  “per bene ” – un laido, quotidiano pasto a base di crudeltà e di ignoranza per una desolante ed eterna riproduzione di cotanto angosciante esistente.

Noi saremo SEMPRE dalla parte dei deboli che subiscono la discriminazione e l’oppressione dai forti, noi stiamo con le vittime dell’olocausto animale e cercheremo di dare loro una voce per quanto ci sarà possibile farlo.

dark leafy greens

Ci è capitato in almeno due delle nostre ultime iniziative nell’ambito della promozione pubblica del “discorso” teorico relativo al Veganismo Etico http://www.laboratorioantispecista.org/perche-vegan/  e a quello della Filosofia Antispecista http://www.peranimaliaveritas.org/filosofia-antispecista.html  di imbatterci in una ( talvolta ) più o meno motivata opposizione da parte di coloro i quali sostengono che “anche le piante sentono dolore” in una corsa in salita atta a valorizzare una critica di merito sui fondamenti secondo i quali non dovremmo imporre il nostro dominio di specie sugli altri animali, facendoli nascere, sfruttandone i corpi e le funzioni alla stregua di meri oggetti, imprigionandoli, sperimentando su di loro, uccidendoli senza alcuna considerazione di natura morale.

Questo tipo di opposizione ai valori del Veganismo Etico spesso è addirittura maggiormente adottato di quanto non lo sia la favola secondo la quale “Hitler era un vegetariano” – come se tale affermazione potesse svalutare automaticamente l’approccio basato sulla compassione interspecifica che anima il nostro discorso di critica radicale all’Antropocentrismo http://www.grandidizionari.it/Dizionario_Italiano/parola/A/antropocentrismo.aspx?query=antropocentrismo e alla presunzione di potenza dell’Uomo su tutto il resto del mondo vivente ( a proposito di questo la dieta alimentare di Adolf Hitler comprendeva salsicce bavaresi, fegato, prosciutto e sembra che la breve luna di miele con la dieta vegetariana del dittatore Tedesco avesse trovato la sua ragione di essere esclusivamente sul desiderio di preservare una salute psico fisica che nulla aveva a che fare con la compassione e l’empatia con gli altri animali ).

Ma insomma, le Piante provano dolore?

Coloro i quali si astengono dal sostenere i processi di sfruttamento e di sterminio degli altri animali, non dovrebbero forse divenire Fruttariani

http://pianetagreen.liquida.it/guida-al-fruttarianesimo-161761.html

piuttosto che saziare i loro appetiti in modo selettivo anche nei confronti di organismi viventi che mettono radici nel terreno e che attraverso vari meccanismi e riflessi “esprimono” una  risoluzione innegabilmente connotata dalla sopravvivenza nell’elemento che li accoglie?

Quando strappiamo dal suolo un cesto di insalata o una carota “uccidiamo qualcuno” ?

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In un articolo nella sezione scientifica del New York Times http://www.nytimes.com/2009/12/22/science/22angi.html?_r=1 l’autore cerca di marcare e di costruire il suo caso sulla presunta futilità della scelta Vegan, in quanto, le persone che hanno compiuto tale scelta, sarebbero condannati a nutrirsi di piante e quest’ultime, come ogni altro essere vivente, avrebbero il “diritto ad esistere” così come gli viene assegnato dalla Natura la quale ne favorisce  nascita e  sviluppo.

In altre parole, se la nostra sorte in quanto esseri umani è quella di “uccidere comunque” tanto vale che non si faccia alcuna distinzione in rispetto a cosa o a chi uccidiamo.

Noi riteniamo che tali argomentazioni non costituiscano una valida opposizione alla Filosofia Vegan in quanto vengono sviscerate allo scopo di giustificare il mantenimento dello status quo in rispetto al modello industriale e consumistico che la civiltà umana si è vista imporre dalle lobby agro alimentari e dalle multinazionali del cibo che ci vorrebbero indurre ad ignorare la provenienza e la qualità di ciò che mangiamo, ma soprattutto l’impatto in termini di sofferenza inferta e di distruzione reale sulla qualità di vita di miliardi di individui senzienti e sull’ambiente che li ospita.

Per cominciare, consentiamoci di tracciare una sorta di linea demarcatrice sulla vicenda e sul dibattito corrente.

Noi riteniamo che il concetto secondo il quale anche le piante siano degli esseri viventi degni di esistere contenga degli elementi affascinanti e condivisibili.

Infatti, dal punto di osservazione della Fisica Quantistica, niente, nel nostro mondo tridimensionale, nessuna materia in esso può venire considerata morta o inanimata, almeno ad un certo livello.

Questa concezione del mondo annovera tra i materiali viventi l’acqua, le pietre e persino alcuni tipi di oggetti tecnologici ( certi monitor dei computer ad esempio ).

Tutto è Energia, ci dicono gli scienziati, tutto emette una vibrazione a diverse rate di velocità e, per ciò che concerne alcuni organismi che tendono a moltiplicarsi e a fortificarsi tipo le alghe, la frutta, le verdure e i batteri, possiamo pensare a una qualche “intelligenza” che ne guida l’evoluzione e la crescita all’interno dei loro rispettivi alvei naturali.

Concordiamo pertanto con la nozione che l’atto di “possedere un innato meccanismo di auto difesa” conferisce a tutte le cose in natura una rilevanza particolare nel grande disegno dell’Evoluzione e della trasformazione cui siamo soggetti dal momento in cui siamo posti in “essere” dagli eventi.

In un certo senso, se non fosse per tutte quelle piante, per tutta la varietà vegetale presente sul pianeta e sulla loro continua attività di scambio di particelle di ossigeno e di ossido di carbonio nè noi nè tutti gli altri animali potremmo avvantaggiarsi delle condizioni ambientali che ci garantiscono  una esistenza.

Quindi, di certo i cavolini di Bruxelle e ogni altra forma di vita vegetale come i frutti, i semi e quanto altro trovano un posto nella catena della vita, spartendo persino tratti nel DNA contraddistinguenti la loro struttura a livello molecolare.

Non è una coincidenza che alcuni degli antiossidanti contenuti nei cibi vegetali i quali assicurano loro di sopravvivere agli assalti e all’azione di altre forme di vita diano pure a noi, che li assumiamo ingestendoli come nutrimento, una certa protezione contro gli attacchi delle malattie e dell’invecchiamento delle cellule.

L’automatica equiparazione tra la “capacità di sopravvivenza di un vegetale” e quella di un individuo senziente rimane comunque una salto incolmabile.

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Senziente, appunto.

Questo termine connota una caratteristica comune a tutti gli altri animali che con la Filosofia Vegan intendiamo salvaguardare non sostenendo determinate pratiche di sfruttamento per produrre cibo, capi di vestiario ed altre merci delle quali noi umani sembriamo incapaci di sottrarre dalle nostre esistenze e dalla voracità che guida le nostre opzioni.

Le facoltà cognitive di una gallina, di un vitello o di uno scarafaggio, in quanto individui senzienti, sono tali da consentire loro in maniera univoca la capacità di provare dolore, di compiere scelte discriminatorie in rispetto all’ambiente in cui vivere e riprodursi, di esprimere preferenze attraverso il comportamento, di manifestare gradi di emozioni.

Per queste ragioni gli individui con una capacità senziente si trovano collocati in una  scala evolutiva maggiormente quotata in termini di consapevolezza di se di quanto non riescano a farlo le verdure.

Per quanto ci riguarda la rigidità dei criteri di definizione sui diversi gradi di consapevolezza di se secondo i quali le piante  NON provano dolore convergono sui seguenti punti:

1_Dalla prospettiva puramente scientifica un potenziale cibo basato sulla vita vegetale NON è un essere vivente, non possiede l’innata inclinazione a sottrarsi dagli attacchi di agenti distruttivi nella stessa misura in cui la possiedono gli esseri viventi senzienti, non possiede un sistema nervoso centrale e in conseguenza a questo non può processare la gamma delle emozioni relative al dolore.

2_Filosoficamente ci appare condivisibile la nozione che Madre Natura, nella sua innegabile destrezza in termini di esecuzione delle condizioni idonee a preservare la vita, non avrebbe mai conferito ad una forma vivente la capacità di soffrire senza donargli anche quella che gli consentisse di  sottrarsi a tale miseria, lottando contro chi le attacca ad esempio, oppure sfuggendo alle attenzioni nefaste dei suoi assalitori mettendosi al riparo o in fuga non appena  divenga manifesta la minaccia o l’esperienza del dolore che questa provoca.

3_Dal punto di vista più pratico nessuno tra noi ha mai testimoniato un Sedano ribelle al suo destino o un Peperone che a gran salti sfugge dalla padella, questo non è certo il caso per gli oltre cinquanta miliardi di animali negli allevamenti mondiali che subiscono uccisioni meticolosamente programmate ed eseguite a livello industriale nei mattatoi.

Concludiamo ricordando che l’ottanta per cento di tutto il prodotto agricolo attualmente generato dall’agricoltura moderna viene destinato agli animali cosiddetti “da reddito” prigionieri dell’uomo.

Cibandosi dei loro corpi nell’opulento  occidente del mondo, si sostiene non solo il Sistema che li ha ridotti in schiavitù, ma anche l’endemico problema della scarsezza delle risorse per sfamare adeguatamente tutti gli altri esseri umani di questo mondo che, come noi, hanno bisogno di cibo per sopravvivere

https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2013/07/23/piu-carne-mangiamo-meno-persone-mangiano/

In quanto Vegani ci rendiamo conto che  valori quali il Rispetto e la Considerazione, valori i quali  mettiamo davanti ad una più tradizionale e radicalmente affermata attitudine di diniego rappresentano una sorta di “verità sconveniente” per gli onnivori umani di questo mondo.

E’ infatti più semplice e rapido fregarsene di  chi soffre, di chi paga le conseguenze delle nostre azioni e continuare rimpinzarsi comunque di tutto e di tutti, senza distinzione, senza pensare alle  vittime senzienti di questa fatale equazione.

Noi ci “limitiamo” a divulgare in maniera informata un messaggio di amore e di empatia verso TUTTI gli altri individui senzienti.

Il valore aggiunto di tale pensiero è quello rappresentato dalla possibilità che, a cascata, si riesca a liberarci dalle  peggiori forme di  ingiustizia e di oppressione che (s)qualificano le relazioni umane riducendole al cieco, acritico dominio del forte sul debole.

Le argomentazioni relative “all’uccisione delle piante”  non contraddicono quindi la pretesa dei Vegani di “salvare vite” ( di animali senzienti umani e non ) attraverso le loro scelte quotidiane, ma le consolidano grandemente dotandole di  ulteriori attributi.

 

http://iltirreno.gelocal.it/grosseto/cronaca/2014/02/13/news/orrore-a-scansano-la-testa-del-lupo-appesa-a-un-palo-1.8660082

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La crisi globale delle aziende è sicuramente dovuta a scelte politiche assolutamente sbagliate come quella della globalizzazione e del libero commercio, tanto voluta dai  governi occidentali che si sono susseguiti negli ultimi decenni, voluta dalle multinazionali e dai potenti  gruppi di pressione formati dalle elite mondiali.

http://cambiailmondo.files.wordpress.com/2013/07/imperialismo_globale_collanaa4.pdf

Tutto ciò a discapito delle popolazioni meno tutelate, delle popolazioni umane e non umane, degli altri animali, sempre più uccisi e torturati; a discapito dell’ambiente sempre più espoliato; a discapito delle aziende italiane che si son viste calare le vendite e aumentare le tasse; a discapito dei lavoratori esteri, sfruttati come fossero schiavi, senza alcun diritto.

http://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2014/01/24/news/immigrazione_schiavi_golfo-76740094/

le uniche agenzie che ci hanno guadagnato sono state le banche,  le grandi imprese multinazionali e i managers dei bonus multimilionari. Insomma, ci hanno guadagnato  coloro che erano già ricchi.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/20/il-patrimonio-di-85-super-ricchi-e-pari-a-quello-della-meta-piu-povera-del-pianeta/851319/

Per stringere il discorso sull’attualità della nostra provincia, in una tale situazione generale, anche la pastorizia maremmana ne ha risentito.

Nel malcontento generale, con i politici che non smettono mai di imporre le proprie linee di austerity e  e pretendere sempre maggiori “sacrifici” dai contribuenti, i predatori della maremma, spesso cani inselvatichiti derivati proprio dalla pastorizia o dalla caccia, sono diventati il capro espiatorio col quale prendersela e i quali prendere a fucilate.

http://www.lanazione.it/cronaca/2013/12/29/1002689-maremma-lupi.shtml

Il malcontento dei pastori deriva soprattutto dalle errate scelte politiche e dal tasso fiscale esageratamente alto cui le loro imprese devono sottostare.

Affiancata a questa catastrofica situazione imprenditoriale, subentra di forza il problema della violenza su cui si basa ogni forma di allevamento https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2014/01/07/abolizione-della-carne-a-grosseto-2014/
In natura l’unica legge esistente prevede che il più forte mangia il più debole perchè ogni essere vivente deve produrre energia consumando altra vita. In natura non esistono nè etica nè giudizio. Ma nel momento in cui la necessità di sopravvivenza scompare, nel momento in cui possiamo scegliere di cosa nutrirci e nel momento in cui abbiamo una conoscenza tale da poter produrre tutto il cibo vegetale di cui abbiamo bisogno e che, a differenza del cibo di origine animale, non provoca malattie, subentra logicamente l’etica, la capacità di scegliere e quindi il giudizio.

http://www.vegan3000.info/

Non è forse sbagliato dire che anche grazie al latte l’uomo è sopravvissuto a situazioni drammatiche come i due dopoguerra, ma bisogna essere ben consapevoli che adesso ci troviamo in uno spazio di tempo completamente diverso, dove non c’è scarsità di cibo bensì eccesso.

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Quello che desideriamo è l’avvento di una  cultura non violenta basata per prima cosa su di un modello di alimentazione che  non prevede, in nessun caso,  l’uccisione di animali o la morte per mancanza di cibo di nessun umano in alcuna parte del mondo https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2013/07/23/piu-carne-mangiamo-meno-persone-mangiano/

Consapevoli che tutti i cittadini maremmani hanno la possibilità di scegliere di cosa nutrirsi, chiediamo a tutti loro di scegliere di non mangiare più quei prodotti derivati dagli allevamenti, dallo sfruttamento e dalla morte degli animali.

Chiediamo altresì, con uno sforzo dialettico,  a tutti i pastori, ormai in crisi e senza futuro, di iniziare a progettare una graduale conversione delle loro aziende, orientandosi versa la produzione di formaggi vegetali o altri prodotti elaborati e di qualità sempre di origine vegetale.

Chiediamo ancora, a costoro di non prendersela con i lupi se il loro fatturato cala. Vi chiediamo di prendervela con lo Stato che sta martoriando di tasse le imprese o con voi stessi prendendo atto della vostra incapacità di seguire il mercato che si sta finalmente orientando verso la non violenza.

Per concludere, non possiamo non notare quanto le associazioni di categoria di allevatori, pastori, macellai e altri mestieranti del lucro sulla morte altrui si siano posti su di una linea difensiva

https://www.facebook.com/notes/associazione-didee/lagnello-sgozzato-e-i-lupi-cattivi/624952007572324

a fronte della situazione loro pesantemente sfavorevole generata  dal   calo vertiginoso del consumo di carne di agnello, la quale cosa dipende un pò dalla crisi e molto dalla presa di coscienza delle persone in rispetto alla questione morale.

GDM