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Respect Life – Abolish bullfighting forever // Rispettiamo la vita – Aboliamo la Corrida, per sempre.


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Share if you agree animals deserve to be free from exploitation! // Condividi se credi che gli altri animali dovrebbero poter vivere immuni dallo sfruttamento umano! Respect Life is a campaign that will take place over the next months, culminating in an event on the 26 September 2015. // Respect Life è una Campagna che si svolgerà nei prossimi mesi con, al suo culmine, l’evento del 26 Settembre 2015 in Spagna. The purpose of this event/campaign is to promote the ethos of the 269 movement – which is to bring animal liberation to the forefront of human consciousness and commit to do our part in bringing an end to the animal holocaust. We also wish to raise awareness about veganism, and all its benefits // L’obiettivo di questo evento è la promozione del pensiero che origina il movimento 269, quello di creare una nuova coscienza fondata sul rispetto incondizionato della alterità animale. Desideriamo inoltre promuovere una consapevolezza critica al sistema del Carnismo attraverso lo strumento  del veganismo etico e dell’apertura mentale ai benefici globali che l’adozione di questa pratica quotidiana deriva a tutti i terrestri.
L’evento puo’ costituirsi nelle forma e con le modalità che si desiderano.
Rappresentiamo tutti gli animali non umani resi schiavi, ci opponiamo alle industrie che fondano  la loro prassi e missione operativa su tale attività. For inspiration and ideas, please feel free to watch our past events // per ispirazione e idee su come realizzare un evento, ecco alcune scene estratte da eventi  trascorsi: http://www.youtube.com/user/269lifecom https://youtu.be/xaA7L4kAJDA
https://youtu.be/JZUb3tg-M_I Participating countries: http://goo.gl/arW4SR  // dettagli sui Paesi partecipanti

Annually, more than 150 billion animals are murdered worldwide due to people’s selfishness, ignorance and greed // Ogni anno più di 150 miliardi di animali vengono uccisi a causa dell’egoismo umano, dell’ignoranza e del motivo economico.

This madness must stop and will stop the day humankind finally wakes up and understands that even the nameless feel pain and desire freedom no less than us humans // Questa follia deve terminare e ciò accadrà solo quando la comunità umana comprenderà che anche COLORO che non hanno un nome posseggono la capacità di soffrire, di desiderare la libertà in nessuna misura differente da noi.

269life

Who is “269?” // Chi è 269

https://associazionedideeonlus.wordpress.com/?s=269

“If there is no struggle, there is no progress. Those who profess to favor freedom, and yet deprecate agitation, are people who want rain without thunder and lightning. Power concedes nothing without a demand. It never did and it never will.” -Frederick Douglass, slavery abolitionist, 1818-1895

 “Senza lotta non si verificherà progresso. Coloro i quali si professano fautori della libertà deprecando gli atti di agitazione sono come quelli che desiderano il lampo senza il tuono….” “…Il potere così come lo conosciamo non concede niente senza che gli venga chiesto e mai lo farà…”
Frederick Douglass, abolizionista della schiavitù, 1818-1895
 
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Con una perentoria comunicazione a firma del presidente della società Ma.Mar ( Mattazione Maremmana SRL ) apparsa sul portale della Confagricoltura il 13 Aprile scorso si annuncia l’inizio attività del Mattatoio del Madonnino ( Braccagni, Grosseto ) con in calce il listino prezzi.

young victimPer la cifra di 120,00 euro al Madonnino si ammazzano bovini di 12 mesi di età, si “restituisce il quinto quarto alimentare della carcassa composta dall’intera frattaglia” , alcuni organi interni, ” la coda , la lingua, le guanciole” e persino “la trippa pulita”.

I vantaggi per gli allevatori che si avvarranno di questo moderno servizio – si legge nel documento della Confagricoltura –  includono ” lo stoccaggio in cella frigorifera per un periodo di 7 giorni” però attenzione : ” dall’ottavo giorno dalla macellazione in poi si applicherà un costo aggiuntivo di 5,00 euro.

Nella suddetta circolare si informa della disponibilità di un tariffario a parte pertinente “l’attivazione del reparto disosso” e confezionamento. Sarà inoltre a disposizione a breve un laboratorio di sezionamento dei cadaveri che risponderà a tutte le esigenze dei clienti che sapranno avvalersene. Occasioni da non perdere per chi intende uccidere hi-tech e a norma di legge, occasioni per produrre e commercializzare un “prodotto di qualità”.

Proprio ciò che serviva per dare impeto all’economia locale e per lo sviluppo di nuove opportunità lavorative per i giovani, ma non  tutti potranno beneficiarne. Nel costrutto di questi signori occorre che i partecipanti considerino gli altri animali come merce,  non si deve mostrare un minimo di sensibilità in relazione alla loro sofferenza e, criterio di selezione principale, si deve avere cieca fede  nel sistema antropocentrico che prevede tale impresa commerciale, quella dell’esercizio della schiavitù, come un opera non solo legittima e onorevole, ma come una normale prassi atta, tra le altre questioni più pratiche, a soddisfare l’idea di homo sapiens, nella sua declinazione homo economicus, di continuare indefinitivamente a sedere al centro del mondo vivente e di  atteggiarsi a figura divina in Terra programmando nascite attraverso la sistematica pratica dello stupro industriale delle altre specie, attuando azioni seriali di sottrazione dei piccoli alle madri e al confinamento brutale di queste povere anime in delle lerce stalle per poi finire su di un camion verso i moderni campi di sterminio come quello sito nella zona industriale del Madonnino

“Prodotto di qualità” del mattatoio in un dettaglio di raccapricciante vividezza.

Questo si che è progresso antropologico e consolidamento culturale contro un nemico comune, la natura o meglio la nostra appartenenza ad essa e la nostra animalità negata dagli imperativi discriminatori di specie.

La comune tagliata di manzo non è cibo, è violenza.

I pezzi di cadavere che giacciono nelle  celle frigorifere non rappresentano nutrimento, ma odio, paura e umiliazione.

La putredine che avviene dal primo minuto dall’avere ingurgitato quella violenza, quell’odio, quel terrore offuscherà la  mente, ne contaminerà in maniera insopportabile i tessuti e  l’etica umana degli individui che avranno divorato questo “cibo” – ne rimarrà corrotta al punto da rendere essi stessi degli schiavi, appesi al gancio e alla mercè di un sistema che promuove crudeltà e sofferenza finalizzando i processi produttivi in vantaggio contabile.

La realizzazione del “campo” del Madonnino è stato possibile grazie ai generosi contributi a fondo perduto ( Fondo per lo Sviluppo Rurale della Regione Toscana ) e allo sforzo di un consorzio di imprese locali.

Nel balletto degli inchini e dei rituali che si sono svolti prima dell’elezione dell’attuale sindaco di Roccastrada, Francesco Limatola – comune sul territorio del quale sorge il mattatoio – apparso in alcuni organi di propaganda locale abbiamo potuto leggere le seguenti dichiarazioni:

“… è un onore   sottolinea – l’attuale sindaco di Roccastrada – Limatola – avere come presidente – del comitato elettorale a suo sostegno – Christian Heinzmann – presidente della Mattazione Maremmana –  una persona di grandi capacità e solide competenze che ben rappresenta la forza e le energie positive di questo territorio, una persona che ha reso più ricca la nostra comunità con il suo lavoro e l’amore dimostrato per questa terra,  che non era la sua, ma lo è diventata presto”.
“Sono convinto – dichiara Christian Heinzmann restituendo con benemerenza la cortese considerazione dell’amico politico – che Francesco Limatola possa fare un buon lavoro per il territorio, anche in considerazione del suo impegno con la precedente amministrazione comunale, per far nascere il mattatoio. Inoltre, ritengo validissimo il suo progetto sul polo logistico. E’ davvero importante la sinergia e la collaborazione tra imprenditoria e politica, per uno sviluppo equilibrato del territorio.”

I consumatori possono stare tranquilli e sicuri, trovandosi nelle mani anche se non proprio pulite – del sangue e delle frattaglie dei 1200 schiavi ( i bovini )  “trattati” in quell’impianto di mattazione ogni anno a partire dal 13 di Aprile 2015, – di costoro, di questi moderni eroi dell’agricoltura locali i quali, attraverso una dubbia industriosità, garantiranno  la salubre,  morale  espansione economica delle nostre comunità:  un orrendo concerto di urla di terrore delle vittime finite a pezzi nelle celle frigorifere, un rinnovato, mostruosamente calloso sentimento di indifferenza dei loro carnefici verso tale supplizio,

Per approfondire sul ruolo dei mattatoi e della cultura mortifera che tali progetti emanano sulla nostra coscienza collettiva riferirsi ad un nostro precedente articolo sull’architettura della sopraffazione.

Come possiamo dirci “ambientalisti” o “ecologisti” senza avere maturata, o mantenere una mentalità sufficentemente aperta per cominciare a farlo, una consapevolezza in relazione al tipo di impatto che le nostre scelte alimentari quotidiane esercitano sugli altri e sull’ambiente?

Interi settori della popolazione mondiale  si dichiarano  a favore di politiche di tutela e di salvaguardia della Natura senza porsi criticamente la questione del proprio diretto contributo alla depredazione delle risorse del pianeta e alla distruzione degli ecosistemi.

Ogni giorno abbiamo la necessità di nutrirci. Per fare questo ci affidiamo con leggerezza al supermercato o ad altre grandi catene di distribuzione alimentare le quali a loro volta, motivate da imperativi economici, acquisiscono i loro prodotti da imprese, che sia locali che multinazionali, le quali ingaggiano in maniera diretta ad una vera e propria guerra al mondo vivente.

Ci permettiamo di banalizzare la questione dell’impatto che un certo “vivere moderno” opera sul mondo vivente presentando in sette punti come, rimuovendo la carne dai nostri piatti, sia possibile mettere in atto un comportamento non soltanto compassionevole e votato al rispetto degli altri animali, ma di cruciale entità anche nella lotta contro la graduale devastazione del territorio i quali effetti sono sotto gli occhi di tutti.

1_ Non contribuire all’inquinamento delle falde acquifere e dei corsi d’acqua.

corsi d'acquaA causa di fattori tutti riconducibili all’economicità delle loro attività gli allevatori costringono il maggior numero di animali nel minore spazio possibile, che si tratti di allevamenti intensivi o di piccole imprese locali questi ultimi produrranno un forte impatto sul territorio per via delle loro deiezioni.Soltanto una frazione delle deiezioni prodotte verranno assorbite dal terreno senza procurare gravi danni a fiumi, falde, torrenti e a tutti gli altri corsi e depositi di acqua pulita essenziali per la vita e per la salute di tutti.

2_ Fermare la distruzione degli habitat naturali

specie a rischioLa riduzione drastica nel consumo di alimenti carnei e derivati contribuisce al mantenimento della diversità biologica arrestando il trend in atto, registrato negli ultimi anni, di estinzione in massa di specie animali.
Secondo il Center for Biological Diversity  la produzione di animali da mandare al macello è la causa principale, in termini di impatto ambientale, del declino nella qualità dell’aria, dell’acqua e degli spazi naturali disponibili agli animali selvatici per vivere indisturbati dalla civiltà umana.

Dal 1980 al 2010 la produzione di carne è triplicata a fronte di una popolazione mondiale di oltre sette miliardi di individui, da ora al 2050 è previsto un ulteriore 50% in più nella domanda a meno che non si riesca ad arrestare e ad invertire l’attuale trend relativo ai “bisogni indotti” nella popolazione da parte dell’industria agro alimentare la quale realizza profitti enormi in questa equazione mortale.

La sovra popolazione del pianeta e la sete di dividendi delle industrie umane sono le cause primarie delle scelte non sostenibili operate dai governi mondiali, scelte erratiche che stanno conducendo alla catastrofe attraverso un processo di spoliazione delle risorse inesorabile nella sua drammaticità

3_ Ridurre il consumo di acqua
eccessivo consumo di acquaNei paesi a capitalismo avanzato oltre il 50% delle risorse idriche vengono impiegate nei processi di produzione di alimenti carnei.

In pratica occorrono fino a 20.000 litri di acqua ( l’equivalente di 2 mesi di consumo medio di acqua in docce ) per un chilo di carne.

Per la produzione di un chilo di frumento ci vogliono tra i 500 e i 4000 litri.  http://www.theguardian.com/news/datablog/2013/jan/10/how-much-water-food-production-waste

4_ Prevenire la deforestazione

foreste pluvialiSecondo dati contenuti nella working paper n.22 della World Bank il volume attuale di carne immessa sul mercato alimentare globale è il principale responsabile della distruzione delle foreste pluviali operata dalle multinazionali e dagli altri operatori del settore per fare spazio agli allevamenti intensivi ( aree di pascolo e da adibire agli impianti di lavorazione ).

5_ Salvare gli oceani

oceaniPer quanto ci riguarda qualsiasi tipo di pesca rappresenta un grave abuso nei confronti delle creature marine e dell’ambiente che le ospita.

Secondo uno studio compiuto nel 2010 il 90% delle specie più grandi di pesci presenti al mondo sarebbero scomparse dai mari .

Le tecniche industriali di pesca oggi sono comparabili a delle vere e proprie azioni militari costituite dall’inseguimento guidato da radar e satelliti dei grossi banchi di pesci e dal rastrellamento selvaggio dei fondali che intrappolano e soffocano, uccidendole indistintamente, tutte le specie che abitano gli oceani. In alte parole, come l’impronta umana avanza sui territori sommersi del pianeta tutto l’ecosistema che ne sostiene la vita  subisce il mortale impatto senza avere alcuna possibilità di ripresa.

6_ Proteggere la Natura e le bio diversità

i lupi e le altre specie a rischio di estinzioneDecine di migliaia di animali selvatici predatori come le volpi, gli orsi, i lupi e le linci
vengono uccisi o cacciati dai loro territori in quanto rappresenterebbero un fattore di rischio per l’industria alimentare carnea, stessa cosa accade a diverse specie di ungulati  i quali, a dire degli impresari che producono cibo per conto degli allevatori, interferirebbero, per via della loro presenza, con le politiche e con le prassi di assegnazione di intere aree a progetti imprenditoriali legati all’industria suddetta.

7_ Combattere i cambiamenti climatici

I cambiamenti climatici derivati dall’attività economica umana sono oggi la minaccia più temibile alla nostra stessa esistenza.

Riducendo drasticamente il consumo di carne e derivati con la prospettiva di un cambiamento radicale delle nostre abitudini alimentari ogni uno di noi può contribuire in maniera significativa alla riduzione del quoziente di emissioni di metano e di ossido di azoto nell’atmosfera

cambiamenti climaticiPiù alto il consumo di prodotti carnei più drammatica la quantità degli agenti atmosferici che determinano il fenomeno noto come effetto serra .

Passare da una dieta carnea ad una basata sui prodotti della terra non solo equivale ad un atto di amore e di considerazione nei confronti degli altri animali che subiscono per mano dell’uomo le peggiori umiliazioni e violenze, ma ad una scelta concreta per contrastare la razzia delle risorse naturali e lo scempio operato dalla civiltà umana all’ambiente che ci accoglie.
Per fare una simile scelta non occorrono doti particolari, ma la semplice volontà di incidere positivamente nella vita degli altri e nella propria.

Adottare una filosofia di vita Vegan oggi significa divenire il cambiamento che ci auguriamo vedere realizzato e per farlo non è mai stato più semplice in considerazione delle decine di ottime risorse on line per un primo orientamento personale sia per quanto riguarda la nostra alimentazione che per tutti gli altri aspetti pertinenti tale filosofia ( cosa vestire, come intrattenersi, come vivere in maniera sostenibile e non violenta ).

vai VEGANPer  informazioni sulla scelta Vegan navigare qui e qui.

Grazie a Mercy For Animals per l’ispirazione e per alcuni dei contenuti esposti.

Contro McDonald’s e le sue politiche di aggressione, sfruttamento e sterminio. Contro il carnismo dottrina e prassi votate alla distruzione del mondo vivente, all’accumulazione iniqua di ricchezza e al sottosviluppo culturale. GO VEGAN – CHANGE THE WORLD.

N.B. il testo che segue contiene un errore che al momento non riusciamo a rettificare: l’evento a Firenze si tiene il 19 Aprile naturalmente ( non Marzo ).

Technoterra

technoterra al No Cage Aprile 2015TECHNOTERRA SOUNDSYSTEM con special guest THE DUBWISER per una notte di musica elettronica al NO CAGE di Prato, importante realtà vegan antispecista regionale.

La domenica seguente, il 19 Marzo, parteciperemo a Firenze alla giornata di lotta curata da Antispecisti Pratesi nell’ambito della campagna nazionale #occupyMcDonalds 

Riprendiamo dal sito del gruppo organizzatore della mobilitazione Earth Riot:

Mc Donalds è un’icona del capitalismo, del consumismo, simbolo di quell’industria della carne e dei derivati che uccide miliardi di animali ogni anno.

McDonalds la multinazionale per eccellenza dello sfruttamento globalizzato, colpevole di promuovere la deforestazione, alimentare il problema della fame nel mondo e lo sfruttamento dei lavoratori e del lavoro minorile.

Essere antispecisti significa rifiutare e condannare ogni forma di schiavitù, sfruttamento e discriminazione.

Per queste ragioni non possiamo accettare che all’interno dei fast food McDonald’s e simili venga proposta un’altenativa vegan, subdolo e disperato tentativo da parte della multinazionale di risollevare i…

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Uno dei luoghi della civiltà umana maggiormente tenuto a distanza dagli sguardi, probabilmente il luogo maggiormente rimosso dall’immaginario individuale e collettivo è quello del mattatoio.

La struttura adibita a questo tipo di attività che è stata costruita all’interno del Polo Industriale del Madonnino, a Braccagni, in provincia di Grosseto non è una eccezione a questa regola.

Questo moderno campo di sterminio è stato realizzato su iniziativa di un Consorzio di aziende locali le quali hanno beneficiato di un contributo regionale a fondo perduto di un milione e seicento ottantamila euro a fronte di una spesa di due milioni e ottocentomila euro complessivi.

Per la Regione Toscana che ha finanziato in larga parte questa impresa, l’atto di assegnare tutti quei soldi pubblici alla MaMar, una azienda specializzata nell’uccisione di animali cosi detti da reddito e titolare del progetto, costituisce un “importante passo” verso una “migliore valorizzazione degli assetti locali dell’economia rurale” di questo territorio.

Nei media locali si è parlato di sviluppo, di occupazione e persino di rilancio di un’area industriale disastrata e desertica, quella appunto dove sorge il mattatoio.

Per gli attori privati coinvolti in questa impresa le aspettative sono quelle relative alla moltiplicazione degli allevamenti in zona così da potenziare la capacità attuale di produzione e di offerta di alimenti carnei ai consumatori locali che lo richiedono.

L’industria della carne è in crisi e questo tipo di operazioni servono anche a scongiurare un ulteriore declino nella domanda. Sappiamo che gli impianti di mattazione esistenti intorno e internamente alla provincia di Grosseto non operano a pieno regime, non c’era davvero necessità di costruirne un altro, le finalità, come abbiamo detto infatti sono diverse.
Ma a noi interessa porre l’accento sugli aspetti etici di un simile progetto, nell’anonimo luogo che vediamo nelle immagini, un mattatoio che sicuramente disporrà di impianti e dispositivi di contenzione, detenzione, uccisione e smembramento dell’ultima generazione, all’interno di questo lugubre luogo, una volta divenuto operativo, si ammazzeranno almeno 12,000 animali all’anno, singolarità che avranno condotto la loro non-vita segregati in qualche stalla o gabbia o allevamento di tipo industriale, totalmente nelle mani dei loro padroni umani i quali avranno stabilito dalla disgraziata nascita di queste creature alla loro fine violenta e sanguinosa ogni singolo aspetto delle loro esistenze, in effetti esseri senzienti trattati come merce, come oggetti da accumulare e da consumare.

Questi animali verranno trasportati qui, al mattino presto o di notte, per non turbare le coscienze di coloro i quali poi ne acquisteranno i corpi, fatti a pezzi e ben ripuliti, resi accettabili alla vista, confezionati dai macellai o nei supermercati.

Nessuna connessione tra il sistema di moderna schiavitù ( gli allevamenti ) i luoghi dove si commette il genocidio quotidiano ( i mattatoi ) e la tavola dove chi consuma questo tipo di alimenti si siede ogni giorno deve essere fatta, nessuna connessione, il vecchio adagio che recita “occhio non vede, cuore non duole” non è stato mai così vero come in tali circostanze.

Di fatto il sistema di allevamento e di sfruttamento degli animali se osservato da qualunque prospettiva, da qualsiasi occhio capace di rappresentarlo criticamente è un sistema di una crudeltà inaudita, un apparato connotato dalla violenza metodica del forte sul debole in ogni sua fase, un sistema di potere che fa presa assoluta sulle proprie vittime che noi chiamiamo DOMINIO.
Il dominio umano si afferma sugli altri animali in differenti forme e con diverse modalità, basta pensare all’industria dell’intrattenimento, alla sperimentazione bio medica, allo sfruttamento affettivo che si impone a determinate specie, alla caccia e alla pesca, ma la violenza efferata e seriale che si compie con ferocia e senza rimorsi per produrre cibo ammonta ad una percentuale che sfiora il 98 per cento di tutti i crimini compiuti ai danni degli altri animali da parte dell’uomo.

Questa situazione obbliga alcuni di noi a porci degli interrogativi e a enfatizzare con tutti i mezzi di cui disponiamo l’indifendibilità di tale brutale forma di oppressione e l’obbligo morale di fermarla.

Al Madonnino, come in altre cattedrali del dominio specista, schiavi non umani, discriminati e oppressi in quanto non facenti parte della specie eletta, creature rese invisibili e riproducibili all’infinito termineranno il loro angoscioso e breve viaggio su questo mondo.

Arriveranno al Polo Industriale nei camion, spesso dopo viaggi lunghi ed estenuanti, senza acqua ne cibo, al freddo gelido o nel caldo torrido e obbligati a scendere senza tanti complimenti, convogliati nei recinti esterni e poi, uno alla volta, verso i tunnel della morte, storditi in maniera adeguata se hanno un briciolo di fortuna, ancora coscienti in altri casi nelle mani degli addetti al taglio della gola, alla rimozione di muso e zoccoli, all’evisceramento….una orrenda catena di smontaggio degna dei peggiori film dell’orrore, un orrore senza eguali dove il sangue, le lacrime, il terrore, la merda, le urla, l’angoscia si levano, si mischiano e si separano dalla carne, dalla fibra, dai muscoli, dalle budella e da altre parti che verranno poi vendute opportunamente ripulite e rese presentabili a quei consumatori che non si chiedono, che non intendono vedere, che non dispongono di una sensibilità tale da consentire loro, appunto, di fare le dovute connessioni.

Non abbiamo bisogno dei mattatoi, dei trasportatori di animali vivi, degli allevamenti, degli stupri industriali per generare nuove vittime, non abbiamo bisogno dell’allevatore e del macellaio per vivere.

Possiamo vivere bene e mangiare con gusto basando la nostra alimentazione sui prodotti della terra, vivere senza infliggere disperazione, violenza e morte ad altri è possibile, per questo vogliamo che posti simili a quello del Madonnino scompaiano o che vengano riconvertiti ad una economia di pace, di solidarietà e di crescita culturale.

Oggi in molti abbiamo deciso di non sostenere più coi nostri acquisti l’industria alimentare tradizionale, abbiamo eliminato dal nostro carrello della spesa tutti quei prodotti derivati dallo sfruttamento degli altri animali.

Altri ancora hanno deciso di dedicare parte del loro tempo e delle loro risorse personali alla lotta per la liberazione delle vittime non umane di questa orrenda macchina di sterminio, giustificata dall’ideologia antropocentrica secondo la quale tutto è lecito nell’interesse della specie dominante e del modello economico accettato.

Il denaro e la creazione di sempre maggiori margini di profitto sono le vere cause di tanta violenza, di tanta indifferenza, del declino dei nostri valori e della valorizzazione dell’umanità che dovrebbe distinguerci dalla bestie ( ci dicono ).

Dov’e’ l’umanità in posti come il mattatoio del Madonnino?

Dov’e’ la dignità e la moralità dei carnefici che lo operano e la rispettabilità di chi finanzia simili progetti di morte?

Dove l’intelligenza e la capacità di riconoscere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato?

Queste qualità non esistono più, in famiglia e a scuola ci hanno inculcato nozioni in diretto contrasto con l’insorgere di sentimenti quali la solidarietà e l’altruismo, sentimenti che noi, attivisti per la liberazione animale, sentiamo fortemente di dover declinare estendendo la sfera della compassione e della considerazione morale ANCHE alle specie diverse da homo sapiens, diverse ma non meno degne di vivere.

Solo il fatto che ogni creatura senziente è capace di soffrire dovrebbe indurre in ogni uno di noi una riflessione e una presa di posizione netta al fianco delle vittime, in opposizione ai carnefici e ai mandanti di tale infame e scellerato progetto di dominio e di distruzione del mondo vivente, per queste ci opponiamo  a tutti i macelli, a tutti gli allevamenti, per questo nel 2015 dobbiamo continuare a batterci contro la schiavitù.
riflessione e una presa di posizione netta al fianco delle vittime, in opposizione ai carnefici e ai mandanti di tale infame e scellerato progetto di dominio e di distruzione del mondo vivente, per queste ragioni siamo venuti qui oggi e vi torneremo presso il polo industriale del Madonnino in provincia di Grosseto, per queste ragioni ci opponiamo a tutti i macelli, a tutti gli allevamenti, per questo nel 2015 dobbiamo continuare a batterci contro la schiavitù.

La testa all'estrema sinistra nell'immagine è quella di un cane.La testa all’estrema sinistra nell’immagine è quella di un cane.

Info estratte da un articolo apparso su http://saynotodogmeat.net/

 

Due missionari cristiani in Guinea ( Africa Occidentale ) hanno vissuto per un periodo di tempo quest’anno proprio in una area dove la febbre emorragica conosciuta come Ebola ha mietuto numerose vittime.
Questo virus si sta propagando rapidamente anche in Nigeria, Liberia e Sierra Leone.
Sembra che la tradizione di consumare carne di cane sia alla radice della diffusione di questa epidemia.
Secondo queste tradizioni si devono consumare le carni di animali catturati nella foresta (  http://it.wikipedia.org/wiki/Bushmeat ) come scimmie, antilopi e cani, senza averne estratto prima tutto il sangue.
Da quelle parti, inoltre, alcuni dei rituali utilizzati nel corso della tumulazione dei defunti prevede un contatto fisico dei familiari coi loro morti e queste due usanze insieme contribuiscono al diffondersi della malattia.
La carne di cane e il virus Ebola mantengono una salda connessione perchè molti degli animali che poi finiscono nei piatti della popolazione locale riescono a sopravvivere spesso cibandosi quasi esclusivamente di carcasse infette di altri animali, principalmente di scimmie, trovate morte nel territorio.
I macellai che si occupano dell’uccisione e del sezionamento dei corpi dei cani non si curano del problema e immettono sul mercato porzioni di carne positive a questo virus il quale si mantiene attivo anche su tessuti organici morti ( caratteristica questa che accomuna la carne proveniente da qualsiasi animale).
Come sappiamo non esiste un vaccino per il trattamento di questo tipo di infezione e la stragrande maggioranza delle persone infettate dall’Ebola muoiono.
Dalla fine di Luglio ad oggi si sono registrate in Africa Occidentale almeno un migliaio di morti, questa stima è comunque distante dalla reale entità della diffusione del virus, infatti in molti preferiscono seppellire i loro cari deceduti senza denunciarne le cause.
Il timore è che questa moderna peste possa arrivare anche in Europa e negli altri paesi occidentali attraverso i voli intercontinentali per fini turistici,lo scambio di merci e la movimentazione delle persone http://www.greenreport.it/news/comunicazione/ebola-situazione-per-litalia-in-relazione-migranti/

In questi luoghi dell’Africa Occidentale sembra che almeno il 90% della popolazione non creda che il virus Ebola esista e una buona percentuale di coloro che ne hanno preso coscienza ritengono che la malattia derivi da un qualche tipo di complotto organizzato dai non indigeni ( probabilmente i missionari bianchi ).

La pratica della macellazione dei cani per la loro carne in Africa è particolarmente cruenta, consiste infatti nella bastonatura degli animali fino al sopraggiungere della morte. L’altro metodo utilizzato dai macellai è il taglio della gola con l’animale completamente immobilizzato e cosciente. In entrambi i casi l’operatore non procede con il dissanguamento delle carni.

dog on the ground

Per quanto possiamo inorridire dalle tradizioni, dalle credenze popolari e dai metodi di uccisione utilizzati in Africa, vorremmo puntualizzare che nella civile e progredita Europa, nei suoi impianti di mattazione industriale, accade con regolare frequenza che animali quali i maiali o i polli si ritrovino perfettamente coscienti ben dentro la procedura di smontaggio dei loro corpi tipica dei processi di produzione di carne.

I cani vengono comunemente mangiati anche in Asia, in paesi come il Vietnam, la Tailandia e la Cina. In Corea oltre il 55% della popolazione ne ha consumati e ne favorisce l’utilizzo in quanto fonte di proteina nobile a buon mercato http://www.orsidellaluna.org/2013/03/l%E2%80%99altra-faccia-del-consumo-di-carne-di-cane/

Ma passiamo ad aspetti più pertinenti la sanità del “prodotto” carneo commercializzato qua da noi e socialmente accettato dalla stragrande maggioranza della popolazione; ebbene, gli abituali consumatori di tali “proteine nobili” , qualora ne disponessero di una quantità residua, dovrebbero fare esercizio della propria memoria critica : siamo sul finire degli anni novanta, la malattia cosidetta afta epizootica, in inglese foot and mouth disease  http://it.wikipedia.org/wiki/Afta_epizootica  –  propria dei ruminanti e dei maiali detenuti in cattività dagli industriali del settore agro industriale colpì in maniera virale alcuni allevamenti europei. A causa di questa epidemia si raccomandò “l’ abbattimento di tutti i capi, l’ incenerimento completo delle loro carcasse e la disinfezione dell’ allevamento stesso con un’accurata gestione dei liquami “ . Anche in quel caso  si scoprì che il virus poteva persistere attivo parecchio tempo “ e quindi innescare ulteriori contaminazioni a freddo.

Un altra recente propagazione virale propria degli animali schiavi negli  allevamenti e trasmissibile ai loro tormentatori umani è la Encefalopatia Spongiforme
o “mucca pazza”, originata nella regione del Northumberland nel 2001 in Gran Bretagna.

La “mucca pazza” determinò lo sterminio di decine di migliaia di ruminanti e la frettolosa ( e spettacolarizzata dai media ) distruzione delle loro carcasse.

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In quel caso praticamente l’intero territorio del Regno Unito fu dichiarato “area contaminata” dai partner commerciali europei.

L’insorgenza di questa malattia fu ricollegata all’uso di farine di carne date come mangime agli animali ( resi nella pratica dei cannibali ) e a conseguenti modifiche nel processo di produzione delle stesse attraverso l’ausilio di solventi per abbatterne i contenuti di grasso.

Per non parlare dell’influenza aviaria e il così detto “rischio pandemia” ad essa associato http://www.corriere.it/Rubriche/Salute/Medicina/2005/09_Settembre/15/domande-influenza.shtml che nel 2005 seminò il panico in Italia e che causò la “distruzione” di milioni di polli, tacchini e altri volatili. Soltanto molto recentemente si è conclusa l’inchiesta giudiziaria su dirigenti ministeriali, deputati e case farmaceutiche che avrebbero manovrato l’intera cosa per trarne un vantaggio economico http://www.iltempo.it/cronache/2014/07/11/aviaria-ecco-il-business-dalle-uova-d-oro-1.1270120

cadaveri

Secondo un documento della Commissione Europea del Maggio 2013 il criterio di scelta del consumatore medio di prodotti carnei per ciò che riguarda la loro salubrità fa quasi esclusivo affidamento alle informazioni redatte sulle confezioni e diffuse sia per norma di legge che per slancio volontario dai produttori stessi, per capirci, le specifiche caratteristiche, la data di scadenza, il paese di provenienza e il prezzo al chilo http://ec.europa.eu/consumers/archive/consumer_research/market_studies/docs/mms_commission_report_en.pdf

Moltissimi dei prodotti carnei processati attualmente in commercio e pubblicizzati ogni giorno dalla televisione ( wurstel, nuggets, cotolette, insaccati e carni in scatola) contengono i rimasugli della lavorazione di animali di una o di più specie, provenienti da diverse aree geografiche, sappiamo che  viene data loro una regolarità nella forma, una consistenza e un colore adeguati alle aspettative di appetibilità di chi li consumerà.

Un pezzo alla volta

A shorter version in english for this story available here : http://technoterrasoundsystem.wordpress.com/2013/12/20/un-pezzo-alla-volta-2/

Nel maggio del 2012 credemmo scongiurato il pericolo che alcuni imprenditori locali riuscissero a mettere insieme i soldi necessari per la costruzione del nuovo mattatoio nell’area del Madonnino, a pochi chilometri da Grosseto , poi nel Novembre scorso la notizia che il sindaco di Roccastrada dava per “imminente” l’inizio dei lavori http://www.ilgiunco.net/2012/11/10/il-futuro-della-maremma-passa-da-qui-tutti-i-progetti-della-nuova-area-del-madonnino/ Noi uscimmo con questo Blog https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2012/05/28/no-al-mattatoio-a-grosseto-ne-nuovo-ne-vecchio-2/ nel quale esplicitavamo, e confermiamo in questa sede, la nostra repulsione all’idea che si realizzi un campo di sterminio proprio dalle nostre parti.
il 24 di Dicembre a Grosseto la nostra prima iniziativa contro questo progetto che sembra confermato.

IL 24 DI DICEMBRE A PARTIRE DALLE ORE 16, DA VIA MOZAMBICO A GROSSETO, UN CAMION DEBITAMENTE ALLESTITO PER L’OCCASIONE, USUALMENTE ADIBITO AL TRASPORTO DI ANIMALI VIVI, SIMBOLO DELL’ATTITUDINE OFFENSIVA E MERCIFICANTE CHE  L’UOMO ADOTTA DA 200 ANNI NEI RIGUARDI DEGLI ANIMALI DESTINATI AL MACELLO, PERCORRERA’ TUTTE LE VIE CITTADINE MAGGIORMENTE FREQUENTATE PER ESPRIMERE L’OPPOSIZIONE DI CHI SI BATTE CONTRO QUALSIASI PROGETTO DI DOMINIO E DI DISTRUZIONE CHE PREVEDE STRAGI GENERALIZZATE, ISTITUZIONALIZZATE E TECNOLOGICAMENTE PIANIFICATE DI ANIMALI INNOCENTI, FATTI NASCERE SOLTANTO PER SOFFRIRE PRIGIONIERI DI UNA VITA IN GABBIA PER POI MORIRE SOTTO LE LAME AFFILATE DEI MACELLAI.

L’INIZIATIVA DELLA DURATA DI  DUE ORE SI CONCLUDERA’ IN ZONA VIA DELLA PACE, UNA SCELTA QUESTA NON CASUALE IN CONSIDERAZIONE DEL FATTO CHE QUELLA CONTRO GLI ANIMALI COSIDETTI DA REDDITO E’ UNA VERA E PROPRIA GUERRA DICHIARATA UNILATERALMENTE DA ALLEVATORI, IMPRENDITORI DELL’AGRO ALIMENTARE , MACELLAI E CONSUMATORI, QUESTI ULTIMI SPESSO IGNARI MA QUASI SEMPRE INSENSIBILI ALLA SOFFERENZA E ALLA MISERIA CHE LE LORO SCELTE ALIMENTARI QUOTIDIANE, I LORO ACQUISTI, DERIVANO ALLE VITTIME DI QUESTA ODIOSA INDUSTRIA.

IL 24 DICEMBRE A GROSSETO QUELLE  VITTIME PARLERANNO ALLA CITTA’

PER INFORMAZIONI 3281544997

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Liberamente estratto da Lo spazio etico” del mattatoio: l'(in)umana macellazione degli altri animali di Mick Smith  traduzione dall’inglese di Luca Carli, articolo apparso sul n.14 della  rivista Lliberazioni

http://www.liberazioni.org/liberazioni-n14.html

(…) Si sostiene che l’animalità sia quello stato dell’essere che l’umanità ha trasceso, evolvendosi oltre, da cui è fuggita attraverso la presa di coscienza del nostro sé in quanto sé attraverso l’addomesticamento e la trasformazione dei nostri desideri animali, attraverso l’acquisizione della voce – il dono del linguaggio nel cui ambito possiamo esprimere noi stessi e la nostra differenza dagli altri animali. Allora forse non sorprende che la possibilità di mantenere questa differenza ci richieda di restare indifferenti al richiamo degli altri animali, di escluderli dalle nostre preoccupazioni di ordine etico (…) sentire la loro voce come una forma di espressione della loro personalità, come un linguaggio che ci possa parlare, che possa modificare la nostra sensibilità, potrebbe mettere in pericolo il nostro status speciale, la nostra separatezza. Potrebbe rivelare qualcosa della fragilità dell’esistenza umana.

(…) Il mantenimento di questa vantaggiosa narrazione antropocentrica ( ad una crudeltà verso gli animali corrisponderebbe una indulgenza verso gli uomini secondo Cartesio), che considera la le urla di creature agonizzanti alla stregua di mere reazioni di insensibili automi, richiede qualcosa di più che delle argomentazioni filosofiche.

Stare a stretto contatto con gli animali rivela la miriade di modi in cui essi non solo possono, ma anche affettivamente si esprimono in forme molto dissimili da quelle degli umani.

(…) Per il (…) mantenimento di una coscienza pulita gli animali d’allevamento devono essere tenuti a distanza dagli spazi normali ( di vita ) dell’elegante cittadina ( che li accoglie ), per il bene della morale pubblica (…) questi animali, a cui intendiamo fare del male ( devono essere ) tenuti fuori dalla vista e dalla mente (…) (bisogna ) che la loro presenza sia gestita in modo tale da limitare la loro possibilità di auto-esprimersi (…) anziché facilitare una autentica relazione etica con ( loro ), che li riconosca e li rispetti per quello che sono, la modernità si è dedicata a stilare un complesso codice di regolamentazione morale, che separa e limita l’espressione animale al fine di ridurre al minimo il potenziale danno che essa potrebbe arrecare alla logica cultura dominante.

(…) La produzione e la trasformazione di alcuni spazi sociali moderni ( predispongono ) le persone alla sordità nei confronti dell’esistenza non umana, in particolare rispetto a quello che, da un punto di vista etico, è il momento più problematico tra tutti, ossia quello della morte dell’animale (…)

Il mattatoio altro non è che una fabbrica che facilita un “di stanziamento sociale ed etico” dall’infame realtà della macellazione degli animali. Tale distanziamento si realizza attraverso una serie di pratiche e di giustificazioni, ivi compresi discorsi moralistici di “igiene” e di macellazione “umanitaria” ( del resto nella cultura dominante moderna anche la guerra può essere umanitaria ) che consentono a coloro che si trovano al di fuori delle mura del mattatoio di mantenere le loro abitudini carnivore e, in caso di difficoltà, di addurre a propria discolpa una sorta di “ridotta capacità di intendere e volere” – quasi fossero individui che non sono in grado di rendersi conto di ciò di cui sono di fatto responsabili (…) ( questo è il “terreno” della ) rimozione/regolamentazione del legame personale tra il cadavere dell’animale e il consumatore umano.

(…) I mattatoi non offrono visite turistiche ( in questi luoghi ) non ci sono visitatori a versare lacrime e gli animali si dice che siano storditi prima di essere appesi e fatti a pezzi (…) ( Oggi ) la linea di produzione è più lubrificata ( di un tempo ). I mattatoi sono stati spostati lontano dai centri abitati e la popolazione è messa sempre più al riparo dalla vista e dai rumori della violenza commessa in suo nome (…) ( gli impianti moderni a differenza di quelli di un tempo ) possono smembrare 400 animali all’ora (…)

La divisione analitica delle mansioni e l’ordinamento razionale della produzione sono progettati per gestire e controllare sia la vita dei lavoratori che la morte degli animali, per disciplinare i corpi che lavorano e quelli che sono lavorati. Gli elementi irrazionali del sudore e del sangue vengono soggiogati all’interno di un regime che, dalla sua prospettiva strumentale, appare del tutto ragionevole.

(…) I polli, i maiali o le mucche dell’allevamento industriale (…) si trovano realmente incarcerati, misurati, classificati e sotto costante sorveglianza dietro sbarre e filo spinato. La loro esistenza, la loro crescita e la loro riproduzione sono soggette ad un controllo continuo e minuzioso, esercitato attraverso la manipolazione del loro ambiente ormai quasi completamente artificiale. La luce è regolata, il cibo predefinito e pre-lavorato. I loro corpi imbottiti di antibiotici, ormoni e altri cocktail chimici per migliorarne la “produttività”. Alla fine, vengono ammassati per essere trasportati su grandi distanze fino alla moderna catena di “smontaggio” (…) come altrove, anche per l’industria della “carne” “il tempo è denaro” e il mattatoio moderno incarna i principi razionalistici dell’organizzazione scientifica del lavoro (…)

Ogni attività del mattatoio è suddivisa in una serie di operazioni elementari, da ripetere più e più volte mentre i corpi si spostano lungo la catena di produzione e vengono progressivamente smembrati. La natura e la brutalità dei singoli compiti si riflette nei nomi attribuiti alle diverse mansioni : <<Addetto allo stordimento, addetto alla degiugulazione, uncinatore, primo addetto alla recisione delle zampe, squartatore, scuoiatore, disossatore ventrale, disarticolatore, killeraggio>> e così via.

Un macellatore di maiali può in un ora tagliare la gola fino a 1100 animali – quasi uno ogni tre secondi.

(…) La razionalizzazione delle procedure, la natura ripetitiva delle mansioni, la velocità del nastro trasportatore e la divisione dei compiti agiscono all’unisono determinando una sorta di isolamento etico e favorendo un sentimento di distacco da ciò che si sta eseguendo. Tutto corre al ritmo della macchina (…) i movimenti con i quali gli addetti recidono arterie, squarciano colonne vertebrali e impilano fette di carne sono meccanici come la fabbrica stessa ( …) Quando le cose funzionano come dovrebbero. L’animale (…) rimane convenientemente a portata di mano (…) come mero equipaggiamento del mondo del lavoro.

( Così avviene la transizione tra la vita e la morte e ) anche laddove la presenza dell’animale si rivela alla coscienza, la divisione del lavoro garantisce, in modo molto conveniente, la distribuzione e l’elusione della responsabilità etica. Lo stordimento di una creatura fiduciosa è così considerato una atto “umanitario” volto ad alleviare le sofferenze; l’animale a cui viene tagliata la gola è già incosciente e quando la sua testa viene scuoiata è ormai troppo tardi per preoccuparsene.

(…) L’igiene morale moderna richiede che il mattatoio si tenuto nascosto, lontano dallo sguardo dei cittadini, le preoccupazioni sorgono inevitabilmente ogni qual volta le modalità del suo funzionamento o delle attività di chi vi lavora sono rese pubbliche (…) i lavoratori sembrano essere stati corrotti moralmente dalle loro disgustose associazioni, le quali si dichiarano (…) disposte a partecipare al processo eticamente problematico di trasformazione degli animali di allevamento in cibo industriale.

L’opinione pubblica permane in uno stato di negazione circa il proprio ruolo (…) e la sua capacità di mettersi in ascolto è ulteriormente attenuata (…) dal fatto che molti lavoratori del mattatoio sono considerati alieni da parte della cultura dominante ( immigrati o appartenenti a etnie e ceti sociali minoritari in termini di rappresentanza reale ).

(…) A dispetto della retorica razionalista della modernità, gli animali non sono delle risorse – bensì esseri viventi, creature che respirano, che continuano ad esprimersi e a intrufolarsi nella nostra coscienza (…) sbattono le ciglia, emettono versi (…) la loro testa si muove, gli occhi sono aperti e guardano attorno (…) Muoiono (…) un pezzo alla volta.

A volte, nonostante la distanza che la “cultura carnivora” della modernità cerca di mettere tra noi e loro, la voce degli animali si fa comunque sentire imponendosi alla coscienza umana (…) La logica culturale del carnivorismo necessita e sostiene la creazione sistematica della distanza sociale.

Mangiare carne rappresenta una forma di appropriazione condivisa della natura (…) Il consumatore da supermercato non ha bisogno di vedere ( anzi non può vedere ) le tappe che hanno trasformato un manzo in lombata o un maiale in salsicce. La popolazione in generale è fisicamente protetta e spazialmente separata dai luoghi in cui le fonti vive di tali “succulente” pietanze vengono macellate.

(…) La distanza fisica e la divisione del lavoro rappresentano però solo una parte della storia. Bisogna, infatti. Capire come la stragrande maggioranza delle persone si abitua ad accettare, senza porsi alcuno scrupolo etico e di solito senza sviluppare alcun tipo di riflessione, la presenza sul proprio piatto di quello che è un pezzo, spesso ancora riconoscibile, di un animale morto (…) Non sempre ( è così ) – c’e’ poca somiglianza tra le uniformi crocchette di pollo e l’uccello da cui derivano e un singolo hamburger può contenere i resti della lavorazione di più di un centinaio di mucche.

Non vi è dubbio che queste manipolazioni artificiali contribuiscono a creare una sorta di distanziamento sociale che scollega la carne morta da quella viva e sanguinante (…) Nel mattatoio, il maiale diventa una “unità di produzione suina” e a tavola le pecore assassinate diventano montone, il vitello carne bianca e i muscoli cotti delle mucche prosciutto e bistecche.

(…) Il mantenimento della cultura carnivora della modernità, come il perpetrarsi del mattatoio (…) richiede la negazione conscia e inconscia della capacità degli animali di esprimere se stessi ( …) per questo siamo abituati fin dalla più tenera età a distinguere senza mezzi termini i “rumori” emessi dagli animali e il linguaggio umano.

Il bambino impara che gli animali da fattoria possono fare muu, qua qua, oink  e che questi suoni sono qualcosa di qualitativamente diverso dall’essere realmente in grado di parlare. I libri illustrati con rappresentazioni di animali da fattoria servono a disporli secondo un ordine antropocentrico, relegandoli nei luoghi loro “propri”, il campo, l’aia o il porcile.

L’educazione dei bambini procede di pari passo con l’alimentazione carnivora, in quanto le fattorie illustrate non rappresentano in alcun modo le reali condizioni degli animali nell’ambito dell’agricoltura industriale contemporanea e in esse sono del tutto assenti le ragioni addotte dalla cultura carnivora per giustificare la reclusione degli animali (…) La letteratura per ragazzi pone la questione della connessione tra gli animali da fattoria e il loro destino solo attraverso l’antropomorfizzazione e concedendo loro il potere del linguaggio umano ( e quando questo avviene ) improvvisamente ( gli animali ) escono dal menù.

(…) Gli animali reali continuano comunque ad esprimersi in modi che sfuggono e contraddicono la logica di chi li vuole muti.

Nonostante la dislocazione spaziale del mattatoio e il distanziamento conseguente alle abitudini quotidiane, alcuni riescono a sentire le loro grida e si sforzano di diffonderle opponendosi alla “logica” dominante.

(…) Dentro e fuori il mattatoio l’ordine sociale (…) garantisce uno scarso contatto con le nostre attività ( prevalenti ) e i loro effetti inevitabili, mediati dalla pratica, ( dalla ripetizione ), dall’abitudine.

(…) “La cultura vegetariana” ( come resistenza ) rappresenta una minaccia simbolica e pratica al sottaciuto predominio della logica culturale carnivora.

La presa di posizione anti-egemonica e anti-industriale del ( veganismo ) costringe la cultura contemporanea a formulare e a difendere i propri principi al fine di giustificare in maniera esplicita il trattamento riservato agli Altri animali.

(…) ( Anche, oggi, proprio come fece Cartesio ) (…) la modernità dispiega una serie di argomentazioni e di pratiche relative con l’intento di disinnescare le questioni etiche sollevate ( dagli attivisti per la liberazione animale )

(…) Alcuni ( arrivano a ) negare risolutamente che le grida degli animali al mattatoio rappresentino un’espressione del sé e che pertanto sono eticamente irrilevanti (…) ( ma ) ciò è però sostenibile soltanto da coloro che sono già fermamente convinti dell’esistenza di un divario incolmabile tra noi e gli ( altri ) animali ( e ) il fatto che molti carnivori accolgano nella loro vita e nei loro cuori alcuni animali, ad esempio ( i cani, i gatti o i conigli ), rende questa visione estremamente problematica (…)

( questo è un margine su cui lavorare, su cui fare pressione, sul quale si possono innestare degli interrogativi ) .