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Mercy-for-Animals-Nathan-RunkleTJ Tumasse ha trascorso più di sei anni a lavoro nella realizzazione di investigazioni celate all’interno di fattorie, mattatoi  e zoo negli Stati Uniti per conto di Mercy for Animals ( MFA) e di altre organizzazioni. Le sue riprese hanno esposto la verità dei fatti nei luoghi di sfruttamento e sterminio dove si è trovato ad operare ed hanno condotto alla condanna diretta di alcuni tra i responsabili più callosi dei crimini contro gli animali detenuti in questi luoghi.

Adesso, non più attivo sul fronte delle riprese video clandestine, TJ si stà preparando per lavorare su altri progetti insieme ad Animal Legal Defense Fund, una organizzazione che si occupa di fare leva , attraverso il lavoro documentale realizzato in questi anni che testimonia dell’immane sofferenza dei nostri fratelli non umani per mano dell’industria agro alimentare, su una rinnovata etica pubblica così che tale nuova percezione conduca all’introduzione di leggi e normative maggiormente severe nei confronti di chi si rende responsabile di gravi atti di abuso sugli animali.

TJ è passato al vegetarianismo in seguito ad una presa di coscienza sul senso che noi umani assegniamo alla vita e con quanta leggerezza non ne riconosciamo lo stesso valore nelle nostre relazioni con le altre specie. A questo evento drammatico è seguita la scelta vegana dopo la lettura di Animal Liberation di Peter Singer, il quale testo gli ha fatto aprire ulteriormente gli occhi ( e il cuore ) sulla cultura della violenza e della sopraffazione rappresentata dall’ideologia Specista che governa la civiltà umana nell’era del capitalismo globale che stiamo vivendo.

TJ

Presentiamo la traduzione dell’intervista a TJ Tumasse pubblicata on line da The Thinking Vegan il 17 Settembre 2014.

Che cosa ti ha ispirato a diventare un operatore clandestino, che tipo di aspettative avevi quando hai compiuto questa scelta e in quale misura i riscontri che hai documentato sono sovrapponibili a queste?

Per qualche ragione mi sentivo forte e motivato abbastanza per immergermi in questa attività, ero molto giovane e ho dovuto faticare un po’ a mantenermi coerente con la mia identità. Mi sentivo abbastanza preparato per confrontarmi con la realtà delle stalle e del mattatoio per come me la immaginavo, ma da subito mi resi conto che le cose erano molto peggiori per gli animali, molto peggiori di ciò che immaginavo. All’epoca decisi che il miglior modo per lottare a fianco delle vittime dello sfruttamento specista era quello di operare clandestinamente nella raccolta di materiale da far filtrare fuori da questi circoli, mi assunsi direttamente la responsabilità di dare una voce agli animali e ogni volta che mi guardo indietro mi chiedo dove e come io abbia trovato la forza necessaria per realizzare questo delicatissimo tipo di lavoro, un lavoro che ogni giorno mi metteva alla prova duramente esponendo la mia incolumità fisica a possibili incidenti dovuti al contatto continuo con i macchinari in uso in questi impianti. Ho fatto tutto questo così che le persone le quali consumano quotidianamente i prodotti alimentari derivati da questi orribili processi di sfruttamento e di smontamento dei corpi senza alcun ragionamento di natura critica potessero gettare un sguardo “altro” da quello offerto loro dal Sistema.

Sono davvero toccato in maniera vivida dai risultati ottenuti dalle tue investigazioni, in particolare dall’odiosa ricorrenza da parte degli addetti a pratiche di ingiustificabile crudeltà e violenza a spese degli animali presentate dai filmati pubblicati da MFA. Questi documenti video sono terribilmente duri da guardare, quale è stata la tua esperienza nel testimoniare tali scene di depravazione e terrore in prima persona?

L’incubo in cui sono costretti gli animali negli impianti e negli allevamenti industriali non è traducibile in parole. Nessuno, tra coloro che guardano quelle immagini, è in grado di vedere, annusare, gustare o sentire quegli scenari senza trovarsi esattamente contenuti all’interno di quel contesto. Non esistono video, fotografie o narrazioni sufficentemente capaci di trasmettere l’inferno nel quale gli animali vivono ogni momento, ogni giorno della loro vita. Ciò che ho testimoniato in maniera diretta mi ha segnato per sempre.

Come sei riuscito a gestire i tuoi assetti psichici e fisici durante il lavoro undercover , hai forse messo a punto un dispositivo emotivo che consentisse una elaborazione sana delle terribili situazioni in cui ti sei trovato ad operare?

Sono riuscito a non venire travolto dalla realtà attraverso l’ascolto della musica e la ricerca di sostegno emotivo da parte di chi era in grado di offrirlo. Tieni conto che durante lo svolgimento dei turni di lavoro in questi luoghi, data la natura della tua missione, devi apparire come una persona completamente diversa da te stesso, altrimenti non ce la puoi fare. Devi continuamente rinforzare la nozione che ti trovi la dentro per contribuire ad attuare un progetto di denuncia, di innescare un corso di cambiamenti che non potrebbe compiersi senza la miseria personale di dover vedere soffrire in modo tanto atroce migliaia di creature verso le quali tu nutri sentimenti di compassione e di amore.

Come ti spieghi gli abusi sugli animali compiuti dalle persone che lavoravano con te? Da cosa deriva tale atteggiamento di disconnessione emotiva e di deliberato sadismo? Sei mai entrato nell’argomento con qualcuno di loro?

Le persone che lavorano in questi posti non hanno altra scelta che continuare a farlo così da procurarsi i mezzi economici per mantenere le proprie rispettive famiglie. Le aziende che li impiegano impongono loro di operare in condizioni e con dei tempi che trovo disumanizzanti. Sono davvero in pochi quelli che godono a tormentare gli animali e ad aggiungere dolore alle loro già infelici esistenze e, principalmente grazie ai filmati che siamo riusciti a realizzare, intendiamo colpire sia quegli individui responsabili di tali atti che le compagnie le quali gestiscono gli impianti per realizzare un utile. Se togliamo il premio economico, se rimuoviamo il profitto dall’intera equazione, l’abuso degli animali per mano di questi imprenditori finirà. Se smettiamo di acquistare i prodotti ottenuti da questi signori in maniera tanto delinquenziale le loro aziende capitoleranno, per questo divenire vegani è tanto importante.

Cosa diresti a coloro i quali sostengono che gli altri animali non posseggono una coscienza di se stessi, che non comprendono quanto sta loro accadendo, che, in verità, non sono che delle macchine e che quindi possono venire maltrattati e uccisi?

Le persone che affermano tali concetti evidentemente non sono mai state in un mattatoio. Quando guardi negli occhi uno degli animali che sta per essere ucciso, un essere dotato della capacità di avere paura e di percepire la fine imminente, quando li senti piangere, proprio come faremmo noi Umani in circostanze analoghe, ti rendi conto di quanto, come noi, si oppongano alla sorte imposta loro, di quanto desiderino vivere quell’unica possibilità di vita che ha donato loro la Natura. Ho osservato nel comportamento di queste creature molta dignità e nobiltà di spirito anche di fronte alla disperata conclusione che non avrebbero avuto scampo e spero di possedere almeno una frazione della loro caparbia volontà di resistenza quando arriverà il mio momento di congedo da questo mondo. Non è più possibile negare agli altri animali l’abilità di provare emozioni tali quali la paura e la gioia, ed è soltanto attraverso la lente distorta dello Specismo che si continua a farlo.

Ti sei espresso in termini definitivi circa la responsabilità del Sistema per la violenza sistematica che distingue la produzione di cibo piuttosto che focalizzarti nella co-responsabilità degli addetti che la perpetuano direttamente, sostieni inoltre che dobbiamo fare presa con le nostre argomentazioni sui consumatori per minare le potenzialità di realizzo di un profitto da parte delle aziende coinvolte, puoi elaborare ulteriormente il tuo pensiero?

La sofferenza degli animali è sistematica, appunto, in quanto ingranata nell’apparato di dominio che la nutre e che la rende possibile, il motivo di tutto questo è il profitto. Il fatto incontrovertibile è che la domanda per prodotti sempre più economici derivati dallo sfruttamento dei corpi degli animali è la vera responsabile delle conseguenze per questi ultimi. Il meccanismo primario da mettere in discussione è quello che consente la soddisfazione di tale domanda. E’ diretta responsabilità del consumatore divenire consapevole che attraverso i suoi acquisti sostiene una industria fondata sulla schiavitù e sul tormento. Ottenere “condanne esemplari” nei confronti di coloro i quali si rendono direttamente artefici dei peggiori, premeditati abusi sugli animali non farà che fornire un alibi ai consumatori i quali, rassicurati da tali dinamiche, continueranno a consumare prodotti carnei e derivati dallo sfruttamento intensivo degli animali senza alcun rimorso. Abbiamo bisogno di lavorare verso il raggiungimento di obiettivi a più lungo termine, abbiamo bisogno di continuare a mostrare a questi consumatori che con le loro scelte alimentari sostengono un complesso basato sulla violazione dei corpi e sullo sterminio e che queste pratiche sono indiscutibilmente crudeli, non necessarie e che causano immensa angoscia e dolore a dei soggetti senzienti.

mercy 2In molti, venuti a contatto con i documenti video realizzati da attivisti come te, decidono di cambiare le loro abitudini nei confronti di determinate aziende, marchi o metodi di produzione piuttosto che smettere di sostenere l’intero comparto agro alimentare responsabile della violenza sugli animali. Come credi che possiamo trasmettere l’idea che TUTTE le aziende che trafficano animali, che TUTTI i marchi che commercializzano i prodotti derivati dalla schiavitù degli animali, che TUTTI gli allevamenti, che siano questi industriali o a conduzione familiare, sono fondamentalmente imprese indifendibili dal punto di vista etico? Quale strategia occorre raffinare per centrare il nostro obiettivo in questo senso?

Credo che ogni persona abbia la possibilità di comprendere che qualunque creatura senziente possiede il diritto conferito loro dalla Natura a vivere la propria vita. Dobbiamo mostrare al mondo che anche gli altri animali desiderano sottrarsi alla paura e al dolore proprio come noi. Il fatto che da qualche anno il termine Specismo sia presente nei dizionari e che con frequenza la sua essenza maligna venga paragonata a fenomeni quali il Sessismo e il Razzismo dimostra che le cose stanno cambiando in un moto evolutivo anche se molto lentamente. Le modalità impiegate per   ucciderli, i metodi più o meno umani con cui li trattiamo testimoniano COMUNQUE l’oppressione imposta da un ente forte ( l’Umano ) su di un ente vulnerabile ( l’Animale ) e questo rapporto non può che essere sbagliato. La pratica del Veganismo è la chiave di volta e, nonostante la maniera con cui siamo presentati dai media e dai nostri oppositori, non c’è nulla di estremo nell’esercizio della compassione e dell’amore per tutto il mondo vivente.

Per concludere, adesso che non ingaggi più in operazioni celate volte a documentare gli orrori nei luoghi di sfruttamento degli altri animali, quale è il tuo programma per il futuro?

Spero di poter mettere a frutto la mia lunga esperienza per continuare instancabilmente il lavoro a sostegno di tutti i miei fratelli e sorelle altro-da-umani, non la smetterò mai di battermi per loro.

Correntemente sto lavorando con Animal Legal Defense Fund nella progettazione e nell’attuazione di un nuovo tipo di impegno in ambito investigativo. Mi dedicherò all’opera di formazione di giovani attivisti che desiderano intraprendere questo tipo di attività, cercherò di aiutare loro a documentare crudeltà e abusi come ne accadono nei luoghi dello sfruttamento così da sortire nel pubblico che fruirà del nostro lavoro una risposta adeguata al problema dello sofferenza degli animali e a sollecitare una maggiore presa di coscienza in rispetto a quanto di concreto ogni uno può fare per decretare la fine di tutto questo.

https://vimeo.com/99810570

leite-12

“Il biglietto d’ingresso” è un documentario sulla produzione di carne realizzato dagli allievi della Scuola di Cinema e Televisione della Fondazione Milano Lorena Melchiorre, Bianca Neri e Ciro De Maria.

Il documentario contiene le testimonianze di Lorenzo Guadagnucci, Massimo Filippi, Annamaria Manzoni, Valerio Pocar, Filippo Trasatti.

Questo documento video offre uno sguardo critico, senza retorica, senza vividezza eccessiva sulla mostruosità del dominio dell’Umano sulle altre specie animali ” solo perchè possiamo farlo”  rendendone la fruizione adatta a tutti, chiaro e sintetico nei suoi appunti di critica alle aberrazioni rappresentate dagli allevamenti e dai macelli, un ottimo lavoro che centra diritto al cuore.

Grazie a http://liberazioni.noblogs.org

http://iltirreno.gelocal.it/grosseto/cronaca/2014/02/13/news/orrore-a-scansano-la-testa-del-lupo-appesa-a-un-palo-1.8660082

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La crisi globale delle aziende è sicuramente dovuta a scelte politiche assolutamente sbagliate come quella della globalizzazione e del libero commercio, tanto voluta dai  governi occidentali che si sono susseguiti negli ultimi decenni, voluta dalle multinazionali e dai potenti  gruppi di pressione formati dalle elite mondiali.

http://cambiailmondo.files.wordpress.com/2013/07/imperialismo_globale_collanaa4.pdf

Tutto ciò a discapito delle popolazioni meno tutelate, delle popolazioni umane e non umane, degli altri animali, sempre più uccisi e torturati; a discapito dell’ambiente sempre più espoliato; a discapito delle aziende italiane che si son viste calare le vendite e aumentare le tasse; a discapito dei lavoratori esteri, sfruttati come fossero schiavi, senza alcun diritto.

http://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2014/01/24/news/immigrazione_schiavi_golfo-76740094/

le uniche agenzie che ci hanno guadagnato sono state le banche,  le grandi imprese multinazionali e i managers dei bonus multimilionari. Insomma, ci hanno guadagnato  coloro che erano già ricchi.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/20/il-patrimonio-di-85-super-ricchi-e-pari-a-quello-della-meta-piu-povera-del-pianeta/851319/

Per stringere il discorso sull’attualità della nostra provincia, in una tale situazione generale, anche la pastorizia maremmana ne ha risentito.

Nel malcontento generale, con i politici che non smettono mai di imporre le proprie linee di austerity e  e pretendere sempre maggiori “sacrifici” dai contribuenti, i predatori della maremma, spesso cani inselvatichiti derivati proprio dalla pastorizia o dalla caccia, sono diventati il capro espiatorio col quale prendersela e i quali prendere a fucilate.

http://www.lanazione.it/cronaca/2013/12/29/1002689-maremma-lupi.shtml

Il malcontento dei pastori deriva soprattutto dalle errate scelte politiche e dal tasso fiscale esageratamente alto cui le loro imprese devono sottostare.

Affiancata a questa catastrofica situazione imprenditoriale, subentra di forza il problema della violenza su cui si basa ogni forma di allevamento https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2014/01/07/abolizione-della-carne-a-grosseto-2014/
In natura l’unica legge esistente prevede che il più forte mangia il più debole perchè ogni essere vivente deve produrre energia consumando altra vita. In natura non esistono nè etica nè giudizio. Ma nel momento in cui la necessità di sopravvivenza scompare, nel momento in cui possiamo scegliere di cosa nutrirci e nel momento in cui abbiamo una conoscenza tale da poter produrre tutto il cibo vegetale di cui abbiamo bisogno e che, a differenza del cibo di origine animale, non provoca malattie, subentra logicamente l’etica, la capacità di scegliere e quindi il giudizio.

http://www.vegan3000.info/

Non è forse sbagliato dire che anche grazie al latte l’uomo è sopravvissuto a situazioni drammatiche come i due dopoguerra, ma bisogna essere ben consapevoli che adesso ci troviamo in uno spazio di tempo completamente diverso, dove non c’è scarsità di cibo bensì eccesso.

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Quello che desideriamo è l’avvento di una  cultura non violenta basata per prima cosa su di un modello di alimentazione che  non prevede, in nessun caso,  l’uccisione di animali o la morte per mancanza di cibo di nessun umano in alcuna parte del mondo https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2013/07/23/piu-carne-mangiamo-meno-persone-mangiano/

Consapevoli che tutti i cittadini maremmani hanno la possibilità di scegliere di cosa nutrirsi, chiediamo a tutti loro di scegliere di non mangiare più quei prodotti derivati dagli allevamenti, dallo sfruttamento e dalla morte degli animali.

Chiediamo altresì, con uno sforzo dialettico,  a tutti i pastori, ormai in crisi e senza futuro, di iniziare a progettare una graduale conversione delle loro aziende, orientandosi versa la produzione di formaggi vegetali o altri prodotti elaborati e di qualità sempre di origine vegetale.

Chiediamo ancora, a costoro di non prendersela con i lupi se il loro fatturato cala. Vi chiediamo di prendervela con lo Stato che sta martoriando di tasse le imprese o con voi stessi prendendo atto della vostra incapacità di seguire il mercato che si sta finalmente orientando verso la non violenza.

Per concludere, non possiamo non notare quanto le associazioni di categoria di allevatori, pastori, macellai e altri mestieranti del lucro sulla morte altrui si siano posti su di una linea difensiva

https://www.facebook.com/notes/associazione-didee/lagnello-sgozzato-e-i-lupi-cattivi/624952007572324

a fronte della situazione loro pesantemente sfavorevole generata  dal   calo vertiginoso del consumo di carne di agnello, la quale cosa dipende un pò dalla crisi e molto dalla presa di coscienza delle persone in rispetto alla questione morale.

GDM

Addio Tuttle, Addio Umanità

Il nostro meraviglioso vitello Tuttle, salvato da una vita di sfruttamento, destinato a morte precoce per l’industria della carne ci ha lasciati la scorsa notte

(…)
CONDIVIDIAMO QUESTA STRAORDINARIA STORIA, CREDIAMO CHE LA POTENZA DI UNA BREVE SEMPLICE ESISTENZA, QUELLA DI TUTTLE, CONTENGA IL SEME DEL CAMBIAMENTO E LE POTENZIALITA’ PER PROMUOVERE IN COLORO I QUALI NON HANNO ANCORA FATTO LE DOVUTE CONNESSIONI UNA MAGGIORE CONSAPEVOLEZZA A FRONTE DELL’EFFERATA CRUDELTA’ INSITA NEI SISTEMI UMANI VOTATI ALLO SFRUTTAMENTO DEGLI ALTRI ANIMALI – ndr (…)

Il latte è per i piccoli di mucca non per gli adulti umani.

Al momento del salvataggio di Tuttle dai suoi aguzzini egli non aveva ricevuto Colostrum in quantità sufficiente dalla madre, infatti egli era stato strappato dalle sue amorose cure, trascinato via da lei con un trattore, e rinchiuso in una gabbia in attesa del camion che lo avrebbe trasportato al mattatoio.
Questa madre pianse e cercò il suo piccolo per ore, senza riuscire a farsi una ragione della sua scomparsa.
Più tardi, quello stesso giorno questa madre affranta dal dolore e dalla disperazione per avere perduto suo figlio fu portata presso l’impianto di estrazione meccanizzata del suo latte, come ogni giorno della sua esistenza in schiavitù.

Piccoli vitelli come Tuttle sono considerati “scarti” da questa crudele industria e spediti al macello entro i primi giorni di vita.

Il latte che questi piccoli necessitano per poter sopravvivere e diventare dei sani adulti viene loro negato e destinato al consumo umano.

Abbiamo fatto tutto ciò che potevamo per mantenere Tuttle in vita, ma senza sua madre egli ha perso le risorse e smarrita la volontà per vivere.

Tuttle, non ci dimenticheremo MAI di te.
http://www.veganeasy.org

THANKS Patty Mark and Steff Campbell for your inspiring story.
More info visit here/Per maggiori informazioni : http://www.alv.org.au/

Voltaire scrisse, “ Se crediamo assurdità commetteremo atrocità,” in nessun altro versante pertinente l’impresa umana il senso di questa frase è più evidente che nella bizzarra crudeltà che regola i processi di sfruttamento delle mucche così come sono messi in atto dall’industria casearia.

Ci aspetteremmo che degli intelligenti adulti non credessero alle favole raccontate dalle industrie del cibo e dello sfruttamento animale secondo le quali, non soltanto bere latte secreto dalle mammelle di un membro di un’altra specie rappresenti un atto naturale da compiere, ma addirittura necessario.

Nel processo di messa a nudo dell’assurdità di questa intera questione ci imbattiamo in patetiche quanto inconsistenti spiegazioni dell’industria casearia e dei comparti ad essa collegati le quali dovrebbero in qualche misura rendere più accettabili tali abominevoli pratiche calando su di esse un velo di “normalità” così da mantenere florido il mercato per questo tipo di prodotti.

Il video che presentiamo è un esempio perfetto di quanto elaborate siano le capriole mentali e le contorsioni utilitaristiche di coloro i quali, in prima persona, si rendono responsabili di attività mostruose di annichilimento e dominio ai danni degli animali detenuti nelle fattorie del latte. Gli allevatori infatti pretendono di connotare i loro agiti come in aderenza ad un benevolo, comune sentire nei confronti delle mucche e dei vitelli in loro “custodia”. La loro una immutabile, onorevole tradizione che vede l’uomo predone imporre il proprio controllo per fini economici su tutte le fasi fisiologiche che caratterizzano la vita degli individui rinchiusi nei suoi impianti.

Nel video possiamo verificare l’efficacia del dispositivo, composto da un anello e da un supporto plastico munito di diverse borchie appuntite, applicato sul muso del vitello maschio allo scopo di impedirgli di bere il latte della propria madre. Questo tipo di dispositivo è soltanto una delle varianti a disposizione degli allevatori, ma tutti i modelli sono destinati allo stesso uso come possiamo vedere qui : http://easywean.com.au/gallery/videos/

dairycalf by robert grillo

Nella maggior parte delle fattorie incluse quelle a conduzione familiare, dove, meccanicamente, si estrae latte dalle mucche, ai vitellini maschi non è concesso rimanere con le madri per un periodo di tempo che consenta loro di potersi nutrire naturalmente. Il 97% di questi cuccioli vengono sottratti alle madri entro le prime 24 ore dalla nascita. Questa separazione forzata – e ripetuta negli anni – è motivo di devastante stress per entrambi, il piccolo e la madre http://freefromharm.org/animal-cruelty-investigation/breaking-the-mother-calf-bond-the-untold-story-of-milk/
Dal momento che i piccoli maschi non possono produrre latte mantenerli in vita per troppo a lungo o in situazioni qualitativamente accettabili sarebbe un inutile spreco per l’industria casearia, ecco che allora questi giovani individui vengono immessi sul mercato della “carne bianca” in brevissimo tempo e destinati al macello.
I vitellini maschi trascorrono la loro brevissima esistenza in piccoli alvei di legno entro i quali non possono neanche girarsi http://freefromharm.org/videos/farm-animal-investigations/mfas-ohio-veal-farm-investigation/ queste condizioni di vita garantiscono all’allevatore che l’animale non sviluppi alcun tessuto muscolare e quindi mantenersi “tenero” e “anemico”.

I vitellini femmina vengono anch’esse isolate in piccole stalle per 2 o 3 mesi, durante la loro intera esistenza dietro le sbarre mai un contatto con gli adulti, mai un occasione di incontro, seppure sia noto l’alto grado di affezione che questi giovani animali sono in grado di nutrire nei confronti delle rispettive madri.
Una volta cresciute, le giovani mucche verranno raggruppate in recinti un po’ più larghi e avviate, come le madri, al ciclo di sfruttamento che prevede le periodiche inseminazioni artificiali, le gravidanze, il distacco dai piccoli e le mungiture meccaniche.
Questo fino al loro esaurimento, circa sei, sette anni, poi il macello.

EasyWean Nose Ring 2

Tornando al video, non siamo certi della ragione per cui quel particolare allevatore avesse deciso di tenere quel particolare vitello maschio, forse gli serviva per dimostrare l’efficacia del congegno impiantato sul povero animale o forse, per rafforzare la nozione oggi di moda, che tutto sommato la loro è una professione “umana” e che esistono ancora luoghi di sfruttamento in cui agli animali è permesso camminare sul suolo erboso e persino brucarne il manto.
Il concetto/mito della “carne felice” , ovvero di uno sfruttamento “buono” spacciato dalle televisioni, dai giornali e dall’industria alimentare necessita dei suoi “attori” per compiere la sperata opera di persuasione di un pubblico sempre più attento  a certi aspetti legati a visioni bucoliche del vivere civile.

Infatti questo particolare allevatore è così ingaggiato nel tentativo di far passare come una cosa ragionevole l’atto di predare il latte dell’animale e di presentare tale azione come un “servizio alla comunità” che arriva persino ad accarezzare il vitellino in una particolare seguenza del video, quella in cui darà una dimostrazione su come si applica il congegno sul muso dell’animale in maniera efficace per impedire lui di avvicinarsi con successo alla madre.
L’allevatore a un certo punto dirà con convinzione che  “ questo vitello non ha più bisogno di prendere latte dalla madre” …..

Easy Wean nose ring 3

Ma veniamo a noi, noi esseri umani, noi esseri umani adulti che non riusciamo a comprendere che, come ogni altra specie vivente, necessitiamo soltanto del latte di nostra madre in quanto nutrimento essenziale al normale sviluppo.
Perché non riusciamo a prendere atto che solo una madre umana è in grado di darci, nel giusto equilibrio, un latte che contenga gli acidi grassi, il lattosio, le proteine e gli aminoacidi di cui abbiamo bisogno per crescere sani?
Nel latte di mucca vi è una concentrazione e una qualità di ormoni e di proteine intese per un piccolo di QUELLA specie, affinchè dai 30/40 chilogrammi alla nascita egli progredisca in un giovane adulto di 800 e più chilogrammi in soli dodici mesi!
Cosa ci fa credere che un simile apporto di proteine e di ormoni possano essere salutari o addirittura necessari per lo sviluppo di un essere umano?

La disinformazione.

In molti tra coloro che continuano a sostenere l’industria casearia coi loro acquisti quotidiani obbietteranno che ci sono tantissimi esempi di fattorie e di impianti dove simili “aggeggi” non vengono applicati agli animali o che queste pratiche sono in uso soltanto negli USA , oppure che in Italia le cose non stanno proprio così….
La verità è che fintanto le persone crederanno “normale” l’atto assurdo di predare il latte da un’altra specie, che sia moralmente accettabile inseminare questi animali forzosamente , che sia lecito imprigionarli e segregarli dall’inizio alla fine delle loro vite, allora, purtroppo il tipo di crudeltà testimoniato nel video continuerà a perpetuarsi, senza fine.

Aggiungiamo quindi questa del video all’atroce catalogo di violenze brutali esercitate su miliardi di animali indifesi ogni anno nel mondo da parte dell’uomo per produrre cibo: il cosiddetto “dehorning” – recisione delle corna http://youtu.be/mN9eT5AS4us , il cosidetto “tail docking” o “teeth clipping” – recisione della coda e dei denti sui maiali http://youtu.be/JoZ1_ZcpeLI , il cosidetto “udder singeing” – il letterario utilizzo di fiamme libere per prevenire la mastite alle mammelle http://freefromharm.org/animal-cruelty-investigation/industry-claims-torching-udders-of-dairy-cows-painless-prevents-mastitis/ , la violazione sessuale, la separazione familiare, lo sterminio nei mattatoi dei giovani maschi http://youtu.be/Qj324R9R_NQ e delle madri non più in grado di produrre latte http://youtu.be/ZRS-kzgoRq0

Per cambiare questa situazione possiamo fare moltissimo, possiamo infatti considerare un cambio radicale delle nostre abitudini: il progressivo distacco dal consumo di latte e da tutti i suoi derivati.

Facciamolo per gli animali e per noi stessi.

Facciamolo per dare impulso ad un sostanziale cambiamento.

Video e altri contenuti liberamente estratti e tradotti da un post sul Blog statunitense http://freefromharm.org

PER MAGGIORI INFORMAZIONI sugli orrori negli impianti dell’industria alimentare in Italia e sulla scelta di vita VEGAN http://www.nemesianimale.net/sfruttamento-animale/diventa-vegan/orrore-dei-macelli/

Latte: Un bicchiere di Violenza

Latte: Un bicchiere di Violenza