Archivio per la categoria ‘IN INGLESE’

La compagnia americana Monsanto, nota per avere prodotto il primo raccolto geneticamente modificato ha recentemente ammesso, per voce di uno dei suoi esecutivi più autorevoli, in un articolo apparso sul quotidiano inglese The Independent, che l’attuale fase di stallo nel processo di penetrazione dei mercati della loro tecnologia sarebbe dovuto ad un loro ingenuo eccesso di fiducia nella bontà di tale tecnologia.

monsanto31
Hugh Grant sostiene che la Monsanto avrebbe dovuto pagare maggiore attenzione alla preoccupazione dei potenziali clienti in rispetto alla salubrità dei prodotti alimentari ottenuti attraverso la modifica dei geni di piante e semi promossa dalla multinazionale da quando questa particolare tecnica è stata introdotta prima negli USA 20 anni fa poi globalmente in tempi più recenti.

In particolare il dirigente della Monsanto ritiene che la compagnia abbia commesso un grave errore non riformulando il marchio OGM dopo che questo ha subito attacchi e demonizzazione sui media di mezzo mondo a seguito del fallimento nella commercializzazione dei suoi prodotti in gran parte dei mercati europei.

“A meno che l’attitudine pubblica nei confronti dei prodotti geneticamente modificati non cambi in tempi brevi – continua il signor Grant – non saremo in grado di sfamare una popolazione umana in costante crescita” – e conclude affermando che – “non c’e’ mai stata molta fiducia da parte dei consumatori nei prodotti alimentari originati dalle grandi multinazionali, in particolare, di quelle americane, mentre invece nei paesi in via di sviluppo ci sarebbe proprio bisogno di un rinnovamento su questo versante”.

pannocchia-ogm-1024x682
Hugh Grant si cala innocentemente nel mezzo al dibattito sui metodi e sugli esiti della tecnologia promossa dalla Monsanto asserendo che forse avrebbero dovuto posizionarsi maggiormente dalla parte di chi, al supermercato, continua ad esercitare una qualche scelta relativa all’acquisto o meno di cibo ottenuto con la controversa tecnica e considerare l’ipotesi che questi ultimi NON desiderano nutrirsi con alimenti largamente ritenuti innaturali e dannosi alla salute.
Secondo questo gentiluomo, nelle comunità dei produttori agricoli deve ancora essere fatto molto per spiegare ai consumatori da dove viene il cibo che acquistano e quanto reale sia la necessità di continuare a produrne sempre in maggiori quantità per soddisfare tutti.
Per fare questo occorre continuare a lavorare proprio come la Monsanto avrebbe fatto finora, attenendosi cioè ai dati scientifici forniti dai programmi di ricerca accreditati e alle regole imposte ai grandi produttori dai governi centrali.

L’atto di ingaggiare in un confronto sulla questione con le popolazioni a rischio di vedersi imposte determinate tecniche di produzione del cibo appare come un esercizio “astratto” al dirigente della multinazionale, il quale insiste che “ di compagnie come la nostra non potremo fare a meno se intendiamo combattere la fame nel mondo “.
Secondo alcune proiezioni attendibili basate sui livelli di crescita nella produzione di cibo da parte dell’agricoltura industriale negli ultimi 15 anni, circa il 70% di questo proviene dalla conversione a terreno agricolo di porzioni di territorio fino ad allora destinato ad un uso differente.

Nei prossimi 30/40 anni la popolazione umana mondiale passerà dagli attuali sei a nove miliardi di individui. Questi dati inequivocabilmente suggeriscono l’ipotesi che il mondo ( dice la Monsanto ) non potrà farcela senza le biotecnologie e senza la ……..Monsanto

La speranza in un possibile cambio di rotta, si augurano alla Monsanto, risiede nella possibilità che si riesca a trovare un consenso tra gli ambientalisti che si oppongono al cibo geneticamente modificato e le grandi imprese che hanno i mezzi per produrne in quantità sufficienti.

“Fate un passo indietro e mettete a fuoco la situazione senza ridicoli pregiudizi e punti presi, pensate ai vostri figli e ai vostri nipoti, come riusciranno a farcela senza di noi?
Come sarà il mondo senza biotecnologie applicate alla produzione alimentare?”si chiede Hugh Grant rivolgendosi alla platea di attivisti europei, augurandosi che le lobbies da essi formate, le quali per anni si sono opposte aspramente all’impiego e alla commercializzazione dei prodotti marchiati Monsanto per massimizzare i raccolti, riescano a fornire una alternativa valida alla soddisfazione del crescente fabbisogno alimentare del pianeta.

2186415_origDa una prospettiva altra e, come dire, antisistema, dalla prospettiva di chi crede nell’affermazione di un economia reale basata sulla sussistenza piuttosto che sull’accumulazione , noi diciamo che l’alternativa alla devastazione dell’ambiente e della salute di chi ci vive è una e semplice: scegliere Vegan.

Rinunciare cioè ad allevamenti intensivi i quali comportano deforestazione, abuso delle risorse idriche e sofferenza indicibile per miliardi di individui senzienti non umani.

Scegliere Vegan per destinare al 100% le ricchezze nutritive della terra al consumo umano piuttosto che alla produzione di cibo per gli altri animali ridotti in schiavitù dagli allevatori. Nati per loro volere, nati per soffrire.

Scegliere Vegan per rendere questo mondo un posto migliore per tutti, umani e non umani,  dove nessuno di loro si ritira per la notte  con la pancia vuota o con lo stomaco troppo pieno, un mondo dove sentimenti come la solidarietà intra e inter specifica sono condivisi e tramandati di generazione in generazione, un mondo dove la compassione e il senso di giustizia trionfa sull’indifferenza e sull’ingordigia, valori tipici dell’attuale modello capitalistico.

La rivoluzione vera comincia dalla forchetta e continua nel quartiere, per le strade e nelle scuole. Il cambiamento evolutivo e definitivo in termini antropologici è possibile.

Non vogliamo nè la Monsanto né le atre grandi corporazioni globali nei supermercati né altrove, infatti non vogliamo i supermercati, simbolo di un consumismo scellerato che ci distanzia sempre più dalla possibilità di non divenire noi stessi merce da manipolare e da piazzare, al ribasso, al migliore offerente.

Annunci

Mercy-for-Animals-Nathan-RunkleTJ Tumasse ha trascorso più di sei anni a lavoro nella realizzazione di investigazioni celate all’interno di fattorie, mattatoi  e zoo negli Stati Uniti per conto di Mercy for Animals ( MFA) e di altre organizzazioni. Le sue riprese hanno esposto la verità dei fatti nei luoghi di sfruttamento e sterminio dove si è trovato ad operare ed hanno condotto alla condanna diretta di alcuni tra i responsabili più callosi dei crimini contro gli animali detenuti in questi luoghi.

Adesso, non più attivo sul fronte delle riprese video clandestine, TJ si stà preparando per lavorare su altri progetti insieme ad Animal Legal Defense Fund, una organizzazione che si occupa di fare leva , attraverso il lavoro documentale realizzato in questi anni che testimonia dell’immane sofferenza dei nostri fratelli non umani per mano dell’industria agro alimentare, su una rinnovata etica pubblica così che tale nuova percezione conduca all’introduzione di leggi e normative maggiormente severe nei confronti di chi si rende responsabile di gravi atti di abuso sugli animali.

TJ è passato al vegetarianismo in seguito ad una presa di coscienza sul senso che noi umani assegniamo alla vita e con quanta leggerezza non ne riconosciamo lo stesso valore nelle nostre relazioni con le altre specie. A questo evento drammatico è seguita la scelta vegana dopo la lettura di Animal Liberation di Peter Singer, il quale testo gli ha fatto aprire ulteriormente gli occhi ( e il cuore ) sulla cultura della violenza e della sopraffazione rappresentata dall’ideologia Specista che governa la civiltà umana nell’era del capitalismo globale che stiamo vivendo.

TJ

Presentiamo la traduzione dell’intervista a TJ Tumasse pubblicata on line da The Thinking Vegan il 17 Settembre 2014.

Che cosa ti ha ispirato a diventare un operatore clandestino, che tipo di aspettative avevi quando hai compiuto questa scelta e in quale misura i riscontri che hai documentato sono sovrapponibili a queste?

Per qualche ragione mi sentivo forte e motivato abbastanza per immergermi in questa attività, ero molto giovane e ho dovuto faticare un po’ a mantenermi coerente con la mia identità. Mi sentivo abbastanza preparato per confrontarmi con la realtà delle stalle e del mattatoio per come me la immaginavo, ma da subito mi resi conto che le cose erano molto peggiori per gli animali, molto peggiori di ciò che immaginavo. All’epoca decisi che il miglior modo per lottare a fianco delle vittime dello sfruttamento specista era quello di operare clandestinamente nella raccolta di materiale da far filtrare fuori da questi circoli, mi assunsi direttamente la responsabilità di dare una voce agli animali e ogni volta che mi guardo indietro mi chiedo dove e come io abbia trovato la forza necessaria per realizzare questo delicatissimo tipo di lavoro, un lavoro che ogni giorno mi metteva alla prova duramente esponendo la mia incolumità fisica a possibili incidenti dovuti al contatto continuo con i macchinari in uso in questi impianti. Ho fatto tutto questo così che le persone le quali consumano quotidianamente i prodotti alimentari derivati da questi orribili processi di sfruttamento e di smontamento dei corpi senza alcun ragionamento di natura critica potessero gettare un sguardo “altro” da quello offerto loro dal Sistema.

Sono davvero toccato in maniera vivida dai risultati ottenuti dalle tue investigazioni, in particolare dall’odiosa ricorrenza da parte degli addetti a pratiche di ingiustificabile crudeltà e violenza a spese degli animali presentate dai filmati pubblicati da MFA. Questi documenti video sono terribilmente duri da guardare, quale è stata la tua esperienza nel testimoniare tali scene di depravazione e terrore in prima persona?

L’incubo in cui sono costretti gli animali negli impianti e negli allevamenti industriali non è traducibile in parole. Nessuno, tra coloro che guardano quelle immagini, è in grado di vedere, annusare, gustare o sentire quegli scenari senza trovarsi esattamente contenuti all’interno di quel contesto. Non esistono video, fotografie o narrazioni sufficentemente capaci di trasmettere l’inferno nel quale gli animali vivono ogni momento, ogni giorno della loro vita. Ciò che ho testimoniato in maniera diretta mi ha segnato per sempre.

Come sei riuscito a gestire i tuoi assetti psichici e fisici durante il lavoro undercover , hai forse messo a punto un dispositivo emotivo che consentisse una elaborazione sana delle terribili situazioni in cui ti sei trovato ad operare?

Sono riuscito a non venire travolto dalla realtà attraverso l’ascolto della musica e la ricerca di sostegno emotivo da parte di chi era in grado di offrirlo. Tieni conto che durante lo svolgimento dei turni di lavoro in questi luoghi, data la natura della tua missione, devi apparire come una persona completamente diversa da te stesso, altrimenti non ce la puoi fare. Devi continuamente rinforzare la nozione che ti trovi la dentro per contribuire ad attuare un progetto di denuncia, di innescare un corso di cambiamenti che non potrebbe compiersi senza la miseria personale di dover vedere soffrire in modo tanto atroce migliaia di creature verso le quali tu nutri sentimenti di compassione e di amore.

Come ti spieghi gli abusi sugli animali compiuti dalle persone che lavoravano con te? Da cosa deriva tale atteggiamento di disconnessione emotiva e di deliberato sadismo? Sei mai entrato nell’argomento con qualcuno di loro?

Le persone che lavorano in questi posti non hanno altra scelta che continuare a farlo così da procurarsi i mezzi economici per mantenere le proprie rispettive famiglie. Le aziende che li impiegano impongono loro di operare in condizioni e con dei tempi che trovo disumanizzanti. Sono davvero in pochi quelli che godono a tormentare gli animali e ad aggiungere dolore alle loro già infelici esistenze e, principalmente grazie ai filmati che siamo riusciti a realizzare, intendiamo colpire sia quegli individui responsabili di tali atti che le compagnie le quali gestiscono gli impianti per realizzare un utile. Se togliamo il premio economico, se rimuoviamo il profitto dall’intera equazione, l’abuso degli animali per mano di questi imprenditori finirà. Se smettiamo di acquistare i prodotti ottenuti da questi signori in maniera tanto delinquenziale le loro aziende capitoleranno, per questo divenire vegani è tanto importante.

Cosa diresti a coloro i quali sostengono che gli altri animali non posseggono una coscienza di se stessi, che non comprendono quanto sta loro accadendo, che, in verità, non sono che delle macchine e che quindi possono venire maltrattati e uccisi?

Le persone che affermano tali concetti evidentemente non sono mai state in un mattatoio. Quando guardi negli occhi uno degli animali che sta per essere ucciso, un essere dotato della capacità di avere paura e di percepire la fine imminente, quando li senti piangere, proprio come faremmo noi Umani in circostanze analoghe, ti rendi conto di quanto, come noi, si oppongano alla sorte imposta loro, di quanto desiderino vivere quell’unica possibilità di vita che ha donato loro la Natura. Ho osservato nel comportamento di queste creature molta dignità e nobiltà di spirito anche di fronte alla disperata conclusione che non avrebbero avuto scampo e spero di possedere almeno una frazione della loro caparbia volontà di resistenza quando arriverà il mio momento di congedo da questo mondo. Non è più possibile negare agli altri animali l’abilità di provare emozioni tali quali la paura e la gioia, ed è soltanto attraverso la lente distorta dello Specismo che si continua a farlo.

Ti sei espresso in termini definitivi circa la responsabilità del Sistema per la violenza sistematica che distingue la produzione di cibo piuttosto che focalizzarti nella co-responsabilità degli addetti che la perpetuano direttamente, sostieni inoltre che dobbiamo fare presa con le nostre argomentazioni sui consumatori per minare le potenzialità di realizzo di un profitto da parte delle aziende coinvolte, puoi elaborare ulteriormente il tuo pensiero?

La sofferenza degli animali è sistematica, appunto, in quanto ingranata nell’apparato di dominio che la nutre e che la rende possibile, il motivo di tutto questo è il profitto. Il fatto incontrovertibile è che la domanda per prodotti sempre più economici derivati dallo sfruttamento dei corpi degli animali è la vera responsabile delle conseguenze per questi ultimi. Il meccanismo primario da mettere in discussione è quello che consente la soddisfazione di tale domanda. E’ diretta responsabilità del consumatore divenire consapevole che attraverso i suoi acquisti sostiene una industria fondata sulla schiavitù e sul tormento. Ottenere “condanne esemplari” nei confronti di coloro i quali si rendono direttamente artefici dei peggiori, premeditati abusi sugli animali non farà che fornire un alibi ai consumatori i quali, rassicurati da tali dinamiche, continueranno a consumare prodotti carnei e derivati dallo sfruttamento intensivo degli animali senza alcun rimorso. Abbiamo bisogno di lavorare verso il raggiungimento di obiettivi a più lungo termine, abbiamo bisogno di continuare a mostrare a questi consumatori che con le loro scelte alimentari sostengono un complesso basato sulla violazione dei corpi e sullo sterminio e che queste pratiche sono indiscutibilmente crudeli, non necessarie e che causano immensa angoscia e dolore a dei soggetti senzienti.

mercy 2In molti, venuti a contatto con i documenti video realizzati da attivisti come te, decidono di cambiare le loro abitudini nei confronti di determinate aziende, marchi o metodi di produzione piuttosto che smettere di sostenere l’intero comparto agro alimentare responsabile della violenza sugli animali. Come credi che possiamo trasmettere l’idea che TUTTE le aziende che trafficano animali, che TUTTI i marchi che commercializzano i prodotti derivati dalla schiavitù degli animali, che TUTTI gli allevamenti, che siano questi industriali o a conduzione familiare, sono fondamentalmente imprese indifendibili dal punto di vista etico? Quale strategia occorre raffinare per centrare il nostro obiettivo in questo senso?

Credo che ogni persona abbia la possibilità di comprendere che qualunque creatura senziente possiede il diritto conferito loro dalla Natura a vivere la propria vita. Dobbiamo mostrare al mondo che anche gli altri animali desiderano sottrarsi alla paura e al dolore proprio come noi. Il fatto che da qualche anno il termine Specismo sia presente nei dizionari e che con frequenza la sua essenza maligna venga paragonata a fenomeni quali il Sessismo e il Razzismo dimostra che le cose stanno cambiando in un moto evolutivo anche se molto lentamente. Le modalità impiegate per   ucciderli, i metodi più o meno umani con cui li trattiamo testimoniano COMUNQUE l’oppressione imposta da un ente forte ( l’Umano ) su di un ente vulnerabile ( l’Animale ) e questo rapporto non può che essere sbagliato. La pratica del Veganismo è la chiave di volta e, nonostante la maniera con cui siamo presentati dai media e dai nostri oppositori, non c’è nulla di estremo nell’esercizio della compassione e dell’amore per tutto il mondo vivente.

Per concludere, adesso che non ingaggi più in operazioni celate volte a documentare gli orrori nei luoghi di sfruttamento degli altri animali, quale è il tuo programma per il futuro?

Spero di poter mettere a frutto la mia lunga esperienza per continuare instancabilmente il lavoro a sostegno di tutti i miei fratelli e sorelle altro-da-umani, non la smetterò mai di battermi per loro.

Correntemente sto lavorando con Animal Legal Defense Fund nella progettazione e nell’attuazione di un nuovo tipo di impegno in ambito investigativo. Mi dedicherò all’opera di formazione di giovani attivisti che desiderano intraprendere questo tipo di attività, cercherò di aiutare loro a documentare crudeltà e abusi come ne accadono nei luoghi dello sfruttamento così da sortire nel pubblico che fruirà del nostro lavoro una risposta adeguata al problema dello sofferenza degli animali e a sollecitare una maggiore presa di coscienza in rispetto a quanto di concreto ogni uno può fare per decretare la fine di tutto questo.

The Butchers Inhumanity. ( in lingua inglese )

antispeciesism

Traduzione dell’articolo.

( spunti dalla lettura di ) Sulla cattiva strada.
Il legame tra la violenza sugli animali e quella sugli umani

Saggio di Annamaria Manzoni ( Sonda edizioni)

http://www.sonda.it/annamaria-manzoni/

Il male è tutto ciò che fa soffrire gli esseri senzienti: la violenza che distingue ogni singolo atto di aggressione è il comune denominatore che unisce le vittime della sofferenza inflitta agli animali umani e non umani: le crudeltà di cui questi ultimi sono oggetto non deriva sempre dal sadismo individuale di alcuni soggetti insani, ma spesso dall’insanità istituzionalizzata che si accanisce sui corpi a norma di legge nei luoghi noti di sterminio: territori di caccia, macelli, allevamenti, laboratori di vivisezione, dietro le quinte dei circhi.

In questa prospettiva ecco materializzarsi il filo che unisce queste realtà a tutte le altre che hanno come vittime gli umani: territori di guerra, prigioni, ospedali psichiatrici giudiziari, metodi educativi autoritari (…) le interconnessioni tra tutte le forme di violenza manifesta sono innegabili, legali o illegali che siano, come una ragnatela si ampliano e si contagiano reciprocamente.

Facciamo la connessione, ogni tipo di discriminazione e di violenza ai danni di una categoria, di una specie, di una etnia, di una minoranza originano dal medesimo insano impulso votato al delirio di onnipotenza e a quello di dominio con la forza su chi non può difendersi.

Essere vegani e nutrire sentimenti di empatia e di considerazione per gli altri animali OGGI deve coincidere con la capacità di fare altrettanto con gli esseri umani.

jackson thilenius

Ultimamente si va diffondendo una nuova moda, così nei media nazionali degli Stati Uniti come nei Social Networks, animata da ex vegani che proclamano una rivalutazione dell’abitudine di mangiare animali.
Il motivo principale citato in questo trend è quello che, pur continuando a considerare in maniera benevola i nostri amici non umani, occorre nel contempo “ascoltare il nostro corpo quando ci dice, internamente, che senza quella particolare proteina perirà”. O qualcosa di molto simile.
A volte il loro corpo parla loro rendendosi affamato e letargico, altre volte tale comunicazione passa attraverso un sogno nel quale ( sempre il corpo ) dice loro di cibarsi della carne, dei muscoli e dei tessuti di una mucca, ovvero, di riprendere a farlo.
In altre circostanze, se ascoltassimo i messaggi che corrono nel nostro corpo , di certo ci dedicheremmo ad un consumo disinibito di dolciumi, alcolici e chissà, forse anche di sostanze psico attive.
In molti di noi invece prevalgono pulsioni di altro genere, quelle ad esempio che ci inducono ad astenerci dal consumo dei corpi e delle secrezioni di altri esseri viventi senzienti, pulsioni che originano dal nostro cuore, le medesime invece che ci portano a seguire un regime alimentare impostato su delle considerazioni morali piuttosto che su imperativi dettati dal palato e dal soddisfacimento cieco delle nostre voglie.
Da un punto di vista salutista è incontrovertibile il fatto che le principale malattie ed epidemie umane nel mondo occidentale come l’obesità, il diabete di tipo 2, le condizioni cardiovascolari, l’ipertensione e gli alti livelli di colesterolo sono tutte direttamente correlate al consumo di proteina animale http://www.disinformazione.it/mangiare_carne.htm
Sappiamo che cibarsi di carne, uova e latte vaccino non corrisponde a rimanere il più a lungo possibili sani e in buona forma psico fisica.

Secondo stime attendibili l’uno per cento della popolazione umana mondiale ha abbracciato saldamente una scelta alimentare Vegan derivata da prese di posizione etiche piuttosto che salutiste.
Non passa una settimana senza che qualche blogger che fino a poco prima aveva pubblicamente sostenuto la validità di una dieta basata sui soli prodotti della terra non si ricreda e che dichiari, in contrasto, che mangiare i cadaveri sia la scelta più appropriata per lui/lei. Alcuni di questi motivano questo drastico cambio di prospettiva dando credito alla nascita e allo sviluppo di sistemi di produzione di  carne felice i quali offrono tutta una serie di garanzie e rassicurazioni ai consumatori più sensibili.
Per come conosciamo i Media, questi non aspettavano altro che l’insorgere di tale trend allo scopo di rafforzare una visione interpretativa del Veganismo che tende a presentare questa scelta come un qualcosa di irrealistico, di incompleto, impossibile da realizzare su vasta scala, qualcosa di improbabile e persino di una patologia http://it.vegephobia.info/index.php?post/2014/07/16/Essere-vegan-patologia

Al tempo stesso non si perde tempo nel dare risonanza a tutte quelle storie mitiche dove i protagonisti finiscono per demonizzare il Veganismo imputandolo come fattore causale nell’insorgenza di disordini di tipo alimentare e di deficit nutrizionali di ogni genere,
Uno di questi eroi da  reality show ha raccontato di come fosse riuscita, attraverso lunghi digiuni alternati all’ingestione di considerevoli quantità di succhi e di estratti vegetali a raggiungere una perfetta armonia e pace interiore per poi, conseguentemente “diventare vegan”, vale a dire, riservare interamente la propria dieta alimentare al consumo di ortaggi. L’eroina in questione, essendo giovane, attraente e capace di creare intorno a se dei livelli di attenzione considerevoli all’interno della società dello spettacolo si è messa a cavalcare l’onda del successo mediatico e in breve tempo ha, prima ritrattato pubblicamente quanto fino ad allora sostenuto, poi cominciato ad accusare il Veganismo di avergli rovinato la vita causandogli l’insorgere di scompensi psico fisici importanti. Nel frattempo si è messa a vendere gadgets e magliette coi contenuti dei quali vittimizza la propria condizione ottenendo in questo modo ancora più visibilità.

 Il Veganismo NON è una dieta

Il Veganismo è una filosofia di vita la quale condanna ogni tipo di sfruttamento e crudeltà esercitata sui viventi altro-che-umani.
Il Veganismo riconosce l’innato titolo di ogni essere vivente a mantenere il pieno controllo sul proprio corpo e sui cicli biologici che lo regolano, tutti gli animali non umani hanno pieno diritto a vivere in libertà e a sottrarsi a situazioni di oppressione e di assoggettamento esercitate su di loro da chi possiede la capacità di farlo impunemente.
In riguardo ai disordini alimentari, questi sono delle condizioni di gravissimo deficit nella salute mentale di coloro i quali ne sono afflitti e prevalentemente sono generati dalla cultura e dal sistema delle relazioni dominanti.

Leggendo il Blog dell’eroina in questione risulta lampante che essa era già sofferente di un tale disturbo prima che diventasse vegetariana e, come quasi tutti i più prolifici detrattori del Veganismo coinvolti nel trend in questione, che la sua dieta alimentare era basata su di una ristrettissima gamma di verdure di altri prodotti della terra. La ragione dietro a questo ultimo elemento è che, i questi circoli, maggiormente una dieta appare come pura, incontaminata, igienista e biodinamica meglio è, questo a costo di mettere a serio rischio la sanità e la congruenza dell’intero progetto alimentare che si intende perseguire.

La fissazione con la purezza, con la perfezione e con la rispondenza di una scelta alimentare a dei canoni rigidi e immutabili dettati da presunti dettami scientifici non può che annoiare nel migliore dei casi, alienare il soggetto che la vive nel peggiore di questi.
Ogni processo diviene estremamente difficile da compiere e da mantenere, una specie di dannazione…ecco allora che si comincia a “ sentire la voce del nostro corpo che ci dice di tornare a vivere con maggiore serenità il nostro rapporto con il cibo”.

Il veganismo è varietà, sperimentazione, ricerca, divertimento e sorpresa

Noi vegani non dovremmo mai commettere l’errore di esagerare sugli effetti salutistici del cibo che amiamo.

vegan-rev-new

Quando il focus dei nostri ragionamenti scivola sul versante della perdita di peso corporeo, della pelle luminosa e liscia, delle qualità detossificanti di determinati alimenti, del grado di energia del quale si presume si riesca a fruire , su di un  potenziamento sessuale , sull’immunità dai tumorie e dalle altre malattie croniche, quando asseriamo che l’atto di cibarsi di soli prodotti della terra ci rende “persone migliori” o che ci consentirà di vivere fino a cento anni…ebbene, rendiamo produttivo nei nostri interlocutori già sofferenti da varie condizioni psico fisiche debilitanti quali l’ortoressia http://elisabettarotriquenz.blog.tiscali.it/tag/veganismo/?doing_wp_cron , la dismorfofobia o più banalmente da bassi livelli di autostima il fiorire di una adesione scarsamente motivata, ragionata e supportata da convincimenti di solida natura etica al Veganismo.
Ecco che quest’ultimo viene vissuto e trasmesso agli altri come si trattasse davvero di uno stile di vita.
Tutto questo a discapito della diffusione dei motivi migliori e maggiormente condivisibili che conducono la maggioranza di noi a vivere Vegan.
Nelle circostanze la dimensione etica di questa scelta semplicemente fa fatica ad emergere e a venire apprezzata.

Esistono in Rete decine di nuovi guru della dieta basata sui prodotti della terra, santoni del vegetarismo i quali contribuiscono a perpetuare il mito della lunga e serena vita.
Molti di questi personaggi non hanno la minima preparazione o competenza tecnica per sostenere i propri precetti in maniera autorevole e responsabile, tutti loro distolgono chi li segue dal perseguimento del Veganismo su basi etiche piuttosto che su basi certamente meno nobili da quelle proprie della costruzione di prospettive connotate da un reale desiderio di cambiamento nelle relazioni tra l’Umano e l’Animale.
Ecco i nuovi fondamentalisti che con le loro restrittive raccomandazioni ci persuadono a fare a meno dell’olio, degli zuccheri, del glutine. Ci fanno credere che il consumo di soia induce la crescita del seno nei maschi e che cucinare i cibi equivale ad ucciderli, a consumarne equivale ad avvelenarsi! Il grasso di questo o di quell’alimento ti ucciderà! Le arachidi o le noci fanno male! Dobbiamo purificarci, dobbiamo assumere solo succhi di vegetali estratti a freddo, ogni tanto è bene digiunare!
Secondo costoro il corso di cucina, il DVD in offerta, i fine settimana di studio, i libri, le riviste specializzate e i convegni di questo o di quel luminare divengono articoli e servizi essenziali al buon mantenimento di salute, bellezza e purezza di spirito!
Ciò che accomuna quasi tutti questi personaggi, oltre che riuscire a fare soldi sulla vulnerabilità degli altri, è il perseguimento di una politica persuasiva secondo la quale quella particolare marca, quel particolare prodotto, quella linea da seguire, costituiscono la ricetta la quale, come per magia, trasformerà la nostra vita, ci renderà più belli, ci aiuterà a trovare il partner ideale, ci proteggerà dalla negatività di questo mondo e chissà quale altro vantaggio.

Ogni volta che questi nuovi guru degli “stili di vita alternativi” demoliscono con una azione di pubblica messa al bando di cibi o alimenti perfettamente funzionali ad un regime alimentare sano e equilibrato sui loro Blog questo si traduce in ulteriore confusione su ciò che realmente è la scelta Vegan per coloro che intendono avvalersene.
Chi aderisce alla scelta Vegan mosso da sentimenti di genuina empatia e di compassione per le vittime dell’industria agro alimentare, gli altri animali, non sono necessariamente preoccupati della così detta “prova del bikini” .

Chi aderisce al Veganismo sulla base di una autentica disposizione volta a modificare l’esistente con delle scelte quotidiane semplici e immediate può fare a meno di soffermarsi troppo a lungo sull’ipotesi che il consumo di cibi processati o cotti al forno determini o meno danni alla salute.

La realtà ci insegna che la persona media considera il Veganismo di già come una dieta estremamente restrittiva per il solo aspetto dell’assenza da questa della componente animale.
In quanto Vegani etici non ci interessa affatto cosa mangi, ci interessa tantissimo che ciò che mangi non includa animali o derivati dal loro sfruttamento.
E’ importante che riusciamo a rimanere focalizzati sulle vittime, su quanto accade loro negli allevamenti dove vengono fatti nascere solo per soffrire e per venire incessantemente sostituiti da nuovi individui in una maligna sequenza senza fine fatta di violenza e di abuso; nei macelli, dove queste singolarità incontrano la propria morte spesso nelle peggiori delle condizioni, soggetti che mai, nelle loro brevi, misere esistenze, saranno riuscite a godere di un gesto di considerazione, di affetto, di calore, di un contatto non mediato con la propria specie e con la propria animalità a causa dei cicli di produzione nei quali sono stati consegnati dall’Umano, loro padrone, senza alcuna possibilità di svincolo o di salvezza.

Libera traduzione e arrangiamento del seguente articolo

Abolizione della Carne, Abolizione della Schiavitù, Grosseto 24 maggio 2014

Organizziamo un presidio pomeridiano nella giornata di SABATO 24 Maggio 2014 su Corso Carducci a Grosseto dalle ore 16,00 in poi, per diffondere immagini e materiale informativo inerente la miseria che soffrono per mano dell’uomo gli “animali da reddito”, le dinamiche del tutto umane, principalmente legate all’economia e alle abitudini delle persone, che legittimano tale immane sofferenza e che ne giustificano la continuazione all’infinito.

Con questa iniziativa intendiamo prendere una posizione forte e chiara sull’olocausto più vecchio del mondo ponendoci senza indugio dalla parte delle vittime, il genocidio messo in atto dalla civiltà umana alle spese dei nostri fratelli animali “altro da umani” e sostenuto da tutti gli strati della cosi detta società civile deve terminare.

Così come in passato siamo riusciti a riconoscere e superare ( almeno parzialmente ) aberrazioni quali la discriminazione razziale o quella ai danni delle donne in uguale misura dobbiamo riuscire a fare un salto qualitativo in termini di consapevolezza e di compassione estendendo il diritto ad esistere in uno spazio liberato da angoscia e sfruttamento per le specie diverse da quella umana.

Chi desiderasse contribuire a questo progetto di liberazione con la propria presenza o con una donazione rivolta al finanziamento delle attività di questa Onlus può farsi avanti assumendosi direttamente le proprie responsabilità a fronte di una lotta che richiede molto impegno e l’energia di tutti coloro i quali riconoscono la profonda ingiustizia e la crudeltà che, insieme al  consumo inconsapevole di carni e secrezioni di milioni di  individui senzienti inermi, connotano tutti gli allevamenti, tutti i macelli.

Contro la prepotenza, contro la violenza del forte sul debole, contro l’indifferenza che condanna tutti a una forma di eterno degrado morale, contro la costruzione ( oramai praticamente completata ) del mattatoio del Madonnino https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2014/03/27/linsanita-del-mattatoio-linsanita-dellindifferenza-a-grosseto/ quindi per la RICONVERSIONE NON VIOLENTA della  struttura alle porte di Grosseto che altrimenti ucciderà 12,000  animali all’anno   http://www.lanazione.it/grosseto/cronaca/2014/05/04/1060688-anche_grosseto_avra_mattatoio_aprira_battenti_entro_ottobre.shtml  e che convaliderà con la propria presenza e operatività sul nostro territorio la pratica dello schiavismo e dello sfruttamento bieco di questi ultimi.

This action will consist in a picture exhibition complete with video projections on the misery of life in breeding farms and in the abattoirs.
Non stop commentary shall be transmitted through a sound system on our motives to demand the abolition of slavery for the “other than human” animals.
Leaflets distribution on the subject and street debate with passers by whom appear to be available to find out more on the Vegan philosophy and on Antispeciesism.
The initiative will be carried out in the busiest downtown street at Grosseto from 4 pm to 8 pm.
We aim also to draw attention on the issue of the construction of a new slaughterhouse in the outskirts of Grosseto which shall be opening in the next October and that will “process” 500 animals every month https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2014/03/27/linsanita-del-mattatoio-linsanita-dellindifferenza-a-grosseto/

Immagine

Il soggetto della vicenda, Britches, a sinistra nelle condizioni in cui fu trovata al momento della liberazione; a destra, curata e rigenerata nell’abbraccio di uno dei suoi liberatori

29 anni fa, il 20 di Aprile 1985, una scimmia di nome Britches venne salvata, insieme ad altri 1115 animali, da uno stabulario dedito alla sperimentazione bio-medica presso l’università della California, Riverside.

http://youtu.be/DeMOfL_ExRM

Britches aveva 5 settimane di vita; strappata dalle cure della madre e rinchiusa in completo isolamento in una gabbia, le palpebre dei suoi occhi cucite e un dispositivo elettronico applicato al  cranio con del nastro emetteva, ad intervalli regolari, dei suoni ad alta frequenza.

Ogni giorno, miliardi di altri animali nel mondo soffrono di una angosciosa esistenza tanto quanto soffrì Britches. L’unicità della vicenda di Britches è costituita dal fatto che egli fu sottratto dalle mani dei suoi aguzzini e che gli fu restituita una vita degna di essere vissuta.

http://youtu.be/4oz4b6eOwiA

Per gli altri, per gli animali che rimangono prigionieri nelle gabbie dei vivisettori, l’incubo di una vita scandita dalla solitudine, dalla paura e dalla sofferenza continua, come continua la vile pratica della sperimentazione su degli individui senzienti vivi compiuta in nome di supposti vantaggi tecnici in ambito bellico, cosmetico, medico e commerciale.

http://youtu.be/rpQ0WnlHIc0

Il 20 di Aprile è l’anniversario della liberazione di Britches, quella data marca l’inizio della settimana mondiale per la liberazione degli animali detenuti nei laboratori.

http://www.novivisezione.org/

Per onorare Britches e per ricordare coloro i quali si trovano ancora prigionieri nei laboratori proponiamo una pausa di riflessione e chiediamo a chi ci legge una presa di posizione chiara e univoca contro gli interessi delle multinazionali delle armi e dei farmaci, contro le aziende commerciali che traggono benefici dalla tratta e dalla tortura di animali innocenti da sacrificare sull’altare del favore economico di pochi nell’oblio  delle masse sulle conseguenze di tali abominevoli attività.

Immagine

i-care sostiene la ricerca SENZA torturare gli animali, per un progresso reale della scienza attraverso lo sviluppo di metodi alternativi alla vivisezione

Grazie http://www.exposethetruth.co.uk/  per questa storia.

Organizzata da questo gruppo di attivisti, a Londra, il 20 Aprile 2014 davanti all’Imperial College ( SW7 2AZ zona South Kensington ) dalle 17,00 in poi, una manifestazione per chiedere la fine di tutti gli esperimenti sugli animali praticati da quella istituzione e per ricordare le vittime della vivisezione.

 

 

 

 

 

 

dark leafy greens

Ci è capitato in almeno due delle nostre ultime iniziative nell’ambito della promozione pubblica del “discorso” teorico relativo al Veganismo Etico http://www.laboratorioantispecista.org/perche-vegan/  e a quello della Filosofia Antispecista http://www.peranimaliaveritas.org/filosofia-antispecista.html  di imbatterci in una ( talvolta ) più o meno motivata opposizione da parte di coloro i quali sostengono che “anche le piante sentono dolore” in una corsa in salita atta a valorizzare una critica di merito sui fondamenti secondo i quali non dovremmo imporre il nostro dominio di specie sugli altri animali, facendoli nascere, sfruttandone i corpi e le funzioni alla stregua di meri oggetti, imprigionandoli, sperimentando su di loro, uccidendoli senza alcuna considerazione di natura morale.

Questo tipo di opposizione ai valori del Veganismo Etico spesso è addirittura maggiormente adottato di quanto non lo sia la favola secondo la quale “Hitler era un vegetariano” – come se tale affermazione potesse svalutare automaticamente l’approccio basato sulla compassione interspecifica che anima il nostro discorso di critica radicale all’Antropocentrismo http://www.grandidizionari.it/Dizionario_Italiano/parola/A/antropocentrismo.aspx?query=antropocentrismo e alla presunzione di potenza dell’Uomo su tutto il resto del mondo vivente ( a proposito di questo la dieta alimentare di Adolf Hitler comprendeva salsicce bavaresi, fegato, prosciutto e sembra che la breve luna di miele con la dieta vegetariana del dittatore Tedesco avesse trovato la sua ragione di essere esclusivamente sul desiderio di preservare una salute psico fisica che nulla aveva a che fare con la compassione e l’empatia con gli altri animali ).

Ma insomma, le Piante provano dolore?

Coloro i quali si astengono dal sostenere i processi di sfruttamento e di sterminio degli altri animali, non dovrebbero forse divenire Fruttariani

http://pianetagreen.liquida.it/guida-al-fruttarianesimo-161761.html

piuttosto che saziare i loro appetiti in modo selettivo anche nei confronti di organismi viventi che mettono radici nel terreno e che attraverso vari meccanismi e riflessi “esprimono” una  risoluzione innegabilmente connotata dalla sopravvivenza nell’elemento che li accoglie?

Quando strappiamo dal suolo un cesto di insalata o una carota “uccidiamo qualcuno” ?

Immagine

In un articolo nella sezione scientifica del New York Times http://www.nytimes.com/2009/12/22/science/22angi.html?_r=1 l’autore cerca di marcare e di costruire il suo caso sulla presunta futilità della scelta Vegan, in quanto, le persone che hanno compiuto tale scelta, sarebbero condannati a nutrirsi di piante e quest’ultime, come ogni altro essere vivente, avrebbero il “diritto ad esistere” così come gli viene assegnato dalla Natura la quale ne favorisce  nascita e  sviluppo.

In altre parole, se la nostra sorte in quanto esseri umani è quella di “uccidere comunque” tanto vale che non si faccia alcuna distinzione in rispetto a cosa o a chi uccidiamo.

Noi riteniamo che tali argomentazioni non costituiscano una valida opposizione alla Filosofia Vegan in quanto vengono sviscerate allo scopo di giustificare il mantenimento dello status quo in rispetto al modello industriale e consumistico che la civiltà umana si è vista imporre dalle lobby agro alimentari e dalle multinazionali del cibo che ci vorrebbero indurre ad ignorare la provenienza e la qualità di ciò che mangiamo, ma soprattutto l’impatto in termini di sofferenza inferta e di distruzione reale sulla qualità di vita di miliardi di individui senzienti e sull’ambiente che li ospita.

Per cominciare, consentiamoci di tracciare una sorta di linea demarcatrice sulla vicenda e sul dibattito corrente.

Noi riteniamo che il concetto secondo il quale anche le piante siano degli esseri viventi degni di esistere contenga degli elementi affascinanti e condivisibili.

Infatti, dal punto di osservazione della Fisica Quantistica, niente, nel nostro mondo tridimensionale, nessuna materia in esso può venire considerata morta o inanimata, almeno ad un certo livello.

Questa concezione del mondo annovera tra i materiali viventi l’acqua, le pietre e persino alcuni tipi di oggetti tecnologici ( certi monitor dei computer ad esempio ).

Tutto è Energia, ci dicono gli scienziati, tutto emette una vibrazione a diverse rate di velocità e, per ciò che concerne alcuni organismi che tendono a moltiplicarsi e a fortificarsi tipo le alghe, la frutta, le verdure e i batteri, possiamo pensare a una qualche “intelligenza” che ne guida l’evoluzione e la crescita all’interno dei loro rispettivi alvei naturali.

Concordiamo pertanto con la nozione che l’atto di “possedere un innato meccanismo di auto difesa” conferisce a tutte le cose in natura una rilevanza particolare nel grande disegno dell’Evoluzione e della trasformazione cui siamo soggetti dal momento in cui siamo posti in “essere” dagli eventi.

In un certo senso, se non fosse per tutte quelle piante, per tutta la varietà vegetale presente sul pianeta e sulla loro continua attività di scambio di particelle di ossigeno e di ossido di carbonio nè noi nè tutti gli altri animali potremmo avvantaggiarsi delle condizioni ambientali che ci garantiscono  una esistenza.

Quindi, di certo i cavolini di Bruxelle e ogni altra forma di vita vegetale come i frutti, i semi e quanto altro trovano un posto nella catena della vita, spartendo persino tratti nel DNA contraddistinguenti la loro struttura a livello molecolare.

Non è una coincidenza che alcuni degli antiossidanti contenuti nei cibi vegetali i quali assicurano loro di sopravvivere agli assalti e all’azione di altre forme di vita diano pure a noi, che li assumiamo ingestendoli come nutrimento, una certa protezione contro gli attacchi delle malattie e dell’invecchiamento delle cellule.

L’automatica equiparazione tra la “capacità di sopravvivenza di un vegetale” e quella di un individuo senziente rimane comunque una salto incolmabile.

Immagine

Senziente, appunto.

Questo termine connota una caratteristica comune a tutti gli altri animali che con la Filosofia Vegan intendiamo salvaguardare non sostenendo determinate pratiche di sfruttamento per produrre cibo, capi di vestiario ed altre merci delle quali noi umani sembriamo incapaci di sottrarre dalle nostre esistenze e dalla voracità che guida le nostre opzioni.

Le facoltà cognitive di una gallina, di un vitello o di uno scarafaggio, in quanto individui senzienti, sono tali da consentire loro in maniera univoca la capacità di provare dolore, di compiere scelte discriminatorie in rispetto all’ambiente in cui vivere e riprodursi, di esprimere preferenze attraverso il comportamento, di manifestare gradi di emozioni.

Per queste ragioni gli individui con una capacità senziente si trovano collocati in una  scala evolutiva maggiormente quotata in termini di consapevolezza di se di quanto non riescano a farlo le verdure.

Per quanto ci riguarda la rigidità dei criteri di definizione sui diversi gradi di consapevolezza di se secondo i quali le piante  NON provano dolore convergono sui seguenti punti:

1_Dalla prospettiva puramente scientifica un potenziale cibo basato sulla vita vegetale NON è un essere vivente, non possiede l’innata inclinazione a sottrarsi dagli attacchi di agenti distruttivi nella stessa misura in cui la possiedono gli esseri viventi senzienti, non possiede un sistema nervoso centrale e in conseguenza a questo non può processare la gamma delle emozioni relative al dolore.

2_Filosoficamente ci appare condivisibile la nozione che Madre Natura, nella sua innegabile destrezza in termini di esecuzione delle condizioni idonee a preservare la vita, non avrebbe mai conferito ad una forma vivente la capacità di soffrire senza donargli anche quella che gli consentisse di  sottrarsi a tale miseria, lottando contro chi le attacca ad esempio, oppure sfuggendo alle attenzioni nefaste dei suoi assalitori mettendosi al riparo o in fuga non appena  divenga manifesta la minaccia o l’esperienza del dolore che questa provoca.

3_Dal punto di vista più pratico nessuno tra noi ha mai testimoniato un Sedano ribelle al suo destino o un Peperone che a gran salti sfugge dalla padella, questo non è certo il caso per gli oltre cinquanta miliardi di animali negli allevamenti mondiali che subiscono uccisioni meticolosamente programmate ed eseguite a livello industriale nei mattatoi.

Concludiamo ricordando che l’ottanta per cento di tutto il prodotto agricolo attualmente generato dall’agricoltura moderna viene destinato agli animali cosiddetti “da reddito” prigionieri dell’uomo.

Cibandosi dei loro corpi nell’opulento  occidente del mondo, si sostiene non solo il Sistema che li ha ridotti in schiavitù, ma anche l’endemico problema della scarsezza delle risorse per sfamare adeguatamente tutti gli altri esseri umani di questo mondo che, come noi, hanno bisogno di cibo per sopravvivere

https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2013/07/23/piu-carne-mangiamo-meno-persone-mangiano/

In quanto Vegani ci rendiamo conto che  valori quali il Rispetto e la Considerazione, valori i quali  mettiamo davanti ad una più tradizionale e radicalmente affermata attitudine di diniego rappresentano una sorta di “verità sconveniente” per gli onnivori umani di questo mondo.

E’ infatti più semplice e rapido fregarsene di  chi soffre, di chi paga le conseguenze delle nostre azioni e continuare rimpinzarsi comunque di tutto e di tutti, senza distinzione, senza pensare alle  vittime senzienti di questa fatale equazione.

Noi ci “limitiamo” a divulgare in maniera informata un messaggio di amore e di empatia verso TUTTI gli altri individui senzienti.

Il valore aggiunto di tale pensiero è quello rappresentato dalla possibilità che, a cascata, si riesca a liberarci dalle  peggiori forme di  ingiustizia e di oppressione che (s)qualificano le relazioni umane riducendole al cieco, acritico dominio del forte sul debole.

Le argomentazioni relative “all’uccisione delle piante”  non contraddicono quindi la pretesa dei Vegani di “salvare vite” ( di animali senzienti umani e non ) attraverso le loro scelte quotidiane, ma le consolidano grandemente dotandole di  ulteriori attributi.

 

In questo preciso momento, nelle fattorie d’Angora di questo mondo migliaia di conigli vengono segregati dentro file di sudice gabbie, impossibilitati a sottrarsi alla terribile sorte loro riservata.

Immagine

Quando gli “operatori” di queste “aziende” riterranno che il manto dei conigli è diventato lungo abbastanza, questi docili, delicati animali verranno trascinati fuori dai loro angusti luoghi di detenzione, immobilizzati su degli attrezzi appositamente allestiti, il loro pelo strappato via a ciocche.

ImmagineImmaginiamo le disperate urla di questi animali.

I conigli sono una specie ritenuta socialmente complessa, come tutti gli altri animali dispongono della loro personalità e della loro intelligenza, in natura amano tenere scrupolosamente pulite le loro tane e trascorrono il loro tempo alla ricerca di cibo, principalmente erba e foglie, interagendo con i membri del gruppo di riferimento http://www.lavocedeiconigli.it/razze%20coniglio.htm

Immagine

L’associazione animalista PETA https://secure.peta.org/site/Advocacy?cmd=display&page=UserAction&id=5171 , basata negli USA,  è venuta recentemente in possesso e ha diffuso le immagini filmate segretamente in uno di questi luoghi http://youtu.be/PtAFHyXS31M , il risultante documento video rende l’idea in maniera agghiacciante della brutalità del trattamento riservato ai conigli da questi allevatori e dell’intensità della sofferenza loro causata.

Immagine

Il pelo viene strappato dai corpi degli animali, con violenza, in particolare dal dorso e dall’addome. Dopo simile terrificante intervento, le vittime vengono rimesse nelle gabbie nelle quali rimangono immobili, sotto shock, incapacitate a bere e a nutrirsi.

Molti di questi individui muoiono per le sevizie subite, i loro corpi destinati al mercato della carne.

Coloro che invece riescono a sopravvivere tale spaventoso trauma soffriranno di nuovo le nefaste attenzioni dei loro aguzzini umani almeno 3 volte all’anno, fino alla fine delle loro misere esistenze.

Anche se esistono piccoli allevatori in Inghilterra, in Francia, in Canada e negli Stati Uniti http://www.permies.com/t/11407/rabbits/Angora-rabbits-wool-meat il novanta per cento della lana d’angora attualmente sul mercato proviene dall’Asia, dalla Cina in particolare.

Immagine

Nonostante le ripetute denuncie, le campagne di sensibilizzazione, le foto e i filmati che testimoniano lo scempio inferto sulle vite di questi poveri animali, nonostante questo tipo di documenti abbiano fatto il giro del mondo sulla Rete,  le normative vigenti continuano a preservare agli allevatori asiatici, area geografica dove effettivamente esiste una più bassa attenzione nei confronti della crudeltà esercitata sugli animali negli allevamenti, un margine ottimale per la perpetuazione di tale barbara pratica ai danni di soggetti inermi.

Nel “più civile”  mondo occidentale i mercanti di schiavi non umani utilizzano pettini speciali o forbici per estrarre il pelo dalle loro vittime.

Immagine

NON COMPRIAMO, NON INDOSSIAMO ALCUN CAPO CONTENENTE LANA D’ANGORA!

I principali prodotti da boicottare sono i maglioni, i pullover, i foulard, i guanti, le cuffie, quasi tutti articoli ad opera delle cosiddette “grandi firme” , stilisti senza alcuno scrupolo i quali non esitano a sostenere i torturatori asiatici, tanto quanto, i più miti e socialmente accettati “tosatori europei” per realizzare le loro creazioni, per approvvigionarsi di quantità di lana d’angora così da  “abbellire” cappelli,  sciarpe ed altri capi similmente accessoriati con questo prodotto della crudeltà umana.

Immagine

Altre informazioni qui http://animalisos.altervista.org/9coniglioangora.php

More info  here ( inglese ) http://www.occupyforanimals.org/angora.html

NON COMPRIAMO ALCUN PRODOTTO DERIVATO DALLA SCHIAVITU’ E DALLO SFRUTTAMENTO DEL FORTE SUL DEBOLE!

Immagine

Abbiamo tutti letto della tragica storia di Marius, la giraffa uccisa nei giorni scorsi dagli attendenti dello Zoo cittadino di Copenhagen ( Danimarca ) http://www.dailymail.co.uk/news/article-2555079/Danish-zoo-kills-young-giraffe-deemed-surplus-feeds-lions.html i quali hanno poi fatto a pezzi il corpo dell’animale e dato in pasto ai leoni davanti ad una platea di spettatori, tra loro anche bambini, i quali hanno assistito a tutte le fasi della macabra messa in scena.

Immagine

Alcuni di noi avranno anche appreso dell’uccisione di una intera famiglia di leoni presso il Longleat Safari Park ( Regno Unito )

http://www.dailymail.co.uk/news/article-2554916/Outrage-lioness-cubs-pride-Longleat-leaving-staff-tears.htmls,

Di queste due istituzioni, la prima non disponeva dello spazio sufficiente ( nell’accezione economica del termine ) per dare a Marius una sistemazione all’interno dello Zoo, la seconda, non era più in grado di gestire l’aggressività dei felini, i quali ristretti in sistemazioni non idonee alla loro natura erano divenuti pericolosi gli uni per gli altri.

Viene da chiedersi: ma perché questi sfortunati animali sono stati fatti nascere in cattività?

Né Marius, la giovane giraffa, né Henry il leone, la sua compagna e i loro piccoli erano destinati ad un programma  di inserimento nel loro ambiente naturale.

Tutti loro, nati per trascorrere le loro vite entro degli spazi innaturali, costruiti appositamente dall’uomo per mercificarne le esistenze, avevano un unico scopo, quello di attrarre visitatori disposti a pagare per guardarli da una distanza, per fotografarli o per denigrarli.

Questo è il business di tutti gli Zoo di questo mondo,

http://www.captiveanimals.org/news/2014/02/blog-we-all-need-to-look-at-the-bigger-picture-when-it-comes-to-zoo-surplus

Uno degli aspetti più tristi di questi veri e propri campi di concentramento nei quali migliaia di animali trascorrono miseramente la loro intera vita è quello relativo alla frequenza delle uccisioni mirate, operata dai   manager e dagli operatori dello Zoo, di quegli individui identificati come “surplus”, 200,000 di loro vengono ammazzati soltanto negli impianti di detenzione europei ogni anno. Molti di loro vengono utilizzati come cibo, proprio come è accaduto a Marius.

Come possiamo fare per aiutare gli animali rinchiusi negli Zoo?

Certamente la risposta a questa domanda non può essere trovata all’interno di queste strutture totalizzanti e anacronistiche, le quali NON sono rifondabili.

La risposta, come quasi sempre, dobbiamo trovarla dentro di noi, possiamo infatti boicottare simili imprese umane, non sostenendo alcuna di queste istituzioni attraverso l’acquisto di biglietti e l’organizzazione di visite.

Possiamo e dobbiamo rendere note le condizioni di vita ( e le modalità di morte ) di questi schiavi non umani a tutti i nostri parenti, amici, conoscenti affinchè si concretizzi una presa di coscienza vasta e articolata sugli orrori rappresemntati da questi posti, i quali devono chiudere.

Oramai è troppo tardi per salvare Marius e la famiglia di leoni, ma non lo è per le migliaia di altri loro sventurati compagni rinchiusi negli Zoo europei.

Ci avviciniamo al periodo pasquale, ed alcune organizzazioni per la liberazione degli animali inglesi lanceranno una campagna di sensibilizzazione intorno ai drammatici retroscena che distinguono per crudeltà e barbarie tutti gli Zoo europei.

Anche a Grosseto, dove tradizionalmente, almeno una volta all’anno attandano circhi con a seguito animali esotici e non, intendiamo dare risalto a queste vicende con delle iniziative.

Per ora ci inchiniamo con rammarico, rispetto e dolore alla triste fine cui sono stati condannati Marius, Henry e la sua famiglia, tutte vittime del pensiero unico dominante, quello specista antropocentrico, che non consente alla maggioranza degli esseri umani alcuna…umanità, alcuna compassione nel trattamento riservato ai nostri fratelli di altre specie.

Immagine

Grazie per alcuni dei contenuti di questo blog a Captive Animals’ Protection Society di Salford, Manchester, UK    http://www.captiveanimals.org/

Immagine

Huntingdon Life Sciences (HLS) è il più grande laboratorio di vivisezione in Europa, in questo luogo si uccidono 500 animali ogni giorno.

Essendo una organizzazione commerciale che testa su commissione, presso di loro si testa di tutto, dai prodotti per la casa a quelli chimici, dagli erbicidi ai pesticidi, coloranti e additivi per alimenti, dolcificanti sintetici, prodotti alimentari geneticamente modificati, inchiostri per stampanti…la loro missione è avvelenare cavie per trarne un profitto.

Tra gli animali utilizzati per gli esperimenti a HLS  scimmie, cani, topi, conigli, criceti e uccelli. In questo momento ci sono 70.000 animali rinchiusi nell’impianto in attesa delle sevizie e della morte certa a cui sono destinati.

Gli addetti che operano all’interno di questo impianto sono stati denunciati più volte per crudeltà sugli animali, condotta criminale e produzione di dati falsi nel corso delle numerose investigazioni e riprese celate portate a termine da attivisti infiltrati. Questi individui sono stati ritratti mentre prendono a pugni cuccioli di Bearle, mentre mimano atti di natura sessuale con le loro vittime e spacciando sostanze all’interno dei laboratori. Sappiamo che questo tipo di abusi accade quotidianamente alle spese degli animali detenuti, ogni 3 minuti viene ucciso un animale.

HLS è divenuto “famoso” non soltanto per le crudely attività con le quali ingaggiano I “ricercatori” ma anche e sopratutto per l’intensità, la frequenza e il tenore delle proteste organizzate davanti ai suoi cancelli dal movimento per la Liberazione Animale  SHAC (Stop Huntingdon Animal Cruelty). Nel corso degli ultimi dieci anni centinaia di compagnie che intrattenevano affari e rapporti commerciali con HLS, incluse alcune delle più ramificate istituzioni finanziarie su scala globale, hanno interrotto i legami con HLS e presa una ferma posizione contro l’ipotesi di venire associati con loro in futuro. Per questo motivo il debito complessivo in cui versa HLS ha superato i cento milioni di sterline.

HLS è una compagnia in ginocchio, lo è stata per anni e se non fosse per l’aiuto economico ricevuto dal governo inglese, il quale ha vastissimi interessi finanziari nell’industria chimico farmaceutica avrebbe già chiuso i battenti. In un disperato tentativo di salvaguardare questi interessi, il governo inglese è intervenuto prestando enormi quantità di denaro a HLS insieme con compagnie di assicurazioni e con le banche. Per farsi un’idea basta ricordare che HLS è l’unica compagnia privata ad avere mai ricevuto aiuti così sostanziali dal governo. Allo stesso tempo le autorità inglesi hanno lanciato una odiosa campagna di repressione contro chiunque venga percepito come una minaccia da HLS. Questa situazione ha prodotto numerosi raid di polizia e operazioni di sorveglianza anche a livello internazionale e decine di arresti. Agenti di polizia sono riusciti a infiltrarsi tra le fila degli attivisti e le prove così ottenute sono state usate per derivare a questi ultimi delle lunghe pene detentive e dei dispositivi restrittivi le libertà personali considerati sproporzionati e iniqui.

L’ultimo tra questi casi è quello dei Blackmail3, la terza offensiva poliziesca contro un piccolo gruppo di militanti noti per il loro impegno contro HLS. Ancora una volta le autorità britanniche stanno tentando di imbavagliare chiunque rappresenti una minaccia alla continuazione dei programmi di “ricerca scientifica” per i quali è prevista la sperimentazione su animali vivi.

E’ di fondamentale importanza che chiunque abbia a cuore il destino degli animali nei laboratori solidarizzi con questi attivisti i quali stanno subendo una feroce azione repressiva .

Immagine

Il caso

Alcune persone ritenute strumentali nella lotta per la chiusura di HLS hanno subito ripetutamente le nefaste attenzioni della polizia, sono stati importunati e arrestati. Per conoscere nel dettaglio il coinvolgimento dell’apparato politico e poliziesco britannico in queste attività visitare qui http://www.blackmail3.org/hls.html ( tutto in inglese )

La mattina del 6 Luglio 2012 alcune squadre di polizia effettuarono un incursione nelle case e nei luoghi di lavoro di tre persone arrestandole con l’accusa di avere ricattato dipendenti e addetti impiegati da HLS. La persona inquisita in UK è accusta di avere commessi tali atti tra il 2001 e il 2011, le atre due, in Olanda si sono viste contestare la stessa accusa per il periodo 2008 / 2010. Negli ultimi anni questo particolare capo di accusa si è rivelato particolarmente “efficace” ed è stato utilizzato in maniera deliberata in conseguenza alla ricettività dei giudici, propensi a condannare gli imputati ad altissime pene, 14 anni è infatti la pena massima a cui si può andare incontro in simili circostanze. Quello attuale è il terzo procedimento di questo tipo adottato dagli inquirenti contro attivisti noti per il loro impegno contro HLS.

Il primo raid è avvenuto a Londra, mentre gli altri in diverse locazioni ad Amsterdam, questi ultimi sono stati eseguiti su mandato internazionale di cattura e dopo una settimana in prigione sono stati rilasciati con un regime controllato, non possono muoversi dal luogo di residenza ed è stato loro confiscato il passaporto. Adesso, i due, sono in attesa di venire estradati in UK. Il terzo imputato, quello arrestato a Londra, fu rilasciato la sera stessa del giorno dell’arresto e anche a questa persona è stato imposto un preciso regime restrittivo che ne limita le libertà personali.

Nel corso del raid in Olanda, la polizia è entrata di forza in alcuni uffici dove era impiegata una delle persone poi arrestate, sequestrando computers e documenti con dati e informazioni su diversi gruppi impegnati nella lotta per la liberazione animale, inoltre, presso la sua abitazione sono state sequestrate fotocamera, stampante, computers portatili e alte apparecchiature elettroniche.

Alcuni mesi dopo questi eventi almeno un’altra persona è stata arrestata in UK ma poi subito rilasciata senza che gli venisse contestato alcun reato.

L’imputato in UK subirà il processo all’inizio di Febbraio quest’anno, ma il corso di quest’ultimo verrà sicuramente ritardato per attendere che gli altri due imputati ricevano ingiunzione di estradizione dall’Olanda e rimpatriati dalle autorità.

Questo caso, come i precedenti, riflette la continua attitudine repressiva e intimidatoria adottata dalle autorità anglosassoni volta a criminalizzare e a fermare le attività degli attivisti che con persistenza hanno preso mira HLS ottenendo dei risultati importantissimi.

I dirigenti e gli azionisti di HLS hanno, ancora una volta, schioccato le dita e ordinata una retata di attivisti che con le loro azioni hanno messo a rischio la profittabilità commerciale e l’esistenza dell’intero progetto.

In an atmosphere of increasing repression against activists and the criminalisation of effective campaigns, it is important that we show our solidarity for those involved and form a strong network of support for the animal rights movement in the UK.

Contribuiamo a diffondere la loro vicenda e sosteniamo I Blackmail3

Immagine

GLI IMPUTATI

Di seguito i tre imputati Blackmail3 e la loro versione dei fatti.

DebbieImmagine

Sono vegana da oltre 20 anni, da quando cominciai ad attivarmi per sabotare la caccia nei primi anni novanta. Da allora ho militato contro ogni forma di abuso  e nel corso degli anni ho fatto volontariato presso alcuni rifugi che soccorrono gli animali,. Allo stesso tempo ho preso parte attiva nella campagna contro la sofferenza umana e ho lavorato a progetti utili per la comunità.

Coloro che ci governano e le industrie che traggono profitto dallo sfruttamento animale continuano  a mentire e a ingannare l’opinione pubblica, definendo la loro politica come “amica degli animali”, ma, di fatto, continuano a promuovere il  genocidio di massa degli animali non umani.

In questi ultimi anni ho subito tre raid della polizia, la confisca di materiali di mia proprietà e mi è stato imposto un preciso regime restrittivo che limita la mia libertà personale, ponendo fine alle campagne per i diritti degli animali a cui avrei normalmente preso parte. Sono costantemente tenuta sotto stretta sorveglianza da parte dello stato perché mi considerano una minaccia, benchè io non abbia mai fatto del male a nessuno. Mi è stato negato il permesso di  prendermi cura di un amico molto malato, solo perché era sostenitore della medesima Campagna.
Nonostante tutto io non voglio mollare, affronterò le accuse contro di me in tribunale e porterò all’attenzione della corte le questioni che maggiormente mi stanno a cuore.

La forza del nostro movimento dipende da ciascuno di noi e io auspico il tuo supporto.
Continua a portare avanti la tua battaglia e sii fiero di essere una persona compassionevole!

Natasha

Immagine

Ciao! Mi chiamo Natasha, ho 27 anni e sono originaria dell’Inghilterra del sud.                                                            Ora vivo a Amsterdam con il mio compagno Sven e la nostra cagnolina Lola.
Sono vegana da almeno 10 anni e attualmente lavoro come volontaria in un centro di soccorso e riabilitazione per cani. Nel corso degli anni ho collaborato con svariate associazioni di beneficenza, incluso un lavoro come volontaria nelle scuole in Africa, vari progetti di conservazione, un sistema per la nascita di biblioteche mediante la donazioni di libri.
Mi piace il contatto con la natura, cucinare dolci, l’arte  il design e le grigliate!

Sven

Immagine

Ho 27 anni e vivo con la mia compagna Natasha a Amsterdam. Sono Vegano da 10 anni. Credo fermamente  che sia nostro compito rispettare la terra sulla quale viviamo e tutte le forme di vita che essa accoglie.
Tra i miei hobby preferiti il computer, lo sport, e stare immerso nella natura. Suono il violino e sto studiando per diventare programmatore.
Sono già stato in prigione per il sospetto di aver liberato dei visoni da un allevamento olandese.
Siamo stati condannati, ma ci stiamo appellando contro la sentenza.

Nell’estate del 2012 la mia compagna e io abbiamo subito un raid e siamo stati arrestati nella nostra abitazione di Amsterdam per il caso Blackmail3. Per il momento la nostra estradizione è sospesa, almeno fino a quando si terrà l’appello.
Non è stato semplice affrontare i raids, gli arresti, gli interrogatori; nonostante tutto cercherò di rimanere positivo, di tenere alta la testa e di prendermi cura dei miei cari.

LE LEGGI

(The Blackmail3 are charged with conspiracy to blackmail HLS. The person in the UK is accused of committing this between 2001-2011 and the 2 people in Holland between November 2008-December 2010. Learn more about these laws and why they’re being used below.)

Gli appartenenti alla Blackmail3 sono accusati di conspirazione al ricatto nei confronti di HLS. Il cittadino inglese è accusato di aver commesso il fatto negli anni tra il 2001/2011 mentre i due cittadini olandesi tra il novembre 2008 e dicembre 2010. Qui sotto, vediamo di capire meglio le leggi in vigore e il perché tali leggi vengano applicate.

Blackmail

(In 2007 the UK authorities began adapting the pre-existing charge of blackmail to be used against animal rights activists, in order to obtain longer sentences. Blackmail is punishable by up to 14 years imprisonment.)

Nel 2007 le autorità britanniche iniziarono a modificare il reato pre-esistente di ricatto (blackmail) affinchè potesse essere usato contro gli attivisti per la causa animale, per ottenere  pene detentive più lunghe.                     Il reato di Blackmail è attualmente punibile con la reclusione fino a quattordici anni.

Cosa si intende per  blackmail?

Una persona commette il reato di blackmail quando,inoltra una richiesta attraverso l’ausilio di minacce.

Si parla di blackmail, ad esempio, quando qualcuno chiede qualcosa e poi seguono minacce e azioni dannose con l’intenzione di estorcere un consenso dal destinatario delle minacce.
La richiesta e le minacce tuttavia possono essere opera di persone differenti. Questo significa che chiunque potrebbe essere accusato di blackmail per aver semplicemente chiesto qualcosa, senza essersi reso direttamente responsabile di azioni minacciose.
La richiesta deve essere fatta con una intenzionalità a trarre un guadagno personale o a causare una perdita di un qualche tipo ad altri; comunque non è necessario che la vittima riceva né la domanda né le minacce ( ad esempio, il caso di e-mail minacciose non lette).

Considerato che pronunciare  richieste di cambiamento è prerogativa della maggior parte dei gruppi di attivisti, l’utilizzo di tale legge contro gli attivisti per i diritti degli animali è una prospettiva inquietante.

Conspiracy

La polizia Britannica si avvale sempre  più delle accuse di cospirazione per rendere sempre più grandi e seri determinati casi, in particolare quelli  che coinvolgono un certo numero di persone. La cospirazione non costituisce reato di per sé, lo diviene soltanto se viene  seguita da uno di questi. Nel caso dei Blackmail3, l’accusa di  cospirazione si riferisce alla presunta volontà degli imputati a ricattare.

Cosa si intende per conspiracy?

La cospirazione è un piano di azione che riguarda chi lo realizza o altri che possono prendervi parte allo scopo di infrangere la legge.

Non è necessario che qualcuno abbia intrapreso alcuna azione, solo il fatto di averlo pianificato costituisce reato.
Per trattarsi di cospirazione devono essere coinvolte almeno due persone,  per la legge così com’e’ non esiste un numero massimo di persone, la polizia può montare facilmente casi che coinvolgono un sacco di persone.
La polizia può inoltre seguire casi contro singole persone, anche se le prove a loro carico come individui sono spesso insufficienti.
In alcuni casi il rischio è di essere condannati per cospirazione anche in circostanze in cui i co-cospiratori vengano assolti o non risultino identificati.
Il reato di cospirazione si aggiunge così alle accuse;  il fatto di definirla una cospirazione e di includere più imputati fa sembrare il crimine più grave e meritevole di sentenze di reclusione più aspre.

COSA POSSIAMO FARE

Aiutaci a diffondere la vicenda dei Blackmail3 e della repressione che questi attivisti per la Liberazione Animale stanno subendo in Inghilterra. Con il vostro aiuto possiamo contribuire a dare forma ad un network di solidarietà e costruire un fronte unito di resistenza.

Come Aiutare a distanza:

Condividendo la pagina web dei Blackmail3

Spedendo messaggi e-mail di solidarietà a info@blackmail3.org sia a nome di un gruppo a individualmente

Organizzando eventi e diffondendo la vicenda dei Blackmail3 ad incontri e riunioni di gruppi locali

Rimanendo aggiornati sull’andamento degli eventi e rispondendo con iniziative ai nuovi sviluppi

Facendo donazioni (Blackmail3, Kebele Community Co-operative, 14 Robertson Road, Easton, Bristol BS5 6JY ) oppure organizzando raccolte di fondi da destinare alla causa dei Blackmail3

Siamo disponibili a fornire assistenza o consigli sulle modalità organizzative degli eventi di raccolta fondi e di informazione sulla vicenda.

PER METTERSI IN CONTATTO CON Blackmail3.org : info@blackmail3.org

Perché gli aiuti di natura finanziaria sono importanti?

Gli imputati si troveranno costretti a dover sostenere numerose spese nel corso dello svolgimento del processo, tra questi: riparazioni dei danni arrecati dalla polizia durante i raids nelle loro abitazioni, sostituzione di apparecchiature confiscate, costi di viaggio per incontrare i propri difensori e per apparire alle udienze. Il decorso del processo impatterà la capacità degli imputati di mantenere in maniera adeguata una fonte di reddito attraverso una attività lavorativa. Oltre alle normali questioni finanziari e che gli imputati si troveranno a dover far fronte essendo coinvolti in un caso di questa portata, i due di loro che si trovano ancora in Olanda hanno di fronte a se anche l’incertezza economica rappresentata dalla prospettiva di vedersi estradati in Inghilterra.

STATEMENT

We are Associazione D’Idee Onlus https://associazionedideeonlus.wordpress.com/ a small but busy group of antispeciesist activists from central Italy and we would like to express our full support to the cause of the Blackmail3 as we believe that fighting against animal exploitation is not only a moral must for compassionate people with a taste for radical change but it represents today the number one challenge so to bring forward the global agenda for social justice as well.
Animal Liberation means Human Liberation, from tiranny, discrimination, injustice and ignorance.
More people than ever around the globe are today no longer blind to the infinite sufferings of our non human brothers and sisters in the breeding plants, in the laboratories, in the slaughterhouses, by the hands of the farming, the entertaining and the fashion industries. This is so also because of the relentless effort and the commitment of activists like Debbie, Natasha and Sven.
The example and the dedication to the ideas we share displayed by the Blackmail3 can only be ispirational for the lot of us so to carry on with our activities and to multiply our numbers.
There is still so much work to do, so much truth to be uncovered for all to see.
We wish our three friends to be able and defend themselves against this ridicule set of accusations and, as our friend IFEEL recites in one of his raps to continue to ” fly like butterflies and to sting like bees ” in their struggle for freedom.