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Con una perentoria comunicazione a firma del presidente della società Ma.Mar ( Mattazione Maremmana SRL ) apparsa sul portale della Confagricoltura il 13 Aprile scorso si annuncia l’inizio attività del Mattatoio del Madonnino ( Braccagni, Grosseto ) con in calce il listino prezzi.

young victimPer la cifra di 120,00 euro al Madonnino si ammazzano bovini di 12 mesi di età, si “restituisce il quinto quarto alimentare della carcassa composta dall’intera frattaglia” , alcuni organi interni, ” la coda , la lingua, le guanciole” e persino “la trippa pulita”.

I vantaggi per gli allevatori che si avvarranno di questo moderno servizio – si legge nel documento della Confagricoltura –  includono ” lo stoccaggio in cella frigorifera per un periodo di 7 giorni” però attenzione : ” dall’ottavo giorno dalla macellazione in poi si applicherà un costo aggiuntivo di 5,00 euro.

Nella suddetta circolare si informa della disponibilità di un tariffario a parte pertinente “l’attivazione del reparto disosso” e confezionamento. Sarà inoltre a disposizione a breve un laboratorio di sezionamento dei cadaveri che risponderà a tutte le esigenze dei clienti che sapranno avvalersene. Occasioni da non perdere per chi intende uccidere hi-tech e a norma di legge, occasioni per produrre e commercializzare un “prodotto di qualità”.

Proprio ciò che serviva per dare impeto all’economia locale e per lo sviluppo di nuove opportunità lavorative per i giovani, ma non  tutti potranno beneficiarne. Nel costrutto di questi signori occorre che i partecipanti considerino gli altri animali come merce,  non si deve mostrare un minimo di sensibilità in relazione alla loro sofferenza e, criterio di selezione principale, si deve avere cieca fede  nel sistema antropocentrico che prevede tale impresa commerciale, quella dell’esercizio della schiavitù, come un opera non solo legittima e onorevole, ma come una normale prassi atta, tra le altre questioni più pratiche, a soddisfare l’idea di homo sapiens, nella sua declinazione homo economicus, di continuare indefinitivamente a sedere al centro del mondo vivente e di  atteggiarsi a figura divina in Terra programmando nascite attraverso la sistematica pratica dello stupro industriale delle altre specie, attuando azioni seriali di sottrazione dei piccoli alle madri e al confinamento brutale di queste povere anime in delle lerce stalle per poi finire su di un camion verso i moderni campi di sterminio come quello sito nella zona industriale del Madonnino

“Prodotto di qualità” del mattatoio in un dettaglio di raccapricciante vividezza.

Questo si che è progresso antropologico e consolidamento culturale contro un nemico comune, la natura o meglio la nostra appartenenza ad essa e la nostra animalità negata dagli imperativi discriminatori di specie.

La comune tagliata di manzo non è cibo, è violenza.

I pezzi di cadavere che giacciono nelle  celle frigorifere non rappresentano nutrimento, ma odio, paura e umiliazione.

La putredine che avviene dal primo minuto dall’avere ingurgitato quella violenza, quell’odio, quel terrore offuscherà la  mente, ne contaminerà in maniera insopportabile i tessuti e  l’etica umana degli individui che avranno divorato questo “cibo” – ne rimarrà corrotta al punto da rendere essi stessi degli schiavi, appesi al gancio e alla mercè di un sistema che promuove crudeltà e sofferenza finalizzando i processi produttivi in vantaggio contabile.

La realizzazione del “campo” del Madonnino è stato possibile grazie ai generosi contributi a fondo perduto ( Fondo per lo Sviluppo Rurale della Regione Toscana ) e allo sforzo di un consorzio di imprese locali.

Nel balletto degli inchini e dei rituali che si sono svolti prima dell’elezione dell’attuale sindaco di Roccastrada, Francesco Limatola – comune sul territorio del quale sorge il mattatoio – apparso in alcuni organi di propaganda locale abbiamo potuto leggere le seguenti dichiarazioni:

“… è un onore   sottolinea – l’attuale sindaco di Roccastrada – Limatola – avere come presidente – del comitato elettorale a suo sostegno – Christian Heinzmann – presidente della Mattazione Maremmana –  una persona di grandi capacità e solide competenze che ben rappresenta la forza e le energie positive di questo territorio, una persona che ha reso più ricca la nostra comunità con il suo lavoro e l’amore dimostrato per questa terra,  che non era la sua, ma lo è diventata presto”.
“Sono convinto – dichiara Christian Heinzmann restituendo con benemerenza la cortese considerazione dell’amico politico – che Francesco Limatola possa fare un buon lavoro per il territorio, anche in considerazione del suo impegno con la precedente amministrazione comunale, per far nascere il mattatoio. Inoltre, ritengo validissimo il suo progetto sul polo logistico. E’ davvero importante la sinergia e la collaborazione tra imprenditoria e politica, per uno sviluppo equilibrato del territorio.”

I consumatori possono stare tranquilli e sicuri, trovandosi nelle mani anche se non proprio pulite – del sangue e delle frattaglie dei 1200 schiavi ( i bovini )  “trattati” in quell’impianto di mattazione ogni anno a partire dal 13 di Aprile 2015, – di costoro, di questi moderni eroi dell’agricoltura locali i quali, attraverso una dubbia industriosità, garantiranno  la salubre,  morale  espansione economica delle nostre comunità:  un orrendo concerto di urla di terrore delle vittime finite a pezzi nelle celle frigorifere, un rinnovato, mostruosamente calloso sentimento di indifferenza dei loro carnefici verso tale supplizio,

Per approfondire sul ruolo dei mattatoi e della cultura mortifera che tali progetti emanano sulla nostra coscienza collettiva riferirsi ad un nostro precedente articolo sull’architettura della sopraffazione.

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libertà per tutti gli schiavi

In queste ore, in molte parti del mondo, si celebra il settantesimo anniversario della sconfitta del terzo reich, della disfatta della Germania di A.Hitler e dello smantellamento dei campi di sterminio, strutture  verso le quali venivano avviati ebrei, comunisti, Rom e omosessuali, per menzionare soltanto alcune delle “categorie” umane che in misura maggiore hanno sofferto l’oppressione totalitaria di quel regime.

Per molti di noi l’olocausto continua a realizzarsi ogni giorno dietro le mura dei mattatoi, all’interno degli allevamenti, in tutti i luoghi di segregazione e di annientamento di miliardi di altri animali il quale destino è segnato da un motivo di profitto che lo sfruttamento dei loro corpi genera e garantisce, dal ragionamento economico umano e dalle abitudini alimentari di una moltitudine insensibile al loro tremendo carico di angosciosa sofferenza .

Nel settantesimo anniversario della sconfitta del nazismo di stato il nostro pensiero e la nostra azione va a queste vittime seriali, anonime, singolarità che l’attuale Sistema ( inteso come quell’insieme di norme, costumi, credenze, strutture e prassi ) non considera neanche quali individui senzienti, Sistema che li consegna nelle mani dei boia macellai, ai libri contabili corrotti di chi ne commercializzerà le membra, ai palati viziati di chi ne consumerà le carni alla stregua di oggetti inanimati.

Per loro il nazismo, in quanto ideologia votata alla discriminazione e alla sopraffazione del forte sul debole, non è mai finito.

Divenire VEGAN OGGI come primo passaggio verso una consapevolezza maggiore dei rapporti causa/effetto, una coscienza collettiva nuova fondata su sentimenti quali l’altruismo, l’amore, il rispetto e la compassione.

Vegan significa OGGI contribuire in maniera concreta  a fermare la strage e a dare alla attuale fase della civiltà umana la possibilità di un cambiamento evolutivo reale, sentito, autenticamente vissuto.

La scelta Vegan come atto essenziale alla realizzazione di un cambiamento culturale che ci permetta di uscire da questa insano e criminale ciclo di violenza generalizzata e istituzionalizzata, da questo coacervo di attività votate allo sterminio sistematico delle popolazioni non umane e al degrado morale della nostra specie.

PTT

per loro non è mai finito

Uno dei luoghi della civiltà umana maggiormente tenuto a distanza dagli sguardi, probabilmente il luogo maggiormente rimosso dall’immaginario individuale e collettivo è quello del mattatoio.

La struttura adibita a questo tipo di attività che è stata costruita all’interno del Polo Industriale del Madonnino, a Braccagni, in provincia di Grosseto non è una eccezione a questa regola.

Questo moderno campo di sterminio è stato realizzato su iniziativa di un Consorzio di aziende locali le quali hanno beneficiato di un contributo regionale a fondo perduto di un milione e seicento ottantamila euro a fronte di una spesa di due milioni e ottocentomila euro complessivi.

Per la Regione Toscana che ha finanziato in larga parte questa impresa, l’atto di assegnare tutti quei soldi pubblici alla MaMar, una azienda specializzata nell’uccisione di animali cosi detti da reddito e titolare del progetto, costituisce un “importante passo” verso una “migliore valorizzazione degli assetti locali dell’economia rurale” di questo territorio.

Nei media locali si è parlato di sviluppo, di occupazione e persino di rilancio di un’area industriale disastrata e desertica, quella appunto dove sorge il mattatoio.

Per gli attori privati coinvolti in questa impresa le aspettative sono quelle relative alla moltiplicazione degli allevamenti in zona così da potenziare la capacità attuale di produzione e di offerta di alimenti carnei ai consumatori locali che lo richiedono.

L’industria della carne è in crisi e questo tipo di operazioni servono anche a scongiurare un ulteriore declino nella domanda. Sappiamo che gli impianti di mattazione esistenti intorno e internamente alla provincia di Grosseto non operano a pieno regime, non c’era davvero necessità di costruirne un altro, le finalità, come abbiamo detto infatti sono diverse.
Ma a noi interessa porre l’accento sugli aspetti etici di un simile progetto, nell’anonimo luogo che vediamo nelle immagini, un mattatoio che sicuramente disporrà di impianti e dispositivi di contenzione, detenzione, uccisione e smembramento dell’ultima generazione, all’interno di questo lugubre luogo, una volta divenuto operativo, si ammazzeranno almeno 12,000 animali all’anno, singolarità che avranno condotto la loro non-vita segregati in qualche stalla o gabbia o allevamento di tipo industriale, totalmente nelle mani dei loro padroni umani i quali avranno stabilito dalla disgraziata nascita di queste creature alla loro fine violenta e sanguinosa ogni singolo aspetto delle loro esistenze, in effetti esseri senzienti trattati come merce, come oggetti da accumulare e da consumare.

Questi animali verranno trasportati qui, al mattino presto o di notte, per non turbare le coscienze di coloro i quali poi ne acquisteranno i corpi, fatti a pezzi e ben ripuliti, resi accettabili alla vista, confezionati dai macellai o nei supermercati.

Nessuna connessione tra il sistema di moderna schiavitù ( gli allevamenti ) i luoghi dove si commette il genocidio quotidiano ( i mattatoi ) e la tavola dove chi consuma questo tipo di alimenti si siede ogni giorno deve essere fatta, nessuna connessione, il vecchio adagio che recita “occhio non vede, cuore non duole” non è stato mai così vero come in tali circostanze.

Di fatto il sistema di allevamento e di sfruttamento degli animali se osservato da qualunque prospettiva, da qualsiasi occhio capace di rappresentarlo criticamente è un sistema di una crudeltà inaudita, un apparato connotato dalla violenza metodica del forte sul debole in ogni sua fase, un sistema di potere che fa presa assoluta sulle proprie vittime che noi chiamiamo DOMINIO.
Il dominio umano si afferma sugli altri animali in differenti forme e con diverse modalità, basta pensare all’industria dell’intrattenimento, alla sperimentazione bio medica, allo sfruttamento affettivo che si impone a determinate specie, alla caccia e alla pesca, ma la violenza efferata e seriale che si compie con ferocia e senza rimorsi per produrre cibo ammonta ad una percentuale che sfiora il 98 per cento di tutti i crimini compiuti ai danni degli altri animali da parte dell’uomo.

Questa situazione obbliga alcuni di noi a porci degli interrogativi e a enfatizzare con tutti i mezzi di cui disponiamo l’indifendibilità di tale brutale forma di oppressione e l’obbligo morale di fermarla.

Al Madonnino, come in altre cattedrali del dominio specista, schiavi non umani, discriminati e oppressi in quanto non facenti parte della specie eletta, creature rese invisibili e riproducibili all’infinito termineranno il loro angoscioso e breve viaggio su questo mondo.

Arriveranno al Polo Industriale nei camion, spesso dopo viaggi lunghi ed estenuanti, senza acqua ne cibo, al freddo gelido o nel caldo torrido e obbligati a scendere senza tanti complimenti, convogliati nei recinti esterni e poi, uno alla volta, verso i tunnel della morte, storditi in maniera adeguata se hanno un briciolo di fortuna, ancora coscienti in altri casi nelle mani degli addetti al taglio della gola, alla rimozione di muso e zoccoli, all’evisceramento….una orrenda catena di smontaggio degna dei peggiori film dell’orrore, un orrore senza eguali dove il sangue, le lacrime, il terrore, la merda, le urla, l’angoscia si levano, si mischiano e si separano dalla carne, dalla fibra, dai muscoli, dalle budella e da altre parti che verranno poi vendute opportunamente ripulite e rese presentabili a quei consumatori che non si chiedono, che non intendono vedere, che non dispongono di una sensibilità tale da consentire loro, appunto, di fare le dovute connessioni.

Non abbiamo bisogno dei mattatoi, dei trasportatori di animali vivi, degli allevamenti, degli stupri industriali per generare nuove vittime, non abbiamo bisogno dell’allevatore e del macellaio per vivere.

Possiamo vivere bene e mangiare con gusto basando la nostra alimentazione sui prodotti della terra, vivere senza infliggere disperazione, violenza e morte ad altri è possibile, per questo vogliamo che posti simili a quello del Madonnino scompaiano o che vengano riconvertiti ad una economia di pace, di solidarietà e di crescita culturale.

Oggi in molti abbiamo deciso di non sostenere più coi nostri acquisti l’industria alimentare tradizionale, abbiamo eliminato dal nostro carrello della spesa tutti quei prodotti derivati dallo sfruttamento degli altri animali.

Altri ancora hanno deciso di dedicare parte del loro tempo e delle loro risorse personali alla lotta per la liberazione delle vittime non umane di questa orrenda macchina di sterminio, giustificata dall’ideologia antropocentrica secondo la quale tutto è lecito nell’interesse della specie dominante e del modello economico accettato.

Il denaro e la creazione di sempre maggiori margini di profitto sono le vere cause di tanta violenza, di tanta indifferenza, del declino dei nostri valori e della valorizzazione dell’umanità che dovrebbe distinguerci dalla bestie ( ci dicono ).

Dov’e’ l’umanità in posti come il mattatoio del Madonnino?

Dov’e’ la dignità e la moralità dei carnefici che lo operano e la rispettabilità di chi finanzia simili progetti di morte?

Dove l’intelligenza e la capacità di riconoscere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato?

Queste qualità non esistono più, in famiglia e a scuola ci hanno inculcato nozioni in diretto contrasto con l’insorgere di sentimenti quali la solidarietà e l’altruismo, sentimenti che noi, attivisti per la liberazione animale, sentiamo fortemente di dover declinare estendendo la sfera della compassione e della considerazione morale ANCHE alle specie diverse da homo sapiens, diverse ma non meno degne di vivere.

Solo il fatto che ogni creatura senziente è capace di soffrire dovrebbe indurre in ogni uno di noi una riflessione e una presa di posizione netta al fianco delle vittime, in opposizione ai carnefici e ai mandanti di tale infame e scellerato progetto di dominio e di distruzione del mondo vivente, per queste ci opponiamo  a tutti i macelli, a tutti gli allevamenti, per questo nel 2015 dobbiamo continuare a batterci contro la schiavitù.
riflessione e una presa di posizione netta al fianco delle vittime, in opposizione ai carnefici e ai mandanti di tale infame e scellerato progetto di dominio e di distruzione del mondo vivente, per queste ragioni siamo venuti qui oggi e vi torneremo presso il polo industriale del Madonnino in provincia di Grosseto, per queste ragioni ci opponiamo a tutti i macelli, a tutti gli allevamenti, per questo nel 2015 dobbiamo continuare a batterci contro la schiavitù.

Da un articolo a cura di Valentina Sonzogni apparso sulla rivista ANIMAL STUDIES numero 3/2013, edizione sul tema della morte “Chi muore e chi no” – versione digitale integrale in PDF qui Scrivere qualche nota critica attorno al tema del mattatoio non è affatto cosa facile e non solo per l’innata natura respingente del tema che, come vedremo, ne ha determinato il pressoché totale oblio nella storiografia architettonica ufficiale. In Italia non esiste una letteratura al riguardo: scorrendo il catalogo di una qualsiasi biblioteca, ci si rende facilmente conto che la ricerca con le parole chiave del caso rimanda a manuali tecnici o a compendi legislativi sulle norme igienico-sanitarie da seguire in questi luoghi. Niente che si riferisca al loro aspetto culturale, antropologico o storico. Per quanto riguarda la progettazione architettonica in senso stretto, la tipologia del mattatoio non sembra aver mai ispirato gli architetti, neanche quelli attivi ai tempi del tavolo da disegno e delle matite, quando si disegnava anche sulle tovaglie di carta del ristorante. Infatti, pur essendo il mattatoio un edificio presente nelle città sin dall’antichità e che ha avuto un forte sviluppo nell’Ottocento, l’industria della carne non ha mai avuto interesse, almeno in tempi moderni, a sovvenzionare studi per attualizzarne la tipologia, per accrescerne il potenziale o per renderla più “appetibile”.

The Union Stock Yards a Chicago, anno 1899.

The Union Stock Yards a Chicago, anno 1899.

Pensiamo all’enorme quantità di turisti attratti, ad esempio, dalle visite alle cantine e ai produttori di vino che commissionano i loro edifici ad architetti del calibro di Steven Holl e Massimiliano Fuksas, tra gli altri. Al contrario, nel caso della carne, sembra che raccontarne i metodi e i luoghi di produzione non sia un tipo di marketing altrettanto efficace… Tra i progetti di qualche interesse dal punto di vista puramente estetico, il progetto del mercato del bestiame e del macello di Lione dell’architetto francese Tony Garnier completato nel 1928 (ma progettato a partire dal 1906) e quelli di Le Corbusier dell’Abattoir frigorifique di Challuy, 1917, e di quello simile dell’anno dopo a Garchisy, hanno certamente tentato una rielaborazione di una tipologia negletta. Il progetto mai realizzato di Le Corbusier, in particolare, sembra applicare i criteri estetici e progettuali del Modernismo al mattatoio per meccanizzarne e razionalizzarne la circolazione interna, arrivando a far somigliare questo potenziale “non-luogo” ad una sorta di “iper-luogo” che ricorda il celebre progetto dello stesso autore per il Palazzo dei Soviet a Mosca del 1930. Inoltre, in questi progetti di mattatoi, compare per la prima volta la famosa promenade architecturale, ovvero la passeggiata architettonica facilitata da una o più rampe che determinano e dirigono la percezione e l’appercezione dello spazio architettonico. Tale abbozzo dell’elemento che diverrà strutturale alla definizione dei famosi cinque punti della nuova architettura viene qui sperimentato in forma, per così dire, di promenade funèbre. Le parole abattoir frigorifique, ovvero macello refrigerato, ci rimandano all’indagine di Sigfried Giedion, il primo storico dell’architettura a occuparsi delle implicazioni della meccanizzazione sulla gestione della vita e della morte dell’animale.

Carcasse di maiali al Mattatoio di Chicago ( fine ottocento )

Carcasse di maiali al Mattatoio di Chicago ( fine ottocento )

Nel classico Mechanization Takes Command del 1948 – in particolare nel capitolo Mechanization and Death: Meat, ma in generale in tutto in libro – Giedion pone l’attenzione sull’animale da macello come parte “organica” sulla quale si sperimentano i processi di meccanizzazione nell’industria della carne. Con l’associazione su due pagine a fronte di parti di automobili perfettamente allineate in un’officina e di carcasse appese con la stessa fordistica precisione in un macello, Giedion sancisce ufficialmente l’ingresso dell’animale nella catena di montaggio globale omettendo qualsivoglia interpretazione o giudizio se non un trito (già all’epoca) riferimento al film di Charlie Chaplin Tempi moderni (1936). Qualche segno del “referente assente” compare negli stessi anni nella rivista Documents, pubblicata a Parigi, solo per pochi numeri, negli anni 1929-30. Georges Bataille, mente e braccio della rivista, opera un cortocircuito tra testo e immagini, così che le immagini possano rivelare il loro potere nascosto, spesso distruttivo dell’estetica classica, e indagare il basso materialismo in opposizione all’ideologia pura, cristallina e “alta” dei surrealisti capitanati da André Breton. I “documenti” di cui ci parla Bataille sono quelli del mondo moderno in cui egli vive, gli stessi vicoli e passaggi descritti da Walter Benjamin, gli stessi spettacoli e le gite domenicali dipinte da Georges Seurat, ma montati e descritti così da funzionare in maniera eccedente. Tra le immagini che Bataille sceglie per illustrare i concetti di abiezione, degrado, spreco ed entropia ce ne sono alcune del mattatoio della Villette di Parigi che, con la loro brutale semplicità, illustrano l’idea del lato oscuro del commercio sfavillante di luci e di offerte: in una strada vuota, addossate al muro, stanno ordinate – come parti meccaniche uscite da una catena di montaggio – delle zampe. Così, semplicemente sconvolgenti.

Un "operatore" nella cella frigo di un mattatoio in Romania.

Un “operatore” nella cella frigo di un mattatoio in Romania.

Bataille, certamente non un precursore dell’antispecismo, aveva però colto la follia insita in tali immagini e le aveva sottoposte a un meccanismo di inversione critica per fare da contraltare a un servizio fotografico pubblicato sulla rivista Cahiers d’Art nel 1928, nel quale si narravano e si illustravano “le magnifiche e progressive sorti” del moderno mattatoio che, spogliato di tutto il sangue e la disperazione, veniva proposto nella purezza architettonica delle sue forme moderne. Nel suo Dictionnaire, Bataille – attraverso le fotografie di Eli Lotar che documentano il macello pieno di cadaveri, catene, strisce di sangue a terra e attendenti lordi di sangue – traccia un parallelo tra il mattatoio e la religione attraverso il rituale del sacrificio. Bataille narra la “grandezza sconvolgente e lugubre” dei luoghi in cui scorre il sangue, associando i mattatoi ai templi in cui si svolgevano i sacrifici di animali umani prima e non umani poi. Ma è Denis Hollier che dà la più lucida interpretazione del meccanismo occulto di Bataille: Se l’uccisione del Minotauro è di solito ritenuta un’azione umanistica per mezzo della quale un eroe libera la città da tutto ciò che è arcaico e mostruoso e traghetta la società fuori del tempo labirintico, per Bataille il sacrificio funziona nel modo opposto: infligge un colpo all’imago organica e apre di nuovo il labirinto. Il mattatoio è il luogo deputato dove la follia dell’era del labirinto si ripropone in tutta la sua insensatezza ma questa volta, come scrive Hollier, non c’è più nessuno che presenzia al sacrificio perché forse non c’è più nulla da salvare. In anni più recenti, si incontrano degli studi che forniscono qualche spunto di riflessione sul tema mattatoio come luogo fisico ma, attenzione, mai come architettura in sé. Perché se è vero che l’architettura, come l’arte, la musica la danza e la letteratura è un testo che può esser letto, raccontato e interpretato, il mattatoio è un non-luogo architettonico, una planimetria a-semantica, un edificio non connotato, nel quale consciamente non viene fatto alcuno sforzo per migliorare, abbellire, rendere piacevole o attraente lo spazio. L’unico tentativo sembra quello di mascherare, di nuovo e ancora, quello che succede dentro degli anonimi edifici, che hanno tutta l’aria di essere degli innocui capannoni industriali.

Orrori di casa nostra: il nuovo impianto presso il Polo Industriale del Madonnino, Braccagni, Grosseto, costruito con una parte di soldi pubblici affidati ad un consorzio privato. Questo impianto ucciderà, quando operativo, fino a 12,000 animali all'anno.

Orrori di casa nostra: il nuovo impianto presso il Polo Industriale del Madonnino, Braccagni, Grosseto, costruito con una parte di soldi pubblici affidati ad un consorzio privato. Questo impianto ucciderà, quando operativo, fino a 12,000 animali all’anno.

In area anglosassone esistono alcuni saggi sul tema del macello come luogo fisico, sul suo funzionamento, la sua storia e, in qualche modo, sul suo significato – anche se solo per la comunità di uomini che attorno ad esso fa ruotare la propria economia e il proprio sostentamento. Il soggetto di indagine di questi volumi è l’analisi del primo grande (e unico) cambiamento strutturale e logistico del macello, ovvero il passaggio dalle tecniche manuali del grande mattatoio parigino della Villette alla meccanizzazione dei macelli americani, in particolare quello di Chicago, e sulle conseguenze che questa modernizzazione ebbe sull’organizzazione interna degli spazi. Catherine T. Ingraham nel libro Architecture, Animal, Human: The Asymmetrical Condition analizza i meccanismi di resistenza e di integrazione tra l’architettura e gli animali umani e non umani che, a loro volta, a seconda della loro specie, mostrano preferenze per l’una o l’altra forma di architettura. A parte qualche sporadica citazione di J. M. Coetzee o Peter Singer, il libro manca di qualsiasi analisi in senso antispecista dei meccanismi di sopraffazione perpetrati dell’architettura umana sugli animali non umani, che è ormai tanto frequente quanto le pure geometrie degli alveari o le dighe dei castori, con buona pace loro. Nel libro di saggi curato da Paula Young Lee Meat, Modernity and the Rise of the Slaughterhouse, si affronta la questione della storia del macello soffermandosi sulle differenze tra il modello europeo e quello americano. Particolarmente interessante è l’analisi delle aree urbane nelle quali erano collocati i mattatoi: non lontano o addirittura negli stessi quartieri dove si esercitava la prostituzione e dove la malavita esercitava il controllo del territorio. Tali zone erano talmente caotiche da renderne impossibile il controllo, non solo delle condizioni igieniche, ma di qualsivoglia tipo di attività. Solo nel 1867, infatti, con l’inaugurazione del mattatoio della Villette, l’area centrale di Parigi fu liberata dal sangue che letteralmente scorreva nelle strade per confinare la morte dell’animale in un’area caratterizzata da terribili effluvi industriali, elevate attività criminali e disoccupazione, lasciando che il barone Haussmann spianasse i suoi boulevards ordinati nel centro della capitale francese. Le aree prescelte per ospitare i macelli sembrano qualificarsi allora come i margini della razionalità urbanistica e antropologica di Parigi e, più in generale, della metropoli ottocentesca. Per quanto riguarda il progetto architettonico nella contemporaneità, vale la pena di menzionare qui il progetto dello studio olandese MVRDV che si è occupato del tema del mattatoio nel progetto Pig City (2001). Partendo dal consumo di carne di maiale (nel 1999 in Olanda si contavano circa 15 milioni di esseri umani e 15 milioni di maiali), lo studio di Winy Maas ha concepito un complesso formato da 76 torri ognuna alta 622 metri, ovvero il doppio della torre Eiffel, nella quale ospitare l’allevamento di queste creature. I rendering del progetto mostrano delle angoscianti visioni di torri senza fine, popolate di maiali senza nome, unità alimentari senza diritto di nascita né di morte, condannate a salire su un ascensore per andare al macello, mentre migliaia di altre identità come loro continuano a brulicare in un osceno grattacielo-formicaio.

Una immagine di rendering dal progetto "Pig City"

Una immagine di rendering dal progetto “Pig City”

Ma questo è solo un sogno, o forse una lucida visione di un futuro possibile. E allora come facciamo noi ad arrivare a un macello? Si va a piedi, si prende l’auto? Come si fa a riconoscerlo, non essendo attivisti abituati alla ricerca di gabbie da aprire? Su questi luoghi non si possono chiedere informazioni poiché non esistono più né nella lingua né nella toponomastica della città, se non in un vago ricordo: Via dei due Macelli, Foro Boario, Stock Exchange. La rimozione del mattatoio dal tessuto urbano accettato come spazio civilizzato, segue lo stesso meccanismo di rimozione dell’animale quando ci si trova dinanzi alla bistecca, rivelando la stretta relazione tra la meccanizzazione del processo e l’astrazione del soggetto consumato, trasformato nel “referente assente” di Carol J. Adams. Far assurgere il mattatoio a oggetto di interesse culturale significa auspicabilmente rimettere in discussione e rinegoziare la condizione dell’animale non umano.

Letteratura di riferimento:

Adams C. J. (1990; 2010), The Sexual Politics of Meat. A Feminist-Vegetarian Critical Theory Continuum, New York-Londra.

Bataille G. (2005), Storia dell’occhio ES, Milano. Bois Y. A., Kraus R. (1996), L’informe. Mode d’emploi, Centre Georges Pompidou, Parigi. Fondation Le Corbusier, http://www.fondationlecorbusier.fr

Giedion S. (1948), Mechanization Takes Command: a Contribution to Anonymous History Oxford University Press, Oxford. Hollier D. (1992), Against Architecture.

The Writings of Georges Bataille MIT Press, Londra-Cambridge. Ingraham C. T. (2006), Architecture, Animal, Human: The Asymmetrical Condition Routledge, Londra.MVRDV, http://www.mvrdv.nl.

Young Lee P. (2008), Meat, Modernity, and the Rise of the Slaughterhouse University of New Hampshire Press, Lebanon

Per informazioni, una cronistoria e per una prospettiva critica e radicale all’ ideazione, costruzione e messa in opera dell’orrore di casa nostra, il Mattatoio sorto nell’area del Polo Industriale del Madonnino, Braccagni, Grosseto, il quale come si evince dai progetti sullo “sviluppo rurale” della zona darà impeto alla realizzazione di nuovi allevamento di tipo industriale ( la qual cosa per le menti malate di coloro i quali salutano con gusto tali insediamenti è considerata come una manna per l’economia locale ) visita le seguenti pagine a cura di Associazione D’Idee :

https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2014/09/10/nuovo-mattatoio-a-grosseto-obiettivo-allevare-missione-uccidere/

https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2014/05/21/il-mestiere-di-ammazzare-mattatoio-del-madonnino-braccagni-gr/

https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2014/03/27/linsanita-del-mattatoio-linsanita-dellindifferenza-a-grosseto/

https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2012/05/28/no-al-mattatoio-a-grosseto-ne-nuovo-ne-vecchio-2/

https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2013/12/26/azione-a-grosseto-contro-la-costruzione-del-nuovo-mattatoio/

https://vimeo.com/99810570

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“Il biglietto d’ingresso” è un documentario sulla produzione di carne realizzato dagli allievi della Scuola di Cinema e Televisione della Fondazione Milano Lorena Melchiorre, Bianca Neri e Ciro De Maria.

Il documentario contiene le testimonianze di Lorenzo Guadagnucci, Massimo Filippi, Annamaria Manzoni, Valerio Pocar, Filippo Trasatti.

Questo documento video offre uno sguardo critico, senza retorica, senza vividezza eccessiva sulla mostruosità del dominio dell’Umano sulle altre specie animali ” solo perchè possiamo farlo”  rendendone la fruizione adatta a tutti, chiaro e sintetico nei suoi appunti di critica alle aberrazioni rappresentate dagli allevamenti e dai macelli, un ottimo lavoro che centra diritto al cuore.

Grazie a http://liberazioni.noblogs.org

Al Madonnino, zona industriale di Braccagni a pochi chilometri da Grosseto è praticamente ultimata la costruzione di un moderno mattatoio.

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L’impianto diverrà operativo dal prossimo Ottobre e sarà in grado di uccidere 12,000 animali all’anno.

Tutti i media che ne hanno trattato e tutte le istituzioni locali interessate salutano questo campo di sterminio come un progetto di sviluppo dal forte valore economico e simbolico per la Maremma http://www.lanazione.it/grosseto/cronaca/2014/05/04/1060688-anche_grosseto_avra_mattatoio_aprira_battenti_entro_ottobre.shtml

In quel luogo si consumeranno efferate violenze su degli indifesi la cui misera e breve non-vita, iniziata per volontà dei loro padroni umani, gli allevatori, si concluderà con il taglio della gola, con un bagno di sangue, le loro grida inascoltate, loro unico conforto le lame dei macellai che ne sezioneranno i corpi, che ne disporranno come fossero oggetti inanimati.

La Ma. Mar SRL con sede a Ribolla, azienda guidata da un imprenditore tedesco ha ricevuto un generoso credito a fondo perduto per realizzare questo lager pari a circa un milione di euro da parte della regione toscana.

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Gli animali verranno trasportati di notte e comunque lontani dagli sguardi della popolazione, così essi potranno continuare a sostenere tale tragedia, consumando i prodotti derivati da questo olocausto senza fine, continuando a ritenersi persone integre dal punto di vista morale soltanto perché assuefatti a quanto accade negli allevamenti e negli impianti di mattazione.

Le immagini che vedete in questi video rappresentano la regola, lo standard : http://www.tvanimalista.info/video/allevamenti-macelli/macelli-europa/

Negli allevamenti e nei macelli tutto è consentito e chi acquista e promuove i prodotti carnei è direttamente responsabile della violenza e della disperazione dispensata a degli esseri viventi inermi, le loro mani  sono sporche di sangue, le loro coscienze guastate dall’indifferenza alla sofferenza e alla crudeltà.

In un recente articolo su di un giornale locale http://iltirreno.gelocal.it/grosseto/cronaca/2014/03/26/news/madonnino-in-pieno-degrado-1.8928913 il redattore lamenta il degrado e la mancanza di prospettive di una zona, quella industriale del Madonnino, vicino alla frazione di Braccagni al confine del comune di Grosseto, presso la quale è in via di costruzione un’opera che, per quanto ci riguarda, rappresenta il primato negativo nell’ambito dell’industriosità umana: il nuovo mattatoio.

La Ma.Mar Mattazione Maremmana di Ribolla, azienda presieduta da un tedesco, tale R.L. Heinzmann Christian,  ha infatti acquistato il lotto n.23 del Polo Industriale ed ottenuti tutti i permessi per costruirvi il nuovo impianto.

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Qualche mese fà, discorrendo della questione con un personaggio assai informato,  il quale opera come piccolo imprenditore proprio nell’indotto della macellazione degli animali, ci sentimmo dire” macchè nuovo mattatoio! quello è un bluff…nella provincia di Grosseto non servono nuovi impianti…il consumo di carni è in fase calante da anni…gli impianti dediti alla mattazione esistenti già lavorano a scarso regime…” e, cercando di confortarci concluse ” di certo si tratta di qualche operazione poco chiara e dai meno chiari risvolti di natura clientelare che i vari responsabili dei potentati economici e politici locali stanno svolgendo per speculare…” e concluse “…lasciatevelo dire da me…il settore dell’allevamento e della mattazione stà andando ad esaurirsi…”
Tali rassicurazioni ci furono – e continuano ad essere – effettivamente di grande sostegno, in particolare nei momenti in cui il nostro pensiero và alle centinaia di migliaia di poveri individui senzienti che continuano a fare il loro ultimo viaggio, quello che, dopo una breve esistenza  priva di qualsiasi attributo degno di essere considerato significativo in termini di qualità della vita, li condurrà nelle mani dei carnefici umani, degli addetti alla loro morte sanguinosa, sotto le lame impietose dei macellai https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2013/05/19/viaggio-allinferno/

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In verità, se si viaggia con l’auto fin dentro l’area industriale del Madonnino, proprio in fondo a questa, all’interno di una recinzione è ben visibile il cantiere dove operano le ditte che con i loro macchinari e i loro uomini stanno edificando questa struttura mostruosa, questo tempio della malvagità umana, questo altare sacrificale all’ingordigia carnea e allo sterminio dei nostri fratelli e sorelle non umani https://associazionedideeonlus.wordpress.com/2013/12/13/un-pezzo-alla-volta/
Non siamo in molti a curarcene, ma ben nascosto dagli sguardi dei residenti della zona, questo moderno campo di sterminio potrebbe divenire un vero e proprio incubo al momento che divenisse operativo.

In città si sono svolte alcune iniziative contro la costruzione del nuovo mattatoio http://iltirreno.gelocal.it/grosseto/cronaca/2013/12/21/news/il-24-arriva-in-citta-il-camion-allestito-contro-il-mattatoio-1.8344278 alcune delle quali hanno riscosso un qualche successo in termini di visibilità, altre ancora sono in programma e in via di elaborazione, ma naturalmente questo non basta a fermare le ruspe, le betoniere e nemmeno quei pochi incoscenti operai che per un salario alla fine del mese sono disposti a prestare la propria opera ai progettisti nefandi di questa cultura antropocentrica e vile guidata da una ideologia menefreghista e distruttrice, dallo specismo, la quale ha dichiarato guerra alla Natura e all’intelligenza residua delle persone che la abitano,

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Su di un lungo striscione che adorna le recinzioni del cantiere in oggetto stà scritta in caratteri cubitali il nome dell’azienda fornitrice dei calcestruzzi e poi la frase ” capolavori in corso “, a noi sembra che l’unico capolavoro in corso sia lo svuotamento dei valori e di una  sensibilità condivisibili, di quei sentimenti che ci fanno sussultare di fronte alle palesi ingiustizie, un “capolavoro” messo in atto quotidianamente dai fautori del pensiero unico dominante sulle persone sottoposte a tale costante azione di programmazione delle menti, la finalità quella di  nascondere la realtà cruda, quella fatta di terrore, di sangue versato, di evisceramenti, di urla, di ossa che si spezzano, di strazianti agonie inflitte su degli esseri indifesi e innocenti, una agonia che si consuma oggi come si consumerà domani, nei mattatoi vecchi e in quelli nuovi così da  garantire agli adepti di questa civile cultura della violenza istituzionale e della sopraffazione, alla maggioranza dei carnisti – che si ritengono invece tanto  “per bene ” – un laido, quotidiano pasto a base di crudeltà e di ignoranza per una desolante ed eterna riproduzione di cotanto angosciante esistente.

Noi saremo SEMPRE dalla parte dei deboli che subiscono la discriminazione e l’oppressione dai forti, noi stiamo con le vittime dell’olocausto animale e cercheremo di dare loro una voce per quanto ci sarà possibile farlo.