Archivio per settembre, 2012

Vegan è la forza che risolleverà il mondo, è il seme che sboccerà e che cambierà le sorti degli abitanti della terra, umani e non umani, perchè vivere senza violenza non è soltanto possibile ma è diventata una condizione essenziale per la promozione di un cambiamento evolutivo REALE della specie, un cambiamento che includa gli altri, un cambiamento che modifichi tutti i rapporti, a tutti i livelli, per tutti gli individui senzienti, umani e non umani.

INIZIATIVA COMPLETAMENTE AUTOGESTITA E VEGAN

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AGENDA EVENTO:
ORE 20,00 APERITIVO
ORE 20,30 SI SFORNANO LE PIZZE
ORE 22,00 fino le 4,00 MUSICA CON TECHNOTERRA SOUNDSYSTEM – a questo proposito se i partecipanti desiderano che per certi momenti si suonino musiche di loro particolare gradimento o affezione sono invitati a portare i loro CD i quali verranno utilizzati per l’animazione della prima serata

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LA “PIZZA-ta” NON E’ IL SOLITO COSTOSO CENONE DI FINE ANNO, SIAMO VEGAN E ANTISPECISTI, CREDIAMO CHE IL MODELLO ACCETTATO DI SOCIALIZZAZIONE TUTTO FONDATO SUL CONSUMO, SUL SERVIZIO PRESTATO, SUL PAGAMENTO DI UN PREZZO DI LISTINO SIA NON SOLO SUPERATO DA UNA VISIONE DI PROGRESSO DAVVERO BASATO SULLA RIDEFINIZIONE DELLE RELAZIONI, MA UN OSTACOLO ALLA COSTRUZIONE DI RAPPORTI UMANI VERI E ALLA COMPRENSIONE DI QUANTO IN REALTA’ ABBIAMO NECESSITA’ DI COSTRUIRE.

VOGLIAMO UN MONDO FATTO A MISURA DELLE PERSONE CHE CI VIVONO DENTRO, FUORI DA LOGICHE MERCANTILI CHE AVVELENANO I RAPPORTI E ALIENANO GLI UNI INDIVIDUI DAGLI ALTRI.

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APERITIVO CON ANTIPASTI:
insalata russa, olive e carciofini in fantasia di crackers
PIZZE:
Caprese ( pomodoro, pomodori freschi, tofu a fette, mayonese vegan)
Bianca conPatete e Cime di Rapa
Rossa con Lenticchie e bocconi di Soya
Rossa con Funghi misti saltati
Rossa con Tofu saltato e Spinaci
DESSERT:
Pizza ai Frutti di Bosco e Cioccolato
BEVANDE:
Acqua di poggioLaMozza, Succhi di Frutta, Vino Rosso, Spumanti secchi e dolci, Vodka.

LA “PIZZA-ta” E’ REALIZZATA DA COLORO CHE NE FRUIRANNO E TUTTO IL RICAVATO SARA’ UTILIZZATO PER FINANZIARE LE ATTIVITA’ DI QUESTA ONLUS.

SE DESIDERI PARTECIPARE IN MANIERA ATTIVA FATTI SENTIRE AL 3281544997 –

SE VUOI SOLO VENIRE A MANGIARTI DELLA DELIZIOSA PIZZA VEGAN DI PRODUZIONE NOSTRALE, BERE DEL BUON VINO LOCALE E DIVERTIRTI CON LA MUSICA E CON LE IMMAGINI CHE CONNOTANO TUTTE LE NOSTRE INIZIATIVE SEI BENVENUTA/O –

DEVI SOLTANTO PRENOTARE DANDO UN CENNO CONCRETO DI ADESIONE.

La locazione sarà quella, oramai tradizionale, di Via Austria a Grosseto, presso gli impianti sportivi coperti, zona 167 Nord.

Annunci

ecco la copertina dell’opuscolo/proposta del testo MANIFESTO ANTISPECISTA giè in stampa cartacea e in diffusione anche presso di noi. Per scaricare il  formato .pdf  fare click sul link qui sotto:

http://www.manifestoantispecista.org/wp-content/uploads/2012/08/proposte-per-un-manifesto-antispecista.pdf

Fondamentale per riconoscersi e per orientarsi ulteriormente in una filosofia di vita vegan e antiautoritaria.

SE DESIDERI DISTRIBUIRE COPIE DELL’OPUSCOLO CONTATTACI

SE DESIDERI SEMPLICEMENTE LEGGERNE I CONTENUTI ECCO IL TESTO COMPLETO DELL’OPUSCOLO: 

Proposte per un Manifesto Antispecista

 Prefazione

 Questo testo nasce dall’esigenza sempre più urgente di fornire delle possibili definizioni utili a chiarire e delineare l’identità antispecista, e permettere migliori e più precise modalità di intervento nei rapporti intraspecifici e interspecifici umani. La definizione di antispecismo è da ritenersi quindi uno stimolo per successive implementazioni o modifiche, e non intende assolutamente essere esaustiva. Definizioni e concetti presenti in questa pubblicazione sono il frutto di confronti diretti e indiretti con numerose persone che nell’arco di molti anni liberamente hanno contribuito alla crescita della consapevolezza antispecista. Il presente testo è il risultato di un lavoro di organizzazione e redazione di tali contributi raccolti da atti di incontri pubblici, seminari, da scambi di opinioni e pubblicazioni. Pertanto quanto pubblicato è da considerarsi libero da diritti d’autore, e se ne auspica la massima divulgazione nelle modalità esplicitate in seguito. Per approfondimenti, sviluppi, contributi e critiche si prega di visitare il sito web del Manifesto antispecista: www.manifestoantispecista.org

 Definizione di antispecismo

L’antispecismo è il movimento filosofico, politico e culturale che lotta contro lo specismo, l’antropocentrismo e l’ideologia del dominio veicolata dalla società umana. Come l’antirazzismo rifiuta la discriminazione arbitraria basata sulla presunzione dell’esistenza di razze umane, e l’antisessismo respinge la discriminazione basata sul sesso, così l’antispecismo respinge la discriminazione basata sulla specie (definita specismo) e sostiene che l’appartenenza biologica alla specie umana non giustifica moralmente o eticamente il diritto di disporre della vita, della libertà e del lavoro di un essere senziente di un’altra specie. Gli antispecisti lottano affinché le esigenze primarie degli Animali siano considerate fondamentali tanto quanto quelle degli Umani, cercando di destrutturare e ricostruire la società umana in base a criteri sensiocentrici ed ecocentrici che non causino sofferenze evitabili, alle specie viventi e al pianeta. L’approccio antispecista ritiene (considerando tutte le dovute differenze e peculiarità):

1) che le capacità di sentire (di provare piacere e dolore), di interagire con l’esterno, di manifestare una volontà, di intrattenere rapporti sociali, non siano prerogative esclusive della specie umana (in base a questi criteri l’antispecismo può essere considerato anche una filosofia individualista, sensiocentrica e painista);

2) che l’esistenza di tali capacità negli Animali comporti un cambiamento essenziale del loro status etico, facendoli divenire “persone non umane”, o conferendo loro uno status equivalente qualora il concetto di persona non risultasse pienamente utilizzabile, opportuno o condivisibile;

3) che da ciò debba conseguire una trasformazione profonda dei rapporti tra persone umane e persone non umane, che prefiguri un radicale ripensamento e un conseguente cambiamento della società umana per l’ottenimento della liberazione animale.

Considerazioni

L’antispecismo è un movimento filosofico, politico e culturale, pertanto chi abbraccia la visione antispecista si adopera per la sua diffusione nella società. L’antispecista si propone di assumere atteggiamenti e comportamenti tali da poter influenzare la società umana (visione politica dell’antispecismo), e quindi si attiva tramite iniziative culturali, sociali e personali per il raggiungimento di uno scopo ultimo: la creazione di una nuova società umana più giusta, solidale, orizzontale, libera e compassionevole che potremmo definire aspecista (senza distinzioni e discriminazioni di specie) o, meglio ancora, società umana libera. L’attivista antispecista non può quindi considerarsi apolitico, anzi rivendica un suo ruolo politico nella società, in quanto l’azione politica è uno degli esercizi fondamentali dell’antispecismo utili al cambiamento socio‐culturale. L’antispecismo si oppone allo specismo inteso come pensiero unico dominante nell’attuale società umana concepita come verticale e gerarchica, basata sulla legge del “diritto” del più forte e sulla repressione del più debole, orientata alla difesa dell’interesse personale e del patrimonio, a discapito dei diritti, dell’uguaglianza e della solidarietà nei confronti dei più deboli tra gli Animali e gli Umani. L’antispecismo, pertanto, non è un movimento che intende semplicemente riformare la società umana, ma si prefigge come obiettivo quello di cambiarla radicalmente, eliminandone le spinte discriminatorie, liberticide, violente nei confronti dei più deboli, antidemocratiche, autoritarie e antropocentriche. In una sola parola: rivoluzionandola attraverso l’abbattimento dell’ideologia del dominio che la contraddistingue.

Come l’antirazzismo rifiuta la discriminazione arbitraria basata sulla presunzione dell’esistenza di razze umane, e l’antisessismo respinge la discriminazione basata sul sesso, l’antispecismo respinge quella basata sul concetto di specie.

Le radici culturali, morali, filosofiche e politiche dell’antispecismo sono una naturale evoluzione delle lotte sociali per l’affrancamento dei più deboli tra gli Umani e il riconoscimento dei loro diritti fondamentali (pur presentando singolarità molto importanti che lo distinguono da qualsiasi altra lotta sociale, politica e culturale). L’antispecista, pertanto, non solo si batte per l’eliminazione delle discriminazioni dovute alle fittizie e strumentali barriere di specie innalzate dall’Umano per sottrarsi ai suoi doveri nei confronti della natura e delle altre specie, ma assume come elementi base il riconoscimento dei pieni diritti dell’Umano a prescindere da sesso, orientamento sessuale, condizioni fisiche e mentali, ceto, etnia, nazionalità etc. L’antispecismo deve essere considerato quindi una naturale evoluzione (e non una derivazione) del pensiero antirazzista, anti sessista, antimilitarista e, pertanto, si trova in assoluta antitesi con visioni xenofobe, discriminatorie e, più in generale, con il fascismo, l’autoritarismo, e i totalitarismi di qualunque orientamento politico o natura, in quanto fautori dell’ideologia del dominio, dell’oppressione e della repressione. L’ottica antispecista pur essendo mutuata anche da quella della lotta per i diritti civili umani, presenta peculiarità e caratteristiche diverse e sostanziali: essa, infatti, non prevede concessioni ad altri (allargamento della sfera dei diritti, o della sfera morale, della polis), ma richiama al controllo delle attività proprie e della propria specie sulla base di principi di equità, giustizia e solidarietà nei riguardi degli altri Animali (ripensamento delle attività della specie umana in base ai doveri nei confronti delle altre specie viventi non più considerate inferiori, ma semplicemente altre: persone non umane, e pertanto popolazioni di persone non umane). L’apertura all’altro, il riconoscimento dell’alterità comporta quindi che l’azione antispecista si ponga come obiettivo in primis quello della tutela degli interessi degli Animali (in quanto soggetti privati di diritti elementari e naturali e di status privilegiati) e, nel contempo, il pieno riconoscimento dei diritti dei più deboli e svantaggiati tra gli Umani. L’attivista antispecista è moralmente tenuto a impegnarsi nel quotidiano contro ogni tipo di ingiustizia e di prevaricazione nei confronti dei più deboli o svantaggiati, siano essi Umani o Animali. Le attenzioni verso gli Umani, verso l’ambiente e la Terra sono da considerar si parte integrante della lotta per la liberazione degli Animali, e viceversa. L’antispecismo quindi non può essere considerato abolizionista: non si avanzano richieste di modifiche di leggi, norme e regolamenti, bensì si aspira alla liberazione animale nella sua accezione più ampia del termine. L’attivista antispecista pone molta importanza alla pratica personale e alla coerenza; conseguenza diretta di ciò è il tentativo di applicare i principi antispecisti alla propria vita quotidiana, soprattutto attraverso la pratica del veganismo etico, del consumo critico (inteso come metodo utile all’allontanamento definitivo dal consumismo), del boicottaggio, riciclo, riuso e riutilizzo di merci beni e servizi, nonché di tutte le altre pratiche utili al raggiungimento del minor impatto possibile sulle altre specie animali, sulla propria e sull’ambiente.

La pratica del veganismo etico è da considerarsi come un fondamentale mezzo per il raggiungimento del fine ultimo dell’antispecismo: una nuova società umana liberata e aspecista capace di rispettare e di vivere in armonia con le altre specie viventi.

La pratica vegana etica quindi non è né un fine, né uno stile di vita da seguire, bensì una filosofia di vita che interessa e permea ogni attività quotidiana di chi la adotta, giungendo a modificare ogni rapporto sociale. Il raggiungimento di una società umana liberata sarà ottenibile solo attraverso la lotta per la liberazione. Ogni visione riformista, conservatrice, gerarchica, reazionaria, repressiva o tesa alla tutela della conservazione dello stato di fatto attuale della società umana basata sui privilegi dell’antropocentrismo, è da ritenersi aliena e antitetica alla visione antispecista. Ogni dottrina, filosofia, politica, religione, ideologia fondata sullo specismo e l’antropocentrismo è rifiutata e combattuta dalla nuova visione antispecista. Il termine vegan, contrazione del vocabolo veg(etari)an che a sua volta deriva dal latino vegetus (vivo) fu coniato in Inghilterra da Donald Watson che, insieme a un gruppo di vegan, fondò la Vegan Society a Londra nel novembre del 1944. Il termine sta a indicare coloro che cercano di escludere tutte le forme di sfruttamento e crudeltà sugli Animali.

In altre parole, chi è vegan non solo non mangia né carne né pesce, ma neppure latticini, uova e miele; non indossa capi in pelle, lana, seta o pelliccia; non compra animali, non partecipa ad attività che contribuiscono a sfruttare gli animali, respinge tutte le pratiche umane che prevedono sfruttamento, tortura e/o uccisione di animali quali zoo, circhi, vivisezione, caccia, pesca, feste e corse con animali, etc.

 

Altre definizioni utili

 Antropocentrismo

L’antropocentrismo (termine che deriva dal greco άνθρωπος, anthropos, “essere umano”, κέντρον, kentron, “centro”) è la tendenza – che può essere derivazione di una teoria, di una religione o di una semplice opinione – a considerare l’Umano, e tutto ciò che gli è proprio, come centrale nell’Universo. Una centralità che può essere intesa secondo diversi accenti e sfumature: dalla semplice superiorità rispetto al resto del mondo animale alla preminenza ontologica su tutta la realtà.

Specismo

Lo specismo è una filosofia antropocentrica nella concezione degli Animali. Il termine fu usato per la prima volta dallo psicologo inglese Richard Ryder nel 1970 per riferirsi alla convinzione che gli Umani godano di uno status morale superiore (e quindi di maggiori diritti) rispetto agli altri Animali. L’intento di Ryder consisteva nell’evidenziare le analogie fra lo specismo e il razzismo, dimostrando che le argomentazioni filosofiche per condannare queste due posizioni sono affini. Il termine specismo viene usato comunemente nella letteratura sui diritti animali (per esempio nelle opere di Peter Singer e Tom Regan). Fra le varie giustificazioni addotte a difesa dello specismo le più comuni vertono sui seguenti fondamenti:

‐ la replica dei meccanismi naturali di lotta fra specie (legge della giungla, catena alimentare etc.);

‐ la concezione di diritto attribuibile soltanto a un Umanoraziocinante;

‐ la non consapevolezza di tutti gli Animali della propria esistenza.

In modo del tutto arbitrario, però, lo status morale superiore umano viene esteso anche agli Umani che rientrerebbero in alcune delle categorie sopra citate (o, al contrario, agli Umani che mancano degli attributi di volta in volta strumentalmente utilizzati per giustificare, in positivo, quel particolare status) ma tutelati in quanto appartenenti alla specie umana (per esempio neonati, handicappati mentali, malati in coma). Per i motivi di cui sopra, gli antispecisti ritengono che la morale comune, le istituzioni locali, nazionali, internazionali e sovranazionali, siano contraddistinte da una filosofiaspecista.

 Su specismo e lotta antispecista

È un’idea profondamente radicata che l’Umano possa disporre a proprio piacimento di ogni altro essere vivente. Da tempo, però, è in atto una lotta affinché gli interessi primari degli Umani e degli Animali vengano posti sullo stesso piano in nome di un ideale di uguaglianza tra le specie. Coloro che si oppongono alle teorie e alle pratiche che riconoscono esclusivamente gli interessi dell’Umano, definiscono specismo l’atteggiamento di pregiudiziale negazione o disattenzione degli interessi degli altri Animali. Le persone che lottano per l’abbattimento del pregiudizio antropocentrico e per un mondo in cui i rapporti tra le specie possano essere liberi e ispirati a principi di uguaglianza e solidarietà si definiscono perciò antispecisti. Il concetto di “specismo”, elaborato esplicitamente verso la fine degli anni Sessanta nell’ambito della filosofia morale anglosassone, è però il risultato di una lunga storia: ha alle spalle generazioni di animalisti che hanno cercato, a partire da tradizioni e impostazioni diverse, di denunciare la violenza della specie umana verso gli Animali.

Schematizzando il più possibile, possiamo dire che nella storia occidentale si sono succedute le seguenti modalità di “difesa” dell’Animale:

1) un sentimento di amore e rispetto di singoli individui (per es. Porfirio, Leonardo, Schweitzer) per gli Animali;

2) un movimento zoofilo/protezionista che, a partire dall’Ottocento, ha coltivato un interesse morale nei confronti degli Animali come “estensione” dei diritti umani (ad es. la Society for the Prevention of Cruelty to Animals, o Henry Stephens Sault che coniò il termine Animal Rights e si occupò di antivivisezionismo e vegetarismo etico);

3) un movimento liberazionista che dagli anni Settanta ha teorizzato (Richard Ryder, Peter Singer, Tom Regan) e messo in pratica (A.L.F. – Animal Liberation Front) una visione di radicale liberazione dell’Animale dal dominio umano staccandosi definitivamente da concetti legati alla zoofilia e al protezionismo animalista.

La lotta antispecista, che non condanna l’Umano come essere intrinsecamente e del tutto “malvagio” e “innaturale” (cioè negativo, da cancellare etc.), muove da due presupposti: che la società umana non sia (A) per natura e (B) necessariamente una società gerarchica e oppressiva del vivente.

Il presupposto (A) ci spinge quindi a cercare di comprendere quando e come la società umana diventa specista e ciò può essere fatto tramite un’analisi storica dei rapporti tra società umana e natura. Il presupposto (B) ci permette di sostenere la possibilità di un cambiamento futuro della società umana ed elaborare una prassi in grado di porre in essere tale cambiamento.

Lo specismo non va inteso riduttivamente come visione discriminatoria, poiché esso è anche e soprattutto una prassi di dominio. In tal senso è importante definire il concetto di dominio per comprendere, come si diceva in precedenza, quando la società umana diventa, di fatto, specista. Definiamo sfruttamento il controllo (totale o parziale) del ciclo biologico di un altro essere vivente tale che questi perda la propria autonomia e venga così ridotto a risorsa. Laddove lo sfruttamento si esercita su un altro essere senziente come negazione di ogni possibilità di rapporto e come riduzione (o cancellazione) dell’identità dell’altro, parliamo di dominio. Da questo punto di vista, vanno considerate “materialmente” speciste, le società umane che praticano l’addomesticamento della vita non umana in ogni sua forma e, pertanto, tutta la storia della civiltà, fondata sull’allevamento e l’agricoltura. Ma anche lo specismo come visione discriminatoria – o ideologia – sorge con la civiltà, con la costruzione di religioni antropocentriche e spiritualiste4, in cui l’Umano è posto come signore della natura in una posizione di privilegio ontologico e assiologico. La storia della civiltà ci mostra, infatti, come lo specismo non sia solo una forma di discriminazione “analoga” al sessismo e al razzismo. Benché lo specismo non sia stato l’unica causa di tali sviluppi sociali, è certo però che senza lo sfruttamento materiale della natura non sarebbe stato possibile creare il differenziale di ricchezza sociale ed economica che è alla base delle società classiste, sessiste e belliciste e, dunque, dell’intera civiltà. Così com’è certo che, senza la riduzione dell’Animale a natura “inferiore”, non sarebbe stato possibile realizzare i meccanismi ideologici che riducono la donna, lo straniero o il “diverso” a esseri privi di “spirito”, dunque mera “natura”, quasi “animali”. Le oppressioni di specie, di genere, di classe e razziali appaiono così strutturalmente connesse: la società umana stessa è tenuta insieme e definita da tali rapporti di esclusione e sfruttamento dell’altro e questo altro è regolarmente l’oggetto di una prassi di sfruttamento di cui solo alcuni beneficiano. Si comprende dunque come la lotta contro lo sfruttamento animale miri a eliminare il tassello fondamentale su cui è costruita tutta la civiltà del dominio. Non è perciò un caso il fatto che il movimento di liberazione animale in tutto il mondo abbia cominciato a maturare una consapevolezza he lo spinge ad allargare sempre più il campo etico in cui s’inscrive l’originario dibattito storico sullo specismo (benché esso abbia trovato qui le armi logi che per diffondere le proprie idee e difendersi dalle obiezioni più comuni). La cultura anarchica si è avvicinata per prima al concetto di specismo, intendendolo non come un termine tecnico da impiegarsi in schermaglie filosofiche bensì come concetto critico che mira a un cambiamento radicale delle società umane nella loro interezza. Tale consapevolezza non è però patrimonio esclusivo di alcune frange del movimento anarchico o di qualsiasi altro movimento sociale, politico o culturale anche se rivoluzionario, e in essi non deve essere identificato. L’antispecismo si pone come movimento filosofico e politico assolutamente indipendente, slegato da logiche, pratiche e politiche pregresse, che rifiuta fermamente l’uso della violenza contro ogni vivente (Umano compreso) come metodo di lotta, e che è capace di ispirare una prassi di trasformazione radicale dell’esistente: un movimento che, nel momento in cui rivoluziona i rapporti interspecifici, non può non trasformare anche i rapporti intraspecifici.

 Rapporti tra individui

Una nuova società umana liberata potrà sussistere solo se saremo capaci di concepire un nuovo tipo di rapporto (individuale), finalmente paritario e solidale, con le altre società di senzienti e, più in generale, di viventi. Saranno quindi necessari nuovi strumenti per regolare i complessi e continui rapporti tra individui (siano essi Umani o no); per tale motivo si propone l’adozione di cinque principi utili alla creazione di nuovi criteri comportamentali basati su una reale e ampia imparzialità, intra e interspecifica, derivante da concetti di rispetto, solidarietà, empatia e compassione. Concetti, questi, da applicarsi tanto nei rapporti Umano‐Animale quanto in quelli tra Umani.

I cinque principi sono mutuati da una proposta del filosofo Paul W. Taylor e, se interpretati in chiave antispecista, potrebbero divenire un semplice ed efficace modello relazionale anche nell’immediato:

1) principio di autodifesa: è legittimo reagire solo ed esclusivamente se attaccati per proteggere la propria incolumità. Un atto di violenza può quindi essere concepito solo come estrema soluzione per difendere la propria vita;

2) principio della proporzionalità: in qualsiasi rapporto intra e interspecifico prevalgono sempre e solo gli interessi fondamentali sugli interessi non fondamentali a prescindere dalla specie animale di appartenenza;

3) principio del minimo danno: qualora non si possa evitare in alcun modo di fare una scelta, essa deve attuarsi cercando il minimo impatto sull’altro soggetto e in generale sulle altre specie animali;

4) principio della giustizia distributiva: da utilizzare qualora i primi tre principi non fossero assolutamente applicabili. In caso di parità d’importanza di interessi tra individui o tra specie coinvolte, si deve agire per il bene della comunità di viventi terrestri, per la collettività, in modo imparziale e altruistico. Quindi, in caso di uguale peso degli interessi di una parte prevale il bene comune;

5) principio della giustizia restitutiva: qualora fosse assolutamente inevitabile arrecare un danno a un individuo o a un’altra specie per soddisfare un’esigenza fondamentale, tale individuo o specie ha diritto a un risarcimento in modo da riparare al danno arrecato.

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 note

(1) Il concetto di uguaglianza è qui lasciato volutamente insenso generico, essendo profondamente diverso il significato e la giustificazione che i protagonisti di questa lotta danno a tale concetto (uguaglianza “di interessi”, uguaglianza “giuridica”, uguaglianza “politica” etc.).

(2) Essi denunciano altresì uno specismo di secondo livello che consiste nel concedere ad alcuni Animali il privilegio di entrare in parte o in toto nell’ambito della considerazione morale umana. È il caso, per esempio, degli Animali “da compagnia”, il cui benessere è salvaguardato indirettamente perché considerato moralmente rilevante dai loro affidatari Umani e delle Scimmie antropomorfe, che si vedono talvolta riconosciuto uno status morale in virtù della somiglianza psichica con la specie umana.

(3) Il pensiero orientale ha conosciuto filosofie e religioni (lo Jainismo per esempio) che non ammettevano né predicavano una differenza assiologica radicale tra l’Umano e gli Animali, muovendosi anzi in un orizzonte di compassione verso questi ultimi. Per tale motivo, tali tradizioni vengono oggi in parte riprese da alcuni antispecisti occidentali come possibili riferimenti di pensiero aspecista.

(4) Per quanto indubbiamente caratterizzate anch’esse da crudeltà sia in senso inter che intraspecifico, non è possibile caratterizzare come società inequivocabilmente speciste, né in senso materiale né ideologico, le società di raccolta e caccia con la loro visione animistica del vivente. E’ possibile comunque considerare che lo fossero potenzialmente.

(5) Il fine dell’azione antispecista non può essere l’isolazionismo o l’estinzionismo umani, ma il ripristino e lo sviluppo di rapporti tra le specie fondati sulla reciproca autonomia e libertà.

(6) Per interessi fondamentali si intendono quegli interessi lacui realizzazione è da ritenersi indispensabile per il mantenimento in vita di un organismo vivente, quindi da intendersi come valori primari e irrinunciabili. Per interessi non fondamentali s’intendono quegli interessi che sono necessari per il soddisfacimento di determinati sistemi di valori, o per esigenze specie‐specifiche che non sono da considerarsi vitali e non intaccano l’esistenza dell’individuo o della specie.

 Precisazioni su alcuni termini usati

Umano/i”: non s‘intende utilizzare il sostantivo maschile “uomo” in quanto termine carico di significati filosofici e culturali che volutamente pongono la specie umana al di sopra delle altre specie animali, e che hanno un preciso riferimento a una visione patriarcale e maschilista della società umana.

Animale/i“: si utilizza tale sostantivo per facilitare la leggibilità del testo. Il termine “Animali” in realtà è da intendersi sostitutivo di “Animali non Umani”, o “altri Animali”, o “Non Umani”, in sintesi tutte le specie animali diverse da quella umana. Si riconosce a tale termine una valenza assolutamente positiva dell’Animalità e si utilizza la “a” iniziale maiuscola per sottolineare la dignità intrinseca e pari a quella umana di ogni Animale diverso dall’Umano.

Cane, Maiale, ecc”: si utilizzano tali sostantivi con l’iniziale maiuscola per conferire pari dignità tra le diverse specie animali.

CARNE EQUALS MORTE STRISCIONE

Ogni volta che vedi un uccello in gabbia, un pesce in una vasca o un mammifero non-umano alla catena stai vedendo lo specismo. Se credi che un’ape o una rana abbiano meno diritto alla vita e alla libertà di uno scimpanzé o di un umano o se consideri gli umani superiori agli altri animali, stai approvando lo specismo. Se visiti le acquaprigioni o gli zoo, frequenti circhi che offrono “numeri con gli animali”, indossi pelle o pelo di non-umano, mangi carne, uova, latticini, stai mettendo in pratica lo specismo. Se ti batti per la macellazione più “umana” dei polli o per una prigionia meno crudele dei maiali, stai perpetuando lo specismo. Ma che cos’è esattamente lo specismo? Nel 1970 lo psicologo Richard Ryder coniò il termine specismo in un opuscolo così intitolato. Benché non definisse esplicitamente il termine, indicò che gli specisti tracciano una netta distinzione morale tra gli umani e gli altri animali. Essi non riescono a “estendere l’interesse per i diritti elementari agli animali non-umani”. Con la pubblicazione di Liberazione animale nel 1975, il filosofo Peter Singer portò il concetto di specismo all’attenzione generale. Definì lo specismo http://www.oltrelaspecie.org/v4_singer.htm

 tratto dalla prefazione del libro di J. Dunayer, Speciesism, Ryce Publishing, 2004 vedi anche intervista qui: http://asinusnovus.wordpress.com/2012/02/17/definire-lo-specismo-joan-dunayer/

A Settembre, sabato 22 dalle ore 18,30, in Via Austria a Grosseto, presso gli impianti sportivi, zona 167 nord, Associazione D’Idee Onlus promuove un evento BENEFIT per sostenere AnimalsAsia http://www.orsidellaluna.org/ e l’adozione a distanza operata lo scorso anno dagli attivisti e dai simpatizzanti della nostra Onlus i quali con uno sforzo economico congiunto hanno versato la somma di 580,00 € per le cure e il mantenimento di MAMA https://www.facebook.com/notes/associazione-didee/adozione-a-distanza-di-mama-a-grosseto-2012-orsi-della-luna-fattorie-della-bile/353475388053322

uno delle centinaia di Orsi della Luna salvati dalle fattorie della bile asiatiche e trasferiti in oasi sicure dove vengono riabilitati ad una vita normale tra i loro simili, in libertà.Aderire a questa campagna è un atto di amore verso uno di questi individui il quale ha sofferto per 20 anni rinchiuso in una gabbia poco più larga del suo corpo, con una sonda metallica permanentemente inserita nella pancia, munto quotidianamente della sua bile http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=14674 in luridi scantinati nascosti ai margini di cittadine e villaggi in Cina e in VietNam.

Nel corso di questa iniziativa presenteremo le attività di AnimalAsia attraverso la proiezione di un documentario e sarà reso disponibile del materiale informativo sulla vicenda degli Orsi della Luna.

VEGAN, IL GUSTO DI NON UCCIDERE http://www.viverevegan.org/

Menù della serata :
ANTIPASTI: pansusci – onigiri – coleslaw
PRIMI PIATTI: riso alla zucca e zafferano – pasta e fagioli al rosmarino
SECONDI: crocchette di soia panata con contorno di cavolo all’aceto balsamico – melanzane alla veg parmigiana
DOLCE: torta alla bavarese

Il tutto 100% a base vegetale e vegan ( no animali ne alcun derivato) – per una introduzione sulla cultura vegan segui questo link http://www.vegan3000.info/
Le bevande consisteranno in vino, succhi di frutta e acqua di fonte.

Questo è un evento per tutta la famiglia, per i parenti e per gli amici ( degli amici ). Durante la serata ci sarà musica di sottofondo e la proiezione di immagini coreografiche all’evento, poi verso le 22,00 per chi desidera farlo si può ballare con i DJ’s ospiti del Technoterra Soundsystem, musica elettronica di qualità.

PER FAVORIRE UNA PROGRAMMAZIONE ADEGUATA DELL’EVENTO , PRINCIPALMENTE LA SPESA ALIMENTARE, CHIEDIAMO A TUTTI I PARTECIPANTI DI CONFERMARE LA PROPRIA ADESIONE TELEFONICAMENTE AL NUMERO 3281544997, GRAZIE-

Per vedere i clip video delle altre cene organizzate da Associazione D’Idee Onlus visita qui http://www.youtube.com/user/lupanubis/videos?query=cena+vegan

L’offerta minima per la cena è di 12,00 € e l’intero incasso verrà destinato al raggiungimento dell’obiettivo così da confermare anche quest’anno l’adozione a distanza di Mama e garantire lei un altro anno di pace, libertà e abbondanza nel suo ambiente naturale presso il centro AnimalsAsia di Tam Dao in VietNam http://www.animalsasia.org/index.php?UID=MZ4M6WXTH5A

Altri link per approfondimenti:
http://www.orsicinesi.org/
http://www.greenme.it/informarsi/animali/7093-orsi-bile-cina
per vedere i video:
https://www.google.it/search?q=orsi+della+luna&ie=utf-8&oe=utf-8&aq=t&rls=org.mozilla%3Aen-US%3Aofficial&client=firefox-a#q=orsi+della+luna&hl=it&client=firefox-a&hs=Mpu&rls=org.mozilla:en-US:official&prmd=imvns&source=univ&tbm=vid&tbo=u&sa=X&ei=36IyUIHdGaWE4gSM2YHoDA&ved=0CJkBEKsE&bav=on.2,or.r_gc.r_pw.r_cp.r_qf.&fp=126102d8daca02ff&biw=1024&bih=571

PER CONTATTI, INFORMAZIONI O SE DESIDERI DARCI UNA MANO NELL’ORGANIZZAZIONE DI QUESTO EVENTO CHIAMA PAOLO AL 3281544997
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AGGIORNAMENTO:
L’INCASSO DELLE DONAZIONI DEI PARTECIPANTI ALLA CENA DI IERI INSIEME AL FONDO CASSA ESISTENTE E A ULTERIORI OFFERTE ARRIVATE DA RIOTORTO (LI) PER ANIMALS ASIA CI PERMETTE DI CONFERMARE L’ADOZIONE A DISTANZA DI MAMA ANCHE PER L’ANNO 2012/13 🙂 A BREVE PUBBLICHEREMO QUI LA RICEVUTA DI AVVENUTO PAGAMENTO, GRAZIE DI CUORE A TUTTI.

L’INGRESSO AI LOCALI DI VIA AUSTRIA.
UNA DECINA DI ATTIVISTI HANNO PREPARATO L’EVENTO AL QUALE HANNO PRESO PARTE UN CENTINAIO DI PERSONE, COSì SI REALIZZA LA FINALITà DI ASSOCIAZIONI COME LA NOSTRA, SOLIDARIETà E ATTENZIONE AGLI OPPRESSI, AGITO MILITANTE AUTOGESTITO E INDIPENDENTE, CHE GARANTISCE UNA ASSOLUTA RIPRODUCIBILITà ORGANIZZATIVA, INSERIMENTO NEL QUARTIERE DI UNA PRESENZA CULTURALE CRITICA, DI UNA VOCE FUORI DALLA CORALITà APPIATTITA CUI SIAMO ABITUATI, PER LA LIBERAZIONE CONCRETA DI TUTTI, GLI ANIMALI UMANI E NON, CON L’ANTISPECISMO NEL CUORE.

Ecco la ricevuta del pagamento a favore di AnimalsAsia per il rinnovo dell’adozione a distanza dell’Orsa della Luna Mama, versamento effettuato oggi con le donazioni raccolte alla cena vegan di Associazione D’Idee di sabato 22 settembre 2012.

 

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Il menu di McDonald’s si basa sulla tortura e lo sterminio di milioni di animali, McDonald’s distrugge le foreste ed inquina l’ambiente, affama i poveri, sfrutta i dipendenti, pratica una pubblicità ingannevole.

Il marchio maggiormente espressione dell’imperialismo americano, con le sue politiche fa concorrenza al piccolo commercio tradizionale e consuma una quantità ritenuta eccessiva di materiali non riciclabili.

McDonald’s distrugge ad un ritmo impressionante le più belle foreste tropicali utilizzando defolianti per disboscare  giungla e costruire  ranch. Un’area di foresta come il Piemonte viene abbattuta ogni mese. Questo processo causa continue estinzioni di specie animali e vegetali. Inoltre le popolazioni indigene che hanno vissuto per millenni nelle foreste in armonia con la natura, sono forzate a lasciare le loro terre. In Amazzonia ci sono oggi 100.000 allevamenti.

Occorrono 1200 kmq di foresta solo per fornire a McDonald’s la carta per un anno.

McDonald’s è accusato di sfruttare i bambini usandoli, come più influenzabile oggetto della pubblicità, per spingere i  genitori a portarli a mangiare i suoi prodotti.  Il cibo di McDonald’s è ricco di grassi saturi, di sale, di prodotti d’origine animale e allo stesso tempo povero di fibre. In molta della pubblicità di McDonald’s si finge un positivo beneficio nutrizionale non corrispondente alla realtà.

McDonald’s è colpevolmente responsabile di pratiche crudeli d’allevamento e macellazione di alcuni animali usati per produrre  cibo.

McDonald’s è nota anche in Europa per pagare bassi stipendi ai propri lavoratori, contribuendo così ad abbassare le paghe dei lavoratori nell’intero settore della ristorazione.

McDonald’s è fortemente contraria ad ogni forma di unione sindacale dei dipendenti nelle loro catene di ristorazione.

In adesione a questa campagna nazionale https://www.facebook.com/events/449501078428380/ Associazione D’Idee Onlus promuove una giornata di informazione sulla infausta influenza che tutte le multinazionali esercitano sulle nostre vite, contaminando l’ambiente in cui viviamo, depredando le risorse, sfruttando e uccidendo.

A Grosseto, SABATO 13 OTTOBRE 2012 a partire dalle ore 10,00, allestiremo, all’inizio di Corso Carducci, davanti alla farmacia, un gazebo con del materiale informativo sul ruolo delle multinazionali nel mondo, proietteremo video clips su monitor e sulla facciata di un edificio, distribuiremo pieghevoli e animeremo la strada con un dibattito su questi temi.

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Per contatti, adesioni e per dare una mano nella realizzazione di questa iniziativa contattaci al 3281544997 – visita la nostra pagina di Facebook https://www.facebook.com/GrossetoONLUS – contribuisci all’organizzazione di questo e di altri eventi anche economicamente se ti trovi impossibilitato a partecipare direttamente visitando questa pagina http://www.kapipal.com/associazionedideeonlus

Associazione D’Idee è una organizzazione di volontari e di attivisti votata al “fare”.

Crediamo che attraverso l’auto organizzazione e il mantenimento di una autonomia ideologica ed economica da tutte le grandi organizzazioni sia possibile  creare le condizioni per il diffondersi, dalla base, di una cultura fondata sul rispetto di tutti gli esseri viventi  sensienti, una cultura basata sui valori VEGAN http://www.viverevegan.org , una cultura la quale restituisca consapevolezza, dignità alle persone e qualità della vita agli sfruttati di questo mondo, che siano umani o meno, una cultura che promuova un cambiamento evolutivo reale e duraturo dei meccanismi e delle dinamiche che governano le relazioni nella società in cui viviamo.

Per l’ANTISPECISMO http://www.manifestoantispecista.org/ e per la responsabilizzazione dell’individuo.

SEGUENDO QUESTO LINK  http://www.flickr.com/photos/associazione_didee/

SI POSSONO VEDERE LE FOTO DELL’EVENTO CHE TESTIMONIANO LA PARTECIPAZIONE E LA PASSIONE DI ATTIVISTI E SIMPATIZZANTI A GROSSETO, GRAZIE A TUTTI.