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Mercy-for-Animals-Nathan-RunkleTJ Tumasse ha trascorso più di sei anni a lavoro nella realizzazione di investigazioni celate all’interno di fattorie, mattatoi  e zoo negli Stati Uniti per conto di Mercy for Animals ( MFA) e di altre organizzazioni. Le sue riprese hanno esposto la verità dei fatti nei luoghi di sfruttamento e sterminio dove si è trovato ad operare ed hanno condotto alla condanna diretta di alcuni tra i responsabili più callosi dei crimini contro gli animali detenuti in questi luoghi.

Adesso, non più attivo sul fronte delle riprese video clandestine, TJ si stà preparando per lavorare su altri progetti insieme ad Animal Legal Defense Fund, una organizzazione che si occupa di fare leva , attraverso il lavoro documentale realizzato in questi anni che testimonia dell’immane sofferenza dei nostri fratelli non umani per mano dell’industria agro alimentare, su una rinnovata etica pubblica così che tale nuova percezione conduca all’introduzione di leggi e normative maggiormente severe nei confronti di chi si rende responsabile di gravi atti di abuso sugli animali.

TJ è passato al vegetarianismo in seguito ad una presa di coscienza sul senso che noi umani assegniamo alla vita e con quanta leggerezza non ne riconosciamo lo stesso valore nelle nostre relazioni con le altre specie. A questo evento drammatico è seguita la scelta vegana dopo la lettura di Animal Liberation di Peter Singer, il quale testo gli ha fatto aprire ulteriormente gli occhi ( e il cuore ) sulla cultura della violenza e della sopraffazione rappresentata dall’ideologia Specista che governa la civiltà umana nell’era del capitalismo globale che stiamo vivendo.

TJ

Presentiamo la traduzione dell’intervista a TJ Tumasse pubblicata on line da The Thinking Vegan il 17 Settembre 2014.

Che cosa ti ha ispirato a diventare un operatore clandestino, che tipo di aspettative avevi quando hai compiuto questa scelta e in quale misura i riscontri che hai documentato sono sovrapponibili a queste?

Per qualche ragione mi sentivo forte e motivato abbastanza per immergermi in questa attività, ero molto giovane e ho dovuto faticare un po’ a mantenermi coerente con la mia identità. Mi sentivo abbastanza preparato per confrontarmi con la realtà delle stalle e del mattatoio per come me la immaginavo, ma da subito mi resi conto che le cose erano molto peggiori per gli animali, molto peggiori di ciò che immaginavo. All’epoca decisi che il miglior modo per lottare a fianco delle vittime dello sfruttamento specista era quello di operare clandestinamente nella raccolta di materiale da far filtrare fuori da questi circoli, mi assunsi direttamente la responsabilità di dare una voce agli animali e ogni volta che mi guardo indietro mi chiedo dove e come io abbia trovato la forza necessaria per realizzare questo delicatissimo tipo di lavoro, un lavoro che ogni giorno mi metteva alla prova duramente esponendo la mia incolumità fisica a possibili incidenti dovuti al contatto continuo con i macchinari in uso in questi impianti. Ho fatto tutto questo così che le persone le quali consumano quotidianamente i prodotti alimentari derivati da questi orribili processi di sfruttamento e di smontamento dei corpi senza alcun ragionamento di natura critica potessero gettare un sguardo “altro” da quello offerto loro dal Sistema.

Sono davvero toccato in maniera vivida dai risultati ottenuti dalle tue investigazioni, in particolare dall’odiosa ricorrenza da parte degli addetti a pratiche di ingiustificabile crudeltà e violenza a spese degli animali presentate dai filmati pubblicati da MFA. Questi documenti video sono terribilmente duri da guardare, quale è stata la tua esperienza nel testimoniare tali scene di depravazione e terrore in prima persona?

L’incubo in cui sono costretti gli animali negli impianti e negli allevamenti industriali non è traducibile in parole. Nessuno, tra coloro che guardano quelle immagini, è in grado di vedere, annusare, gustare o sentire quegli scenari senza trovarsi esattamente contenuti all’interno di quel contesto. Non esistono video, fotografie o narrazioni sufficentemente capaci di trasmettere l’inferno nel quale gli animali vivono ogni momento, ogni giorno della loro vita. Ciò che ho testimoniato in maniera diretta mi ha segnato per sempre.

Come sei riuscito a gestire i tuoi assetti psichici e fisici durante il lavoro undercover , hai forse messo a punto un dispositivo emotivo che consentisse una elaborazione sana delle terribili situazioni in cui ti sei trovato ad operare?

Sono riuscito a non venire travolto dalla realtà attraverso l’ascolto della musica e la ricerca di sostegno emotivo da parte di chi era in grado di offrirlo. Tieni conto che durante lo svolgimento dei turni di lavoro in questi luoghi, data la natura della tua missione, devi apparire come una persona completamente diversa da te stesso, altrimenti non ce la puoi fare. Devi continuamente rinforzare la nozione che ti trovi la dentro per contribuire ad attuare un progetto di denuncia, di innescare un corso di cambiamenti che non potrebbe compiersi senza la miseria personale di dover vedere soffrire in modo tanto atroce migliaia di creature verso le quali tu nutri sentimenti di compassione e di amore.

Come ti spieghi gli abusi sugli animali compiuti dalle persone che lavoravano con te? Da cosa deriva tale atteggiamento di disconnessione emotiva e di deliberato sadismo? Sei mai entrato nell’argomento con qualcuno di loro?

Le persone che lavorano in questi posti non hanno altra scelta che continuare a farlo così da procurarsi i mezzi economici per mantenere le proprie rispettive famiglie. Le aziende che li impiegano impongono loro di operare in condizioni e con dei tempi che trovo disumanizzanti. Sono davvero in pochi quelli che godono a tormentare gli animali e ad aggiungere dolore alle loro già infelici esistenze e, principalmente grazie ai filmati che siamo riusciti a realizzare, intendiamo colpire sia quegli individui responsabili di tali atti che le compagnie le quali gestiscono gli impianti per realizzare un utile. Se togliamo il premio economico, se rimuoviamo il profitto dall’intera equazione, l’abuso degli animali per mano di questi imprenditori finirà. Se smettiamo di acquistare i prodotti ottenuti da questi signori in maniera tanto delinquenziale le loro aziende capitoleranno, per questo divenire vegani è tanto importante.

Cosa diresti a coloro i quali sostengono che gli altri animali non posseggono una coscienza di se stessi, che non comprendono quanto sta loro accadendo, che, in verità, non sono che delle macchine e che quindi possono venire maltrattati e uccisi?

Le persone che affermano tali concetti evidentemente non sono mai state in un mattatoio. Quando guardi negli occhi uno degli animali che sta per essere ucciso, un essere dotato della capacità di avere paura e di percepire la fine imminente, quando li senti piangere, proprio come faremmo noi Umani in circostanze analoghe, ti rendi conto di quanto, come noi, si oppongano alla sorte imposta loro, di quanto desiderino vivere quell’unica possibilità di vita che ha donato loro la Natura. Ho osservato nel comportamento di queste creature molta dignità e nobiltà di spirito anche di fronte alla disperata conclusione che non avrebbero avuto scampo e spero di possedere almeno una frazione della loro caparbia volontà di resistenza quando arriverà il mio momento di congedo da questo mondo. Non è più possibile negare agli altri animali l’abilità di provare emozioni tali quali la paura e la gioia, ed è soltanto attraverso la lente distorta dello Specismo che si continua a farlo.

Ti sei espresso in termini definitivi circa la responsabilità del Sistema per la violenza sistematica che distingue la produzione di cibo piuttosto che focalizzarti nella co-responsabilità degli addetti che la perpetuano direttamente, sostieni inoltre che dobbiamo fare presa con le nostre argomentazioni sui consumatori per minare le potenzialità di realizzo di un profitto da parte delle aziende coinvolte, puoi elaborare ulteriormente il tuo pensiero?

La sofferenza degli animali è sistematica, appunto, in quanto ingranata nell’apparato di dominio che la nutre e che la rende possibile, il motivo di tutto questo è il profitto. Il fatto incontrovertibile è che la domanda per prodotti sempre più economici derivati dallo sfruttamento dei corpi degli animali è la vera responsabile delle conseguenze per questi ultimi. Il meccanismo primario da mettere in discussione è quello che consente la soddisfazione di tale domanda. E’ diretta responsabilità del consumatore divenire consapevole che attraverso i suoi acquisti sostiene una industria fondata sulla schiavitù e sul tormento. Ottenere “condanne esemplari” nei confronti di coloro i quali si rendono direttamente artefici dei peggiori, premeditati abusi sugli animali non farà che fornire un alibi ai consumatori i quali, rassicurati da tali dinamiche, continueranno a consumare prodotti carnei e derivati dallo sfruttamento intensivo degli animali senza alcun rimorso. Abbiamo bisogno di lavorare verso il raggiungimento di obiettivi a più lungo termine, abbiamo bisogno di continuare a mostrare a questi consumatori che con le loro scelte alimentari sostengono un complesso basato sulla violazione dei corpi e sullo sterminio e che queste pratiche sono indiscutibilmente crudeli, non necessarie e che causano immensa angoscia e dolore a dei soggetti senzienti.

mercy 2In molti, venuti a contatto con i documenti video realizzati da attivisti come te, decidono di cambiare le loro abitudini nei confronti di determinate aziende, marchi o metodi di produzione piuttosto che smettere di sostenere l’intero comparto agro alimentare responsabile della violenza sugli animali. Come credi che possiamo trasmettere l’idea che TUTTE le aziende che trafficano animali, che TUTTI i marchi che commercializzano i prodotti derivati dalla schiavitù degli animali, che TUTTI gli allevamenti, che siano questi industriali o a conduzione familiare, sono fondamentalmente imprese indifendibili dal punto di vista etico? Quale strategia occorre raffinare per centrare il nostro obiettivo in questo senso?

Credo che ogni persona abbia la possibilità di comprendere che qualunque creatura senziente possiede il diritto conferito loro dalla Natura a vivere la propria vita. Dobbiamo mostrare al mondo che anche gli altri animali desiderano sottrarsi alla paura e al dolore proprio come noi. Il fatto che da qualche anno il termine Specismo sia presente nei dizionari e che con frequenza la sua essenza maligna venga paragonata a fenomeni quali il Sessismo e il Razzismo dimostra che le cose stanno cambiando in un moto evolutivo anche se molto lentamente. Le modalità impiegate per   ucciderli, i metodi più o meno umani con cui li trattiamo testimoniano COMUNQUE l’oppressione imposta da un ente forte ( l’Umano ) su di un ente vulnerabile ( l’Animale ) e questo rapporto non può che essere sbagliato. La pratica del Veganismo è la chiave di volta e, nonostante la maniera con cui siamo presentati dai media e dai nostri oppositori, non c’è nulla di estremo nell’esercizio della compassione e dell’amore per tutto il mondo vivente.

Per concludere, adesso che non ingaggi più in operazioni celate volte a documentare gli orrori nei luoghi di sfruttamento degli altri animali, quale è il tuo programma per il futuro?

Spero di poter mettere a frutto la mia lunga esperienza per continuare instancabilmente il lavoro a sostegno di tutti i miei fratelli e sorelle altro-da-umani, non la smetterò mai di battermi per loro.

Correntemente sto lavorando con Animal Legal Defense Fund nella progettazione e nell’attuazione di un nuovo tipo di impegno in ambito investigativo. Mi dedicherò all’opera di formazione di giovani attivisti che desiderano intraprendere questo tipo di attività, cercherò di aiutare loro a documentare crudeltà e abusi come ne accadono nei luoghi dello sfruttamento così da sortire nel pubblico che fruirà del nostro lavoro una risposta adeguata al problema dello sofferenza degli animali e a sollecitare una maggiore presa di coscienza in rispetto a quanto di concreto ogni uno può fare per decretare la fine di tutto questo.

Sabato scorso, 23 Agosto 2014, alcuni attivisti anti-Corrida hanno realizzato una spettacolare azione diretta finalizzata ad interrompere lo “spettacolo” che stava per tenersi nell’arena di Maubourget, a sud della Francia, saltando sul selciato dalle tribune.

201408251300-fullGli attivisti hanno subito una pesante e brutale azione repressiva da parte della polizia. Quattro di loro sono stati trasportati all’ospedale di Tarbes con fratture e contusioni in diverse parte del corpo, due di loro in gravi condizioni con lesioni al cranio e al bacino.

Un testimone descrive come uno dei giovani attivisti sia stato pestato con una sbarra di ferro da un sostenitore della Corrida mentre sugli spalti gli spettatori più fanatici applaudivano e approvavano.

Già dai giorni prima il corpo speciale della polizia, lo SWAT, si era posto in “allerta” in quanto ci si aspettava una azione di questo tipo organizzata dal gruppo CRAC Europe, non sono serviti i lunghi controlli all’ingresso dell’arena da parte del personale addetto  e della polizia per scongiurare la protesta, infatti almeno 150 attivisti sono riusciti a filtrare all’ingresso spacciandosi per “affezionati” della Corrida.

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L’azione era stata pensata per ritardare o fermare lo svolgimento delle uccisioni dei sei tori in programma, gli attivisti avrebbero dovuto entrare nell’arena, come hanno fatto, e disperdersi tutto intorno con l’intento di  rimanervi il più a lungo possibile prima della loro rimozione forzata.

La polizia è intervenuta rapidamente portandosi nel mezzo dell’arena e utilizzando gas lacrimogeni e manganelli per attaccare gli attivisti.

Sia la polizia che gli “affezionati della Corrida” hanno scaricato la loro rabbia e la loro violenza sui manifestanti i quali sono stati trascinati, percossi, insultati e arrestati.

I presenti confermano che tale livello di efferata violenza non si era mai visto a questo tipo di manifestazioni, sia gli “affezionati” ( molti di loro completamente ubriachi ) che gli agenti hanno infierito sulle persone a terra in maniera così cruenta che si è rischiato di uccidere.

maubourguet_corrida1La Corrida è illegale nel 90% del territorio francese ed è punibile dalla legge con pene fino a due anni di carcere per crudeltà sugli animali. Soltanto nel sud della Francia questo orrendo tipo di manifestazioni vengono consentite e in alcune città gli organizzatori godono di una particolare forma di immunità per i loro atti criminali.

CRAC Europe ha in programma ulteriori momenti di azione diretta volti ad impedire le uccisioni a fronte di un nutrito calendario di manifestazioni che si terranno prossimamente.

L’obiettivo di questo gruppo è la rimozione definitiva di qualsiasi esenzione nell’applicazione della legge nel paese così che anche in questi luoghi  si possa arrivare ad abolire definitivamente e per sempre la Corrida.

Gli attivisti feriti hanno sporto denunce dettagliate alla polizia contro le brutalità subite ( dalla polizia ).

Intanto fuori dall’arena succedeva questo

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Da un recente articolo apparso sul  Moscow Times si apprende che il Servizio Federale per la Sicurezza dei Consumatori, l’organismo nazionale in Russia che si occupa di garantire, per via delle proprie verifiche, sulla salubrità dei cibi venduti nei McDonald’s ha espresso un parere negativo in relazione a questi ultimi.
McDonald’s aprì il suo primo ristorante a Mosca nel 1990 diventando presto una fiorente icona del capitalismo americano sulla scia del crollo dell’Unione Sovietica.

Le violazioni contestate alla multinazionale sono così gravi da indurre gli osservatori a credere che l’intera catena di ristoranti presente sul territorio russo potrebbe subire delle conseguenze tali da determinarne un rapido declino.
L’ispezione, avvenuta nel Giugno scorso, oltre che rilevare la presenza di batteri coliformi nei sandwich e nelle insalate in quantità molto elevate ha condannato in quanto non veritiera la pubblicità attraverso la quale vengono promossi i valori nutritivi di quasi tutti i prodotti più popolari venduti nei ristoranti McDonalds, dal filetto di pesce ai cheeseburger, dai milkshake ai gelati.

La linea di difesa adottata dalla catena di ristoranti  è quella di sempre: negli oltre 25 anni di presenza sul mercato russo, la nostra principale priorità è stata quella di servire ai nostri ospiti il meglio in termini di qualità e di servizio e di aver calcolato i valori energetici e nutrizionali affidandosi alle tabelle esistenti in Russia (…) e anche se al momento McDonalds sostiene di non aver ricevuto alcuna notifica ufficiale dalle autorità sulla vicenda negli oltre 400 punti vendita sparsi sull’intero territorio nazionale si anticipano ricadute negative che vanno dal calo di vendite alla chiusura totale.

Le udienze preliminari del processo contro McDonalds si terranno tra l’Agosto e il Settembre 2014.

Nel Report annuale del 2013 della multinazionale statunitense si identificava proprio la Russia come uno dei mercati più promettenti, il documento infatti  la annoverava al settimo posto, in termini di opportunità di espansione, a livello globale fuori ad esclusione degli USA e del Canada.

McDonalds non è nuovo nè a questo tipo di accuse – cibo spazzatura – nè a boicottaggi dei loro ristoranti motivati da una serie di  diverse considerazioni , dagli   abusi sugli animali alla  deforestazione , da pratiche antisindacali nei confronti dei lavoratori all’imperialismo economico imposto sulle economie di altri paesi https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2013/07/14/il-fallimento-di-mcdonalds/

McDonalds, cosa ne pensiamo a Grosseto

http://youtu.be/VGczSNf9Uck

Alcune delle impressioni ricavate durante la nostra partecipazione ad EcoCompatibilmente Fest http://www.compartir.it/eco/ a Castell’Azzara ( GR ) un evento al quale abbiamo contribuito con una presentazione sulla filosofia antispecista ripresa e rielaborata dalla pubblicazione Proposte per un Manifesto Antispecista http://www.manifestoantispecista.org/web/.

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Il dibattito che ha seguito la presentazione ci ha messo di fronte a due criticità.

La prima riguarda il concetto di Etica e la differenza che corre tra l’utilizzo di questo valore a livello individuale come azione morale e virtuosa e la comune interpretazione che si rende a questo valore fuori dalla sfera individuale, l’Etica Pubblica.

Per Aristotele l’Etica era una “scienza normativa” , la scienza del Bene che prevale sul Male, o meglio il giudizio morale espresso su di una azione, una idea, un sentimento.
Secondo il pensiero di Kant è etico ciò che obbedisce alla “legge morale” emanata dalla nostra Ragione.

Secondo il primo tra i filosofi che hanno coniugato timidamente il concetto di Etica declinata agli altri Animali, Jeremy Bentham ( il quale comunque nei suoi scritti si esprimeva in maniera decisamente ambigua in rispetto al riconoscimento della soggettività di questi ultimi) si può dire etico tutto ciò che è “utile” al benessere del maggior numero di persone, insomma le azioni “buone” sono quelle che creano “felicità”, dove per “piacere” si intende una condizione di mancanza di dolore.

A noi pare che la produzione di una “Etica Pubblica” sia ad esclusivo monopolio delle classi e delle elite che si susseguono nell’amministrazione del potere ( la cosidetta ragion di Stato ) e che mai, in quanto attivisti per la liberazione animale, obiettivo il quale quale per noi equivale ad una liberazione più generale, si discosterà da pratiche di convalida dei peggiori regimi di sfruttamento immaginabili ( gli allevamenti, i mattatoi, i laboratori della ricerca, l’industria dello spettacolo ) dove gli schiavi “altro che umani “ languiscono e periscono a decine di miliardi ogni anno.

Comprendiamo quindi che se non si desidera o non si riesce a mettere in discussione l’intero apparato che ci opprime, laddove vorremmo solo sostituire questo o quell’elemento del Sistema con qualcosa di maggiormente e comunemente accettabile, riuscirà praticamente impossibile far prevalere un senso di etica personale ad uno condiviso, quello dell’Etica Pubblica, in quanto disciplina univoca e incontrastata.

Noi crediamo che l’Etica Pubblica al momento attuale, dati i mezzi a nostra disposizione, sia immodificabile, non riusciremmo a penetrarla, le nostre idee di liberazione sono di scarsa presa e di ridotto accesso alle istituzioni ( la Famiglia patriarcale, la Scuola, il mondo produttivo, il Capitale ) che giorno per giorno la rigenerano e la mantengono qualitativamente apprezzabile agli occhi del cittadino/consumatore.

Quella che Annamaria Manzoni, nella sua prefazione all’edizione italiana di “Perché Amiamo i cani, Mangiamo i maiali e Indossiamo le mucche” di Melanie Joy http://www.sonda.it/perche-amiamo-i-cani-mangiamo-i-maiali-e-indossiamo-le-mucche/ chiama la “dittatura della consuetudine”, appare come un moloc culturale che imprime alle masse una cecità totale in rispetto al fenomeno pervasivo e brutale dello sfruttamento degli Animali da parte dell’industria alimentare, la quale da sola è responsabile del 98% delle efferatezze che si compiono contro gli Animali.
I corpi degli ultimi tra gli ultimi, degli Animali che a miliardi vengono “processati” negli stabilimenti e negli impianti del mondo sono invisibili, nel senso che la loro angoscia e la loro immane sofferenza lo sono. Il transito dei loro corpi in questa dimenzione terrena passa assolutamente inosservato.
Ci accorgiamo di loro solo quando i pezzi di carcassa e le loro membra  vengono serviti a tavola, a quel punto per loro è già troppo tardi , così come è già troppo tardi per la maggioranza dei consumatori associare quei pezzi di carne all’Animale che era. Niente cambierà per le future vittime di tale infame equazione.

Come crederemmo possibile costruire un principio di Etica Pubblica in questo scenario?

Noi attivisti ci proviamo in maniera vivida mostrando cosa accade agli Animali nei luoghi del terrore in cui l’Umano padrone li costringe ed esigendo che le persone prendano atto che acquistando determinati prodotti diventano essi stessi complici di quel massacro, della strage quotidiana che non ha più nessuna ragione di continuare se non il motivo di coloro i quali traggono un profitto economico in tale processo.

Parafrasando la Manzoni “ l’atto di mangiare Animali, nelle nostre coscienze, ha assunto i caratteri della normalità (…) di un comportamento naturale e necessario”.

Per ora possiamo quindi eludere la questione dell’Etica Pubblica: non ci appartiene, non  è possibile identificarci con essa.

La seconda criticità emersa a seguito del dibattito a margine della presentazione sull’Antispecismo svoltasi a Castell’Azzara il 22 Giugno 2014 è quella relativa al senso di pesantezza e di fatica che l’atto di proporre un simile argomento, questa filosofia di vita che mira alla modifica radicale dell’esistente, procura sia a coloro che lo espongono che a quelli che dovrebbero recepirlo.
La manifestazione di una volontà e le azioni che distinguono la costruzione di una società aspecista è impresa che va oltre l’atto di “rivoluzionare ciò che è” – le nostre idee mettono sotto accusa l’intera civiltà umana fondata sulla domesticazione degli altri animali, sullo sfruttamento intensivo loro e del suolo e, più recentemente, con l’ausilio della tecnologia soprattutto medica, sulla biopolitica o meglio sulla gestione e sul controllo della vita cosciente tutta ( inclusa quella umana).

Noi crediamo che l’unico modo per liberarci dall’oppressione e per restituire agli altri Animali la possibilità di sottrarsi alla infernale dinamica che li vede vittime in una costante riduzione a merce di scambio sia, appunto, combattere lo Specismo.

L’autore e attivista Massimo Filippi nel suo Natura Infranta http://oltrelaspecie.blogspot.it/2013/04/libri-natura-infranta-dalla.html sostiene che questa ideologia non rappresenta ulteriore atto di soggezione al pari di altri, ma è l’oppressione in quanto tale e per questo così difficilmente estirpabile, per questo non un semplice pregiudizio.
Sempre riprendendo Filippi, lo Specismo è essenziale alla stabilità materiale e simbolica della società umana.

Queste in sintesi, riteniamo che siano le ragioni per cui risulta “così difficile” e pesante parlarne, è necessario quindi continuare a farlo.

Un ringraziamento per la loro energia e per l’entusiasmo a Anna, Damiano, Gennaro e Salvo. Arrivederci a EcoCompatibilmente 2015.

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Cifre ufficiali relative al numero di creature marine uccise ogni anno non esistono in quanto la morte di questi animali viene comunemente misurata utilizzando il peso, ma si tratta di centinaia di miliardi. Trascinati fuori dai mari, intrappolati in enormi reti, i loro occhi spesso schizzano fuori dalle orbite al repentino e inesorabile cambio di pressione, lasciati soffocare lentamente e schiacciati sotto il peso degli altri individui che vanno a formare il “pescato” realizzato dalle navi, flotte delle quali  solcano in lungo e in largo ogni chilometro quadrato della superficie marina terrestre.

Le reti dei moderni pescherecci industriali, tanto grandi come degli interi campi di calcio, scaricano tonnellate di pesci sui ponti in sistematiche operazioni di rastrellamento, una volta a bordo molti di loro vengono eviscerati vivi, altri ancora, quelli indesiderati o inservibili dall’industria ittica, rigettati in mare, irrimediabilmente danneggiati nella loro integrità organica, stressati e agonizzanti, trattati come spazzatura. I tonni ad esempio, catturati dagli apparati meccanici a strascico vengono condotti a forza per chilometri e maciullati lungo i margini delle reti.

La sofferenza di questi animali è ben documentata. Ricerche scientifiche hanno provato che i pesci, come tutti gli altri individui senzienti, sono capaci di provare dolore, paura e sono governati a livello nervoso http://www.huffingtonpost.com/marc-bekoff/fish-suffer-and-feel-pain_b_565677.html

Il fatto che queste creature abbiano avuto l’opportunità di vivere la propria esistenza in libertà prima del letale incontro con l’Uomo non rende la loro uccisione meno cruenta, il loro sacrificio maggiormente giustificabile.
Gli allevamenti di pesci funzionano esattamente come quelli destinati alla reclusione e alla schiavitù delle creature terrestri, quegli impianti che “normalmente” forniscono di carne supermercati e macellerie. In quelle prigioni sommerse ai pesci viene negata la possibilità di nuotare liberamente, essi vengono infatti obbligati a condividere pochissimo spazio in acque putride di escrementi e povere di ossigeno. In tali condizioni di non-vita i pesci soccomberebbero alle malattie e allo stress se non venissero periodicamente “trattati” con diversi tipi di farmaci e di antiparassitari per tenere sotto controllo le infezioni, queste ultime con frequenza “sconfinano” causando morie tra i pesci selvatici che vivono in mare aperto e inquinando l’ambiente che li ospita.
Una quantità inestimabile di pesci catturati in mare aperto vengono inoltre utilizzati come mangime per nutrire gli individui prigionieri negli allevamenti, anche quelle specie erbivore tra loro, contribuendo così alla smisurata mattanza e al saccheggio degli ecosistemi che si compiono in nome del profitto dell’industria ittica e per soddisfare una domanda indotta dalle pubblicita’ e dalle tradizioni per tali prodotti alimentari.

Gli animali acquatici non godono di alcuna tutela da parte delle poche leggi e dei pessimi regolamenti esistenti in alcuni paesi che, in misura minima vengono contemplati, a volte adottati, per la macellazione di quelli terrestri.

I metodi di macellazione utilizzati sui pesci di allevamento sono particolarmente brutali, alcuni vengono bolliti vivi, spellati vivi http://laverabestia.org/play.php?vid=3237 altri lasciati fuori dall’acqua fino a che non spirano, altri ancora fatti a pezzi e lasciati sanguinare, senza alcuna anestesia o stordimento, fino alla morte.

Questo video http://suprememastertv.com/stop-animal-cruelty/?wr_id=89 mostra in maniera vivida e documentata il patimento che ANCHE i pesci soffrono sotto le lame dell’uomo.

Studi accreditati hanno mostrato quanto aragoste, astici, gamberi e altri crostacei siano anche loro in grado di soffrire tanto quanto cefalopodi quali polpi e calamari.
Granchi e aragoste  subiscono la legatura delle chele https://m.facebook.com/notes/associazione-didee/sugli-astici-detenuti-in-condizione-di-sofferenza-esposto-di-associazione-didee/250432361690959/ ai gamberi  vengono amputati gli arti, da vendersi a parte nei mercati. Queste creature sensienti vengono comunemente tenute da vive su dei letti di ghiaccio per “preservarne la freschezza” in pescheria e finiscono la loro tormentata esistenza bollite vive una volta acquistate dai clienti di tali esercizi commerciali.

In certi allevamenti si  interferisce perfino con dei tagli eseguiti col rasoio sugli organi riproduttivi delle femmine di alcune di queste specie per ottenere proli più numerose.

Uccidere NON può essere considerato un metodo umano per procurarsi il cibo in nessun caso.

La vita per gli animali, per qualsiasi animale, è loro tanto  cara quanto lo è per ogni uno di noi e nessuno  si lascierebbe tormentare o uccidere senza cercare di difendersi se si trovasse nella condizione di poterlo fare.

Anche chi sceglie di nutrirsi con carni organiche o derivate da allevamenti a conduzione familiare, chi aderisce ad una dieta alimentare vegetariana che comprende latte e uova, contribuisce ad aumentare il  carico di sofferenza e di miseria posto sugli altri animali
http://www.viverevegan.org/images/opuscoli/latte_2008.pdf

Sappiamo che l’unica soluzione al problema dello sfruttamento dei nostri fratelli non umani è quello rappresentato dalla scelta Vegan http://www.vegfacile.info/materiali.html
Attraverso la scelta Vegan possiamo reperire tutto il nutrimento di cui necessitiamo per vivere in maniera sana dai cibi di origine 100% vegetale.
Grazie a http://www.animalaid.org.uk per alcuni dei contenuti di questo blog.

http://worldoceansday.org/

IL GIORNO 8 GIUGNO IN ALCUNE LOCALITA’ A LIVELLO GLOBALE VIENE RICORDATA CON INIZIATIVE DI VARIO GENERE LA DISTRUZIONE DEGLI AMBIENTI MARINI, LA CONTAMINAZIONE DEGLI OCEANI E LO STERMINIO DEI PESCI AD OPERA DELLA CIVILTA’ UMANA.

L’OTTO GIUGNO E’ LA GIORNATA INTERNAZIONALE DEGLI OCEANI, QUESTO E’ UN INVITO A PARTECIPARE AGLI EVENTI CHE SI TERRANNO O A INIZIARE A MARCARE TALE RICORRENZA NEL LUOGO IN CUI VIVI.

NESSUN ATTO DI DENUNCIA E DI LOTTA E’ TROPPO PICCOLO, SE HAI IDEE RIGUARDO QUESTA E ALTRE QUESTIONI E VUOI CONTRIBUIRE AL CAMBIAMENTO IN ATTO CONTATTA I GRUPPI E LE INDIVIDUALITA’ CHE SI DEDICANO ALL’ATTIVISMO NELLA TUA CITTA’.

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E’ difficile credere che nelle cosi dette società civili umane, una delle più crudeli e violente rappresentazioni della supposta superiorità umana su di una altra specie possa continuare a svolgersi in Spagna, in Francia, in Portogallo e in altri paesi non europei.

La Corrida è uno “spettacolo” barbaro e sanguinoso che avrebbe dovuto essere bandito molto tempo fa. Per molti di noi rimane incomprensibile come chiunque possa essere disposto a pagare l’ingresso in una arena per “godersi” l’uccisione lenta di una creatura isolata e vulnerabile nelle mani dei suoi aguzzini, una creatura, il Toro, che non ha fatto niente di male ai suoi tormentatori, venire infilzato e pugnalato più volte da degli imbecilli vestiti da pagliaccio che si fanno grandi in fronte ad una folla di persone insensibili e ignoranti. Questi depravati non soltanto sborsano i soldi per acquistare i biglietti, ma, all’unisono gridano “olè” ogni volta che una banderilla o una lancia viene piantata impietosamente su dorso e collo del malcapitato animale il quale spende gli ultimi istanti della sua triste vita in agonia e in umiliazione.

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I media propongono la Corrida glorificandone i reali contenuti, presentano il Matador come un personaggio eroico il quale mette a rischio la propria incolumità personale affrontando con coraggio una folle, inferocita bestia di 700 chili in un duello all’ultimo sangue. Questa manipolazione dell’intero evento Corrida è motivata dalla volontà di sostenere il primato umano nel dominio della Natura, per affermare il misterioso rituale dell’uomo e della bestia tanto integrato nella cultura e nelle tradizioni della Spagna e degli altri paesi nei quali si continuano ad organizzare simili manifestazioni. Si tratta di una specie di esorcismo che ha assunto da tempo una dimensione economica significativa grazie alle sponsorizzazioni e ai diritti relativi alle riprese video degli eventi, agli inserzionisti e alle altre agenzie che patrocinano questo genere di “spettacolo” , l’industria del turismo in primis.
A dire il vero però, molti turisti, dopo aver testimoniato in maniera diretta questa insana mattanza, ad eccezione dei più callosi psicopatici tra loro che probabilmente amano vedere gli altri soffrire, non considerano susseguenti visite alle arene dove si tengono questi macabri eventi.

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Il Toro per natura, non è un animale aggressivo, la ragione per cui appare arrabbiato al suo ingresso nell’arena e pronto a caricare chiunque gli si presenti davanti e che egli, nei due giorni precedenti all’incontro coi suoi assassini, ha subito orrendi abusi di ogni tipo. Infatti l’animale che gli spettatori vedono non è un individuo normale e in salute, ma un animale debilitato dal punto di vista fisico e psichico, un animale mezzo accecato le quali possibilità di difendersi dai suoi tormentatori sono quasi inesistenti. Al Toro viene infilata nelle orecchie della pasta ottenuta macerando carta di giornale nell’acqua, vasellina introdotta negli occhi, cotone idrofilo nelle narici, spilloni piantati nei genitali. Spesso una miscela caustica viene cosparsa sugli arti dell’animale per renderlo incapace di coordinare al meglio i propri movimenti, in questo modo il Toro viene dissuaso da accovacciarsi sul terreno. All’animale vengono somministrate droghe per renderlo più prevedibile nei comportamenti a seconda che lo si desideri più o meno combattivo, lassativi per debilitarne ulteriormente la possenza fisica.
Prima del “combattimento” l’animale viene tenuto segregato in un recinto di dimenzioni ridotte e al buio completo per disorientarlo al momento del suo ingresso nell’arena. Quando il Toro viene “liberato” dalla sua prigionia, durata appunto due giorni, egli corre, attraverso un tunnel, disperatamente verso la luce credendo forse, erroneamente, che sia giunto per lui il momento di svincolarsi dalla reclusione. Quello che il Toro trova alla fine del tunnel non è la libertà, ma folla assordante a lui ostile e i suoi assassini umani pronti a straziarlo.
Il “combattimento” si distingue in tre fasi separate e l’intero atto dell’uccisione dell’animale può durare, con alcune varianti, fino a venti minuti. L’apertura della terrificante “cerimonia” è connotata dal suono di una tromba. Non è raro che al loro ingresso nell’arena alcuni individui abbiano collassato a terra a causa delle sevizie subite in precedenza, nell’evenienza che questo accada sono pronte squadre di assistenti a cavallo i quali forzeranno l’animale ad alzarsi con l’ausilio di corde.
La sequenza degli eventi comincia quando il Toro fronteggia i picadores a cavallo, lo scopo della loro azione è quello di far stancare l’animale e di ferirlo con un arma dotata di una lama chiamata Pica. Una volta colpito con questo attrezzo sui muscoli del collo le ferite sul corpo dell’animale si allargano per azione dei suoi stessi movimenti. Il Toro comincia pian piano a dissanguarsi.
Alla fine di questa prima fase, gli assistenti del matador iniziano con le banderillas, dei veri e propri arpioni che vengono piantati in diverse parti del corpo dell’animale, almeno sei di questi attrezzi vengono utilizzati ed ogni volta che uno di questi raggiunge il bersaglio inteso il Toro emette un disperato urlo di dolore prima di scuotersi freneticamente nel tentativo vano di liberarsi di questi.

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Un nuovo squillo di tromba segnala l’inizio dell’ultima fase, questi sibilanti suoni di distinguono da altri suoni caratterizzati da lente e gutturali nenie che vengono emessi dagli addetti e che rendono ancora più allucinante l’intero incubo che l’animale stà vivendo per mano dei suoi persecutori. In questa fase il Toro verrà ucciso. L’uccisione dura circa sei minuti ed è compiuta dal matador. Nelle rare circostanze in cui egli non riesca a farlo i suoi assistenti lo faranno per lui intervenendo alla fine per “finire” la creatura moribonda.
Il compito del matador è quello di recidere l’arteria vicina al cuore con l’inserzione netta e profonda di una spada, cosa questa che non accade quasi mai. Ci vogliono almeno due o tre tentativi prima che il sopravvento della morte risparmi all’animale ancora maggiori sofferenze. A questo punto il cuore e i polmoni del Toro sono stati forati e l’animale vomita sangue, quasi miracolosamente egli tenta di rialzarsi, talvolta riuscendoci, si inginocchia, ricevendo nel processo ulteriori mutilazioni per mano degli uomini che lo circondano. Una volta esamine a terra, ancora cosciente, al Toro non viene concessa alcuna dignità , il suo corpo infatti subirà una serie di altre mutilazioni: le orecchie e la coda vengono tagliate via ed il suo tumefatto e sanguinolente corpo viene trascinato via da un apparato fatto di legno e catene, dagli spalti si levano urla di gioia e  abusi diretti ai protagonisti di tale vergognosa rappresentazione, al passaggio di quello che resta del corpo del Toro alcuni spettatori lanciano verso di questo ogni tipo di oggetti per confermare il loro disprezzo e totale ripugnanza nei confronti dell’animale. In certi casi, quando l’animale lascia in simili circostanze l’arena può essere ancora vivo.

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Ma il Toro non è sempre l’unica vittima delle arene di Corrida, centinaia di cavalli infatti periscono ogni anno a causa del loro utilizzo nelle operazioni di lenta, programmata uccisione dei tori.
Anche ai cavalli vengono occluse le cavità delle orecchie, vengono bendati e le loro corde vocali tagliate per togliere loro persino l’abilità di gridare per il dolore. Non accade raramente che questi animali inciampino rovinando a terra sulle proprie interiora fuoriuscite a causa delle ferite riportate nei contatti con il Toto  ridotto alla follia e al degrado dai suoi vessatori. I cavalli tremano e sudano dalla paura e vengono forzati anche più volte dai loro montatori umani ad entrare nell’arena a seconda delle necessità. I cavalli dei picadores, reduci da latre attività di sfruttamento, sono animali la quale vita lavorativa è giunta al termine e ritenuti “spendibili”, finiranno infatti i loro giorni nell’arena, anche loro, destinati ad una morte cruenta e dolorosa.
Nonostante tutto questo c’e’ chi sostiene la Corrida argomentando sul valore simbolico attribuito a questa dalla tradizione, c’e’ chi definisce come “eventi culturali” queste tragedie non tenendo affatto di conto che Cultura significa avanzamento e arricchimento delle popolazioni beneficiarie, noi con tutta franchezza troviamo ridicolo appellarsi a questo concetto per sostenere avvenimenti nei quali si tortura, si spettacolarizza e si uccide a poco a poco un animale che non può ne difendersi ne abbandonare il “teatro” dell’aggressione.

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E’ vero che esistono e che vengono promossi dalla “civiltà umana” eventi e attività altrettanto sanguinosi e crudeli ai danni dei nostri fratelli, gli altri animali, basta pensare alla Vivisezione  https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2014/04/20/sezionare-la-vita-la-professione-medica-e-i-moderni-sacerdoti-dellideologia-del-dominio/ alla Caccia Sportiva https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2013/11/15/cacciatori-brava-gente-una-testimonianza/,  ai combattimenti tra cani, allo sfruttamento degli orsi asiatici http://www.animalsasia.org/ , allo sterminio degli animali cosiddetti da reddito e da pelliccia , ma questo non significa che si possa tollerare l’esistenza della Corrida ne piu ne meno di quanto non riusciamo a fare con tutte le altre nefandezze compiute dall’uomo sugli animali, i quali NON possono difendersi da soli, NON hanno nessuno che porti avanti le loro rivendicazioni o che possa esprimere il tremendo carico di disperazione e di miseria loro inflitto dai congetturali padroni del mondo vivente : la specie umana.

Come menzionato sopra, l’industria dell’intrattenimento che si fonda sull’abuso degli altri animali viene principalmente sostenuta dall’attrazione che essa riesce ad indurre sulle potenziali masse  paganti, persone disposte a muoversi e ad  acquistare biglietti, che poi lo facciano per curiosità o guidati da sentimenti maggiormente riprovevoli questo NON canbia la sorte delle vittime di tale industria.

BOICOTTIAMO LA SPAGNA fino a che questo paese non ha implementato una politica volta all’abolizione della Corrida, boicottiamo l’economia di tutti gli altri paesi coinvolti nella Corrida e attiviamoci fattivamente attraverso il trasferimento di queste e di altre informazioni su ciò che accade nelle arene dove la vita di esseri senzienti, sicuramente capaci di soffrire come lo siamo noi, viene insultata, degradata, obliterata con tali spaventose modalità.

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Grazie a  http://www.stopbullfighting.org.uk  per l’ispirazione sui contenuti di questo articolo.

Nella città francese di Alès si terrà una manifestazione contro la Corrida il 31 di Maggio 2014 per saperne di più, per partecipare visitare la pagina relativa all’evento Facebook  https://www.facebook.com/events/230385900475518/?source=1  sulla quale si trova anche la traduzione in italiano curata dal nostro gruppo. Gli organizzatori della manifestazione dispongono di un blog,  tutto in francese che può essere visitato seguendo il seguente link :  http://www.anticorrida.com/

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Video clip realizzato dall’artista / attivista francese Maxime Ginolin https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2013/12/27/maxime-ginolin-in-concerto-a-grosseto/ per promuovere l’abolizione della Corrida, il video contiene delle immagini estremamente cruenti sullo strazio che questi nobili animali subiscono per mano dell’uomo  http://youtu.be/HTBRSa1bRvw

Grosseto 10 Maggio 2014 parte della mobilitazione nell’ambito della settimana mondiale per gli animali nei laboratori. LINK all’evento : https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2014/04/18/illuminiamo-la-vivisezione-iniziativa-a-grosseto/ Link al Foto Album https://www.flickr.com/photos/associazione_didee/sets/72157644221237058/

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Il soggetto della vicenda, Britches, a sinistra nelle condizioni in cui fu trovata al momento della liberazione; a destra, curata e rigenerata nell’abbraccio di uno dei suoi liberatori

29 anni fa, il 20 di Aprile 1985, una scimmia di nome Britches venne salvata, insieme ad altri 1115 animali, da uno stabulario dedito alla sperimentazione bio-medica presso l’università della California, Riverside.

http://youtu.be/DeMOfL_ExRM

Britches aveva 5 settimane di vita; strappata dalle cure della madre e rinchiusa in completo isolamento in una gabbia, le palpebre dei suoi occhi cucite e un dispositivo elettronico applicato al  cranio con del nastro emetteva, ad intervalli regolari, dei suoni ad alta frequenza.

Ogni giorno, miliardi di altri animali nel mondo soffrono di una angosciosa esistenza tanto quanto soffrì Britches. L’unicità della vicenda di Britches è costituita dal fatto che egli fu sottratto dalle mani dei suoi aguzzini e che gli fu restituita una vita degna di essere vissuta.

http://youtu.be/4oz4b6eOwiA

Per gli altri, per gli animali che rimangono prigionieri nelle gabbie dei vivisettori, l’incubo di una vita scandita dalla solitudine, dalla paura e dalla sofferenza continua, come continua la vile pratica della sperimentazione su degli individui senzienti vivi compiuta in nome di supposti vantaggi tecnici in ambito bellico, cosmetico, medico e commerciale.

http://youtu.be/rpQ0WnlHIc0

Il 20 di Aprile è l’anniversario della liberazione di Britches, quella data marca l’inizio della settimana mondiale per la liberazione degli animali detenuti nei laboratori.

http://www.novivisezione.org/

Per onorare Britches e per ricordare coloro i quali si trovano ancora prigionieri nei laboratori proponiamo una pausa di riflessione e chiediamo a chi ci legge una presa di posizione chiara e univoca contro gli interessi delle multinazionali delle armi e dei farmaci, contro le aziende commerciali che traggono benefici dalla tratta e dalla tortura di animali innocenti da sacrificare sull’altare del favore economico di pochi nell’oblio  delle masse sulle conseguenze di tali abominevoli attività.

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i-care sostiene la ricerca SENZA torturare gli animali, per un progresso reale della scienza attraverso lo sviluppo di metodi alternativi alla vivisezione

Grazie http://www.exposethetruth.co.uk/  per questa storia.

Organizzata da questo gruppo di attivisti, a Londra, il 20 Aprile 2014 davanti all’Imperial College ( SW7 2AZ zona South Kensington ) dalle 17,00 in poi, una manifestazione per chiedere la fine di tutti gli esperimenti sugli animali praticati da quella istituzione e per ricordare le vittime della vivisezione.

 

 

 

 

 

 

Le foto dell’evento qui : http://www.flickr.com/photos/associazione_didee/sets/72157640790528983/

L’evento a cui si riferisce il video è l’ultima componente di una mobilitazione durata una intera settimana, dal 18 al 25 Gennaio 2014.
Durante questo periodo il nostro gruppo ha svolto azioni di sensibilizzazione e denuncia in diverse locazioni cittadine con differenti modalità.

Per saperne di più visitare qui https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2014/01/07/abolizione-della-carne-a-grosseto-2014/ .

Sulla Rete sono reperibili albums con tutte le foto della Settimana Internazionale per l’Abolizione della Carne a Grosseto, su Facebook :
https://www.facebook.com/media/set/?set=a.610790352302505.1073741840.140474869334058&type=1
…e su Flickr :

CIMG1775

Se vivi localmente e desideri partecipare alle nostre iniziative basta chiamare il 3281544997 oppure iscriversi al Blog di Associazione D’Idee Onlus per ricevere gli aggiornamenti e le notifiche : https://associazionedideeonlus.wordpress.com/

Se desideri aiutarci con una donazione visita qui : https://associazionedideeonlus.wordpress.com/sostieni-associazione-didee/

Per approfondire sulle nostre rivendicazioni visita qui http://aboliamolacarne.blogspot.it/

If you wish to find out more on this type of initiatives and on our global demands, please visit the following page : http://www.meat-abolition.org/en