Archivio per la categoria ‘sviluppo sostenibile’

La compagnia americana Monsanto, nota per avere prodotto il primo raccolto geneticamente modificato ha recentemente ammesso, per voce di uno dei suoi esecutivi più autorevoli, in un articolo apparso sul quotidiano inglese The Independent, che l’attuale fase di stallo nel processo di penetrazione dei mercati della loro tecnologia sarebbe dovuto ad un loro ingenuo eccesso di fiducia nella bontà di tale tecnologia.

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Hugh Grant sostiene che la Monsanto avrebbe dovuto pagare maggiore attenzione alla preoccupazione dei potenziali clienti in rispetto alla salubrità dei prodotti alimentari ottenuti attraverso la modifica dei geni di piante e semi promossa dalla multinazionale da quando questa particolare tecnica è stata introdotta prima negli USA 20 anni fa poi globalmente in tempi più recenti.

In particolare il dirigente della Monsanto ritiene che la compagnia abbia commesso un grave errore non riformulando il marchio OGM dopo che questo ha subito attacchi e demonizzazione sui media di mezzo mondo a seguito del fallimento nella commercializzazione dei suoi prodotti in gran parte dei mercati europei.

“A meno che l’attitudine pubblica nei confronti dei prodotti geneticamente modificati non cambi in tempi brevi – continua il signor Grant – non saremo in grado di sfamare una popolazione umana in costante crescita” – e conclude affermando che – “non c’e’ mai stata molta fiducia da parte dei consumatori nei prodotti alimentari originati dalle grandi multinazionali, in particolare, di quelle americane, mentre invece nei paesi in via di sviluppo ci sarebbe proprio bisogno di un rinnovamento su questo versante”.

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Hugh Grant si cala innocentemente nel mezzo al dibattito sui metodi e sugli esiti della tecnologia promossa dalla Monsanto asserendo che forse avrebbero dovuto posizionarsi maggiormente dalla parte di chi, al supermercato, continua ad esercitare una qualche scelta relativa all’acquisto o meno di cibo ottenuto con la controversa tecnica e considerare l’ipotesi che questi ultimi NON desiderano nutrirsi con alimenti largamente ritenuti innaturali e dannosi alla salute.
Secondo questo gentiluomo, nelle comunità dei produttori agricoli deve ancora essere fatto molto per spiegare ai consumatori da dove viene il cibo che acquistano e quanto reale sia la necessità di continuare a produrne sempre in maggiori quantità per soddisfare tutti.
Per fare questo occorre continuare a lavorare proprio come la Monsanto avrebbe fatto finora, attenendosi cioè ai dati scientifici forniti dai programmi di ricerca accreditati e alle regole imposte ai grandi produttori dai governi centrali.

L’atto di ingaggiare in un confronto sulla questione con le popolazioni a rischio di vedersi imposte determinate tecniche di produzione del cibo appare come un esercizio “astratto” al dirigente della multinazionale, il quale insiste che “ di compagnie come la nostra non potremo fare a meno se intendiamo combattere la fame nel mondo “.
Secondo alcune proiezioni attendibili basate sui livelli di crescita nella produzione di cibo da parte dell’agricoltura industriale negli ultimi 15 anni, circa il 70% di questo proviene dalla conversione a terreno agricolo di porzioni di territorio fino ad allora destinato ad un uso differente.

Nei prossimi 30/40 anni la popolazione umana mondiale passerà dagli attuali sei a nove miliardi di individui. Questi dati inequivocabilmente suggeriscono l’ipotesi che il mondo ( dice la Monsanto ) non potrà farcela senza le biotecnologie e senza la ……..Monsanto

La speranza in un possibile cambio di rotta, si augurano alla Monsanto, risiede nella possibilità che si riesca a trovare un consenso tra gli ambientalisti che si oppongono al cibo geneticamente modificato e le grandi imprese che hanno i mezzi per produrne in quantità sufficienti.

“Fate un passo indietro e mettete a fuoco la situazione senza ridicoli pregiudizi e punti presi, pensate ai vostri figli e ai vostri nipoti, come riusciranno a farcela senza di noi?
Come sarà il mondo senza biotecnologie applicate alla produzione alimentare?”si chiede Hugh Grant rivolgendosi alla platea di attivisti europei, augurandosi che le lobbies da essi formate, le quali per anni si sono opposte aspramente all’impiego e alla commercializzazione dei prodotti marchiati Monsanto per massimizzare i raccolti, riescano a fornire una alternativa valida alla soddisfazione del crescente fabbisogno alimentare del pianeta.

2186415_origDa una prospettiva altra e, come dire, antisistema, dalla prospettiva di chi crede nell’affermazione di un economia reale basata sulla sussistenza piuttosto che sull’accumulazione , noi diciamo che l’alternativa alla devastazione dell’ambiente e della salute di chi ci vive è una e semplice: scegliere Vegan.

Rinunciare cioè ad allevamenti intensivi i quali comportano deforestazione, abuso delle risorse idriche e sofferenza indicibile per miliardi di individui senzienti non umani.

Scegliere Vegan per destinare al 100% le ricchezze nutritive della terra al consumo umano piuttosto che alla produzione di cibo per gli altri animali ridotti in schiavitù dagli allevatori. Nati per loro volere, nati per soffrire.

Scegliere Vegan per rendere questo mondo un posto migliore per tutti, umani e non umani,  dove nessuno di loro si ritira per la notte  con la pancia vuota o con lo stomaco troppo pieno, un mondo dove sentimenti come la solidarietà intra e inter specifica sono condivisi e tramandati di generazione in generazione, un mondo dove la compassione e il senso di giustizia trionfa sull’indifferenza e sull’ingordigia, valori tipici dell’attuale modello capitalistico.

La rivoluzione vera comincia dalla forchetta e continua nel quartiere, per le strade e nelle scuole. Il cambiamento evolutivo e definitivo in termini antropologici è possibile.

Non vogliamo nè la Monsanto né le atre grandi corporazioni globali nei supermercati né altrove, infatti non vogliamo i supermercati, simbolo di un consumismo scellerato che ci distanzia sempre più dalla possibilità di non divenire noi stessi merce da manipolare e da piazzare, al ribasso, al migliore offerente.

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Da un recente articolo apparso sul  Moscow Times si apprende che il Servizio Federale per la Sicurezza dei Consumatori, l’organismo nazionale in Russia che si occupa di garantire, per via delle proprie verifiche, sulla salubrità dei cibi venduti nei McDonald’s ha espresso un parere negativo in relazione a questi ultimi.
McDonald’s aprì il suo primo ristorante a Mosca nel 1990 diventando presto una fiorente icona del capitalismo americano sulla scia del crollo dell’Unione Sovietica.

Le violazioni contestate alla multinazionale sono così gravi da indurre gli osservatori a credere che l’intera catena di ristoranti presente sul territorio russo potrebbe subire delle conseguenze tali da determinarne un rapido declino.
L’ispezione, avvenuta nel Giugno scorso, oltre che rilevare la presenza di batteri coliformi nei sandwich e nelle insalate in quantità molto elevate ha condannato in quanto non veritiera la pubblicità attraverso la quale vengono promossi i valori nutritivi di quasi tutti i prodotti più popolari venduti nei ristoranti McDonalds, dal filetto di pesce ai cheeseburger, dai milkshake ai gelati.

La linea di difesa adottata dalla catena di ristoranti  è quella di sempre: negli oltre 25 anni di presenza sul mercato russo, la nostra principale priorità è stata quella di servire ai nostri ospiti il meglio in termini di qualità e di servizio e di aver calcolato i valori energetici e nutrizionali affidandosi alle tabelle esistenti in Russia (…) e anche se al momento McDonalds sostiene di non aver ricevuto alcuna notifica ufficiale dalle autorità sulla vicenda negli oltre 400 punti vendita sparsi sull’intero territorio nazionale si anticipano ricadute negative che vanno dal calo di vendite alla chiusura totale.

Le udienze preliminari del processo contro McDonalds si terranno tra l’Agosto e il Settembre 2014.

Nel Report annuale del 2013 della multinazionale statunitense si identificava proprio la Russia come uno dei mercati più promettenti, il documento infatti  la annoverava al settimo posto, in termini di opportunità di espansione, a livello globale fuori ad esclusione degli USA e del Canada.

McDonalds non è nuovo nè a questo tipo di accuse – cibo spazzatura – nè a boicottaggi dei loro ristoranti motivati da una serie di  diverse considerazioni , dagli   abusi sugli animali alla  deforestazione , da pratiche antisindacali nei confronti dei lavoratori all’imperialismo economico imposto sulle economie di altri paesi https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2013/07/14/il-fallimento-di-mcdonalds/

McDonalds, cosa ne pensiamo a Grosseto

http://youtu.be/VGczSNf9Uck

Alcune delle impressioni ricavate durante la nostra partecipazione ad EcoCompatibilmente Fest http://www.compartir.it/eco/ a Castell’Azzara ( GR ) un evento al quale abbiamo contribuito con una presentazione sulla filosofia antispecista ripresa e rielaborata dalla pubblicazione Proposte per un Manifesto Antispecista http://www.manifestoantispecista.org/web/.

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Il dibattito che ha seguito la presentazione ci ha messo di fronte a due criticità.

La prima riguarda il concetto di Etica e la differenza che corre tra l’utilizzo di questo valore a livello individuale come azione morale e virtuosa e la comune interpretazione che si rende a questo valore fuori dalla sfera individuale, l’Etica Pubblica.

Per Aristotele l’Etica era una “scienza normativa” , la scienza del Bene che prevale sul Male, o meglio il giudizio morale espresso su di una azione, una idea, un sentimento.
Secondo il pensiero di Kant è etico ciò che obbedisce alla “legge morale” emanata dalla nostra Ragione.

Secondo il primo tra i filosofi che hanno coniugato timidamente il concetto di Etica declinata agli altri Animali, Jeremy Bentham ( il quale comunque nei suoi scritti si esprimeva in maniera decisamente ambigua in rispetto al riconoscimento della soggettività di questi ultimi) si può dire etico tutto ciò che è “utile” al benessere del maggior numero di persone, insomma le azioni “buone” sono quelle che creano “felicità”, dove per “piacere” si intende una condizione di mancanza di dolore.

A noi pare che la produzione di una “Etica Pubblica” sia ad esclusivo monopolio delle classi e delle elite che si susseguono nell’amministrazione del potere ( la cosidetta ragion di Stato ) e che mai, in quanto attivisti per la liberazione animale, obiettivo il quale quale per noi equivale ad una liberazione più generale, si discosterà da pratiche di convalida dei peggiori regimi di sfruttamento immaginabili ( gli allevamenti, i mattatoi, i laboratori della ricerca, l’industria dello spettacolo ) dove gli schiavi “altro che umani “ languiscono e periscono a decine di miliardi ogni anno.

Comprendiamo quindi che se non si desidera o non si riesce a mettere in discussione l’intero apparato che ci opprime, laddove vorremmo solo sostituire questo o quell’elemento del Sistema con qualcosa di maggiormente e comunemente accettabile, riuscirà praticamente impossibile far prevalere un senso di etica personale ad uno condiviso, quello dell’Etica Pubblica, in quanto disciplina univoca e incontrastata.

Noi crediamo che l’Etica Pubblica al momento attuale, dati i mezzi a nostra disposizione, sia immodificabile, non riusciremmo a penetrarla, le nostre idee di liberazione sono di scarsa presa e di ridotto accesso alle istituzioni ( la Famiglia patriarcale, la Scuola, il mondo produttivo, il Capitale ) che giorno per giorno la rigenerano e la mantengono qualitativamente apprezzabile agli occhi del cittadino/consumatore.

Quella che Annamaria Manzoni, nella sua prefazione all’edizione italiana di “Perché Amiamo i cani, Mangiamo i maiali e Indossiamo le mucche” di Melanie Joy http://www.sonda.it/perche-amiamo-i-cani-mangiamo-i-maiali-e-indossiamo-le-mucche/ chiama la “dittatura della consuetudine”, appare come un moloc culturale che imprime alle masse una cecità totale in rispetto al fenomeno pervasivo e brutale dello sfruttamento degli Animali da parte dell’industria alimentare, la quale da sola è responsabile del 98% delle efferatezze che si compiono contro gli Animali.
I corpi degli ultimi tra gli ultimi, degli Animali che a miliardi vengono “processati” negli stabilimenti e negli impianti del mondo sono invisibili, nel senso che la loro angoscia e la loro immane sofferenza lo sono. Il transito dei loro corpi in questa dimenzione terrena passa assolutamente inosservato.
Ci accorgiamo di loro solo quando i pezzi di carcassa e le loro membra  vengono serviti a tavola, a quel punto per loro è già troppo tardi , così come è già troppo tardi per la maggioranza dei consumatori associare quei pezzi di carne all’Animale che era. Niente cambierà per le future vittime di tale infame equazione.

Come crederemmo possibile costruire un principio di Etica Pubblica in questo scenario?

Noi attivisti ci proviamo in maniera vivida mostrando cosa accade agli Animali nei luoghi del terrore in cui l’Umano padrone li costringe ed esigendo che le persone prendano atto che acquistando determinati prodotti diventano essi stessi complici di quel massacro, della strage quotidiana che non ha più nessuna ragione di continuare se non il motivo di coloro i quali traggono un profitto economico in tale processo.

Parafrasando la Manzoni “ l’atto di mangiare Animali, nelle nostre coscienze, ha assunto i caratteri della normalità (…) di un comportamento naturale e necessario”.

Per ora possiamo quindi eludere la questione dell’Etica Pubblica: non ci appartiene, non  è possibile identificarci con essa.

La seconda criticità emersa a seguito del dibattito a margine della presentazione sull’Antispecismo svoltasi a Castell’Azzara il 22 Giugno 2014 è quella relativa al senso di pesantezza e di fatica che l’atto di proporre un simile argomento, questa filosofia di vita che mira alla modifica radicale dell’esistente, procura sia a coloro che lo espongono che a quelli che dovrebbero recepirlo.
La manifestazione di una volontà e le azioni che distinguono la costruzione di una società aspecista è impresa che va oltre l’atto di “rivoluzionare ciò che è” – le nostre idee mettono sotto accusa l’intera civiltà umana fondata sulla domesticazione degli altri animali, sullo sfruttamento intensivo loro e del suolo e, più recentemente, con l’ausilio della tecnologia soprattutto medica, sulla biopolitica o meglio sulla gestione e sul controllo della vita cosciente tutta ( inclusa quella umana).

Noi crediamo che l’unico modo per liberarci dall’oppressione e per restituire agli altri Animali la possibilità di sottrarsi alla infernale dinamica che li vede vittime in una costante riduzione a merce di scambio sia, appunto, combattere lo Specismo.

L’autore e attivista Massimo Filippi nel suo Natura Infranta http://oltrelaspecie.blogspot.it/2013/04/libri-natura-infranta-dalla.html sostiene che questa ideologia non rappresenta ulteriore atto di soggezione al pari di altri, ma è l’oppressione in quanto tale e per questo così difficilmente estirpabile, per questo non un semplice pregiudizio.
Sempre riprendendo Filippi, lo Specismo è essenziale alla stabilità materiale e simbolica della società umana.

Queste in sintesi, riteniamo che siano le ragioni per cui risulta “così difficile” e pesante parlarne, è necessario quindi continuare a farlo.

Un ringraziamento per la loro energia e per l’entusiasmo a Anna, Damiano, Gennaro e Salvo. Arrivederci a EcoCompatibilmente 2015.

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Associazione D’Idee Onlus è composta da un  gruppo di persone che negli ultimi 4 anni, attraverso il loro attivismo, ha adottato, introducendola a Grosseto, la filosofia antispecista nel discorso di critica radicale all’esistente.

Con le nostre iniziative intendiamo promuovere attraverso l’autogestione delle attività la pratica militante del veganismo etico e il valore universale del rispetto incondizionato di tutto il mondo dei viventi.

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Per definire l’Antispecismo potrebbe essere essenziale riuscire a comprendere il significato e gli effetti sulla nostra vita dell’ideologia dominante.

Questo apparato di norme e di tradizioni, ma soprattutto il potere esercitato dalle elite che si sono susseguite al comando, ha condizionato in maniera decisiva l’evoluzione umana nel passaggio storico e antropologico che, da un mondo ricco di vita e di spirito, la condusse ad abbracciare l’agri-cultura , quella transizione che trasformò l’ economia di raccolta in quella agraria e di sfruttamento sistematico del suolo e degli animali ad opera dei nostri antenati avvenuta 10,000 anni fa.

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Lo SPECISMO ha caratterizzato da allora l’organizzazione sociale umana forzandone lo svolgersi su dei rigidi valori gerarchici, in feroce contrapposizione con la Natura.

La nostra specie si è elevata fuori dalla Natura e la lotta per vivere, per affermare i modelli economici e politici stabiliti, le modalità con cui gli uomini si adattano all’ambiente servendosi delle risorse, hanno prodotto risultati distruttivi e incompatibili con l’ambiente stesso, saccheggiando questo ultimo, riducendo in schiavitù gran parte delle popolazioni non umane del pianeta e discriminando quelle umane a seconda di criteri diversi in epoche diverse ( razzismo, sessismo, classismo ecc ).

La perdita del rapporto di reciprocità, fondato sull’integrazione con il territorio che ci ospita e sull’empatia con gli altri animali nel corso dell’evoluzione della società appare un processo inarrestabile.

Tale processo si è caratterizzato in modo diverso a seconda del contesto e ha prodotto cambiamenti impressionanti, prospettive catastrofiche per tutti.

La vera esistenza del pianeta è messa a rischio dai comportamenti e dalle trasformazioni derivanti l’attività dell’uomo.

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Chiamiamo tale perdita nel rapporto di reciprocità con il mondo vivente Specismo, ovvero la pretesa superiorità della specie umana sull’universo che lo ospita.

Chi si oppone a tale pretesa superiorità si rifà all’antispecismo, quel movimento filosofico, politico e culturale che lotta contro l’antropocentrismo e l’ideologia del dominio veicolata dalla società umana.

Benché l’idea che le organizzazioni umane possano disporre a proprio piacimento di ogni altro essere vivente sia profondamente radicata, noi crediamo che per contrastarne il disegno di dominio globale si possa fare molto oggi, ogni giorno, attraverso l’utilizzo delle nostre facoltà e attraverso l’esercizio di scelte ragionate, abbracciando subito la filosofia vegan in quanto strumento essenziale nello sviluppo di spazi aspecisti liberati.

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LINKS :

http://www.manifestoantispecista.org/web/

http://www.compartir.it/eco/

http://technoterrasoundsystem.wordpress.com/

 

 

iniziative ADI pasqua 2014 EXTRA DEFINITIVE

SABATO 12,  dalle ore 17,00 in Piazza Dante a Grosseto e GIOVEDI 17 Aprile 2014 di fronte al Mercato Coperto di Via Fossombroni dalle ore 10,00 

Manifestiamo per esprimere il nostro sgomento e la nostra aberrazione alle violenze di allevatori, macellai e imprenditori del settore agro alimentare che si “guadagnano da vivere” calpestando e uccidendo gli inermi allo scopo di trasformarli in cibo.

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Sono quattro milioni ogni anno gli agnelli i quali, fatti nascere schiavi e strappati alle loro madri finiranno sul piatto della moltitudine umana dedita, con ingordigia carnea, all’osservanza abitudinaria del rituale cristiano che impone loro di festeggiare , con queste barbare modalità, la ricorrenza religiosa pasquale.

 

I campi di concentramento esistono ancora, si chiamano allevamenti, i campi di sterminio esistono ancora, si chiamano macelli.

Qui a Grosseto ne stanno costruendo uno nuovo https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2014/03/27/linsanita-del-mattatoio-linsanita-dellindifferenza-a-grosseto/ una struttura che sorgerè distante dall’attenzione dei residenti, lontana dallo sguardo di chi, sensibile alla crudeltà e alla sofferenza inferta su degli inermi, potrebbe inorridire di fronte alla prigionia, ai lamenti, alla mercificazione di individui senzienti non umani, condannati ad una esistenza miserabile dall’uomo padrone e inviati negli impianti di mattazione per venire “processati” a “norma di legge”.
I loro corpi tagliati, scuoiati, spezzati, ridotti in carcassa, resi irriconoscibili dalle lame dei “rispettabili” lavoratori che operano all’interno di questi stabilimenti, verranno trasportati verso i vari centri di distribuzione della filiera agro alimentare e venduti ad altrettanto “rispettabili” consumatori, ai quali sembrerà del tutto legittimo e naturale divorarne le carni.

I nostri attivisti si ritroveranno in strada per testimoniare non soltanto che è possibile vivere senza uccidere, ma che una filosofia di vita che escludA prodotti e derivati dallo sfruttamento e dall’uccisione di animali è facile da attuare e conveniente da mantenere http://www.vegfacile.info/

Nutrirsi dei prodotti della terra è quanto di più naturale e gustoso ogni uno di noi possa fare così da riscoprirsi parte integrante dell’ambiente che ci accoglie, sostenitori di un cambiamento radicale dei modelli di sviluppo e di convivenza che desidereremmo scandissero la nostra esistenza.
L’attuale sistema organizzativo umano, quello imposto da una tecnocrazia demente votata alla distruzione della Natura e al dominio del forte sul debole, ci stà conducendo al disastro e all’alienazione.

Anche qui in Maremma, un territorio nel quale risulta ancora più ardua l’opera di sensibilizzazione alla questione animale , quindi al problema dello Specismo  http://www.liberazioni.org/articoli/MauriziM-06.htm  ,  causa l’isolamento culturale storico che connota questa provincia, è possibile affrancarsi da quegli automatismi tipicamente originati dal conformismo alle norme  tramandato in famiglia e insegnato a scuola, per cercare di assumere, mantenendola, una posizione netta a fianco degli oppressi, contro l’Olocausto animale http://www.adaptt.org/killcounter.html

Non si tratta “soltanto” di salvare la vita a qualche agnello, con le nostre azioni desideriamo minare lo status quo fondato sull’indifferenza che generalmente si nutre nei confronti delle vittime degli abusi quando quelle vittime non siamo noi, i nostri familiari, i nostri amici,

Per gli attivisti che si battono per la liberazione animale non c’e’ differenza tra la vita di un piccolo di pecora o di una specie che la cultura antropocentrica dominante ci insegna a considerare “superiore”, l’essere umano ha il dovere di proteggere e di tutelare chi si ritenga non possedere intelletto o forza fisica a sufficienza per farlo da se.

Chi è diverso da noi NON è inferiore a noi.

EVENTO FACEBOOK

https://www.facebook.com/events/738708709506844/?ref=22&source=1

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Ci è capitato in almeno due delle nostre ultime iniziative nell’ambito della promozione pubblica del “discorso” teorico relativo al Veganismo Etico http://www.laboratorioantispecista.org/perche-vegan/  e a quello della Filosofia Antispecista http://www.peranimaliaveritas.org/filosofia-antispecista.html  di imbatterci in una ( talvolta ) più o meno motivata opposizione da parte di coloro i quali sostengono che “anche le piante sentono dolore” in una corsa in salita atta a valorizzare una critica di merito sui fondamenti secondo i quali non dovremmo imporre il nostro dominio di specie sugli altri animali, facendoli nascere, sfruttandone i corpi e le funzioni alla stregua di meri oggetti, imprigionandoli, sperimentando su di loro, uccidendoli senza alcuna considerazione di natura morale.

Questo tipo di opposizione ai valori del Veganismo Etico spesso è addirittura maggiormente adottato di quanto non lo sia la favola secondo la quale “Hitler era un vegetariano” – come se tale affermazione potesse svalutare automaticamente l’approccio basato sulla compassione interspecifica che anima il nostro discorso di critica radicale all’Antropocentrismo http://www.grandidizionari.it/Dizionario_Italiano/parola/A/antropocentrismo.aspx?query=antropocentrismo e alla presunzione di potenza dell’Uomo su tutto il resto del mondo vivente ( a proposito di questo la dieta alimentare di Adolf Hitler comprendeva salsicce bavaresi, fegato, prosciutto e sembra che la breve luna di miele con la dieta vegetariana del dittatore Tedesco avesse trovato la sua ragione di essere esclusivamente sul desiderio di preservare una salute psico fisica che nulla aveva a che fare con la compassione e l’empatia con gli altri animali ).

Ma insomma, le Piante provano dolore?

Coloro i quali si astengono dal sostenere i processi di sfruttamento e di sterminio degli altri animali, non dovrebbero forse divenire Fruttariani

http://pianetagreen.liquida.it/guida-al-fruttarianesimo-161761.html

piuttosto che saziare i loro appetiti in modo selettivo anche nei confronti di organismi viventi che mettono radici nel terreno e che attraverso vari meccanismi e riflessi “esprimono” una  risoluzione innegabilmente connotata dalla sopravvivenza nell’elemento che li accoglie?

Quando strappiamo dal suolo un cesto di insalata o una carota “uccidiamo qualcuno” ?

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In un articolo nella sezione scientifica del New York Times http://www.nytimes.com/2009/12/22/science/22angi.html?_r=1 l’autore cerca di marcare e di costruire il suo caso sulla presunta futilità della scelta Vegan, in quanto, le persone che hanno compiuto tale scelta, sarebbero condannati a nutrirsi di piante e quest’ultime, come ogni altro essere vivente, avrebbero il “diritto ad esistere” così come gli viene assegnato dalla Natura la quale ne favorisce  nascita e  sviluppo.

In altre parole, se la nostra sorte in quanto esseri umani è quella di “uccidere comunque” tanto vale che non si faccia alcuna distinzione in rispetto a cosa o a chi uccidiamo.

Noi riteniamo che tali argomentazioni non costituiscano una valida opposizione alla Filosofia Vegan in quanto vengono sviscerate allo scopo di giustificare il mantenimento dello status quo in rispetto al modello industriale e consumistico che la civiltà umana si è vista imporre dalle lobby agro alimentari e dalle multinazionali del cibo che ci vorrebbero indurre ad ignorare la provenienza e la qualità di ciò che mangiamo, ma soprattutto l’impatto in termini di sofferenza inferta e di distruzione reale sulla qualità di vita di miliardi di individui senzienti e sull’ambiente che li ospita.

Per cominciare, consentiamoci di tracciare una sorta di linea demarcatrice sulla vicenda e sul dibattito corrente.

Noi riteniamo che il concetto secondo il quale anche le piante siano degli esseri viventi degni di esistere contenga degli elementi affascinanti e condivisibili.

Infatti, dal punto di osservazione della Fisica Quantistica, niente, nel nostro mondo tridimensionale, nessuna materia in esso può venire considerata morta o inanimata, almeno ad un certo livello.

Questa concezione del mondo annovera tra i materiali viventi l’acqua, le pietre e persino alcuni tipi di oggetti tecnologici ( certi monitor dei computer ad esempio ).

Tutto è Energia, ci dicono gli scienziati, tutto emette una vibrazione a diverse rate di velocità e, per ciò che concerne alcuni organismi che tendono a moltiplicarsi e a fortificarsi tipo le alghe, la frutta, le verdure e i batteri, possiamo pensare a una qualche “intelligenza” che ne guida l’evoluzione e la crescita all’interno dei loro rispettivi alvei naturali.

Concordiamo pertanto con la nozione che l’atto di “possedere un innato meccanismo di auto difesa” conferisce a tutte le cose in natura una rilevanza particolare nel grande disegno dell’Evoluzione e della trasformazione cui siamo soggetti dal momento in cui siamo posti in “essere” dagli eventi.

In un certo senso, se non fosse per tutte quelle piante, per tutta la varietà vegetale presente sul pianeta e sulla loro continua attività di scambio di particelle di ossigeno e di ossido di carbonio nè noi nè tutti gli altri animali potremmo avvantaggiarsi delle condizioni ambientali che ci garantiscono  una esistenza.

Quindi, di certo i cavolini di Bruxelle e ogni altra forma di vita vegetale come i frutti, i semi e quanto altro trovano un posto nella catena della vita, spartendo persino tratti nel DNA contraddistinguenti la loro struttura a livello molecolare.

Non è una coincidenza che alcuni degli antiossidanti contenuti nei cibi vegetali i quali assicurano loro di sopravvivere agli assalti e all’azione di altre forme di vita diano pure a noi, che li assumiamo ingestendoli come nutrimento, una certa protezione contro gli attacchi delle malattie e dell’invecchiamento delle cellule.

L’automatica equiparazione tra la “capacità di sopravvivenza di un vegetale” e quella di un individuo senziente rimane comunque una salto incolmabile.

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Senziente, appunto.

Questo termine connota una caratteristica comune a tutti gli altri animali che con la Filosofia Vegan intendiamo salvaguardare non sostenendo determinate pratiche di sfruttamento per produrre cibo, capi di vestiario ed altre merci delle quali noi umani sembriamo incapaci di sottrarre dalle nostre esistenze e dalla voracità che guida le nostre opzioni.

Le facoltà cognitive di una gallina, di un vitello o di uno scarafaggio, in quanto individui senzienti, sono tali da consentire loro in maniera univoca la capacità di provare dolore, di compiere scelte discriminatorie in rispetto all’ambiente in cui vivere e riprodursi, di esprimere preferenze attraverso il comportamento, di manifestare gradi di emozioni.

Per queste ragioni gli individui con una capacità senziente si trovano collocati in una  scala evolutiva maggiormente quotata in termini di consapevolezza di se di quanto non riescano a farlo le verdure.

Per quanto ci riguarda la rigidità dei criteri di definizione sui diversi gradi di consapevolezza di se secondo i quali le piante  NON provano dolore convergono sui seguenti punti:

1_Dalla prospettiva puramente scientifica un potenziale cibo basato sulla vita vegetale NON è un essere vivente, non possiede l’innata inclinazione a sottrarsi dagli attacchi di agenti distruttivi nella stessa misura in cui la possiedono gli esseri viventi senzienti, non possiede un sistema nervoso centrale e in conseguenza a questo non può processare la gamma delle emozioni relative al dolore.

2_Filosoficamente ci appare condivisibile la nozione che Madre Natura, nella sua innegabile destrezza in termini di esecuzione delle condizioni idonee a preservare la vita, non avrebbe mai conferito ad una forma vivente la capacità di soffrire senza donargli anche quella che gli consentisse di  sottrarsi a tale miseria, lottando contro chi le attacca ad esempio, oppure sfuggendo alle attenzioni nefaste dei suoi assalitori mettendosi al riparo o in fuga non appena  divenga manifesta la minaccia o l’esperienza del dolore che questa provoca.

3_Dal punto di vista più pratico nessuno tra noi ha mai testimoniato un Sedano ribelle al suo destino o un Peperone che a gran salti sfugge dalla padella, questo non è certo il caso per gli oltre cinquanta miliardi di animali negli allevamenti mondiali che subiscono uccisioni meticolosamente programmate ed eseguite a livello industriale nei mattatoi.

Concludiamo ricordando che l’ottanta per cento di tutto il prodotto agricolo attualmente generato dall’agricoltura moderna viene destinato agli animali cosiddetti “da reddito” prigionieri dell’uomo.

Cibandosi dei loro corpi nell’opulento  occidente del mondo, si sostiene non solo il Sistema che li ha ridotti in schiavitù, ma anche l’endemico problema della scarsezza delle risorse per sfamare adeguatamente tutti gli altri esseri umani di questo mondo che, come noi, hanno bisogno di cibo per sopravvivere

https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2013/07/23/piu-carne-mangiamo-meno-persone-mangiano/

In quanto Vegani ci rendiamo conto che  valori quali il Rispetto e la Considerazione, valori i quali  mettiamo davanti ad una più tradizionale e radicalmente affermata attitudine di diniego rappresentano una sorta di “verità sconveniente” per gli onnivori umani di questo mondo.

E’ infatti più semplice e rapido fregarsene di  chi soffre, di chi paga le conseguenze delle nostre azioni e continuare rimpinzarsi comunque di tutto e di tutti, senza distinzione, senza pensare alle  vittime senzienti di questa fatale equazione.

Noi ci “limitiamo” a divulgare in maniera informata un messaggio di amore e di empatia verso TUTTI gli altri individui senzienti.

Il valore aggiunto di tale pensiero è quello rappresentato dalla possibilità che, a cascata, si riesca a liberarci dalle  peggiori forme di  ingiustizia e di oppressione che (s)qualificano le relazioni umane riducendole al cieco, acritico dominio del forte sul debole.

Le argomentazioni relative “all’uccisione delle piante”  non contraddicono quindi la pretesa dei Vegani di “salvare vite” ( di animali senzienti umani e non ) attraverso le loro scelte quotidiane, ma le consolidano grandemente dotandole di  ulteriori attributi.

 

http://iltirreno.gelocal.it/grosseto/cronaca/2014/02/13/news/orrore-a-scansano-la-testa-del-lupo-appesa-a-un-palo-1.8660082

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La crisi globale delle aziende è sicuramente dovuta a scelte politiche assolutamente sbagliate come quella della globalizzazione e del libero commercio, tanto voluta dai  governi occidentali che si sono susseguiti negli ultimi decenni, voluta dalle multinazionali e dai potenti  gruppi di pressione formati dalle elite mondiali.

http://cambiailmondo.files.wordpress.com/2013/07/imperialismo_globale_collanaa4.pdf

Tutto ciò a discapito delle popolazioni meno tutelate, delle popolazioni umane e non umane, degli altri animali, sempre più uccisi e torturati; a discapito dell’ambiente sempre più espoliato; a discapito delle aziende italiane che si son viste calare le vendite e aumentare le tasse; a discapito dei lavoratori esteri, sfruttati come fossero schiavi, senza alcun diritto.

http://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2014/01/24/news/immigrazione_schiavi_golfo-76740094/

le uniche agenzie che ci hanno guadagnato sono state le banche,  le grandi imprese multinazionali e i managers dei bonus multimilionari. Insomma, ci hanno guadagnato  coloro che erano già ricchi.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/20/il-patrimonio-di-85-super-ricchi-e-pari-a-quello-della-meta-piu-povera-del-pianeta/851319/

Per stringere il discorso sull’attualità della nostra provincia, in una tale situazione generale, anche la pastorizia maremmana ne ha risentito.

Nel malcontento generale, con i politici che non smettono mai di imporre le proprie linee di austerity e  e pretendere sempre maggiori “sacrifici” dai contribuenti, i predatori della maremma, spesso cani inselvatichiti derivati proprio dalla pastorizia o dalla caccia, sono diventati il capro espiatorio col quale prendersela e i quali prendere a fucilate.

http://www.lanazione.it/cronaca/2013/12/29/1002689-maremma-lupi.shtml

Il malcontento dei pastori deriva soprattutto dalle errate scelte politiche e dal tasso fiscale esageratamente alto cui le loro imprese devono sottostare.

Affiancata a questa catastrofica situazione imprenditoriale, subentra di forza il problema della violenza su cui si basa ogni forma di allevamento https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2014/01/07/abolizione-della-carne-a-grosseto-2014/
In natura l’unica legge esistente prevede che il più forte mangia il più debole perchè ogni essere vivente deve produrre energia consumando altra vita. In natura non esistono nè etica nè giudizio. Ma nel momento in cui la necessità di sopravvivenza scompare, nel momento in cui possiamo scegliere di cosa nutrirci e nel momento in cui abbiamo una conoscenza tale da poter produrre tutto il cibo vegetale di cui abbiamo bisogno e che, a differenza del cibo di origine animale, non provoca malattie, subentra logicamente l’etica, la capacità di scegliere e quindi il giudizio.

http://www.vegan3000.info/

Non è forse sbagliato dire che anche grazie al latte l’uomo è sopravvissuto a situazioni drammatiche come i due dopoguerra, ma bisogna essere ben consapevoli che adesso ci troviamo in uno spazio di tempo completamente diverso, dove non c’è scarsità di cibo bensì eccesso.

Immagine

Quello che desideriamo è l’avvento di una  cultura non violenta basata per prima cosa su di un modello di alimentazione che  non prevede, in nessun caso,  l’uccisione di animali o la morte per mancanza di cibo di nessun umano in alcuna parte del mondo https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2013/07/23/piu-carne-mangiamo-meno-persone-mangiano/

Consapevoli che tutti i cittadini maremmani hanno la possibilità di scegliere di cosa nutrirsi, chiediamo a tutti loro di scegliere di non mangiare più quei prodotti derivati dagli allevamenti, dallo sfruttamento e dalla morte degli animali.

Chiediamo altresì, con uno sforzo dialettico,  a tutti i pastori, ormai in crisi e senza futuro, di iniziare a progettare una graduale conversione delle loro aziende, orientandosi versa la produzione di formaggi vegetali o altri prodotti elaborati e di qualità sempre di origine vegetale.

Chiediamo ancora, a costoro di non prendersela con i lupi se il loro fatturato cala. Vi chiediamo di prendervela con lo Stato che sta martoriando di tasse le imprese o con voi stessi prendendo atto della vostra incapacità di seguire il mercato che si sta finalmente orientando verso la non violenza.

Per concludere, non possiamo non notare quanto le associazioni di categoria di allevatori, pastori, macellai e altri mestieranti del lucro sulla morte altrui si siano posti su di una linea difensiva

https://www.facebook.com/notes/associazione-didee/lagnello-sgozzato-e-i-lupi-cattivi/624952007572324

a fronte della situazione loro pesantemente sfavorevole generata  dal   calo vertiginoso del consumo di carne di agnello, la quale cosa dipende un pò dalla crisi e molto dalla presa di coscienza delle persone in rispetto alla questione morale.

GDM

Clip relativa ad una componente della nostra iniziativa in centro https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2013/08/22/imperialismo-a-tavola/
a seguire questo ” pezzo ” i presenti hanno potuto godersi ALMA su maxischermo autoprodotto http://youtu.be/9HsgHVeqIaU

Imperialismo a Tavola

Testo del volantino globale in distribuzione in città il 26 ottobre 2013 e parte della performance/comizio presentato in strada il giorno dell’evento:

Che cosa c’è di sbagliato in McDonald’s?

McDonald’s spende ogni anno oltre 1,8 miliardi di dollari in tutto il mondo in pubblicità e promozioni provando così a costruirsi l’immagine di una compagnia “verde” e “attenta” che opera in posti dove mangiare è un divertimento.
I bambini vengono attirati dentro (trascinandosi i genitori dietro di loro) con la promessa di giocattoli ed altri aggeggi. Ma dietro il sorriso sulla faccia del clown testimonial Ronald McDonald  si nasconde la verità – l’unico interesse di McDonald’s è il denaro, trarre profitto da chiunque, dovunque si riesca a farlo, così come è per tutte le altre compagnie multinazionali.
Il Rapporto Annuale di McDonald’s parla di “Dominazione Globale” – questa compagnia aspira ad aprire negozi su negozi, sempre di
più, in ogni angolo del mondo – ma la sua espansione su tutto il globo produrrà maggiore  uniformazione, minore scelta,
un netto indebolimento delle comunità e delle culture locali.

Reclamizza cibo non salutare
McDonald’s reclamizza il proprio cibo come “nutriente”, ma la verità è che si tratta di cibo-truffa, ricco di grassi,
zuccheri e sale,  povero di fibre e vitamine. Un’alimentazione di questo tipo è legata ad un alto rischio di malattie
del cuore, al cancro, al diabete ed altre malattie. Il loro cibo contiene anche molti additivi chimici, alcuni dei quali possono causare stati febbrili, ed iperattività nei bambini. Non dimentichiamo  che il consumo di carne è la causa maggiore di tutti gli avvelenamenti da cibo. Nel 1991 McDonald’s è stato responsabile di una serie di questi in Gran Bretagna, episodi nei quali le persone colpite soffrono di gravi insufficienze renali. Con i moderni metodi di allevamento intensivo, altre malattie – legate ai residui chimici o a pratiche non naturali – sono diventati un pericolo per tutti/e (come ad esempio la malattia della “mucca pazza”).

Sfrutta i lavoratori
I lavoratori dell’industria del fast food hanno paghe molto basse.
McDonald’s non paga straordinari . La pressione per realizzare sempre maggiori profitti fa si che siano assunti meno addetti di quelli necessari cosi che quelli che ci sono devono lavorare sempe più velocemente e sempre più duramente. Come conseguenza, gli incidenti come le ustioni sono molto comuni. La maggior parte dei lavoratori di McDonald’s sono persone che hanno poche possibilità di trovare lavoro e sono costretti ad accettare questo tipo di sfruttamento,  oltretutto questi lavoratori sono obbligati a “sorridere”! Non è quindi una sorpresa che il ricambio del personale da McDonald’s sia molto alto, questo fa si che sia virtualmente impossibile sindacalizzarsi e lottare per migliori condizioni di lavoro, in più McDonald’s si è sempre opposto ovunque alle organizzazioni dei lavoratori.

Deruba i poveri
Grandi aree di terra nei paesi poveri vengono deforestate per vendere il legno, per dare spazio agli allevamenti di
bestiame o per coltivare i foraggi destinati a nutrire gli animali che verranno mangiati nell’Occidente. Tutto questo viene
fatto a danno delle risorse alimentari di questi paesi, tenuti in ostaggio tramite il debito dalla Banca Mondiale e
dalle multinazionali. McDonald’s pubblicizza e impone continuamente prodotti a base di carne (manzo, pollo etc.),
spingendo la gente a mangiarne  troppo spesso, questa politica deriva la  distruzione di enormi quantità di risorse le quali vengono sottratte ad una più equa ripartizione mondiale. 7 milioni di tonellate di cereali producono solo 1 milione di tonnellate di carne e derivati.
Con una alimentazione basata sui vegetali e con un razionale utilizzo delle terre, ogni regione potrebbe essere
autosufficiente dal punto di vista dell’alimentazione.

Danneggia l’ambiente
Le foreste di tutto il mondo –  vitali per tutte le altre specie  – vengono distrutte ad un ritmo spaventoso dalle
società multinazionali. Nei suoi prodotti McDonald’s  utilizza  i corpi di  bovini allevati su terre  disboscate sulle quali originariamente sorgevano foreste pluviali. L’abbattimento e la non rigenerazione delle foreste attuate dalle compagnie multinaonali induce  gli abitanti di quelle zone ad andarsene in altre aree e a tagliare
ulteriori alberi. I clienti McDonald’s concorrono ad assegnare a questa catena di ristoranti il triste titolo di “maggiori consumatori mondiali”  di carne bovina. Il metano emesso dagli animali detenuti negli allevamenti bovini per l’industria della carne è una delle principali cause del problema del “surriscaldamento della
Terra”. La moderna agricoltura intensiva si basa su di un utilizzo pesante di prodotti chimici i quali  stanno danneggiando irrimediabilmente l’ambiente.  McDonald’s usa una inimmaginabile quantità di inutili confezioni di vari tipi, con un esagerato
spreco di carta, cartone e plastica in packagings che spesso hanno una durata di circa un minuto (dal bancone al tavolino) per poi finire  come sporcizia nelle discariche o per strada.

Assassina gli animali
Il menù delle catene di rivenditori di hamburger si basa sulla tortura e l’uccisione di milioni di animali. La maggior
parte provengono da allevamenti intensivi in cui le condizioni di esistenza sono indescrivibili, il cannibalismo ed il “trasformare”
animali erbivori in carnivori è la regola, gli animali non vanno mai all’aria aperta o al sole e non gli è consentita alcuna libertà di
movimento, al contrario, gli animali sono costretti in box che a malapena li contengono. Le loro morti sono barbare, “la
macellazione senza agonie” è un mito.

Noi abbiamo la possibilità di scegliere se mangiare  carne o meno, ma i miliardi di animali uccisi ogni anno per l’industria del cibo e degli hamburger non hanno alcun tipo di scelta.

Che cosa puoi fare
Insieme possiamo combattere contro le istituzioni e contro le persone ai posti di comando che con le loro attività dominano le nostre vite, depredano il pianeta.  Insieme possiamo creare una società senza sfruttati e senza sfruttamento. I lavoratori
possono e debbono organizzarsi per combattere per i loro diritti e per la loro dignità.   Le popolazioni dei paesi poveri
hanno da tempo cominciato ad organizzarsi alla base contro le banche e le multinazionali che dominano l’economia mondiale. Le proteste ambientaliste e le campagne per i diritti degli animali stanno nascendo e sviluppandosi dappertutto.

Perchè non
partecipare alla lotta per un mondo migliore.

Parla con gli amici, le amiche, con i vicini e con i compagni di lavoro di questo problema. Diventa il cambiamento.

Per maggiori informazioni: http://www.tmcrew.org/mcd

Associazione D’Idee con questa iniziativa intende aderire alla Campagna di http://earthriot.altervista.org/blog/ che ad Ottobre 2013 vedrà mobilitati diversi gruppi in alcune città italiane in contemporanea per sensibilizzare le persone  sul tema.

mc donald boycott adi image

Dalla “Mission Statement” di McDonalds ( o meglio ” Come vorremmo che venissimo percepiti ” ) liberamente tradotta da una delle loro risorse on-line :

A McDonalds tutto ciò che facciamo rotea intorno al cliente! Infatti il cliente è la nostra ragione di esistere! E gli dimostriamo il nostro apprezzamento ogni volta, fornendogli un cibo di qualità superiore in un ambiente salubre e che lo fa sentire a casa propria! Il nostro obiettivo è la Qualità, il Servizio e la Pulizia per ogni uno dei nostri clienti ogni volta che visitano i nostri ristoranti!

A McDonalds siamo totalmente dedicati al benessere dei nostri lavoratori! Infatti offriamo loro opportunità di carriera uniche coltivando talenti, sviluppando le loro abilità di leader e premiando i loro sforzi lavorativi! Noi crediamo che una squadra di lavoratori, professionalmente formati, ognuno con le proprie capacità, nel rispetto reciproco, possa raggiungere altissimi livelli di ingaggio con garanzia di successo!

A McDonalds investiamo da sempre in un  modello di sviluppo aziendale originale, che ci distingue da tutto il resto, la nostra strategia poggia su tre valori cardine quelli organizzati intorno alla Proprietà e agli Operatori, ai Fornitori e a coloro che lavorano per noi! Il corretto bilanciamento di questi tre valori costituisce il McDonlds System! E’ questa la chiave del nostro successo!

A McDonalds crediamo che operare in maniera etica renda solida e duratura la nostra collocazione sul mercato! Infatti ci attestiamo su degli altissimi standard di giustizia, onestà e integrità! A McDonalds siamo investiti individualmente e collettivamente di un alto livello di responsabilità per ogni nostra azione!

A McDonalds diamo la massima importanza alla restituzione di valore aggiunto alle comunità locali che ci accolgono! Infatti, da leader nel settore della ristorazione, sosteniamo politiche di  crescita culturale, l’impatto positivo sui luoghi dove ci troviamo ad operare e l’ottimizzazione delle risorse impiegate TUTTO a vantaggio della creazione di un mondo migliore!

A McDonalds osserviamo con soddisfazione l’arricchimento costante dei margini di profitto! Il fatto che  i dividendi per i nostri azionisti siano in continua crescita ci obbliga a mantenere salda la concentrazione sui fattori vincenti che ci connotano garantendo così la salubrità dei nostri prodotti e l’attenzione con la quale ci rivolgiamo ai nostri clienti!

A McDonalds non ci stanchiamo mai di modernizzare e di migliorare i nostri servizi! E’ in questo modo che riusciamo a mantenerci pronti a rispondere alle esigenze che cambiano dei nostri clienti e a rinnovare il sistema col quale facciamo business nel mondo!

http://www.aboutmcdonalds.com/mcd/our_company/mission_and_values.html

mcdonalds

 Tutte le foto dell’evento qui : http://www.flickr.com/photos/organize/?start_tab=one_set72157636997910865

Per visionare “ALMA” il video documento proiettato su maxi schermo visitare qui : http://youtu.be/9HsgHVeqIaU

 

 

 

Olio di Palma? NO Grazie.

Quale è il problema con l’Olio di Palma?

http://it.wikipedia.org/wiki/Olio_di_palma

Gli Orango sono le vittime invisibili allo sguardo di coloro i quali acquistano e consumano tanto regolarmente quanto inconsapevolmente i prodotti alimentari che lo contengono.

Questi primati non riescono a sopravvivere se privati del loro Habitat naturale, la foresta, in particolare, le foreste che sorgono in Indonesia ( Sumatra e Borneo ) le quali vengono rase al suolo dalle  grandi conpagnie industriali per far posto alle piantagioni di palma.

Queste piante producono grossi grappoli di semi che contengono olio dalla quale raffinazione si estraggono combustibili e olii alimentari.

La distruzione delle foreste millenarie e lo sradicamento dei suoi abitanti naturali è un crimine.

E’ nostra responsabilità di cittadini globali quella di non collaborare con le compagnie e con gli individui che traggono un guadagno economico da atti di tale cieca scelleratezza.

Gli Orango sono i primati più grandi al mondo che vivono sui rami degli alberi, vi trscorrono fino al 90 per cento della loro giornata. Abbattere le loro case significa privarli della possibilità di sottrarsi alla caccia dei predoni umani che li uccideranno senza pietà, spesso appiccando il fuoco in maniera indiscriminata ad intere porzioni del loro territorio.

Sono rimasti soltanto 60,000 esemplari di Orango nel mondo ed è estimato che scompariranno completamente entro l’anno 2040 se non si correggono, a loro favore, le politiche di intervento umano nelle aree che ancora li accolgono.
Altri animali della foresta stanno subendo le stesse catastrofiche conseguenze a causa dell’imperativo economico dettato dall’estrazione dell’Olio di Palma, incluse le Tigri di Sumatra, i Rinoceronti di Sumatra e gli Elefanti Pigmei.

E’ importante che riusciamo ad esercitare un impatto critico in quanto consumatori o potenziali consumatori di prodotti che contengono Olio di Palma BOICOTTANDOLI sistematicamente.

Occorre che continuiamo a leggere bene le etichette di quei prodotti che abitualmente acquistiamo come “snacks” :  arachidi, patatine, biscottini salati e una vastissima gamma di prodotti da forno.

Altre informazioni utili a maturare una coscienza in relazione a questo gravissimo problema qui

Quando la presenza di Olio di Palma non viene esplicitamente dichiarata sull’etichetta della confezione è comunque possibile che quest’ultimo sia stato utilizzato e magari listato con altri nomi, in un interessante articolo da leggere qui  si provvede ad elencare una lista di nomi diversi comunemente utilizzati per “confondere” il consumatore.

Seguendo questo link  si può visionare GREEN un documento video che propone in tutta la sua brutalità l’entità del problema.