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IMG01447-20150206-1226 Il soggetto nella foto è Isabella, una stupenda pecora tenuta prigioniera dentro una casetta semidistrutta parte del complesso di abitazioni in Via Sforzesca a Grosseto, quartiere Kennedy, zona Aeroporto Civile.
I detentori di Isabella sembra siano un gruppo di Rom che vive in una delle poche casette ancora abitate nella zona disastrata di Via Sforzesca.
Isabella “vive” in solitudine tra macerie e rifiuti nella più totale indifferenza delle autorità e delle altre persone che condividono quegli spazi cittadini, gli altri residenti che non possono non avere sentito i belati continui di Isabella che ai nostri orecchi sono richieste di aiuto.
Le autorità sanitarie, le quali si attiverebbero per prime e con grande zelo in circostanze assai differenti  con ispezioni e visite non sollecitate nei confronti di persone le quali  tengono animali cosidetti da reddito in loro prossimità soltanto perchè ne amano la compagnia o perchè salvati da situazioni di abuso e di sfruttamento, in questo caso non sembrano intervenire.
Beninteso, noi non crediamo che sia più “umano” tenere alcun animale prigioniero in un ambiente più sano sotto il profilo dell’igiene e della profilassi e l’orrore ci colpisce sempre e invariabilmente di fronte a ciò di cui siamo capaci ogni volta che si cerca di giustificare lo sfruttamento degli animali o la loro uccisione in circostanze definite “legali”, ma Isabella è esposta 24 ore al giorno non soltanto ad una disperata solitudine, ma anche al freddo e al gelo, senza un rifugio sicuro dove spostarsi anche perchè tenuta perennemente legata ad uno dei muri interni la sua prigione.
Se per il momento non intendiamo presentare un esposto  è soltanto perchè sappiamo che questo equivarrebbe ad una condanna a morte per Isabella, la quale, essendo detenuta con modalità non conformi alle norme vigenti, verrebbe sicuramente uccisa e buttata in un forno crematorio. IMG01448-20150206-1227
Alcuni attivisti si sono avvicinati a questa splendida creatura e hanno provato a trasmettergli un pò di calore, una qualche ( patetica ) attenzione benevola, è per questo che quei suoi occhi, oltrechè una disperata angoscia trasmettono anche stupore.
Sicuramente Isabella non è abituata ad alcuna attenzione benevola da parte dei suoi carcerieri umani.
Cosa possiamo fare per Isabella in una società che si professa solidale ma che riserva per lei e per miliardi di suoi simili soltanto un destino fatto di violenza, sfruttamento, di apparentemente eterna retribuzione, di indifferenza?
Nella società conclamata civile non c’e’ posto per chi, come Isabella, non gode di diritti se non quello di vedersi attribuito un numero di matricola e una data certa di esecuzione, le nostre città non offrono spazi di vita ai non umani, nessun luogo dignitoso in cui esistere.
Il loro status è quello di merce.
arccircleLa nostra celata comunanza con le creature non umane che ci circondano, la nostra animalità, l’essenza che ci da lo slancio, la volontà, viene repressa e negata dal sistema specista che esercita una presa asfissiante sulle nostre vite, sulle nostre idee, sulle nostre aspirazioni, dalla culla alla bara.
Se davvero la caratteristica principale che ci distingue dalle “bestie” è la nostra supposta umanità, noi sentiamo di continuare a disconoscere quella definizione, in quel costrutto morale e giuridico basato su atteggiamenti discriminatori di specie e su prassi seriali tanto violente quanto universalmente accettate che si distinguono  per  crudeltà ed efferatezza verso tutti quei soggetti che non possono nè sottrarsi nè difendersi da quel tipo di azione.
NOT IN OUR NAME
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