Perchè 269

Pubblicato: 8 settembre 2013 in 269, affari locali, antispeciesism, antispecismo, eventi, Free269, social justice, solidarietà, vegan
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Perchè 269

“269” è un vitello nato in un allevamento per la produzione di latte vaccino in Israele.
In quanto attivisti per la liberazione animale marchiando il numero a lui assegnato sui nostri corpi intendiamo esprimere solidarietà a tutte le vittime dell’olocausto quotidiano che si consuma nell’indifferenza dei più nel mondo.

Dalla prima operazione di marchiatura a fuoco su degli umani che si svolse il 2 di Ottobre 2012 a Tel Aviv, attivisti per la liberazione degli animali ingaggiano periodicamente in numerose città del mondo nella stessa performance, un atto, quello della marchiatura a fuoco per sottolineare un grado di empatia nei confronti degli altri animali abusati e sfruttati dalla razza umana.

Gli animali occupano il piano più basso nel sistema gerarchico che regola la società moderna, la loro la categoria di individui senzienti che maggiormente subisce l’oppressione e la crudeltà del più forte, la discriminazione di specie trasmessa di generazione in generazione dagli uomini, in maniera acritica, alle spese di tutti gli animali non umani provoca una disconnessione tra noi e la natura che ci accoglie e che ci nutre, questo processo di distacco crea una cultura di schiavitù e di incuria generalizzata che guasta in modo irrimediabile la nostra capacità di mediare e di valorizzare le differenze che ci distinguono.

Gli attivisti 269 si lasciano marchiare a fuoco nello stesso, medesimo modo con cui gli animali vengono marchiati loro malgrado nelle fattorie e negli allevamenti in tutto il mondo.
Questo anonimo vitello maschio, di scarso valore per l’industria alimentare che sfrutta sua madre per estrarre il latte che avrebbe dovuto costituire la sua dieta naturale, resterà immortalato sui corpi di molti di noi e forse tale messaggio di solidarietà, tale atto di attenzione e di amore, riuscirà in qualche modo a cambiare in maniera evolutiva lo sguardo alla vita senziente non umana che generalmente gli rivolgiamo e ad accordare loro pari diritti e dignità.

Nessuno dovrebbe venire sfruttato per la soddisfazione egoistica e per i desideri sfiziosi di una determinate categoria di viventi alle spese di altre, la vita non può venire mercificata, il significato simbolico assegnato dall’industria alimentare all’atto della marchiatura, come avviene ogni giorno nei suoi impianti, al momento cioè in cui QUALCUNO diventa QUALCOSA è proprio ciò contro cui noi intendiamo combattere sul piano ideologico e culturale.

Ogni anno, più di 80 miliardi di animali, senza contare le creature marine, vengono uccisi dopo una vita di schiavitù e di miseria, senza pietà, a causa dell’ignoranza, della cupidigia e della mancanza di compassione verso i più deboli, quest’ultimo, noi crediamo, è il valore che più di altri dovrebbe guidarci nelle relazioni “inter” e “intra” specifiche.
Quello della compassione è il valore che, da solo, può sradicare il pensiero unico che sembra permeare e dominare la società dei consumi in cui viviamo.

La PAURA è PAURA, il SANGUE è SANGUE, la SOFFERENZA è SOFFERENZA.

Fermiamo questa follia e costruiamo un futuro prossimo in cui il genere umano possa svegliarsi e comprendere che ( anche ) CHI non ha un nome mantiene inalterata la capacità di desiderare la libertà, di amare e di soffrire in maniera del tutto simile alla nostra.

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