agnellohomeNonostante il grande lavoro svolto dagli attivisti in questi anni per ridurre il numero delle uccisioni di animali nei mattatoi, in particolare durante periodi particolari dell’anno, le “celebrazioni” pasquali continuano a rappresentare un picco insanguinato e il primato delle macellazioni va alla Sardegna, al Lazio, alla Puglia poi seguite da Campania e Toscana, le vittime totali in Italia ogni anno sfiorano i 4 milioni.

La nostra sarà una Pasqua Veg

In quanto antispecisti e vegani ci opponiamo a ogni tipo di allevamento e di sfruttamento e preferiamo adottare una dieta alimentare scevra di violenza e di crudeltà.

Per fare questo ci affidiamo completamente ai prodotti della terra sui quali impostare la nostra alimentazione Siamo tuttavia coscienti del fatto che il terribile destino riservato ai piccoli di pecora strappati alle amorevoli cure delle madri per finire con la gola tagliata in una pozza di sangue è uno scenario che turba particolarmente ANCHE coloro i quali non dedicano granchè della loro attenzione alla sofferenza degli altri animali per mano dell’industria agro alimentare

Bene, con questo evento ci rivolgiamo ANCHE a loro e chiediamo a tutti voi invitati di partecipare alla spesa di € 150,00 per l’affissione di 50 manifesti 70×100 sugli spazi appositi gestiti dalla Sistema SRL a Grosseto. Questa è una iniziativa nazionale organizzata e promossa da Animal Amnesty alla quale aderiamo con entusiasmo.

Le affissioni verranno realizzate il 16 MARZO per quindici giorni. Vi invitiamo a contribuire con una donazione con le seguenti modalità:

RICARICA POSTE PAY n. 4023600586285530 intestata a Paolo Rossi

DI PERSONA se in Grosseto telefonando o messaggiando il 3281544997

oppure tramite PAYPAL o altra carta di credito seguendo le istruzioni sul nostro profilo KAPIPAL

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In questa foto la divisione dei piccoli dalle loro madri operata dagli allevatori, gli agnellini, principalmente maschi, marcati con la vernice verde finiranno al mattatoio, i piccoli femmina seguiranno l’angoscioso destino delle loro madri: delle vere e proprie macchine per la riproduzione.

Vi terremo aggiornati sull’andamento della raccolta man mano che le vostre donazioni si accumulano. Grazie di cuore per l’aiuto che riuscirete a darci e alla considerazione morale che accorderete agli agnellini  scegliendo di NON COMPRARNE e di NON CONSUMARNE i corpi nè quest’anno nè mai più.

La raccolta parte da €25,00 versati da Carla R.

EVENTO su FACEBOOK

QUI il video di TV ANIMALISTA sulla macellazione degli agnelli.

Se avete la possibilità di organizzare una affissione simile in un altra città non esitate a contattare Animal Amnesty  visitando la loro pagina web

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Nelle immagini il manifesto che verrà affisso in decine di città italiane quest’anno.

Uno dei luoghi della civiltà umana maggiormente tenuto a distanza dagli sguardi, probabilmente il luogo maggiormente rimosso dall’immaginario individuale e collettivo è quello del mattatoio.

La struttura adibita a questo tipo di attività che è stata costruita all’interno del Polo Industriale del Madonnino, a Braccagni, in provincia di Grosseto non è una eccezione a questa regola.

Questo moderno campo di sterminio è stato realizzato su iniziativa di un Consorzio di aziende locali le quali hanno beneficiato di un contributo regionale a fondo perduto di un milione e seicento ottantamila euro a fronte di una spesa di due milioni e ottocentomila euro complessivi.

Per la Regione Toscana che ha finanziato in larga parte questa impresa, l’atto di assegnare tutti quei soldi pubblici alla MaMar, una azienda specializzata nell’uccisione di animali cosi detti da reddito e titolare del progetto, costituisce un “importante passo” verso una “migliore valorizzazione degli assetti locali dell’economia rurale” di questo territorio.

Nei media locali si è parlato di sviluppo, di occupazione e persino di rilancio di un’area industriale disastrata e desertica, quella appunto dove sorge il mattatoio.

Per gli attori privati coinvolti in questa impresa le aspettative sono quelle relative alla moltiplicazione degli allevamenti in zona così da potenziare la capacità attuale di produzione e di offerta di alimenti carnei ai consumatori locali che lo richiedono.

L’industria della carne è in crisi e questo tipo di operazioni servono anche a scongiurare un ulteriore declino nella domanda. Sappiamo che gli impianti di mattazione esistenti intorno e internamente alla provincia di Grosseto non operano a pieno regime, non c’era davvero necessità di costruirne un altro, le finalità, come abbiamo detto infatti sono diverse.
Ma a noi interessa porre l’accento sugli aspetti etici di un simile progetto, nell’anonimo luogo che vediamo nelle immagini, un mattatoio che sicuramente disporrà di impianti e dispositivi di contenzione, detenzione, uccisione e smembramento dell’ultima generazione, all’interno di questo lugubre luogo, una volta divenuto operativo, si ammazzeranno almeno 12,000 animali all’anno, singolarità che avranno condotto la loro non-vita segregati in qualche stalla o gabbia o allevamento di tipo industriale, totalmente nelle mani dei loro padroni umani i quali avranno stabilito dalla disgraziata nascita di queste creature alla loro fine violenta e sanguinosa ogni singolo aspetto delle loro esistenze, in effetti esseri senzienti trattati come merce, come oggetti da accumulare e da consumare.

Questi animali verranno trasportati qui, al mattino presto o di notte, per non turbare le coscienze di coloro i quali poi ne acquisteranno i corpi, fatti a pezzi e ben ripuliti, resi accettabili alla vista, confezionati dai macellai o nei supermercati.

Nessuna connessione tra il sistema di moderna schiavitù ( gli allevamenti ) i luoghi dove si commette il genocidio quotidiano ( i mattatoi ) e la tavola dove chi consuma questo tipo di alimenti si siede ogni giorno deve essere fatta, nessuna connessione, il vecchio adagio che recita “occhio non vede, cuore non duole” non è stato mai così vero come in tali circostanze.

Di fatto il sistema di allevamento e di sfruttamento degli animali se osservato da qualunque prospettiva, da qualsiasi occhio capace di rappresentarlo criticamente è un sistema di una crudeltà inaudita, un apparato connotato dalla violenza metodica del forte sul debole in ogni sua fase, un sistema di potere che fa presa assoluta sulle proprie vittime che noi chiamiamo DOMINIO.
Il dominio umano si afferma sugli altri animali in differenti forme e con diverse modalità, basta pensare all’industria dell’intrattenimento, alla sperimentazione bio medica, allo sfruttamento affettivo che si impone a determinate specie, alla caccia e alla pesca, ma la violenza efferata e seriale che si compie con ferocia e senza rimorsi per produrre cibo ammonta ad una percentuale che sfiora il 98 per cento di tutti i crimini compiuti ai danni degli altri animali da parte dell’uomo.

Questa situazione obbliga alcuni di noi a porci degli interrogativi e a enfatizzare con tutti i mezzi di cui disponiamo l’indifendibilità di tale brutale forma di oppressione e l’obbligo morale di fermarla.

Al Madonnino, come in altre cattedrali del dominio specista, schiavi non umani, discriminati e oppressi in quanto non facenti parte della specie eletta, creature rese invisibili e riproducibili all’infinito termineranno il loro angoscioso e breve viaggio su questo mondo.

Arriveranno al Polo Industriale nei camion, spesso dopo viaggi lunghi ed estenuanti, senza acqua ne cibo, al freddo gelido o nel caldo torrido e obbligati a scendere senza tanti complimenti, convogliati nei recinti esterni e poi, uno alla volta, verso i tunnel della morte, storditi in maniera adeguata se hanno un briciolo di fortuna, ancora coscienti in altri casi nelle mani degli addetti al taglio della gola, alla rimozione di muso e zoccoli, all’evisceramento….una orrenda catena di smontaggio degna dei peggiori film dell’orrore, un orrore senza eguali dove il sangue, le lacrime, il terrore, la merda, le urla, l’angoscia si levano, si mischiano e si separano dalla carne, dalla fibra, dai muscoli, dalle budella e da altre parti che verranno poi vendute opportunamente ripulite e rese presentabili a quei consumatori che non si chiedono, che non intendono vedere, che non dispongono di una sensibilità tale da consentire loro, appunto, di fare le dovute connessioni.

Non abbiamo bisogno dei mattatoi, dei trasportatori di animali vivi, degli allevamenti, degli stupri industriali per generare nuove vittime, non abbiamo bisogno dell’allevatore e del macellaio per vivere.

Possiamo vivere bene e mangiare con gusto basando la nostra alimentazione sui prodotti della terra, vivere senza infliggere disperazione, violenza e morte ad altri è possibile, per questo vogliamo che posti simili a quello del Madonnino scompaiano o che vengano riconvertiti ad una economia di pace, di solidarietà e di crescita culturale.

Oggi in molti abbiamo deciso di non sostenere più coi nostri acquisti l’industria alimentare tradizionale, abbiamo eliminato dal nostro carrello della spesa tutti quei prodotti derivati dallo sfruttamento degli altri animali.

Altri ancora hanno deciso di dedicare parte del loro tempo e delle loro risorse personali alla lotta per la liberazione delle vittime non umane di questa orrenda macchina di sterminio, giustificata dall’ideologia antropocentrica secondo la quale tutto è lecito nell’interesse della specie dominante e del modello economico accettato.

Il denaro e la creazione di sempre maggiori margini di profitto sono le vere cause di tanta violenza, di tanta indifferenza, del declino dei nostri valori e della valorizzazione dell’umanità che dovrebbe distinguerci dalla bestie ( ci dicono ).

Dov’e’ l’umanità in posti come il mattatoio del Madonnino?

Dov’e’ la dignità e la moralità dei carnefici che lo operano e la rispettabilità di chi finanzia simili progetti di morte?

Dove l’intelligenza e la capacità di riconoscere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato?

Queste qualità non esistono più, in famiglia e a scuola ci hanno inculcato nozioni in diretto contrasto con l’insorgere di sentimenti quali la solidarietà e l’altruismo, sentimenti che noi, attivisti per la liberazione animale, sentiamo fortemente di dover declinare estendendo la sfera della compassione e della considerazione morale ANCHE alle specie diverse da homo sapiens, diverse ma non meno degne di vivere.

Solo il fatto che ogni creatura senziente è capace di soffrire dovrebbe indurre in ogni uno di noi una riflessione e una presa di posizione netta al fianco delle vittime, in opposizione ai carnefici e ai mandanti di tale infame e scellerato progetto di dominio e di distruzione del mondo vivente, per queste ci opponiamo  a tutti i macelli, a tutti gli allevamenti, per questo nel 2015 dobbiamo continuare a batterci contro la schiavitù.
riflessione e una presa di posizione netta al fianco delle vittime, in opposizione ai carnefici e ai mandanti di tale infame e scellerato progetto di dominio e di distruzione del mondo vivente, per queste ragioni siamo venuti qui oggi e vi torneremo presso il polo industriale del Madonnino in provincia di Grosseto, per queste ragioni ci opponiamo a tutti i macelli, a tutti gli allevamenti, per questo nel 2015 dobbiamo continuare a batterci contro la schiavitù.

IMG01447-20150206-1226 Il soggetto nella foto è Isabella, una stupenda pecora tenuta prigioniera dentro una casetta semidistrutta parte del complesso di abitazioni in Via Sforzesca a Grosseto, quartiere Kennedy, zona Aeroporto Civile.
I detentori di Isabella sembra siano un gruppo di Rom che vive in una delle poche casette ancora abitate nella zona disastrata di Via Sforzesca.
Isabella “vive” in solitudine tra macerie e rifiuti nella più totale indifferenza delle autorità e delle altre persone che condividono quegli spazi cittadini, gli altri residenti che non possono non avere sentito i belati continui di Isabella che ai nostri orecchi sono richieste di aiuto.
Le autorità sanitarie, le quali si attiverebbero per prime e con grande zelo in circostanze assai differenti  con ispezioni e visite non sollecitate nei confronti di persone le quali  tengono animali cosidetti da reddito in loro prossimità soltanto perchè ne amano la compagnia o perchè salvati da situazioni di abuso e di sfruttamento, in questo caso non sembrano intervenire.
Beninteso, noi non crediamo che sia più “umano” tenere alcun animale prigioniero in un ambiente più sano sotto il profilo dell’igiene e della profilassi e l’orrore ci colpisce sempre e invariabilmente di fronte a ciò di cui siamo capaci ogni volta che si cerca di giustificare lo sfruttamento degli animali o la loro uccisione in circostanze definite “legali”, ma Isabella è esposta 24 ore al giorno non soltanto ad una disperata solitudine, ma anche al freddo e al gelo, senza un rifugio sicuro dove spostarsi anche perchè tenuta perennemente legata ad uno dei muri interni la sua prigione.
Se per il momento non intendiamo presentare un esposto  è soltanto perchè sappiamo che questo equivarrebbe ad una condanna a morte per Isabella, la quale, essendo detenuta con modalità non conformi alle norme vigenti, verrebbe sicuramente uccisa e buttata in un forno crematorio. IMG01448-20150206-1227
Alcuni attivisti si sono avvicinati a questa splendida creatura e hanno provato a trasmettergli un pò di calore, una qualche ( patetica ) attenzione benevola, è per questo che quei suoi occhi, oltrechè una disperata angoscia trasmettono anche stupore.
Sicuramente Isabella non è abituata ad alcuna attenzione benevola da parte dei suoi carcerieri umani.
Cosa possiamo fare per Isabella in una società che si professa solidale ma che riserva per lei e per miliardi di suoi simili soltanto un destino fatto di violenza, sfruttamento, di apparentemente eterna retribuzione, di indifferenza?
Nella società conclamata civile non c’e’ posto per chi, come Isabella, non gode di diritti se non quello di vedersi attribuito un numero di matricola e una data certa di esecuzione, le nostre città non offrono spazi di vita ai non umani, nessun luogo dignitoso in cui esistere.
Il loro status è quello di merce.
arccircleLa nostra celata comunanza con le creature non umane che ci circondano, la nostra animalità, l’essenza che ci da lo slancio, la volontà, viene repressa e negata dal sistema specista che esercita una presa asfissiante sulle nostre vite, sulle nostre idee, sulle nostre aspirazioni, dalla culla alla bara.
Se davvero la caratteristica principale che ci distingue dalle “bestie” è la nostra supposta umanità, noi sentiamo di continuare a disconoscere quella definizione, in quel costrutto morale e giuridico basato su atteggiamenti discriminatori di specie e su prassi seriali tanto violente quanto universalmente accettate che si distinguono  per  crudeltà ed efferatezza verso tutti quei soggetti che non possono nè sottrarsi nè difendersi da quel tipo di azione.
NOT IN OUR NAME

Alcuni gruppi parlamentari hanno depositato una proposta in questi giorni che includerebbe sotto l’articolo 660 bis del codice penale il reato di “disturbo” agli atti di caccia e pesca.

Questa chicca si apprende da un articolo apparso sul sito Caccia e Tiro, uno di quei luoghi della Rete dove si sostiene che ammazzare chi non può sottrarsi a tali atti di efferata crudeltà non soltanto è lecito e dovrebbe essere attività tutelata dalle normative vigenti, ma che addirittura si deve alla pratica venatoria la sopravvivenza stessa della specie umana! Divieto di caccia_613Il redattore del delirante articolo continua presentando la caccia come uno strumento moderno ed essenziale per “regolamentare” la presenza della “fauna” nel nostro territorio e quindi, non più configurato come semplice “prelievo” di esemplari dall’ambiente, ma una attività di protezione degli animali e del territorio che li ospita sostenuta adesso da teoremi scientifici che in nessun caso può venire osteggiata da questi pazzi estremisti “ i sedicenti animalisti” i quali si cimenterebbero in ogni tipo di azione delinquenziale, dal taglio delle gomme delle autovetture dei cacciatori, alla turbativa delle battute attraverso l’ausilio di sirene, campanacci ed altri dispositivi.

Le orde di buffoni in mimetica che girano armati nelle campagne e sui loro pick up per le strade, decisi a tutto pur di sparare, terrorizzare, uccidere, inquinare, ma sopratutto di dare un insano senso compiuto alle loro miserabili, inutili esistenze cimentandosi nel processo in tali barbare pratiche, dovrebbero poterlo fare, secondo Caccia e Tiro, senza alcuna ingerenza, senza alcuna critica da parte della maggioranza della popolazione di questo paese che invece desidererebbe fare a meno di imbattersi nelle loro pietose battute, di sentire i loro osceni spari e altrettanbto osceni resoconti narrativi, di riscontrare i danni incalcolabili inflitti all’ambiente e ai corpi degli altri animali, di subire, insomma, la presenza e l’intrusione violenta nella loro vita da parte di una esigua categoria di prepotenti armati e ben sostenuti dalle lobby che li rappresenta a tutti i livelli.

Il catalogo di luoghi comuni continua nell’articolo con l’immancabile appunto circa i costi monetari, in termini di licenze ed autorizzazioni, che i poveri cacciatori devono sopportare per poter continuare a dedicarsi a tale bieco passatempo; i nostri eroi d’altro canto non sono solo dei semplici cittadini, seppur vittimizzati dalle circostanze, affascinati dall’esercizio gratuito della violenza, ma – si continua nell’articolo – dei soggetti titolari di “particolari requisiti psico-fisici a conseguire un’abilitazione tecnica, non facile ad ottenersi, rilasciata dalle strutture pubbliche competenti”.

Il nuovo “reato”, come si auspica nella proposta di legge in oggetto, dovrebbe venire punito con l’arresto fino a sei mesi o con una commisurata sanzione amministrativa fino a 1200 euro.

Alcuni dati per rendersi conto di cosa parliamo quando ci opponiamo alla Caccia ( e alla Pesca ):

150 milioni di uccelli e milioni di altri animali vengono uccisi ogni anno dai cacciatori, con pallottole (17.500 tonnellate annue di piombo disperse nell’ambiente) oppure con trappole, tra i quali: 32.349 cervi solo in Trentino,12.000 lepri, 38.000 fagiani, 27.000 allodole, 50.000 cesene, 180.000 merli e inoltre caprioli, volpi, conigli selvatici, cinghiali, camosci, daini, mufloni, galli cedroni, beccacce, anatre selvatiche, tortore, martore, tassi, oche selvatiche e molti altri di cui non si conoscono esattamente le cifre…per non contare gli animali domestici (cani e gatti) che cadono vittima del gusto di uccidere dei cacciatori.

Con la stagione venatoria aperta ogni secondo muoiono 7 animali a causa di questa.

Almeno 50 persone sono morte nell’ultima stagione di caccia, vale a dire in media 1 ogni tre giornate di caccia e non si tratta soltanto di cacciatori, ma anche di persone che si “trovavano nel posto sbagliato nel momento sbagliato”. FONTE : http://www.no-alla-caccia.org

In questi giorni l’Associazione Vittime della Caccia pubblicherà il tradizionale Dossier annuale aggiornato alla stagione 2014/2015 i quali orrori contabili potranno venire consultati qui a partire da Venerdì 30 Gennaio 2015.

Il triste riscontro che le vittime non terrestri della psicopatia umana, i pesci, non ricevano neppure dai circoli animalisti, grande attenzione o simpatia corrisponde con tutta probabilità alle modalità di uccisione loro riservate ( asfissia piuttosto che altro ) e al loro ambiente di vita ( e di morte ) spesso percepito distante e separato dal nostro.

Per un approfondimento sulla capacità do soffrire di queste creature e sul saccheggio quotidiano che viene compiuto nei mari a scopi commerciali seguite questo link : https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2014/06/01/urla-mai-udite-la-sofferenza-dei-pesci/

dear hunter

Caro ( anonimo ) cacciatore, fai al mondo un piacere : estinguiti.

INTANTO…………………

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L’omaggio lasciato agli attivisti dall’anonimo sostenitore della pratica venatoria, un atto che sà di intimidazione stile mafioso.

Qualche degno rappresentante della categoria dei cacciatori (( una sparuta minoranza secondo gli ultimi dati disponibili elaborati da Coldiretti su verifiche ISTAT , un numero che registra un andamento decrescente essendo passati da 1.701.853 nel 1980 (3% dell’allora popolazione italiana) a 751.876, nel 2007 (1,2% dell’attuale popolazione italiana) con una drastica riduzione del 55,8% (57,9% in rapporto alla popolazione italiana) –  solo in Toscana sono comunque 110 mila )), una categoria che, come sappiamo bene, si diletta a fare del male e a uccidere soggetti non umani che si trovano nell’incapacità  di difendersi, una categoria di individui trincerati dietro una doppietta o, come in questo caso, dietro l’anonimato: la scorsa notte ha lasciato questo “omaggio” nella cassetta della posta presso la sede legale di questa Associazione.

Se mai ce ne fosse stato il bisogno il vigliacco omuncolo che ha compiuto questo ridicolo gesto non fa che rafforzare il convincimento di coloro i quali scrivono, vale a dire che la pratica venatoria ( UCCIDERE PER DIVERTIMENTO o meglio esercitare impunemente una grave turbe mentale ) deve essere abolita, i cacciatori rieducati al rispetto e al confronto civile con le comunità nelle quali albergano e delle quali simboleggiano in ogni loro vile atto la bassezza morale e culturale che li distingue.

Da un articolo a cura di Valentina Sonzogni apparso sulla rivista ANIMAL STUDIES numero 3/2013, edizione sul tema della morte “Chi muore e chi no” – versione digitale integrale in PDF qui Scrivere qualche nota critica attorno al tema del mattatoio non è affatto cosa facile e non solo per l’innata natura respingente del tema che, come vedremo, ne ha determinato il pressoché totale oblio nella storiografia architettonica ufficiale. In Italia non esiste una letteratura al riguardo: scorrendo il catalogo di una qualsiasi biblioteca, ci si rende facilmente conto che la ricerca con le parole chiave del caso rimanda a manuali tecnici o a compendi legislativi sulle norme igienico-sanitarie da seguire in questi luoghi. Niente che si riferisca al loro aspetto culturale, antropologico o storico. Per quanto riguarda la progettazione architettonica in senso stretto, la tipologia del mattatoio non sembra aver mai ispirato gli architetti, neanche quelli attivi ai tempi del tavolo da disegno e delle matite, quando si disegnava anche sulle tovaglie di carta del ristorante. Infatti, pur essendo il mattatoio un edificio presente nelle città sin dall’antichità e che ha avuto un forte sviluppo nell’Ottocento, l’industria della carne non ha mai avuto interesse, almeno in tempi moderni, a sovvenzionare studi per attualizzarne la tipologia, per accrescerne il potenziale o per renderla più “appetibile”.

The Union Stock Yards a Chicago, anno 1899.

The Union Stock Yards a Chicago, anno 1899.

Pensiamo all’enorme quantità di turisti attratti, ad esempio, dalle visite alle cantine e ai produttori di vino che commissionano i loro edifici ad architetti del calibro di Steven Holl e Massimiliano Fuksas, tra gli altri. Al contrario, nel caso della carne, sembra che raccontarne i metodi e i luoghi di produzione non sia un tipo di marketing altrettanto efficace… Tra i progetti di qualche interesse dal punto di vista puramente estetico, il progetto del mercato del bestiame e del macello di Lione dell’architetto francese Tony Garnier completato nel 1928 (ma progettato a partire dal 1906) e quelli di Le Corbusier dell’Abattoir frigorifique di Challuy, 1917, e di quello simile dell’anno dopo a Garchisy, hanno certamente tentato una rielaborazione di una tipologia negletta. Il progetto mai realizzato di Le Corbusier, in particolare, sembra applicare i criteri estetici e progettuali del Modernismo al mattatoio per meccanizzarne e razionalizzarne la circolazione interna, arrivando a far somigliare questo potenziale “non-luogo” ad una sorta di “iper-luogo” che ricorda il celebre progetto dello stesso autore per il Palazzo dei Soviet a Mosca del 1930. Inoltre, in questi progetti di mattatoi, compare per la prima volta la famosa promenade architecturale, ovvero la passeggiata architettonica facilitata da una o più rampe che determinano e dirigono la percezione e l’appercezione dello spazio architettonico. Tale abbozzo dell’elemento che diverrà strutturale alla definizione dei famosi cinque punti della nuova architettura viene qui sperimentato in forma, per così dire, di promenade funèbre. Le parole abattoir frigorifique, ovvero macello refrigerato, ci rimandano all’indagine di Sigfried Giedion, il primo storico dell’architettura a occuparsi delle implicazioni della meccanizzazione sulla gestione della vita e della morte dell’animale.

Carcasse di maiali al Mattatoio di Chicago ( fine ottocento )

Carcasse di maiali al Mattatoio di Chicago ( fine ottocento )

Nel classico Mechanization Takes Command del 1948 – in particolare nel capitolo Mechanization and Death: Meat, ma in generale in tutto in libro – Giedion pone l’attenzione sull’animale da macello come parte “organica” sulla quale si sperimentano i processi di meccanizzazione nell’industria della carne. Con l’associazione su due pagine a fronte di parti di automobili perfettamente allineate in un’officina e di carcasse appese con la stessa fordistica precisione in un macello, Giedion sancisce ufficialmente l’ingresso dell’animale nella catena di montaggio globale omettendo qualsivoglia interpretazione o giudizio se non un trito (già all’epoca) riferimento al film di Charlie Chaplin Tempi moderni (1936). Qualche segno del “referente assente” compare negli stessi anni nella rivista Documents, pubblicata a Parigi, solo per pochi numeri, negli anni 1929-30. Georges Bataille, mente e braccio della rivista, opera un cortocircuito tra testo e immagini, così che le immagini possano rivelare il loro potere nascosto, spesso distruttivo dell’estetica classica, e indagare il basso materialismo in opposizione all’ideologia pura, cristallina e “alta” dei surrealisti capitanati da André Breton. I “documenti” di cui ci parla Bataille sono quelli del mondo moderno in cui egli vive, gli stessi vicoli e passaggi descritti da Walter Benjamin, gli stessi spettacoli e le gite domenicali dipinte da Georges Seurat, ma montati e descritti così da funzionare in maniera eccedente. Tra le immagini che Bataille sceglie per illustrare i concetti di abiezione, degrado, spreco ed entropia ce ne sono alcune del mattatoio della Villette di Parigi che, con la loro brutale semplicità, illustrano l’idea del lato oscuro del commercio sfavillante di luci e di offerte: in una strada vuota, addossate al muro, stanno ordinate – come parti meccaniche uscite da una catena di montaggio – delle zampe. Così, semplicemente sconvolgenti.

Un "operatore" nella cella frigo di un mattatoio in Romania.

Un “operatore” nella cella frigo di un mattatoio in Romania.

Bataille, certamente non un precursore dell’antispecismo, aveva però colto la follia insita in tali immagini e le aveva sottoposte a un meccanismo di inversione critica per fare da contraltare a un servizio fotografico pubblicato sulla rivista Cahiers d’Art nel 1928, nel quale si narravano e si illustravano “le magnifiche e progressive sorti” del moderno mattatoio che, spogliato di tutto il sangue e la disperazione, veniva proposto nella purezza architettonica delle sue forme moderne. Nel suo Dictionnaire, Bataille – attraverso le fotografie di Eli Lotar che documentano il macello pieno di cadaveri, catene, strisce di sangue a terra e attendenti lordi di sangue – traccia un parallelo tra il mattatoio e la religione attraverso il rituale del sacrificio. Bataille narra la “grandezza sconvolgente e lugubre” dei luoghi in cui scorre il sangue, associando i mattatoi ai templi in cui si svolgevano i sacrifici di animali umani prima e non umani poi. Ma è Denis Hollier che dà la più lucida interpretazione del meccanismo occulto di Bataille: Se l’uccisione del Minotauro è di solito ritenuta un’azione umanistica per mezzo della quale un eroe libera la città da tutto ciò che è arcaico e mostruoso e traghetta la società fuori del tempo labirintico, per Bataille il sacrificio funziona nel modo opposto: infligge un colpo all’imago organica e apre di nuovo il labirinto. Il mattatoio è il luogo deputato dove la follia dell’era del labirinto si ripropone in tutta la sua insensatezza ma questa volta, come scrive Hollier, non c’è più nessuno che presenzia al sacrificio perché forse non c’è più nulla da salvare. In anni più recenti, si incontrano degli studi che forniscono qualche spunto di riflessione sul tema mattatoio come luogo fisico ma, attenzione, mai come architettura in sé. Perché se è vero che l’architettura, come l’arte, la musica la danza e la letteratura è un testo che può esser letto, raccontato e interpretato, il mattatoio è un non-luogo architettonico, una planimetria a-semantica, un edificio non connotato, nel quale consciamente non viene fatto alcuno sforzo per migliorare, abbellire, rendere piacevole o attraente lo spazio. L’unico tentativo sembra quello di mascherare, di nuovo e ancora, quello che succede dentro degli anonimi edifici, che hanno tutta l’aria di essere degli innocui capannoni industriali.

Orrori di casa nostra: il nuovo impianto presso il Polo Industriale del Madonnino, Braccagni, Grosseto, costruito con una parte di soldi pubblici affidati ad un consorzio privato. Questo impianto ucciderà, quando operativo, fino a 12,000 animali all'anno.

Orrori di casa nostra: il nuovo impianto presso il Polo Industriale del Madonnino, Braccagni, Grosseto, costruito con una parte di soldi pubblici affidati ad un consorzio privato. Questo impianto ucciderà, quando operativo, fino a 12,000 animali all’anno.

In area anglosassone esistono alcuni saggi sul tema del macello come luogo fisico, sul suo funzionamento, la sua storia e, in qualche modo, sul suo significato – anche se solo per la comunità di uomini che attorno ad esso fa ruotare la propria economia e il proprio sostentamento. Il soggetto di indagine di questi volumi è l’analisi del primo grande (e unico) cambiamento strutturale e logistico del macello, ovvero il passaggio dalle tecniche manuali del grande mattatoio parigino della Villette alla meccanizzazione dei macelli americani, in particolare quello di Chicago, e sulle conseguenze che questa modernizzazione ebbe sull’organizzazione interna degli spazi. Catherine T. Ingraham nel libro Architecture, Animal, Human: The Asymmetrical Condition analizza i meccanismi di resistenza e di integrazione tra l’architettura e gli animali umani e non umani che, a loro volta, a seconda della loro specie, mostrano preferenze per l’una o l’altra forma di architettura. A parte qualche sporadica citazione di J. M. Coetzee o Peter Singer, il libro manca di qualsiasi analisi in senso antispecista dei meccanismi di sopraffazione perpetrati dell’architettura umana sugli animali non umani, che è ormai tanto frequente quanto le pure geometrie degli alveari o le dighe dei castori, con buona pace loro. Nel libro di saggi curato da Paula Young Lee Meat, Modernity and the Rise of the Slaughterhouse, si affronta la questione della storia del macello soffermandosi sulle differenze tra il modello europeo e quello americano. Particolarmente interessante è l’analisi delle aree urbane nelle quali erano collocati i mattatoi: non lontano o addirittura negli stessi quartieri dove si esercitava la prostituzione e dove la malavita esercitava il controllo del territorio. Tali zone erano talmente caotiche da renderne impossibile il controllo, non solo delle condizioni igieniche, ma di qualsivoglia tipo di attività. Solo nel 1867, infatti, con l’inaugurazione del mattatoio della Villette, l’area centrale di Parigi fu liberata dal sangue che letteralmente scorreva nelle strade per confinare la morte dell’animale in un’area caratterizzata da terribili effluvi industriali, elevate attività criminali e disoccupazione, lasciando che il barone Haussmann spianasse i suoi boulevards ordinati nel centro della capitale francese. Le aree prescelte per ospitare i macelli sembrano qualificarsi allora come i margini della razionalità urbanistica e antropologica di Parigi e, più in generale, della metropoli ottocentesca. Per quanto riguarda il progetto architettonico nella contemporaneità, vale la pena di menzionare qui il progetto dello studio olandese MVRDV che si è occupato del tema del mattatoio nel progetto Pig City (2001). Partendo dal consumo di carne di maiale (nel 1999 in Olanda si contavano circa 15 milioni di esseri umani e 15 milioni di maiali), lo studio di Winy Maas ha concepito un complesso formato da 76 torri ognuna alta 622 metri, ovvero il doppio della torre Eiffel, nella quale ospitare l’allevamento di queste creature. I rendering del progetto mostrano delle angoscianti visioni di torri senza fine, popolate di maiali senza nome, unità alimentari senza diritto di nascita né di morte, condannate a salire su un ascensore per andare al macello, mentre migliaia di altre identità come loro continuano a brulicare in un osceno grattacielo-formicaio.

Una immagine di rendering dal progetto "Pig City"

Una immagine di rendering dal progetto “Pig City”

Ma questo è solo un sogno, o forse una lucida visione di un futuro possibile. E allora come facciamo noi ad arrivare a un macello? Si va a piedi, si prende l’auto? Come si fa a riconoscerlo, non essendo attivisti abituati alla ricerca di gabbie da aprire? Su questi luoghi non si possono chiedere informazioni poiché non esistono più né nella lingua né nella toponomastica della città, se non in un vago ricordo: Via dei due Macelli, Foro Boario, Stock Exchange. La rimozione del mattatoio dal tessuto urbano accettato come spazio civilizzato, segue lo stesso meccanismo di rimozione dell’animale quando ci si trova dinanzi alla bistecca, rivelando la stretta relazione tra la meccanizzazione del processo e l’astrazione del soggetto consumato, trasformato nel “referente assente” di Carol J. Adams. Far assurgere il mattatoio a oggetto di interesse culturale significa auspicabilmente rimettere in discussione e rinegoziare la condizione dell’animale non umano.

Letteratura di riferimento:

Adams C. J. (1990; 2010), The Sexual Politics of Meat. A Feminist-Vegetarian Critical Theory Continuum, New York-Londra.

Bataille G. (2005), Storia dell’occhio ES, Milano. Bois Y. A., Kraus R. (1996), L’informe. Mode d’emploi, Centre Georges Pompidou, Parigi. Fondation Le Corbusier, http://www.fondationlecorbusier.fr

Giedion S. (1948), Mechanization Takes Command: a Contribution to Anonymous History Oxford University Press, Oxford. Hollier D. (1992), Against Architecture.

The Writings of Georges Bataille MIT Press, Londra-Cambridge. Ingraham C. T. (2006), Architecture, Animal, Human: The Asymmetrical Condition Routledge, Londra.MVRDV, http://www.mvrdv.nl.

Young Lee P. (2008), Meat, Modernity, and the Rise of the Slaughterhouse University of New Hampshire Press, Lebanon

Per informazioni, una cronistoria e per una prospettiva critica e radicale all’ ideazione, costruzione e messa in opera dell’orrore di casa nostra, il Mattatoio sorto nell’area del Polo Industriale del Madonnino, Braccagni, Grosseto, il quale come si evince dai progetti sullo “sviluppo rurale” della zona darà impeto alla realizzazione di nuovi allevamento di tipo industriale ( la qual cosa per le menti malate di coloro i quali salutano con gusto tali insediamenti è considerata come una manna per l’economia locale ) visita le seguenti pagine a cura di Associazione D’Idee :

https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2014/09/10/nuovo-mattatoio-a-grosseto-obiettivo-allevare-missione-uccidere/

https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2014/05/21/il-mestiere-di-ammazzare-mattatoio-del-madonnino-braccagni-gr/

https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2014/03/27/linsanita-del-mattatoio-linsanita-dellindifferenza-a-grosseto/

https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2012/05/28/no-al-mattatoio-a-grosseto-ne-nuovo-ne-vecchio-2/

https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2013/12/26/azione-a-grosseto-contro-la-costruzione-del-nuovo-mattatoio/

associazionedideeonlus:

In Italia ci sono ancora 16 allevamenti di Visoni e uno di Cincilla.
Questi impianti tengono prigionieri almeno 200.000 animali in strette, affollate, gelide gabbie metalliche.
L’aspettativa che genera tale situazione è quella di almeno 170,000 pelli individuali da commercializzare alla fine di ogni ciclo produttivo.

In Italy there are 16 active mink farms and one chinchilla farm.
These facilities, unknown and well hidden in the countryside, imprison as many as 200.000 animals. The annual production is estimated to reach 170.000 mink pelts.

Watch the investigative video here :
https://www.youtube.com/embed/LcU2wSSsiSE?version=3&rel=1&fs=1&showsearch=0&showinfo=1&iv_load_policy=1&wmode=transparent

Originally posted on associazione d'idee onlus:

BREAK THE CAGES adi 24 Gennaio 2015Aderiamo alla Campagna nazionale di Essere Animali perchè tutti gli allevamenti di visoni devono chiudere. TUTTI gli allevamenti devono chiudere. Allevare per sfruttare e uccidere è una attività criminale da mettere al bando. Nel 2015 per alimentarci, per vestirci, per intrattenerci, per vivere bene e in salute una vita appagante e confortevole NON occorre uccidere, torturare, umiliare o privare della libertà alcun essere vivente senziente.

A Grosseto, piazza Ettore Socci ( lungo il Corso cittadino )  Sabato 24 Gennaio 2015 per l’evento FB visita qui

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RICCO BUFFET VEGAN AUTOGESTITO :: PORTA LE TUE BEVANDE PREFERITE :: MUSICA BREAKBEAT E TECHNO FINO A TARDI :: Si accede solo su invito :: chiama il 3281544997

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I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 12.000 volte in 2014. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 4 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Ammesso che nel petto di ogni uno di noi ci sia un cuore che pulsa e che ci consente di ingaggiare in un esercizio di Empatia con gli altri individui; ammesso che riusciamo a comprendere che cosa è giusto e che cosa è sbagliato INDIPENDENTEMENTE dalla corazza che il nostro starcene immersi nella cultura e nelle tradizioni antropocentriche che governano ogni nostro vissuto ci impone, una corazza che ci scherma da emozioni e da sentimenti basilari quali la Compassione e l’Amore, quali la Volontà che dovrebbe animare ogni uno di noi al cambiamento di qualcosa di così profondamente ingiusto e angosciante; ammesso che siamo ancora in grado di ricrederci svincolandosi così dalle menzogne e dalle nefandezze nelle quali il nostro vivere moderno ci costringe ad investire ogni singolo momento della nostra esistenza; ammesso tutto questo, le immagini che seguono dovrebbero colpirci con forza, dovrebbero farci sussultare e farci divenire parte in causa nella lotta per la liberazione degli schiavi non umani che a decine di miliardi ogni anno ci vengono sacrificate dall’industria alimentare.

Divenire VEGAN è soltanto il primo passo verso una presa di coscienza più generalizzata che condurrà Homo Sapiens alla sua totale liberazione da ogni ciclo di produzione violento e coercitivo.

Non importa con quali modalità i maiali vengono allevati, in quale parte del mondo…tutti loro eventualmente verranno caricati su di un affollato automezzo, senza alcun riguardo, senza alcun riparo dal caldo o dal freddo, senza cibo, senza acqua, senza un luogo dove poter espellere le loro deiezioni, tutti loro verranno mandati al macello.

Le foto che seguono raccontano l’atto finale della loro storia comune.

Molti di noi hanno potuto testimoniare il passaggio o la sosta di uno di questi automezzi carichi di animali diretti al mattatoio.

Molti di noi hanno potuto testimoniare il passaggio o la sosta di uno di questi automezzi carichi di animali diretti al mattatoio.

Ad una più attenta osservazione molti di noi avranno notato che c'e' vita all'interno di questi automezzi.

Ad una più attenta osservazione molti di noi avranno notato che c’e’ vita all’interno di questi automezzi.

...avranno notato dei tristissimi occhi verdi tra le sbarre...

…avranno notato dei tristissimi occhi verdi tra le sbarre…

...degli occhi azzurri velatamente preoccupati  che ci fissano...

…degli occhi azzurri velatamente preoccupati che ci fissano…

...degli occhi azzurri velatamente preoccupati  che ci fissano...

…dei terrorizzati occhi marroni che ci interrogano…

Non mancheremmo di notare QUALCUNO che soffre in modo insopportabile per il gran caldo...

Non mancheremmo di notare QUALCUNO che soffre in modo insopportabile per il gran caldo…

...delle bocche rese schiumose a causa dell'impossibilità di bere o di trovare refrigerio in alcun modo...

…delle bocche rese schiumose a causa dell’impossibilità di bere o di trovare refrigerio in alcun modo…

E' il loro ultimo giorno di non-vita sulla Terra.

E’ il loro ultimo giorno di non-vita sulla Terra.

Questo individuo, come noi, dispone di una personalità unica, eppure l'identificativo lui assegnato consiste in un tratto di vernice spray colorata applicata sulla schiena

Questo individuo, come noi, dispone di una personalità unica, eppure l’identificativo lui assegnato consiste in un tratto di vernice spray colorata applicata sulla schiena

...o un numero inciso sulla pelle...

…o un numero inciso sulla pelle…

Guarda negli occhi questo individuo e prova a raccontarti quanto di poco conto siano tutte quelle cicatrici sul suo volto.

Guarda negli occhi questo individuo e prova a raccontarti quanto di poco conto siano tutte quelle cicatrici sul suo volto.

I maiali sono naturalmente tra gli animali più puliti che possiamo incontrare, eppure vengono normalmente costretti a vivere tra i propri escrementi.

I maiali sono naturalmente tra gli animali più puliti che possiamo incontrare, eppure vengono normalmente costretti a vivere tra i propri escrementi.

Egli può soltanto guardare al di là delle sbarre nella speranza che un passante si fermi ad aiutare o anche soltanto ad offrire un sorso d'acqua...

Egli può soltanto guardare al di là delle sbarre nella speranza che un passante si fermi ad aiutare o anche soltanto ad offrire un sorso d’acqua…

Non hanno alcun modo di muoversi o di aggiustarsi in alcuna posizione tanto affollato è lo spazio nel quale si trovano confinati.

Non hanno alcun modo di muoversi o di aggiustarsi in alcuna posizione tanto affollato è lo spazio nel quale si trovano confinati.

Pensiamo che egli abbia un'idea sul luogo verso il quale stà venendo trasportato?

Pensiamo che egli abbia un’idea sul luogo verso il quale stà venendo trasportato?

I suoi tristi occhi impauriti...

I suoi tristi occhi impauriti…

...sembrano dirci  “si, lo so benissimo dove stò andando”

…sembrano dirci “si, lo so benissimo dove stò andando”

Non possiamo sentirlo chiederci aiuto...

Non possiamo sentirlo chiederci aiuto…

...chiederci di accorrere in suo aiuto, di salvarlo...

…chiederci di accorrere in suo aiuto, di salvarlo…

...trasmetterci la sua tremenda paura...

…trasmetterci la sua tremenda paura…

...offrirci un'idea della tremenda sofferenza a cui viene sottoposto.

…offrirci un’idea della tremenda sofferenza a cui viene sottoposto.

Non siamo in grado di sentirlo chiederci di fare qualcosa per impedire che si compia il suo terribile destino.

Non siamo in grado di sentirlo chiederci di fare qualcosa per impedire che si compia il suo terribile destino.

Non c’e’ speranza per i soggetti di queste foto, ma insieme possiamo contribuire a cambiare la sorte dei loro figli, dei loro nipoti, di tutti i maiali di questo mondo nati schiavi per volere dell’uomo ( allevatore, macellaio, imprenditore, consumatore ) e delle violente tradizioni che ne determinano le azioni.

Il loro primo e inalienabile diritto, il diritto che per loro rivendicano gli attivisti per la liberazione animale, è quello di NON NASCERE per venire sfruttati e brutalizzati.

La vita non può, non deve venire reificata.

Facciamolo per loro, facciamolo  per il pianeta che ci ospita, facciamolo per noi stessi.

Tutte le foto a cura di Anita Krajnc/Toronto Pig Save TPS_Logo2-1

Storia e immagini tratte da un articolo della PETA

In provincia di Grosseto stà per divenire operativo un moderno impianto di sterminio di massa capace di sopprimere e smembrare i corpi di almeno 12000 animali all’anno. Finanziato dallo sforzo economico di un consorzio di imprenditori privati locali e dall’esborso dalle casse della Regione Toscana di 1,680,000 euro a fondo perduto, questa mostruosità che sorge presso il Polo Industriale del Madonnino a Braccagni darà impulso, negli insani piani  di chi investe in tale impresa, alla nascita e allo sviluppo di decine di nuovi allevamenti in tutta la provincia.

Questo progetto rientra nei programmi del Piano di Sviluppo Rurale della Regione, soldi e risorse pubbliche destinate a rinforzare la nozione e le conseguenti prassi che il supposto benessere economico e sociale delle comunità umane debbe poggiarsi sulla sofferenza, la reclusione, lo sterminio di creature senzienti di specie diverse ritenute riproducibili e spendibili all’infinito per saziare gli appetiti malati di una moltitudine di persone inabilitate dal Sistema di vedere nelle immagini che proponiamo in questo Blog null’altro che “cibo”.

BREAK THE CAGES adi 24 Gennaio 2015Aderiamo alla Campagna nazionale di Essere Animali perchè tutti gli allevamenti di visoni devono chiudere. TUTTI gli allevamenti devono chiudere. Allevare per sfruttare e uccidere è una attività criminale da mettere al bando. Nel 2015 per alimentarci, per vestirci, per intrattenerci, per vivere bene e in salute una vita appagante e confortevole NON occorre uccidere, torturare, umiliare o privare della libertà alcun essere vivente senziente.

A Grosseto, piazza Ettore Socci ( lungo il Corso cittadino )  Sabato 24 Gennaio 2015 per maggiori info sulla Campagna Nazionale visita qui

Per l’evento Facebook visita qui