Archivio per la categoria ‘Free269’

Mercy-for-Animals-Nathan-RunkleTJ Tumasse ha trascorso più di sei anni a lavoro nella realizzazione di investigazioni celate all’interno di fattorie, mattatoi  e zoo negli Stati Uniti per conto di Mercy for Animals ( MFA) e di altre organizzazioni. Le sue riprese hanno esposto la verità dei fatti nei luoghi di sfruttamento e sterminio dove si è trovato ad operare ed hanno condotto alla condanna diretta di alcuni tra i responsabili più callosi dei crimini contro gli animali detenuti in questi luoghi.

Adesso, non più attivo sul fronte delle riprese video clandestine, TJ si stà preparando per lavorare su altri progetti insieme ad Animal Legal Defense Fund, una organizzazione che si occupa di fare leva , attraverso il lavoro documentale realizzato in questi anni che testimonia dell’immane sofferenza dei nostri fratelli non umani per mano dell’industria agro alimentare, su una rinnovata etica pubblica così che tale nuova percezione conduca all’introduzione di leggi e normative maggiormente severe nei confronti di chi si rende responsabile di gravi atti di abuso sugli animali.

TJ è passato al vegetarianismo in seguito ad una presa di coscienza sul senso che noi umani assegniamo alla vita e con quanta leggerezza non ne riconosciamo lo stesso valore nelle nostre relazioni con le altre specie. A questo evento drammatico è seguita la scelta vegana dopo la lettura di Animal Liberation di Peter Singer, il quale testo gli ha fatto aprire ulteriormente gli occhi ( e il cuore ) sulla cultura della violenza e della sopraffazione rappresentata dall’ideologia Specista che governa la civiltà umana nell’era del capitalismo globale che stiamo vivendo.

TJ

Presentiamo la traduzione dell’intervista a TJ Tumasse pubblicata on line da The Thinking Vegan il 17 Settembre 2014.

Che cosa ti ha ispirato a diventare un operatore clandestino, che tipo di aspettative avevi quando hai compiuto questa scelta e in quale misura i riscontri che hai documentato sono sovrapponibili a queste?

Per qualche ragione mi sentivo forte e motivato abbastanza per immergermi in questa attività, ero molto giovane e ho dovuto faticare un po’ a mantenermi coerente con la mia identità. Mi sentivo abbastanza preparato per confrontarmi con la realtà delle stalle e del mattatoio per come me la immaginavo, ma da subito mi resi conto che le cose erano molto peggiori per gli animali, molto peggiori di ciò che immaginavo. All’epoca decisi che il miglior modo per lottare a fianco delle vittime dello sfruttamento specista era quello di operare clandestinamente nella raccolta di materiale da far filtrare fuori da questi circoli, mi assunsi direttamente la responsabilità di dare una voce agli animali e ogni volta che mi guardo indietro mi chiedo dove e come io abbia trovato la forza necessaria per realizzare questo delicatissimo tipo di lavoro, un lavoro che ogni giorno mi metteva alla prova duramente esponendo la mia incolumità fisica a possibili incidenti dovuti al contatto continuo con i macchinari in uso in questi impianti. Ho fatto tutto questo così che le persone le quali consumano quotidianamente i prodotti alimentari derivati da questi orribili processi di sfruttamento e di smontamento dei corpi senza alcun ragionamento di natura critica potessero gettare un sguardo “altro” da quello offerto loro dal Sistema.

Sono davvero toccato in maniera vivida dai risultati ottenuti dalle tue investigazioni, in particolare dall’odiosa ricorrenza da parte degli addetti a pratiche di ingiustificabile crudeltà e violenza a spese degli animali presentate dai filmati pubblicati da MFA. Questi documenti video sono terribilmente duri da guardare, quale è stata la tua esperienza nel testimoniare tali scene di depravazione e terrore in prima persona?

L’incubo in cui sono costretti gli animali negli impianti e negli allevamenti industriali non è traducibile in parole. Nessuno, tra coloro che guardano quelle immagini, è in grado di vedere, annusare, gustare o sentire quegli scenari senza trovarsi esattamente contenuti all’interno di quel contesto. Non esistono video, fotografie o narrazioni sufficentemente capaci di trasmettere l’inferno nel quale gli animali vivono ogni momento, ogni giorno della loro vita. Ciò che ho testimoniato in maniera diretta mi ha segnato per sempre.

Come sei riuscito a gestire i tuoi assetti psichici e fisici durante il lavoro undercover , hai forse messo a punto un dispositivo emotivo che consentisse una elaborazione sana delle terribili situazioni in cui ti sei trovato ad operare?

Sono riuscito a non venire travolto dalla realtà attraverso l’ascolto della musica e la ricerca di sostegno emotivo da parte di chi era in grado di offrirlo. Tieni conto che durante lo svolgimento dei turni di lavoro in questi luoghi, data la natura della tua missione, devi apparire come una persona completamente diversa da te stesso, altrimenti non ce la puoi fare. Devi continuamente rinforzare la nozione che ti trovi la dentro per contribuire ad attuare un progetto di denuncia, di innescare un corso di cambiamenti che non potrebbe compiersi senza la miseria personale di dover vedere soffrire in modo tanto atroce migliaia di creature verso le quali tu nutri sentimenti di compassione e di amore.

Come ti spieghi gli abusi sugli animali compiuti dalle persone che lavoravano con te? Da cosa deriva tale atteggiamento di disconnessione emotiva e di deliberato sadismo? Sei mai entrato nell’argomento con qualcuno di loro?

Le persone che lavorano in questi posti non hanno altra scelta che continuare a farlo così da procurarsi i mezzi economici per mantenere le proprie rispettive famiglie. Le aziende che li impiegano impongono loro di operare in condizioni e con dei tempi che trovo disumanizzanti. Sono davvero in pochi quelli che godono a tormentare gli animali e ad aggiungere dolore alle loro già infelici esistenze e, principalmente grazie ai filmati che siamo riusciti a realizzare, intendiamo colpire sia quegli individui responsabili di tali atti che le compagnie le quali gestiscono gli impianti per realizzare un utile. Se togliamo il premio economico, se rimuoviamo il profitto dall’intera equazione, l’abuso degli animali per mano di questi imprenditori finirà. Se smettiamo di acquistare i prodotti ottenuti da questi signori in maniera tanto delinquenziale le loro aziende capitoleranno, per questo divenire vegani è tanto importante.

Cosa diresti a coloro i quali sostengono che gli altri animali non posseggono una coscienza di se stessi, che non comprendono quanto sta loro accadendo, che, in verità, non sono che delle macchine e che quindi possono venire maltrattati e uccisi?

Le persone che affermano tali concetti evidentemente non sono mai state in un mattatoio. Quando guardi negli occhi uno degli animali che sta per essere ucciso, un essere dotato della capacità di avere paura e di percepire la fine imminente, quando li senti piangere, proprio come faremmo noi Umani in circostanze analoghe, ti rendi conto di quanto, come noi, si oppongano alla sorte imposta loro, di quanto desiderino vivere quell’unica possibilità di vita che ha donato loro la Natura. Ho osservato nel comportamento di queste creature molta dignità e nobiltà di spirito anche di fronte alla disperata conclusione che non avrebbero avuto scampo e spero di possedere almeno una frazione della loro caparbia volontà di resistenza quando arriverà il mio momento di congedo da questo mondo. Non è più possibile negare agli altri animali l’abilità di provare emozioni tali quali la paura e la gioia, ed è soltanto attraverso la lente distorta dello Specismo che si continua a farlo.

Ti sei espresso in termini definitivi circa la responsabilità del Sistema per la violenza sistematica che distingue la produzione di cibo piuttosto che focalizzarti nella co-responsabilità degli addetti che la perpetuano direttamente, sostieni inoltre che dobbiamo fare presa con le nostre argomentazioni sui consumatori per minare le potenzialità di realizzo di un profitto da parte delle aziende coinvolte, puoi elaborare ulteriormente il tuo pensiero?

La sofferenza degli animali è sistematica, appunto, in quanto ingranata nell’apparato di dominio che la nutre e che la rende possibile, il motivo di tutto questo è il profitto. Il fatto incontrovertibile è che la domanda per prodotti sempre più economici derivati dallo sfruttamento dei corpi degli animali è la vera responsabile delle conseguenze per questi ultimi. Il meccanismo primario da mettere in discussione è quello che consente la soddisfazione di tale domanda. E’ diretta responsabilità del consumatore divenire consapevole che attraverso i suoi acquisti sostiene una industria fondata sulla schiavitù e sul tormento. Ottenere “condanne esemplari” nei confronti di coloro i quali si rendono direttamente artefici dei peggiori, premeditati abusi sugli animali non farà che fornire un alibi ai consumatori i quali, rassicurati da tali dinamiche, continueranno a consumare prodotti carnei e derivati dallo sfruttamento intensivo degli animali senza alcun rimorso. Abbiamo bisogno di lavorare verso il raggiungimento di obiettivi a più lungo termine, abbiamo bisogno di continuare a mostrare a questi consumatori che con le loro scelte alimentari sostengono un complesso basato sulla violazione dei corpi e sullo sterminio e che queste pratiche sono indiscutibilmente crudeli, non necessarie e che causano immensa angoscia e dolore a dei soggetti senzienti.

mercy 2In molti, venuti a contatto con i documenti video realizzati da attivisti come te, decidono di cambiare le loro abitudini nei confronti di determinate aziende, marchi o metodi di produzione piuttosto che smettere di sostenere l’intero comparto agro alimentare responsabile della violenza sugli animali. Come credi che possiamo trasmettere l’idea che TUTTE le aziende che trafficano animali, che TUTTI i marchi che commercializzano i prodotti derivati dalla schiavitù degli animali, che TUTTI gli allevamenti, che siano questi industriali o a conduzione familiare, sono fondamentalmente imprese indifendibili dal punto di vista etico? Quale strategia occorre raffinare per centrare il nostro obiettivo in questo senso?

Credo che ogni persona abbia la possibilità di comprendere che qualunque creatura senziente possiede il diritto conferito loro dalla Natura a vivere la propria vita. Dobbiamo mostrare al mondo che anche gli altri animali desiderano sottrarsi alla paura e al dolore proprio come noi. Il fatto che da qualche anno il termine Specismo sia presente nei dizionari e che con frequenza la sua essenza maligna venga paragonata a fenomeni quali il Sessismo e il Razzismo dimostra che le cose stanno cambiando in un moto evolutivo anche se molto lentamente. Le modalità impiegate per   ucciderli, i metodi più o meno umani con cui li trattiamo testimoniano COMUNQUE l’oppressione imposta da un ente forte ( l’Umano ) su di un ente vulnerabile ( l’Animale ) e questo rapporto non può che essere sbagliato. La pratica del Veganismo è la chiave di volta e, nonostante la maniera con cui siamo presentati dai media e dai nostri oppositori, non c’è nulla di estremo nell’esercizio della compassione e dell’amore per tutto il mondo vivente.

Per concludere, adesso che non ingaggi più in operazioni celate volte a documentare gli orrori nei luoghi di sfruttamento degli altri animali, quale è il tuo programma per il futuro?

Spero di poter mettere a frutto la mia lunga esperienza per continuare instancabilmente il lavoro a sostegno di tutti i miei fratelli e sorelle altro-da-umani, non la smetterò mai di battermi per loro.

Correntemente sto lavorando con Animal Legal Defense Fund nella progettazione e nell’attuazione di un nuovo tipo di impegno in ambito investigativo. Mi dedicherò all’opera di formazione di giovani attivisti che desiderano intraprendere questo tipo di attività, cercherò di aiutare loro a documentare crudeltà e abusi come ne accadono nei luoghi dello sfruttamento così da sortire nel pubblico che fruirà del nostro lavoro una risposta adeguata al problema dello sofferenza degli animali e a sollecitare una maggiore presa di coscienza in rispetto a quanto di concreto ogni uno può fare per decretare la fine di tutto questo.

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The Butchers Inhumanity. ( in lingua inglese )

antispeciesism

Traduzione dell’articolo.

( spunti dalla lettura di ) Sulla cattiva strada.
Il legame tra la violenza sugli animali e quella sugli umani

Saggio di Annamaria Manzoni ( Sonda edizioni)

http://www.sonda.it/annamaria-manzoni/

Il male è tutto ciò che fa soffrire gli esseri senzienti: la violenza che distingue ogni singolo atto di aggressione è il comune denominatore che unisce le vittime della sofferenza inflitta agli animali umani e non umani: le crudeltà di cui questi ultimi sono oggetto non deriva sempre dal sadismo individuale di alcuni soggetti insani, ma spesso dall’insanità istituzionalizzata che si accanisce sui corpi a norma di legge nei luoghi noti di sterminio: territori di caccia, macelli, allevamenti, laboratori di vivisezione, dietro le quinte dei circhi.

In questa prospettiva ecco materializzarsi il filo che unisce queste realtà a tutte le altre che hanno come vittime gli umani: territori di guerra, prigioni, ospedali psichiatrici giudiziari, metodi educativi autoritari (…) le interconnessioni tra tutte le forme di violenza manifesta sono innegabili, legali o illegali che siano, come una ragnatela si ampliano e si contagiano reciprocamente.

Facciamo la connessione, ogni tipo di discriminazione e di violenza ai danni di una categoria, di una specie, di una etnia, di una minoranza originano dal medesimo insano impulso votato al delirio di onnipotenza e a quello di dominio con la forza su chi non può difendersi.

Essere vegani e nutrire sentimenti di empatia e di considerazione per gli altri animali OGGI deve coincidere con la capacità di fare altrettanto con gli esseri umani.

Il Video della performance a Grosseto 26.9.2013 https://vimeo.com/75616795

Perchè 269

“269” è un vitello nato in un allevamento per la produzione di latte vaccino in Israele.
In quanto attivisti per la liberazione animale marchiando il numero a lui assegnato sui nostri corpi intendiamo esprimere solidarietà a tutte le vittime dell’olocausto quotidiano che si consuma nell’indifferenza dei più nel mondo.

Dalla prima operazione di marchiatura a fuoco su degli umani che si svolse il 2 di Ottobre 2012 a Tel Aviv, attivisti per la liberazione degli animali ingaggiano periodicamente in numerose città del mondo nella stessa performance, un atto, quello della marchiatura a fuoco per sottolineare un grado di empatia nei confronti degli altri animali abusati e sfruttati dalla razza umana.

Gli animali occupano il piano più basso nel sistema gerarchico che regola la società moderna, la loro la categoria di individui senzienti che maggiormente subisce l’oppressione e la crudeltà del più forte, la discriminazione di specie trasmessa di generazione in generazione dagli uomini, in maniera acritica, alle spese di tutti gli animali non umani provoca una disconnessione tra noi e la natura che ci accoglie e che ci nutre, questo processo di distacco crea una cultura di schiavitù e di incuria generalizzata che guasta in modo irrimediabile la nostra capacità di mediare e di valorizzare le differenze che ci distinguono.

Gli attivisti 269 si lasciano marchiare a fuoco nello stesso, medesimo modo con cui gli animali vengono marchiati loro malgrado nelle fattorie e negli allevamenti in tutto il mondo.
Questo anonimo vitello maschio, di scarso valore per l’industria alimentare che sfrutta sua madre per estrarre il latte che avrebbe dovuto costituire la sua dieta naturale, resterà immortalato sui corpi di molti di noi e forse tale messaggio di solidarietà, tale atto di attenzione e di amore, riuscirà in qualche modo a cambiare in maniera evolutiva lo sguardo alla vita senziente non umana che generalmente gli rivolgiamo e ad accordare loro pari diritti e dignità.

Nessuno dovrebbe venire sfruttato per la soddisfazione egoistica e per i desideri sfiziosi di una determinate categoria di viventi alle spese di altre, la vita non può venire mercificata, il significato simbolico assegnato dall’industria alimentare all’atto della marchiatura, come avviene ogni giorno nei suoi impianti, al momento cioè in cui QUALCUNO diventa QUALCOSA è proprio ciò contro cui noi intendiamo combattere sul piano ideologico e culturale.

Ogni anno, più di 80 miliardi di animali, senza contare le creature marine, vengono uccisi dopo una vita di schiavitù e di miseria, senza pietà, a causa dell’ignoranza, della cupidigia e della mancanza di compassione verso i più deboli, quest’ultimo, noi crediamo, è il valore che più di altri dovrebbe guidarci nelle relazioni “inter” e “intra” specifiche.
Quello della compassione è il valore che, da solo, può sradicare il pensiero unico che sembra permeare e dominare la società dei consumi in cui viviamo.

La PAURA è PAURA, il SANGUE è SANGUE, la SOFFERENZA è SOFFERENZA.

Fermiamo questa follia e costruiamo un futuro prossimo in cui il genere umano possa svegliarsi e comprendere che ( anche ) CHI non ha un nome mantiene inalterata la capacità di desiderare la libertà, di amare e di soffrire in maniera del tutto simile alla nostra.

L'unica Differenza è la tua Attitudine

a 269Life inspired image

Ecco  il testo dell’articolo del Luglio scorso apparso sul Mariv, uno dei principali quotidiani israeliani, che tratta della liberazione, con una operazione clandestina, del vitello 269

articolo news israeliano 269 liberato

http://www.nrg.co.il/online/1/ART2/501/132.html?hp=1&cat=402

Quattro mesi dopo la liberazione di 105 galline da un allevamento, gli attivisti del movimento Free269 hanno colpito ancora, questa volta in una operazione che calza a pennello i loro riferimenti culturali. Un comunicato anonimo spedito alla nostra redazione informa che il vitello numero 269, l’individuo che ha ispirato l’intero movimento, è stato liberato dagli attivisti in seguito ad una operazione di infiltrazione nella fattoria che lo deteneva momenti prima che venisse condotto alla macellazione.
Questo atto di liberazione è stato concepito ed eseguito da tre membri del movimento. “Non ho niente a che fare con questa particolare operazione” ha dichiarato il fondatore di Free269 Sasha Boojor, “ ciò che unifica e definisce l’essenza degli attivisti del nostro movimento è l’idea che ogni animale dovrebbe essere reso libero dalla vita di sofferenza a cui sono condannati ed ogni uno di coloro i quali si rifanno a questo convincimento non fanno che metterne in pratica il concetto in base alla loro libera iniziativa”.

Secondo quanto contenuto nel comunicato anonimo, l’operazione cominciò dopo un mese di raccolta di informazioni e di appostamenti. Gli attivisti sono riusciti a tagliare delle sbarre di ferro dalla gabbia nella quale era detenuto, insieme ad altri,  il vitello, raggiungendolo nello spazio dove si trovava. Gli attivisti dichiarano che dopo una dura lotta con l’animale sono riusciti a dirigerlo dentro ad un automezzo nelle vicinanze con l’ausilio di una fune per poi andarsene con lui dall’area dove sorge l’impianto. Il vitello è stato poi trasportato in un luogo sicuro dove pian piano si stà ristabilendo dalla lunga prigionia.

269 profilo fb lucia

Il movimento Free269 ha soltanto pochi mesi ed è stato fondato in Israele nell’ottobre dello scorso anno, mentre l’idea che lo promuove e che lo anima risale al maggio 2012, data in cui il vitello che gli ha dato il nome venne alla luce in un allevamento per la produzione di carne, “da allora – continua Sasha Boojor – lo abbiamo tenuto d’occhio e, durante una delle nostre visite più recenti, notammo che egli era stato spostato altrove. Preoccupati che potesse essergli accaduto qualcosa di brutto lo abbiamo cercato fino a che uno dei nostri compagni, Tal Gilboa, approcciato il manager dell’impianto, gli fu riferito che il vitello n. 269 era stato portato in un luogo specifico in cui avrebbe dovuto ingrassare rapidamente prima della macellazione. Da allora abbiamo continuato a monitorarlo. A Luglio sarebbe dovuto essere avviato al macello…è stato davvero salvato in extremis” – continua Boojor.

“Dal momento in cui la notizia dell’avvenuta liberazione del vitello è stata diffusa dal sito del movimento si è osservata una notevole, estatica, presa d’atto da parte di attivisti e simpatizzanti da ogni parte del globo. Questa operazione ha rappresentato un evento storico e mi auguro che divenga fonte di ispirazione in tutto il mondo” – continua  Boojor.

Il movimento Free269 ha condotto numerose azioni di protesta radicali per divulgare il proprio messaggio di amore a Tel Aviv, incluso il più noto, nel corso del quale I volontari che hanno preso parte ad una performance in strada si sono lasciati marchiare a fuoco il numero 269 sulle braccia. Da allora il movimento ha assunto una visibilità globale e azioni simili sono state riprodotte, utilizzando modalità e scenografie delle più varie, in almeno altre 60 città nel mondo da altrettanti gruppi che hanno seguito il modello israeliano di fare attivismo radicale.

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Un’altra delle azioni condotte a Tel Aviv è consistita nella posa in opera di teste tagliate di diversi animali cosiddetti “da reddito” in alcune fontane cittadine  durante la notte insieme all’introduzione nelle loro acque di polveri coloranti che ne resero l’aspetto “rosso sangue”, queste operazioni ebbero grande risonanza e si scatenò un dibattito pubblico sulla questione dei macelli, ci furono anche una serie di arresti.

fountain
Il vitello 269 era soltanto uno degli individui destinati ad una vita e ad una sorte terrificante, in maniera tragica, milioni di questi animali soffrono similmente per mano dell’uomo e per conto dell’industria alimentare che ne commercializza i corpi.

Il vitello 269 è stato liberato, ma l’obiettivo primario del nostro movimento è quello di liberare TUTTI gli animali reclusi e di sottrarli ad un destino di sofferenza e morte” – conclude  Boojor.

Ecco alcune fasi della liberazione, fonte : https://www.facebook.com/269calf

Ecco alcune fasi della liberazione, fonte : https://www.facebook.com/269calf

269 nella sua nuova dimora, nello scatto coi suoi liberatori

269 nella sua nuova dimora, nello scatto coi suoi liberatori

Per informazioni ulteriori sulla filosofia che anima il movimento: https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2013/03/

http://269life.com

Free269 Su You Tube :

https://www.youtube.com/user/269lifecom?feature=watch

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269 è un gruppo di attivisti per i diritti degli animali che ha iniziato una Campagna e che cura una pagina web http://269life.net/  ed una su Facebook http://www.facebook.com/269calf  , il numero 269 che è stato impresso a fuoco sulla pelle degli attivisti era il numero designato per un vitello prigioniero in un allevamento in Israele. Questo anonimo animale resterà per sempre immortalato sui corpi di chi si è lasciato marchiare e forse tale messaggio di solidarietà riuscirà a favorire un nuovo modo di vedere gli animali non umani.

Nessun altro essere senziente dovrebbe venire sfruttato per soddisfare i desideri degli umani, è per questo che è stato scelto di ricalcare tale preciso metodo di mercificazione di esseri viventi, così da trasmettere precisamente questa idea.

La ragione principale per cui è stata fatta questa Campagna è che, così com’e’, il movimento per i diritti degli animali coi suoi toni troppo levigati, non può continuare, è tutto troppo convenzionale. Se andiamo a esaminare i successi storici del movimento ci rendiamo conto quanto tutto sia “troppo poco” o realizzato “troppo tardi”. Non possiamo più aspettare perché ogni secondo di attesa significa orribile sfruttamento e uccisione di animali innocenti http://www.adaptt.org/killcounter.html

C’e’ bisogno di maggiore azione e di una azione più incisiva.

L’olocausto quotidiano non può continuare mentre sediamo e sorridiamo alle persone che lo causano. Questa terribile situazione richiede una  soluzione più veloce  e creativa di quanto non lo siano gli atti di distribuire dei  pieghevoli informativi, cliccare “mi piace” sull’ennesima pagina di Facebook o partecipare ad un’altra manifestazione animalista.

L’iniziativa della marchiatura a fuoco è un esempio di come si può tentare di massimizzare l’impatto delle nostre idee a livello complessivo, ma non è il massimo che possiamo fare. Questa azione è sorretta da una strategia che tiene in considerazione la realtà globale, non quella locale.

L’Olocausto Animale è di dimensioni enormi e si consuma in ogni paese, in ogni cultura, per questo occorre che si cominci ad affrontare il problema globalmente piuttosto che localmente, altrimenti non cambierà mai niente. Dobbiamo riuscire ad essere ancora più efficienti, dobbiamo fare tutto ciò che è possibile fare per gli animali.

La reazione più comune osservata in chi assiste alle iniziative di marchiatura degli attivisti è quella dove si esprime “shock”, ma i video realizzati e postati sulla rete attraggono tante più persone di quanto non si riesca a fare nelle piazze e quello stesso “shock” si riscontra nell’altissima risonanza registrata in termini di diffusione di questi materiali e di copertura da parte dei media.

Con queste iniziative e con l’emissione dei relativi video sulla Rete possiamo contemplare il raggiungimento di milioni di persone in tutto il mondo  https://www.youtube.com/results?search_query=269%2Bbranding&oq=269%2Bbranding&gs_l=youtube.3…51461.52082.0.52353.2.2.0.0.0.0.91.181.2.2.0…0.0…1ac.1.yvcY_Jb_yWo

I commenti che si raccolgono intorno alla pubblicazione in Rete di questi materiali si dividono in due ceppi, quelli positivi del tipo “bellissima manifestazione, vi supporto!” e quelli negativi in cui si accusano gli attivisti di essere dei fanatici.

Occorre rendersi conto che il potenziale che qualcuno raggiunto dal nostro messaggio diventi vegan e che cominci a supportare la lotta contro lo sfruttamento degli animali non dipende dal tipo di azioni che facciamo. In qualsiasi tipologia di azione si incontrano gradi di opposizione, anche per quelle “morbide”, anche quando si volantinano le persone per la strada. Il punto è che le persone le quali non sono interessate al benessere degli animali ( la stragrande maggioranza delle popolazioni umane ) rimarranno oppositori alle nostre idee indipendentemente da come le spargiamo, non riusciremo mai a fare diventare vegan quel tipo di persone. Allo stesso tempo, coloro i quali decidono di abbracciare questa filosofia, lo faranno comunque e a prescindere da noi. Questa è la ragione per cui gli attivisti che aderiscono alla rappresentazione delle loro idee attraverso tali iniziative decidono di farlo, sappiamo che  metodi diretti e scioccanti di fare attivismo non scoraggerebbero mai qualcuno che avesse  potenzialmente un interesse a partecipare nella lotta per la liberazione degli animali. Queste azioni, da molti ritenute controproducenti, attraggono invece una esposizione mediatica e globalmente significativa con un minimo di tempo e di denaro investiti.

Il movimento per i diritti degli animali più tradizionalista cerca capri espiatori su ogni frangente nel tentativo di identificare le ragioni della propria scarsa incisività, li cerchiamo sui contenuti del nostro messaggio, incolpiamo la Cultura dominante, oppure l’Educazione e questo perché non vogliamo fronteggiare la verità: le persone se ne fregano.

Ci lamentiamo che le persone dovrebbero aprire gli occhi e divenire maggiormente consapevoli sugli orrori dell’Olocausto Animale, adesso è arrivato il momento che anche il Movimento arrivi a fare la stessa cosa. Nessuno può alienarsi le volontà concordi degli altri con le proprie azioni, alla maggioranza degli “altri” non gli importa niente della nostra ideologia punto e basta, anche per questo è fondamentale che l’intero Movimento sostenga le azioni giudicate più estreme senza considerarne compromessa la carica etica che da loro slancio.

Uno degli scopi della campagna 269 è quello di “parlare” agli attivisti per i diritti degli animali, questo tipo di manifestazioni sono portatrici di un messaggio ai tanti non-specisti tra loro.

I più autentici attivisti sono coloro che non mirano soltanto al loro  egoistico “sentirsi a posto” ma quelli che intendono raggiungere obiettivi definitivi in rispetto alla fine dello sfruttamento degli animali. Noi parliamo a quegli attivisti che non si sono attivati né per motivi di salute né per motivi di dieta personale, ma per un obiettivo di Giustizia.

Noi desideriamo aprire un canale di confronto con chi si batte in maniera davvero rivoluzionaria attraverso le proprie pratiche di lotta a breve termine per la liberazione degli animali.

Sappiamo che il 99% delle persone non condividono questo obiettivo e in conseguenza a questo non diventeranno mai vegane per propria aspirazione. Abbiamo quindi il compito di non illuderci ma di coinvolgere nella lotta quei pochi che hanno le caratteristiche tali da consentirgli uno  sviluppo di  coscienza al problema dello sfruttamento degli animali, qualcosa deve cambiare per forza di cose.

Non sembra ci siano mai risorse economiche a sufficienza o un numero adeguato di attivisti non-specisti per portare avanti la nostra lotta e ottenere i risultati sperati, ma peggio di tutti, abbiamo contro il meno opportuno dei nemici: la gente, 7 miliardi di loro, i quali coltivano i più svariati interessi per mantenere schiavi gli animali e che sono così compromessi dal proprio egoismo che perfino le lunghe e complesse campagne di sensibilizzazione alla sofferenza degli animali che abbiamo svolto per tanti anni non sono riuscite ad intaccare questa loro condizione.

Il primo passo verso la risoluzione di un problema è il suo riconoscimento.

Forse non disponiamo ancora della soluzione facile e perfetta, ma di certo sappiamo che con i metodi tipici di fare attivismo non riusciremo a liberare gli animali. L’incremento nei livelli di consapevolezza media non risolverà il problema. Al massimo si recluterà qualche volto nuovo e si riscuoteranno simpatie, ma questo da sola rappresenta soltanto una frazione minima della quota di consenso utile tra la popolazione. Non ci scordiamo che quasi tutti sono al corrente dell’Olocausto Animale, ma che se ne fregano. Quindi è fondamentale che la smettiamo di ignorare questo dato perché tale attitudine “fa male” agli animali.

Noi ci auguriamo che le iniziative globali di marchiatura a fuoco, oltre che a far accrescere la cognizione del problema dello sfruttamento degli animali, incoraggi anche tutti quanti a divenire più attivi in maniera meno convenzionale. Se le cose dovessero rimanere come le conosciamo, l’Olocausto Animale non finirà mai.

Il secondo scopo di questa Campagna è quello di far arrivare il nostro messaggio di liberazione sempre a un maggior numero di persone così che esse riescano a conoscere le questioni che ci stanno a cuore  anche in luoghi dove fino ad ora non siamo riusciti ad arrivare. E’ per questo che puntiamo sulla distribuzione globale dei nostri documenti video, pubblicare su portali quali Youtube ci consente di ottenere statistiche molto incoraggianti in quasi ogni parte del mondo, allo stato attuale serve massimizzare il numero di utenti che ci seguono in ogni singolo paese.

Quando saremo riusciti a raggiungere questo scopo la nostra azione risulterà in un numero più cospicuo di vegani che hanno deciso di fare tale scelta per motivi etici, i quali con tutta probabilità rimarranno vegani per tutta la vita e possibilmente diverranno più attivi nella lotta per i diritti animali.

Crediamo inoltre che in questo modo aumenteranno i vegani che sono decisi a prendere parte nelle azioni  più eclatanti e di risonanza globale e che si affideranno all’organizzazione di eventi e ad attività meno comunemente  accettate anzichè impegnarsi nella solita azione informativo/dimostrativa.

L’aspettativa più confortante è che la metodologia adottata per le iniziative 269 si diffonda ovunque, in questi mesi ( Marzo 2013 ) stiamo notando numerosissimi avvenimenti che si pongono in essere sulla scia di quello originale dell’ottobre 2012 http://youtu.be/RA4q1pU957c e ci auguriamo che in questo preciso istante molti mangiatori-di-cadaveri riescano ad aprire gli occhi sul tremendo carico di sofferenza e di angoscia che le loro abitudini cagionano agli animali e, allo stesso tempo che sempre più attivisti riescano a divenire efficacemente strumentali  nel favorire tale processo.

Campagne definite da azioni non convenzionali come 269 trattano soltanto degli aspetti  morali pertinenti la condizione degli animali e la lotta per l’affermazione dei loro diritti e noi crediamo che questa sia la strada migliore per sperimentare nuovi modelli di contrasto allo specismo in un sforzo di opposizione indirizzata alla fine dell’Olocausto Animale.

Testo liberamente tradotto dall’inglese e adattato in forma discorsiva da una intervista di Gary Smith http://thethinkingvegan.com/ a un rappresentante del gruppo “269” di Tel Aviv

L’ iniziativa 269 a Grosseto : http://youtu.be/JZUb3tg-M_I