Archivio per la categoria ‘no multinazionali’

La compagnia americana Monsanto, nota per avere prodotto il primo raccolto geneticamente modificato ha recentemente ammesso, per voce di uno dei suoi esecutivi più autorevoli, in un articolo apparso sul quotidiano inglese The Independent, che l’attuale fase di stallo nel processo di penetrazione dei mercati della loro tecnologia sarebbe dovuto ad un loro ingenuo eccesso di fiducia nella bontà di tale tecnologia.

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Hugh Grant sostiene che la Monsanto avrebbe dovuto pagare maggiore attenzione alla preoccupazione dei potenziali clienti in rispetto alla salubrità dei prodotti alimentari ottenuti attraverso la modifica dei geni di piante e semi promossa dalla multinazionale da quando questa particolare tecnica è stata introdotta prima negli USA 20 anni fa poi globalmente in tempi più recenti.

In particolare il dirigente della Monsanto ritiene che la compagnia abbia commesso un grave errore non riformulando il marchio OGM dopo che questo ha subito attacchi e demonizzazione sui media di mezzo mondo a seguito del fallimento nella commercializzazione dei suoi prodotti in gran parte dei mercati europei.

“A meno che l’attitudine pubblica nei confronti dei prodotti geneticamente modificati non cambi in tempi brevi – continua il signor Grant – non saremo in grado di sfamare una popolazione umana in costante crescita” – e conclude affermando che – “non c’e’ mai stata molta fiducia da parte dei consumatori nei prodotti alimentari originati dalle grandi multinazionali, in particolare, di quelle americane, mentre invece nei paesi in via di sviluppo ci sarebbe proprio bisogno di un rinnovamento su questo versante”.

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Hugh Grant si cala innocentemente nel mezzo al dibattito sui metodi e sugli esiti della tecnologia promossa dalla Monsanto asserendo che forse avrebbero dovuto posizionarsi maggiormente dalla parte di chi, al supermercato, continua ad esercitare una qualche scelta relativa all’acquisto o meno di cibo ottenuto con la controversa tecnica e considerare l’ipotesi che questi ultimi NON desiderano nutrirsi con alimenti largamente ritenuti innaturali e dannosi alla salute.
Secondo questo gentiluomo, nelle comunità dei produttori agricoli deve ancora essere fatto molto per spiegare ai consumatori da dove viene il cibo che acquistano e quanto reale sia la necessità di continuare a produrne sempre in maggiori quantità per soddisfare tutti.
Per fare questo occorre continuare a lavorare proprio come la Monsanto avrebbe fatto finora, attenendosi cioè ai dati scientifici forniti dai programmi di ricerca accreditati e alle regole imposte ai grandi produttori dai governi centrali.

L’atto di ingaggiare in un confronto sulla questione con le popolazioni a rischio di vedersi imposte determinate tecniche di produzione del cibo appare come un esercizio “astratto” al dirigente della multinazionale, il quale insiste che “ di compagnie come la nostra non potremo fare a meno se intendiamo combattere la fame nel mondo “.
Secondo alcune proiezioni attendibili basate sui livelli di crescita nella produzione di cibo da parte dell’agricoltura industriale negli ultimi 15 anni, circa il 70% di questo proviene dalla conversione a terreno agricolo di porzioni di territorio fino ad allora destinato ad un uso differente.

Nei prossimi 30/40 anni la popolazione umana mondiale passerà dagli attuali sei a nove miliardi di individui. Questi dati inequivocabilmente suggeriscono l’ipotesi che il mondo ( dice la Monsanto ) non potrà farcela senza le biotecnologie e senza la ……..Monsanto

La speranza in un possibile cambio di rotta, si augurano alla Monsanto, risiede nella possibilità che si riesca a trovare un consenso tra gli ambientalisti che si oppongono al cibo geneticamente modificato e le grandi imprese che hanno i mezzi per produrne in quantità sufficienti.

“Fate un passo indietro e mettete a fuoco la situazione senza ridicoli pregiudizi e punti presi, pensate ai vostri figli e ai vostri nipoti, come riusciranno a farcela senza di noi?
Come sarà il mondo senza biotecnologie applicate alla produzione alimentare?”si chiede Hugh Grant rivolgendosi alla platea di attivisti europei, augurandosi che le lobbies da essi formate, le quali per anni si sono opposte aspramente all’impiego e alla commercializzazione dei prodotti marchiati Monsanto per massimizzare i raccolti, riescano a fornire una alternativa valida alla soddisfazione del crescente fabbisogno alimentare del pianeta.

2186415_origDa una prospettiva altra e, come dire, antisistema, dalla prospettiva di chi crede nell’affermazione di un economia reale basata sulla sussistenza piuttosto che sull’accumulazione , noi diciamo che l’alternativa alla devastazione dell’ambiente e della salute di chi ci vive è una e semplice: scegliere Vegan.

Rinunciare cioè ad allevamenti intensivi i quali comportano deforestazione, abuso delle risorse idriche e sofferenza indicibile per miliardi di individui senzienti non umani.

Scegliere Vegan per destinare al 100% le ricchezze nutritive della terra al consumo umano piuttosto che alla produzione di cibo per gli altri animali ridotti in schiavitù dagli allevatori. Nati per loro volere, nati per soffrire.

Scegliere Vegan per rendere questo mondo un posto migliore per tutti, umani e non umani,  dove nessuno di loro si ritira per la notte  con la pancia vuota o con lo stomaco troppo pieno, un mondo dove sentimenti come la solidarietà intra e inter specifica sono condivisi e tramandati di generazione in generazione, un mondo dove la compassione e il senso di giustizia trionfa sull’indifferenza e sull’ingordigia, valori tipici dell’attuale modello capitalistico.

La rivoluzione vera comincia dalla forchetta e continua nel quartiere, per le strade e nelle scuole. Il cambiamento evolutivo e definitivo in termini antropologici è possibile.

Non vogliamo nè la Monsanto né le atre grandi corporazioni globali nei supermercati né altrove, infatti non vogliamo i supermercati, simbolo di un consumismo scellerato che ci distanzia sempre più dalla possibilità di non divenire noi stessi merce da manipolare e da piazzare, al ribasso, al migliore offerente.

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The Butchers Inhumanity. ( in lingua inglese )

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Traduzione dell’articolo.

( spunti dalla lettura di ) Sulla cattiva strada.
Il legame tra la violenza sugli animali e quella sugli umani

Saggio di Annamaria Manzoni ( Sonda edizioni)

http://www.sonda.it/annamaria-manzoni/

Il male è tutto ciò che fa soffrire gli esseri senzienti: la violenza che distingue ogni singolo atto di aggressione è il comune denominatore che unisce le vittime della sofferenza inflitta agli animali umani e non umani: le crudeltà di cui questi ultimi sono oggetto non deriva sempre dal sadismo individuale di alcuni soggetti insani, ma spesso dall’insanità istituzionalizzata che si accanisce sui corpi a norma di legge nei luoghi noti di sterminio: territori di caccia, macelli, allevamenti, laboratori di vivisezione, dietro le quinte dei circhi.

In questa prospettiva ecco materializzarsi il filo che unisce queste realtà a tutte le altre che hanno come vittime gli umani: territori di guerra, prigioni, ospedali psichiatrici giudiziari, metodi educativi autoritari (…) le interconnessioni tra tutte le forme di violenza manifesta sono innegabili, legali o illegali che siano, come una ragnatela si ampliano e si contagiano reciprocamente.

Facciamo la connessione, ogni tipo di discriminazione e di violenza ai danni di una categoria, di una specie, di una etnia, di una minoranza originano dal medesimo insano impulso votato al delirio di onnipotenza e a quello di dominio con la forza su chi non può difendersi.

Essere vegani e nutrire sentimenti di empatia e di considerazione per gli altri animali OGGI deve coincidere con la capacità di fare altrettanto con gli esseri umani.

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Da un recente articolo apparso sul  Moscow Times si apprende che il Servizio Federale per la Sicurezza dei Consumatori, l’organismo nazionale in Russia che si occupa di garantire, per via delle proprie verifiche, sulla salubrità dei cibi venduti nei McDonald’s ha espresso un parere negativo in relazione a questi ultimi.
McDonald’s aprì il suo primo ristorante a Mosca nel 1990 diventando presto una fiorente icona del capitalismo americano sulla scia del crollo dell’Unione Sovietica.

Le violazioni contestate alla multinazionale sono così gravi da indurre gli osservatori a credere che l’intera catena di ristoranti presente sul territorio russo potrebbe subire delle conseguenze tali da determinarne un rapido declino.
L’ispezione, avvenuta nel Giugno scorso, oltre che rilevare la presenza di batteri coliformi nei sandwich e nelle insalate in quantità molto elevate ha condannato in quanto non veritiera la pubblicità attraverso la quale vengono promossi i valori nutritivi di quasi tutti i prodotti più popolari venduti nei ristoranti McDonalds, dal filetto di pesce ai cheeseburger, dai milkshake ai gelati.

La linea di difesa adottata dalla catena di ristoranti  è quella di sempre: negli oltre 25 anni di presenza sul mercato russo, la nostra principale priorità è stata quella di servire ai nostri ospiti il meglio in termini di qualità e di servizio e di aver calcolato i valori energetici e nutrizionali affidandosi alle tabelle esistenti in Russia (…) e anche se al momento McDonalds sostiene di non aver ricevuto alcuna notifica ufficiale dalle autorità sulla vicenda negli oltre 400 punti vendita sparsi sull’intero territorio nazionale si anticipano ricadute negative che vanno dal calo di vendite alla chiusura totale.

Le udienze preliminari del processo contro McDonalds si terranno tra l’Agosto e il Settembre 2014.

Nel Report annuale del 2013 della multinazionale statunitense si identificava proprio la Russia come uno dei mercati più promettenti, il documento infatti  la annoverava al settimo posto, in termini di opportunità di espansione, a livello globale fuori ad esclusione degli USA e del Canada.

McDonalds non è nuovo nè a questo tipo di accuse – cibo spazzatura – nè a boicottaggi dei loro ristoranti motivati da una serie di  diverse considerazioni , dagli   abusi sugli animali alla  deforestazione , da pratiche antisindacali nei confronti dei lavoratori all’imperialismo economico imposto sulle economie di altri paesi https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2013/07/14/il-fallimento-di-mcdonalds/

McDonalds, cosa ne pensiamo a Grosseto

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Associazione D’Idee Onlus è composta da un  gruppo di persone che negli ultimi 4 anni, attraverso il loro attivismo, ha adottato, introducendola a Grosseto, la filosofia antispecista nel discorso di critica radicale all’esistente.

Con le nostre iniziative intendiamo promuovere attraverso l’autogestione delle attività la pratica militante del veganismo etico e il valore universale del rispetto incondizionato di tutto il mondo dei viventi.

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Per definire l’Antispecismo potrebbe essere essenziale riuscire a comprendere il significato e gli effetti sulla nostra vita dell’ideologia dominante.

Questo apparato di norme e di tradizioni, ma soprattutto il potere esercitato dalle elite che si sono susseguite al comando, ha condizionato in maniera decisiva l’evoluzione umana nel passaggio storico e antropologico che, da un mondo ricco di vita e di spirito, la condusse ad abbracciare l’agri-cultura , quella transizione che trasformò l’ economia di raccolta in quella agraria e di sfruttamento sistematico del suolo e degli animali ad opera dei nostri antenati avvenuta 10,000 anni fa.

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Lo SPECISMO ha caratterizzato da allora l’organizzazione sociale umana forzandone lo svolgersi su dei rigidi valori gerarchici, in feroce contrapposizione con la Natura.

La nostra specie si è elevata fuori dalla Natura e la lotta per vivere, per affermare i modelli economici e politici stabiliti, le modalità con cui gli uomini si adattano all’ambiente servendosi delle risorse, hanno prodotto risultati distruttivi e incompatibili con l’ambiente stesso, saccheggiando questo ultimo, riducendo in schiavitù gran parte delle popolazioni non umane del pianeta e discriminando quelle umane a seconda di criteri diversi in epoche diverse ( razzismo, sessismo, classismo ecc ).

La perdita del rapporto di reciprocità, fondato sull’integrazione con il territorio che ci ospita e sull’empatia con gli altri animali nel corso dell’evoluzione della società appare un processo inarrestabile.

Tale processo si è caratterizzato in modo diverso a seconda del contesto e ha prodotto cambiamenti impressionanti, prospettive catastrofiche per tutti.

La vera esistenza del pianeta è messa a rischio dai comportamenti e dalle trasformazioni derivanti l’attività dell’uomo.

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Chiamiamo tale perdita nel rapporto di reciprocità con il mondo vivente Specismo, ovvero la pretesa superiorità della specie umana sull’universo che lo ospita.

Chi si oppone a tale pretesa superiorità si rifà all’antispecismo, quel movimento filosofico, politico e culturale che lotta contro l’antropocentrismo e l’ideologia del dominio veicolata dalla società umana.

Benché l’idea che le organizzazioni umane possano disporre a proprio piacimento di ogni altro essere vivente sia profondamente radicata, noi crediamo che per contrastarne il disegno di dominio globale si possa fare molto oggi, ogni giorno, attraverso l’utilizzo delle nostre facoltà e attraverso l’esercizio di scelte ragionate, abbracciando subito la filosofia vegan in quanto strumento essenziale nello sviluppo di spazi aspecisti liberati.

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LINKS :

http://www.manifestoantispecista.org/web/

http://www.compartir.it/eco/

http://technoterrasoundsystem.wordpress.com/

 

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Ci è capitato in almeno due delle nostre ultime iniziative nell’ambito della promozione pubblica del “discorso” teorico relativo al Veganismo Etico http://www.laboratorioantispecista.org/perche-vegan/  e a quello della Filosofia Antispecista http://www.peranimaliaveritas.org/filosofia-antispecista.html  di imbatterci in una ( talvolta ) più o meno motivata opposizione da parte di coloro i quali sostengono che “anche le piante sentono dolore” in una corsa in salita atta a valorizzare una critica di merito sui fondamenti secondo i quali non dovremmo imporre il nostro dominio di specie sugli altri animali, facendoli nascere, sfruttandone i corpi e le funzioni alla stregua di meri oggetti, imprigionandoli, sperimentando su di loro, uccidendoli senza alcuna considerazione di natura morale.

Questo tipo di opposizione ai valori del Veganismo Etico spesso è addirittura maggiormente adottato di quanto non lo sia la favola secondo la quale “Hitler era un vegetariano” – come se tale affermazione potesse svalutare automaticamente l’approccio basato sulla compassione interspecifica che anima il nostro discorso di critica radicale all’Antropocentrismo http://www.grandidizionari.it/Dizionario_Italiano/parola/A/antropocentrismo.aspx?query=antropocentrismo e alla presunzione di potenza dell’Uomo su tutto il resto del mondo vivente ( a proposito di questo la dieta alimentare di Adolf Hitler comprendeva salsicce bavaresi, fegato, prosciutto e sembra che la breve luna di miele con la dieta vegetariana del dittatore Tedesco avesse trovato la sua ragione di essere esclusivamente sul desiderio di preservare una salute psico fisica che nulla aveva a che fare con la compassione e l’empatia con gli altri animali ).

Ma insomma, le Piante provano dolore?

Coloro i quali si astengono dal sostenere i processi di sfruttamento e di sterminio degli altri animali, non dovrebbero forse divenire Fruttariani

http://pianetagreen.liquida.it/guida-al-fruttarianesimo-161761.html

piuttosto che saziare i loro appetiti in modo selettivo anche nei confronti di organismi viventi che mettono radici nel terreno e che attraverso vari meccanismi e riflessi “esprimono” una  risoluzione innegabilmente connotata dalla sopravvivenza nell’elemento che li accoglie?

Quando strappiamo dal suolo un cesto di insalata o una carota “uccidiamo qualcuno” ?

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In un articolo nella sezione scientifica del New York Times http://www.nytimes.com/2009/12/22/science/22angi.html?_r=1 l’autore cerca di marcare e di costruire il suo caso sulla presunta futilità della scelta Vegan, in quanto, le persone che hanno compiuto tale scelta, sarebbero condannati a nutrirsi di piante e quest’ultime, come ogni altro essere vivente, avrebbero il “diritto ad esistere” così come gli viene assegnato dalla Natura la quale ne favorisce  nascita e  sviluppo.

In altre parole, se la nostra sorte in quanto esseri umani è quella di “uccidere comunque” tanto vale che non si faccia alcuna distinzione in rispetto a cosa o a chi uccidiamo.

Noi riteniamo che tali argomentazioni non costituiscano una valida opposizione alla Filosofia Vegan in quanto vengono sviscerate allo scopo di giustificare il mantenimento dello status quo in rispetto al modello industriale e consumistico che la civiltà umana si è vista imporre dalle lobby agro alimentari e dalle multinazionali del cibo che ci vorrebbero indurre ad ignorare la provenienza e la qualità di ciò che mangiamo, ma soprattutto l’impatto in termini di sofferenza inferta e di distruzione reale sulla qualità di vita di miliardi di individui senzienti e sull’ambiente che li ospita.

Per cominciare, consentiamoci di tracciare una sorta di linea demarcatrice sulla vicenda e sul dibattito corrente.

Noi riteniamo che il concetto secondo il quale anche le piante siano degli esseri viventi degni di esistere contenga degli elementi affascinanti e condivisibili.

Infatti, dal punto di osservazione della Fisica Quantistica, niente, nel nostro mondo tridimensionale, nessuna materia in esso può venire considerata morta o inanimata, almeno ad un certo livello.

Questa concezione del mondo annovera tra i materiali viventi l’acqua, le pietre e persino alcuni tipi di oggetti tecnologici ( certi monitor dei computer ad esempio ).

Tutto è Energia, ci dicono gli scienziati, tutto emette una vibrazione a diverse rate di velocità e, per ciò che concerne alcuni organismi che tendono a moltiplicarsi e a fortificarsi tipo le alghe, la frutta, le verdure e i batteri, possiamo pensare a una qualche “intelligenza” che ne guida l’evoluzione e la crescita all’interno dei loro rispettivi alvei naturali.

Concordiamo pertanto con la nozione che l’atto di “possedere un innato meccanismo di auto difesa” conferisce a tutte le cose in natura una rilevanza particolare nel grande disegno dell’Evoluzione e della trasformazione cui siamo soggetti dal momento in cui siamo posti in “essere” dagli eventi.

In un certo senso, se non fosse per tutte quelle piante, per tutta la varietà vegetale presente sul pianeta e sulla loro continua attività di scambio di particelle di ossigeno e di ossido di carbonio nè noi nè tutti gli altri animali potremmo avvantaggiarsi delle condizioni ambientali che ci garantiscono  una esistenza.

Quindi, di certo i cavolini di Bruxelle e ogni altra forma di vita vegetale come i frutti, i semi e quanto altro trovano un posto nella catena della vita, spartendo persino tratti nel DNA contraddistinguenti la loro struttura a livello molecolare.

Non è una coincidenza che alcuni degli antiossidanti contenuti nei cibi vegetali i quali assicurano loro di sopravvivere agli assalti e all’azione di altre forme di vita diano pure a noi, che li assumiamo ingestendoli come nutrimento, una certa protezione contro gli attacchi delle malattie e dell’invecchiamento delle cellule.

L’automatica equiparazione tra la “capacità di sopravvivenza di un vegetale” e quella di un individuo senziente rimane comunque una salto incolmabile.

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Senziente, appunto.

Questo termine connota una caratteristica comune a tutti gli altri animali che con la Filosofia Vegan intendiamo salvaguardare non sostenendo determinate pratiche di sfruttamento per produrre cibo, capi di vestiario ed altre merci delle quali noi umani sembriamo incapaci di sottrarre dalle nostre esistenze e dalla voracità che guida le nostre opzioni.

Le facoltà cognitive di una gallina, di un vitello o di uno scarafaggio, in quanto individui senzienti, sono tali da consentire loro in maniera univoca la capacità di provare dolore, di compiere scelte discriminatorie in rispetto all’ambiente in cui vivere e riprodursi, di esprimere preferenze attraverso il comportamento, di manifestare gradi di emozioni.

Per queste ragioni gli individui con una capacità senziente si trovano collocati in una  scala evolutiva maggiormente quotata in termini di consapevolezza di se di quanto non riescano a farlo le verdure.

Per quanto ci riguarda la rigidità dei criteri di definizione sui diversi gradi di consapevolezza di se secondo i quali le piante  NON provano dolore convergono sui seguenti punti:

1_Dalla prospettiva puramente scientifica un potenziale cibo basato sulla vita vegetale NON è un essere vivente, non possiede l’innata inclinazione a sottrarsi dagli attacchi di agenti distruttivi nella stessa misura in cui la possiedono gli esseri viventi senzienti, non possiede un sistema nervoso centrale e in conseguenza a questo non può processare la gamma delle emozioni relative al dolore.

2_Filosoficamente ci appare condivisibile la nozione che Madre Natura, nella sua innegabile destrezza in termini di esecuzione delle condizioni idonee a preservare la vita, non avrebbe mai conferito ad una forma vivente la capacità di soffrire senza donargli anche quella che gli consentisse di  sottrarsi a tale miseria, lottando contro chi le attacca ad esempio, oppure sfuggendo alle attenzioni nefaste dei suoi assalitori mettendosi al riparo o in fuga non appena  divenga manifesta la minaccia o l’esperienza del dolore che questa provoca.

3_Dal punto di vista più pratico nessuno tra noi ha mai testimoniato un Sedano ribelle al suo destino o un Peperone che a gran salti sfugge dalla padella, questo non è certo il caso per gli oltre cinquanta miliardi di animali negli allevamenti mondiali che subiscono uccisioni meticolosamente programmate ed eseguite a livello industriale nei mattatoi.

Concludiamo ricordando che l’ottanta per cento di tutto il prodotto agricolo attualmente generato dall’agricoltura moderna viene destinato agli animali cosiddetti “da reddito” prigionieri dell’uomo.

Cibandosi dei loro corpi nell’opulento  occidente del mondo, si sostiene non solo il Sistema che li ha ridotti in schiavitù, ma anche l’endemico problema della scarsezza delle risorse per sfamare adeguatamente tutti gli altri esseri umani di questo mondo che, come noi, hanno bisogno di cibo per sopravvivere

https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2013/07/23/piu-carne-mangiamo-meno-persone-mangiano/

In quanto Vegani ci rendiamo conto che  valori quali il Rispetto e la Considerazione, valori i quali  mettiamo davanti ad una più tradizionale e radicalmente affermata attitudine di diniego rappresentano una sorta di “verità sconveniente” per gli onnivori umani di questo mondo.

E’ infatti più semplice e rapido fregarsene di  chi soffre, di chi paga le conseguenze delle nostre azioni e continuare rimpinzarsi comunque di tutto e di tutti, senza distinzione, senza pensare alle  vittime senzienti di questa fatale equazione.

Noi ci “limitiamo” a divulgare in maniera informata un messaggio di amore e di empatia verso TUTTI gli altri individui senzienti.

Il valore aggiunto di tale pensiero è quello rappresentato dalla possibilità che, a cascata, si riesca a liberarci dalle  peggiori forme di  ingiustizia e di oppressione che (s)qualificano le relazioni umane riducendole al cieco, acritico dominio del forte sul debole.

Le argomentazioni relative “all’uccisione delle piante”  non contraddicono quindi la pretesa dei Vegani di “salvare vite” ( di animali senzienti umani e non ) attraverso le loro scelte quotidiane, ma le consolidano grandemente dotandole di  ulteriori attributi.

 

http://iltirreno.gelocal.it/grosseto/cronaca/2014/02/13/news/orrore-a-scansano-la-testa-del-lupo-appesa-a-un-palo-1.8660082

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La crisi globale delle aziende è sicuramente dovuta a scelte politiche assolutamente sbagliate come quella della globalizzazione e del libero commercio, tanto voluta dai  governi occidentali che si sono susseguiti negli ultimi decenni, voluta dalle multinazionali e dai potenti  gruppi di pressione formati dalle elite mondiali.

http://cambiailmondo.files.wordpress.com/2013/07/imperialismo_globale_collanaa4.pdf

Tutto ciò a discapito delle popolazioni meno tutelate, delle popolazioni umane e non umane, degli altri animali, sempre più uccisi e torturati; a discapito dell’ambiente sempre più espoliato; a discapito delle aziende italiane che si son viste calare le vendite e aumentare le tasse; a discapito dei lavoratori esteri, sfruttati come fossero schiavi, senza alcun diritto.

http://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2014/01/24/news/immigrazione_schiavi_golfo-76740094/

le uniche agenzie che ci hanno guadagnato sono state le banche,  le grandi imprese multinazionali e i managers dei bonus multimilionari. Insomma, ci hanno guadagnato  coloro che erano già ricchi.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/20/il-patrimonio-di-85-super-ricchi-e-pari-a-quello-della-meta-piu-povera-del-pianeta/851319/

Per stringere il discorso sull’attualità della nostra provincia, in una tale situazione generale, anche la pastorizia maremmana ne ha risentito.

Nel malcontento generale, con i politici che non smettono mai di imporre le proprie linee di austerity e  e pretendere sempre maggiori “sacrifici” dai contribuenti, i predatori della maremma, spesso cani inselvatichiti derivati proprio dalla pastorizia o dalla caccia, sono diventati il capro espiatorio col quale prendersela e i quali prendere a fucilate.

http://www.lanazione.it/cronaca/2013/12/29/1002689-maremma-lupi.shtml

Il malcontento dei pastori deriva soprattutto dalle errate scelte politiche e dal tasso fiscale esageratamente alto cui le loro imprese devono sottostare.

Affiancata a questa catastrofica situazione imprenditoriale, subentra di forza il problema della violenza su cui si basa ogni forma di allevamento https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2014/01/07/abolizione-della-carne-a-grosseto-2014/
In natura l’unica legge esistente prevede che il più forte mangia il più debole perchè ogni essere vivente deve produrre energia consumando altra vita. In natura non esistono nè etica nè giudizio. Ma nel momento in cui la necessità di sopravvivenza scompare, nel momento in cui possiamo scegliere di cosa nutrirci e nel momento in cui abbiamo una conoscenza tale da poter produrre tutto il cibo vegetale di cui abbiamo bisogno e che, a differenza del cibo di origine animale, non provoca malattie, subentra logicamente l’etica, la capacità di scegliere e quindi il giudizio.

http://www.vegan3000.info/

Non è forse sbagliato dire che anche grazie al latte l’uomo è sopravvissuto a situazioni drammatiche come i due dopoguerra, ma bisogna essere ben consapevoli che adesso ci troviamo in uno spazio di tempo completamente diverso, dove non c’è scarsità di cibo bensì eccesso.

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Quello che desideriamo è l’avvento di una  cultura non violenta basata per prima cosa su di un modello di alimentazione che  non prevede, in nessun caso,  l’uccisione di animali o la morte per mancanza di cibo di nessun umano in alcuna parte del mondo https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2013/07/23/piu-carne-mangiamo-meno-persone-mangiano/

Consapevoli che tutti i cittadini maremmani hanno la possibilità di scegliere di cosa nutrirsi, chiediamo a tutti loro di scegliere di non mangiare più quei prodotti derivati dagli allevamenti, dallo sfruttamento e dalla morte degli animali.

Chiediamo altresì, con uno sforzo dialettico,  a tutti i pastori, ormai in crisi e senza futuro, di iniziare a progettare una graduale conversione delle loro aziende, orientandosi versa la produzione di formaggi vegetali o altri prodotti elaborati e di qualità sempre di origine vegetale.

Chiediamo ancora, a costoro di non prendersela con i lupi se il loro fatturato cala. Vi chiediamo di prendervela con lo Stato che sta martoriando di tasse le imprese o con voi stessi prendendo atto della vostra incapacità di seguire il mercato che si sta finalmente orientando verso la non violenza.

Per concludere, non possiamo non notare quanto le associazioni di categoria di allevatori, pastori, macellai e altri mestieranti del lucro sulla morte altrui si siano posti su di una linea difensiva

https://www.facebook.com/notes/associazione-didee/lagnello-sgozzato-e-i-lupi-cattivi/624952007572324

a fronte della situazione loro pesantemente sfavorevole generata  dal   calo vertiginoso del consumo di carne di agnello, la quale cosa dipende un pò dalla crisi e molto dalla presa di coscienza delle persone in rispetto alla questione morale.

GDM

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Huntingdon Life Sciences (HLS) è il più grande laboratorio di vivisezione in Europa, in questo luogo si uccidono 500 animali ogni giorno.

Essendo una organizzazione commerciale che testa su commissione, presso di loro si testa di tutto, dai prodotti per la casa a quelli chimici, dagli erbicidi ai pesticidi, coloranti e additivi per alimenti, dolcificanti sintetici, prodotti alimentari geneticamente modificati, inchiostri per stampanti…la loro missione è avvelenare cavie per trarne un profitto.

Tra gli animali utilizzati per gli esperimenti a HLS  scimmie, cani, topi, conigli, criceti e uccelli. In questo momento ci sono 70.000 animali rinchiusi nell’impianto in attesa delle sevizie e della morte certa a cui sono destinati.

Gli addetti che operano all’interno di questo impianto sono stati denunciati più volte per crudeltà sugli animali, condotta criminale e produzione di dati falsi nel corso delle numerose investigazioni e riprese celate portate a termine da attivisti infiltrati. Questi individui sono stati ritratti mentre prendono a pugni cuccioli di Bearle, mentre mimano atti di natura sessuale con le loro vittime e spacciando sostanze all’interno dei laboratori. Sappiamo che questo tipo di abusi accade quotidianamente alle spese degli animali detenuti, ogni 3 minuti viene ucciso un animale.

HLS è divenuto “famoso” non soltanto per le crudely attività con le quali ingaggiano I “ricercatori” ma anche e sopratutto per l’intensità, la frequenza e il tenore delle proteste organizzate davanti ai suoi cancelli dal movimento per la Liberazione Animale  SHAC (Stop Huntingdon Animal Cruelty). Nel corso degli ultimi dieci anni centinaia di compagnie che intrattenevano affari e rapporti commerciali con HLS, incluse alcune delle più ramificate istituzioni finanziarie su scala globale, hanno interrotto i legami con HLS e presa una ferma posizione contro l’ipotesi di venire associati con loro in futuro. Per questo motivo il debito complessivo in cui versa HLS ha superato i cento milioni di sterline.

HLS è una compagnia in ginocchio, lo è stata per anni e se non fosse per l’aiuto economico ricevuto dal governo inglese, il quale ha vastissimi interessi finanziari nell’industria chimico farmaceutica avrebbe già chiuso i battenti. In un disperato tentativo di salvaguardare questi interessi, il governo inglese è intervenuto prestando enormi quantità di denaro a HLS insieme con compagnie di assicurazioni e con le banche. Per farsi un’idea basta ricordare che HLS è l’unica compagnia privata ad avere mai ricevuto aiuti così sostanziali dal governo. Allo stesso tempo le autorità inglesi hanno lanciato una odiosa campagna di repressione contro chiunque venga percepito come una minaccia da HLS. Questa situazione ha prodotto numerosi raid di polizia e operazioni di sorveglianza anche a livello internazionale e decine di arresti. Agenti di polizia sono riusciti a infiltrarsi tra le fila degli attivisti e le prove così ottenute sono state usate per derivare a questi ultimi delle lunghe pene detentive e dei dispositivi restrittivi le libertà personali considerati sproporzionati e iniqui.

L’ultimo tra questi casi è quello dei Blackmail3, la terza offensiva poliziesca contro un piccolo gruppo di militanti noti per il loro impegno contro HLS. Ancora una volta le autorità britanniche stanno tentando di imbavagliare chiunque rappresenti una minaccia alla continuazione dei programmi di “ricerca scientifica” per i quali è prevista la sperimentazione su animali vivi.

E’ di fondamentale importanza che chiunque abbia a cuore il destino degli animali nei laboratori solidarizzi con questi attivisti i quali stanno subendo una feroce azione repressiva .

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Il caso

Alcune persone ritenute strumentali nella lotta per la chiusura di HLS hanno subito ripetutamente le nefaste attenzioni della polizia, sono stati importunati e arrestati. Per conoscere nel dettaglio il coinvolgimento dell’apparato politico e poliziesco britannico in queste attività visitare qui http://www.blackmail3.org/hls.html ( tutto in inglese )

La mattina del 6 Luglio 2012 alcune squadre di polizia effettuarono un incursione nelle case e nei luoghi di lavoro di tre persone arrestandole con l’accusa di avere ricattato dipendenti e addetti impiegati da HLS. La persona inquisita in UK è accusta di avere commessi tali atti tra il 2001 e il 2011, le atre due, in Olanda si sono viste contestare la stessa accusa per il periodo 2008 / 2010. Negli ultimi anni questo particolare capo di accusa si è rivelato particolarmente “efficace” ed è stato utilizzato in maniera deliberata in conseguenza alla ricettività dei giudici, propensi a condannare gli imputati ad altissime pene, 14 anni è infatti la pena massima a cui si può andare incontro in simili circostanze. Quello attuale è il terzo procedimento di questo tipo adottato dagli inquirenti contro attivisti noti per il loro impegno contro HLS.

Il primo raid è avvenuto a Londra, mentre gli altri in diverse locazioni ad Amsterdam, questi ultimi sono stati eseguiti su mandato internazionale di cattura e dopo una settimana in prigione sono stati rilasciati con un regime controllato, non possono muoversi dal luogo di residenza ed è stato loro confiscato il passaporto. Adesso, i due, sono in attesa di venire estradati in UK. Il terzo imputato, quello arrestato a Londra, fu rilasciato la sera stessa del giorno dell’arresto e anche a questa persona è stato imposto un preciso regime restrittivo che ne limita le libertà personali.

Nel corso del raid in Olanda, la polizia è entrata di forza in alcuni uffici dove era impiegata una delle persone poi arrestate, sequestrando computers e documenti con dati e informazioni su diversi gruppi impegnati nella lotta per la liberazione animale, inoltre, presso la sua abitazione sono state sequestrate fotocamera, stampante, computers portatili e alte apparecchiature elettroniche.

Alcuni mesi dopo questi eventi almeno un’altra persona è stata arrestata in UK ma poi subito rilasciata senza che gli venisse contestato alcun reato.

L’imputato in UK subirà il processo all’inizio di Febbraio quest’anno, ma il corso di quest’ultimo verrà sicuramente ritardato per attendere che gli altri due imputati ricevano ingiunzione di estradizione dall’Olanda e rimpatriati dalle autorità.

Questo caso, come i precedenti, riflette la continua attitudine repressiva e intimidatoria adottata dalle autorità anglosassoni volta a criminalizzare e a fermare le attività degli attivisti che con persistenza hanno preso mira HLS ottenendo dei risultati importantissimi.

I dirigenti e gli azionisti di HLS hanno, ancora una volta, schioccato le dita e ordinata una retata di attivisti che con le loro azioni hanno messo a rischio la profittabilità commerciale e l’esistenza dell’intero progetto.

In an atmosphere of increasing repression against activists and the criminalisation of effective campaigns, it is important that we show our solidarity for those involved and form a strong network of support for the animal rights movement in the UK.

Contribuiamo a diffondere la loro vicenda e sosteniamo I Blackmail3

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GLI IMPUTATI

Di seguito i tre imputati Blackmail3 e la loro versione dei fatti.

DebbieImmagine

Sono vegana da oltre 20 anni, da quando cominciai ad attivarmi per sabotare la caccia nei primi anni novanta. Da allora ho militato contro ogni forma di abuso  e nel corso degli anni ho fatto volontariato presso alcuni rifugi che soccorrono gli animali,. Allo stesso tempo ho preso parte attiva nella campagna contro la sofferenza umana e ho lavorato a progetti utili per la comunità.

Coloro che ci governano e le industrie che traggono profitto dallo sfruttamento animale continuano  a mentire e a ingannare l’opinione pubblica, definendo la loro politica come “amica degli animali”, ma, di fatto, continuano a promuovere il  genocidio di massa degli animali non umani.

In questi ultimi anni ho subito tre raid della polizia, la confisca di materiali di mia proprietà e mi è stato imposto un preciso regime restrittivo che limita la mia libertà personale, ponendo fine alle campagne per i diritti degli animali a cui avrei normalmente preso parte. Sono costantemente tenuta sotto stretta sorveglianza da parte dello stato perché mi considerano una minaccia, benchè io non abbia mai fatto del male a nessuno. Mi è stato negato il permesso di  prendermi cura di un amico molto malato, solo perché era sostenitore della medesima Campagna.
Nonostante tutto io non voglio mollare, affronterò le accuse contro di me in tribunale e porterò all’attenzione della corte le questioni che maggiormente mi stanno a cuore.

La forza del nostro movimento dipende da ciascuno di noi e io auspico il tuo supporto.
Continua a portare avanti la tua battaglia e sii fiero di essere una persona compassionevole!

Natasha

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Ciao! Mi chiamo Natasha, ho 27 anni e sono originaria dell’Inghilterra del sud.                                                            Ora vivo a Amsterdam con il mio compagno Sven e la nostra cagnolina Lola.
Sono vegana da almeno 10 anni e attualmente lavoro come volontaria in un centro di soccorso e riabilitazione per cani. Nel corso degli anni ho collaborato con svariate associazioni di beneficenza, incluso un lavoro come volontaria nelle scuole in Africa, vari progetti di conservazione, un sistema per la nascita di biblioteche mediante la donazioni di libri.
Mi piace il contatto con la natura, cucinare dolci, l’arte  il design e le grigliate!

Sven

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Ho 27 anni e vivo con la mia compagna Natasha a Amsterdam. Sono Vegano da 10 anni. Credo fermamente  che sia nostro compito rispettare la terra sulla quale viviamo e tutte le forme di vita che essa accoglie.
Tra i miei hobby preferiti il computer, lo sport, e stare immerso nella natura. Suono il violino e sto studiando per diventare programmatore.
Sono già stato in prigione per il sospetto di aver liberato dei visoni da un allevamento olandese.
Siamo stati condannati, ma ci stiamo appellando contro la sentenza.

Nell’estate del 2012 la mia compagna e io abbiamo subito un raid e siamo stati arrestati nella nostra abitazione di Amsterdam per il caso Blackmail3. Per il momento la nostra estradizione è sospesa, almeno fino a quando si terrà l’appello.
Non è stato semplice affrontare i raids, gli arresti, gli interrogatori; nonostante tutto cercherò di rimanere positivo, di tenere alta la testa e di prendermi cura dei miei cari.

LE LEGGI

(The Blackmail3 are charged with conspiracy to blackmail HLS. The person in the UK is accused of committing this between 2001-2011 and the 2 people in Holland between November 2008-December 2010. Learn more about these laws and why they’re being used below.)

Gli appartenenti alla Blackmail3 sono accusati di conspirazione al ricatto nei confronti di HLS. Il cittadino inglese è accusato di aver commesso il fatto negli anni tra il 2001/2011 mentre i due cittadini olandesi tra il novembre 2008 e dicembre 2010. Qui sotto, vediamo di capire meglio le leggi in vigore e il perché tali leggi vengano applicate.

Blackmail

(In 2007 the UK authorities began adapting the pre-existing charge of blackmail to be used against animal rights activists, in order to obtain longer sentences. Blackmail is punishable by up to 14 years imprisonment.)

Nel 2007 le autorità britanniche iniziarono a modificare il reato pre-esistente di ricatto (blackmail) affinchè potesse essere usato contro gli attivisti per la causa animale, per ottenere  pene detentive più lunghe.                     Il reato di Blackmail è attualmente punibile con la reclusione fino a quattordici anni.

Cosa si intende per  blackmail?

Una persona commette il reato di blackmail quando,inoltra una richiesta attraverso l’ausilio di minacce.

Si parla di blackmail, ad esempio, quando qualcuno chiede qualcosa e poi seguono minacce e azioni dannose con l’intenzione di estorcere un consenso dal destinatario delle minacce.
La richiesta e le minacce tuttavia possono essere opera di persone differenti. Questo significa che chiunque potrebbe essere accusato di blackmail per aver semplicemente chiesto qualcosa, senza essersi reso direttamente responsabile di azioni minacciose.
La richiesta deve essere fatta con una intenzionalità a trarre un guadagno personale o a causare una perdita di un qualche tipo ad altri; comunque non è necessario che la vittima riceva né la domanda né le minacce ( ad esempio, il caso di e-mail minacciose non lette).

Considerato che pronunciare  richieste di cambiamento è prerogativa della maggior parte dei gruppi di attivisti, l’utilizzo di tale legge contro gli attivisti per i diritti degli animali è una prospettiva inquietante.

Conspiracy

La polizia Britannica si avvale sempre  più delle accuse di cospirazione per rendere sempre più grandi e seri determinati casi, in particolare quelli  che coinvolgono un certo numero di persone. La cospirazione non costituisce reato di per sé, lo diviene soltanto se viene  seguita da uno di questi. Nel caso dei Blackmail3, l’accusa di  cospirazione si riferisce alla presunta volontà degli imputati a ricattare.

Cosa si intende per conspiracy?

La cospirazione è un piano di azione che riguarda chi lo realizza o altri che possono prendervi parte allo scopo di infrangere la legge.

Non è necessario che qualcuno abbia intrapreso alcuna azione, solo il fatto di averlo pianificato costituisce reato.
Per trattarsi di cospirazione devono essere coinvolte almeno due persone,  per la legge così com’e’ non esiste un numero massimo di persone, la polizia può montare facilmente casi che coinvolgono un sacco di persone.
La polizia può inoltre seguire casi contro singole persone, anche se le prove a loro carico come individui sono spesso insufficienti.
In alcuni casi il rischio è di essere condannati per cospirazione anche in circostanze in cui i co-cospiratori vengano assolti o non risultino identificati.
Il reato di cospirazione si aggiunge così alle accuse;  il fatto di definirla una cospirazione e di includere più imputati fa sembrare il crimine più grave e meritevole di sentenze di reclusione più aspre.

COSA POSSIAMO FARE

Aiutaci a diffondere la vicenda dei Blackmail3 e della repressione che questi attivisti per la Liberazione Animale stanno subendo in Inghilterra. Con il vostro aiuto possiamo contribuire a dare forma ad un network di solidarietà e costruire un fronte unito di resistenza.

Come Aiutare a distanza:

Condividendo la pagina web dei Blackmail3

Spedendo messaggi e-mail di solidarietà a info@blackmail3.org sia a nome di un gruppo a individualmente

Organizzando eventi e diffondendo la vicenda dei Blackmail3 ad incontri e riunioni di gruppi locali

Rimanendo aggiornati sull’andamento degli eventi e rispondendo con iniziative ai nuovi sviluppi

Facendo donazioni (Blackmail3, Kebele Community Co-operative, 14 Robertson Road, Easton, Bristol BS5 6JY ) oppure organizzando raccolte di fondi da destinare alla causa dei Blackmail3

Siamo disponibili a fornire assistenza o consigli sulle modalità organizzative degli eventi di raccolta fondi e di informazione sulla vicenda.

PER METTERSI IN CONTATTO CON Blackmail3.org : info@blackmail3.org

Perché gli aiuti di natura finanziaria sono importanti?

Gli imputati si troveranno costretti a dover sostenere numerose spese nel corso dello svolgimento del processo, tra questi: riparazioni dei danni arrecati dalla polizia durante i raids nelle loro abitazioni, sostituzione di apparecchiature confiscate, costi di viaggio per incontrare i propri difensori e per apparire alle udienze. Il decorso del processo impatterà la capacità degli imputati di mantenere in maniera adeguata una fonte di reddito attraverso una attività lavorativa. Oltre alle normali questioni finanziari e che gli imputati si troveranno a dover far fronte essendo coinvolti in un caso di questa portata, i due di loro che si trovano ancora in Olanda hanno di fronte a se anche l’incertezza economica rappresentata dalla prospettiva di vedersi estradati in Inghilterra.

STATEMENT

We are Associazione D’Idee Onlus https://associazionedideeonlus.wordpress.com/ a small but busy group of antispeciesist activists from central Italy and we would like to express our full support to the cause of the Blackmail3 as we believe that fighting against animal exploitation is not only a moral must for compassionate people with a taste for radical change but it represents today the number one challenge so to bring forward the global agenda for social justice as well.
Animal Liberation means Human Liberation, from tiranny, discrimination, injustice and ignorance.
More people than ever around the globe are today no longer blind to the infinite sufferings of our non human brothers and sisters in the breeding plants, in the laboratories, in the slaughterhouses, by the hands of the farming, the entertaining and the fashion industries. This is so also because of the relentless effort and the commitment of activists like Debbie, Natasha and Sven.
The example and the dedication to the ideas we share displayed by the Blackmail3 can only be ispirational for the lot of us so to carry on with our activities and to multiply our numbers.
There is still so much work to do, so much truth to be uncovered for all to see.
We wish our three friends to be able and defend themselves against this ridicule set of accusations and, as our friend IFEEL recites in one of his raps to continue to ” fly like butterflies and to sting like bees ” in their struggle for freedom.

locandina fuksia DEFINITIVA

Per ascoltare e scaricare la musica di Maxime / To listen and to download Maxime’s music http://www.maximeginolin.com/en/music/

Per i video di Maxime AKA Magic Jack / to watch any video by Maxime AKA Magic Jack : http://www.youtube.com/user/magicjackproduction?feature=watch

Qui è possibile vedere il video del concerto di Maxime a Toulouse @   http://www.nocageartfest.org/ che si è tenuto nel Novembre scorso/ Here is available to watch the concert by Maxime held last November @ Toulouse NOCageArtFest  http://youtu.be/5Vt5BhxFkWk

Per maggiori informazioni  contattare il 3281544997 / For more info on   do contact 3281544997

locandina Maxime a GRFACEBOOK EVENT

https://www.facebook.com/events/440710692723755/?ref=22

Clip relativa ad una componente della nostra iniziativa in centro https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2013/08/22/imperialismo-a-tavola/
a seguire questo ” pezzo ” i presenti hanno potuto godersi ALMA su maxischermo autoprodotto http://youtu.be/9HsgHVeqIaU

McDonalds e le efferate crudeltà e violenza che ne distinguono le pratiche, BOICOTTIAMOLI!

Una nuova, inedita, vicenda di brutali, sistematici maltrattamenti e crudeltà, documentata attraverso riprese celate degli attivisti dell’organizzazione statunitense Mercy for Animals http://www.eggmcmisery.ca/ inchioda alle sue responsabilità la catena di ristoranti multinazionale McDonalds e i suoi fornitori ufficiali di uova.

Questo video è stato utilizzato da un noto network in prima serata nel corso di un programma investigativo televisivo seriale http://www.ctvnews.ca/w5/undercover-investigation-reveals-horrific-conditions-within-egg-industry-1.1503296
Nel filmato, girato ad Alberta, si testimoniano atti di ingiustificabile ferocia da parte degli addetti tra i quali:

* Migliaia di galline da uova rinchiuse all’interno di minuscule gabbie fatte di sottili sbarre di metallo all’interno di batterie adibite allo sfruttamento intensive degli animali. Confinate in uno spazio individuale della superficie di un foglio di risma A4 ( cm 21 per cm 29 ) nel quale le malcapitate “vivranno” per intere le loro misere esistenze, incapacitate a dispiegare le ali, camminare, covare e ingaggiare in qualunque attività loro naturali.
* Operatori ( ma sarebbe più congruo definire questa gente torturatori ) che sbattono violentemente le teste degli animali contro superfici di ogni genere per poi gettarli ancora coscienti dentro predisposti sacchi della spazzatura e lasciati soffocare lentamente
* Animali intrappolati, rimasti gravemente feriti o menomati negli ingranaggi meccanici in movimento dei macchinari che li contengono durante il ciclo di sfruttamento lasciati morire senza alcuna attenzione, senza pietà alcuna.
* Animali morti lasciati decomporre negli stessi spazi in cui sono detenute le galline ancora in vita le quali continuano a posare uova che verranno poi immesse nel mercato e/o processate nella produzione di cibo da vendere nei ristoranti McDonalds

Gli abusi su questi animali sono del tutto simili a quelli documentati in altre circostanze da Mercy for Animals e da altre organizzazioni in differenti locazioni e aziende che operano per fornire uova alla nota catena fastfood negli Stati Uniti, agli impianti di Sparboe, ad esempio http://www.mcdonaldscruelty.com/

Le galline sono animali intelligenti, sensibili e inquisitivi. Eppure a milioni vengono obbligati alla detenzione e a continui abusi per tutta la durata delle loro esistenze. Nelle condizioni di prigionia descritte i muscoli e le ossa di questi animali si deteriorano per la cronica mancanza di esercizio e di occasioni di socialità, per loro soltanto miseria e deprivazioni.

Gli allevamenti intensivi sono strutture così crudeli che sono già state riconosciute tali e conseguentemente bandite in numerosi paesi nel mondo, nell’a Comunità Europea, in Svizzera, in Nuova Zelanda e negli stati americani del Michigan e della California.
Nonostante ciò McDonalds condona e promuove questa politica di oppressione, tortura e morte continuando ad acquistare uova da questo tipo di allevamenti industriali.

prisoners

Benché in Europa McDonalds si sia “piegata” alla rinuncia a questo particolarmente efferato sistema di sfruttamento delle galline a causa di una più stringente normativa vigente in questi paesi, il fatto che continui ad adottarla in altre parti del mondo la connota come una azienda senza scrupoli, senza una morale, orientata esclusivamente alla massimizzazione del profitto, votata alla distruzione della vita senziente per soddisfare i propri disegni di dominio globale sui mercati.

Gli Animali non sono prodotti, la vita non ha prezzo, diventare VEGAN e boicottare gli sporchi interessi di TUTTE le multinazionali e delle industrie alimentari un imperativo etico.

Le galline che possiamo comunemente osservare originano da una specie che risiedeva in piccoli gruppi di dieci/dodici individui nella giungla. Persino dopo migliaia di anni di domesticazione forzata questi animali conservano il naturale istinto che distinguevano i loro antenati selvatici, gli stessi desideri, i medesimi comportamenti. Amano costruire nidi, lisciarsi le piume col becco e andare alla continua ricerca di cibo. Trascorrono la notte accovacciate in compagnia e in posizioni di rilievo rispetto al suolo per sentirsi sicure dai predatori.

Le galline che possiamo comunemente osservare originano da una specie che risiedeva in piccoli gruppi di dieci/dodici individui nella giungla. Persino dopo migliaia di anni di domesticazione forzata questi animali conservano il naturale istinto che distingueva i loro antenati selvatici, gli stessi desideri, i medesimi comportamenti. Amano costruire nidi, lisciarsi le piume col becco e andare alla continua ricerca di cibo. Trascorrono la notte accovacciate in compagnia e in posizioni di rilievo rispetto al suolo per sentirsi sicure dai predatori.