piuttosto che in pelliccia ( componente finale iniziativa del 25 10 2014 a Grosseto )

Pubblicato: 28 ottobre 2014 in allevamenti, antispeciesism, antispecismo, eventi, grosseto
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Questa del video è la componente conclusiva del presidio contro l’industria delle pellicce che si è tenuto a Grosseto Sabato 25 Ottobre 2014 su Corso Carducci.

Dopo l’esposizione vocale delle nostre motivazioni ( per l’intero testo di queste vai ai commenti più sotto ) e lo sfatamento di alcuni miti che contribuiscono a minimizzare e a banalizzare nell’immaginario collettivo il dramma che gli animali schiavi dell’industria vivono letteralmente sulle loro pelli ( minuti 08,22 nel video )  un gruppo di attivisti ha proceduto con l’esecuzione di un flash mob ( minuti 13:30 nel video ).

commenti
  1. Ci addentriamo in Autunno ed è impellente in noi la necessità di tornare in strada per riproporre immagini e rilanciare discorsi su di una delle più efferate e superflue crudeltà contro gli animali, quella relativa all’allevamento, alla cattura e all’uccisione di animali ai quali l’uomo intende strappare il manto per farne pellicce, manti integrali o inserti cuciti sui cappucci e sui colletti di indumenti alla moda.
    Oggi torniamo in strada per mostrare gli effetti di questa anacronistica attività e per promuovere una riflessione in coloro i quali, sbadatamente, non hanno ancora fatto la connessione tra quel pezzo di pelo o di pelliccia che adorna la propria giacca e la pratica di detenere e uccidere quelli che ne erano i soli e i legittimi proprietari , gli animali.
    L’industria globale delle pellicce fortunatamente è in forte declino, per questa ragione tale abominevole impresa umana stà cercando di “piazzare” sui mercati di mezzo mondo i suoi stock di manti animali rimasti invenduti negli anni precedenti, i prezzi di questi pezzi di cadavere ripuliti e trattati chimicamente per impedirne il decadimento organico, questi orrendi feticci alla crudeltà e alla scelleratezza umana sono stati abbassati di prezzo nei mercati all’ingrosso, in particolare quelli del nord Europa, del Canada, dell’Asia centrale, ma anche del nord Italia dove rimangono operativi un pugno di allevamenti.
    L’industria della moda nostrana stà esercitando la propria nefasta influenza sulle azioni di alcuni stilisti i quali hanno il potere di determinare con le lor azioni un utilizzo di pellicce ancora più diffuso e pervasivo di quanto non sia già stato fatto nell’ultimo decennio.
    Ma noi, in quanto consumatori possiamo imprimere un cambiamento etico ed evolutivo a questo macabro scenario.
    Quanti di voi ne hanno un giubbotto con inserti in pelliccia nell’armadio?
    Quanti di voi, in ragione di una ebete volontà di uniformazione al diktat rappresentato dalla moda del momento deciderà di indossare queste orribili giacche con cuciti ai bordi delle maniche, dei colletti, dei cappucci i corpi straziati degli animali?
    Quanti di voi si interrogano sulle modalità con cui quei pezzi di animale morto sono finiti su quegli indumenti?
    In quanti saremo interessati a conoscere come hanno vissuto e come sono stati uccisi quegli animali?
    Ebbene Associazione D’Idee Onlus stasera ha allestito una mostra che offre delle risposte univoche e chiare a questi interrogativi ai più inquisitivi tra di voi, basta avvicinarsi e testimoniare le immagini che vi proponiamo.
    Per far tornare i conti in rosso i mercanti di morte globali e i pellicciai locali intanto, in queste settimane, anche qui a Grosseto, hanno lanciato una delle loro solite desolanti campagne pubblicitarie finalizzate ad attirare nei lugubri e altrettanto desolanti atelier nuovi clienti, le proposte di questi impresari della sofferenza, i messaggi inscritti sui cartelloni pubblicitari vanno da “colora la tua vecchia pelliccia” a “ritiriamo pagando in contanti la tua vecchia pelliccia” – per noi è evidente che gli affari non vanno così bene per loro e che questi appaltatori mortiferi decidano di investire massicciamente nelle agenzie di marketing per scommettere in un cambiamento di rotta e realizzare così, anche questo autunno/inverno un profitto economico significativo che gli consenta di rimanere a galla.
    Di soldi si tratta, nient’altro che di vile denaro, la sofferenza e la morte di creature perfette, per nulla INFERIORI a noi, ma soltanto DIVERSE da noi, gli animali rinchiusi negli allevamenti, nati in cattività, oppure quelli catturati nelle trappole dai cacciatori e ancora, quelli che i trafficanti sottraggono ai loro referenti umani nelle città in certe aree del mondo per avviarli all’odiosa tratta delle pellicce, la sofferenza e la morte di questi soggetti, in quanto mercificati dall’industria che ne trae un utile economico non ha alcun peso morale sulle coscienze di questi mostri, di questi personaggi senza scrupoli, dei pellicciai, dei cacciatori e dei trafficanti che operano nel settore, accomunati dalla sete di profitto e mossi dal bieco cinismo proprio della categoria cui appartengono
    Da parte nostra desidereremmo non vedere più quei pezzi di corpo di animale scuoiato, quei feticci dell’orrore sui cappucci, sulle maniche, sui colletti di giubbotti e cappotti esibiti senza pudore da persone incuranti o inconsapevoli del tremendo carico di sofferenza che gli animali, vittime della vanità e dell’indifferenza umana sono costretti a pagare , almeno 400 milioni di questi individui periscono ogni anno nel mondo per conto dell’industria delle pellicce e su preciso mandato di chi acquisterà tali manufatti.
    Queste vittime non hanno che noi a rappresentare la loro miseria, la loro disperazione : catturati nelle trappole, nati negli allevamenti, rinchiusi nelle gabbie
    VI CHIEDIAMO CON FORZA, QUEST’ANNO, di NON COMPRARE, NON REGALARE, NON INDOSSARE alcun capo in pelliccia o con inserti in pelliccia
    …che questi ultimi siano derivati da cani, gatti, coyote, procioni, volpi, conigli o visoni non fa alcuna differenza, questi animali erano nati dotati dalla Natura di manti meravigliosi che appartenevano soltanto a loro e che una azione criminale da parte dell’uomo ne ha annichilito l’esistenza, nel sangue e nella violenza, questi schiavi non hanno potuto da soli resistere alla prepotenza dei pellicciai, ma noi, in quanto consumatori, voi! Passeggiatori del sabato sera potete e, insieme possiamo, boicottare il loro sistema di morte e fare la differenza semplicemente boicottando questi prodotti insanguinati e non indossandoli tanto ne ora ne mai più.
    Vi chiediamo di informarvi sulla provenienza di questi manufatti, di documentarvi sulla sofferenza e sulla disperazione cui gli animali sono stati sottoposti prima di morire, vi chiediamo di ascoltare la vostra coscienza, di immedesimarvi nella loro condizione di schiavitù, Vi chiediamo di domandare a voi stessi se, nelle medesime circostanze, rinchiusi in una gabbia in attesa della vostra fine violenta per mano degli sfruttatori umani, se desideraste o meno che qualcuno la fuori vi considerasse degni di una qualche attenzione solidale, se desideraste che qualcuno fuori dagli allevamenti nei quali vi trovate prigionieri si spendesse vostro favore oppure, meglio ancora, se qualcuno fuori dalla miseria inenarrabile degli allevamenti decidesse di venire a liberarvi, di aprire quelle gabbie, di abbattere quelle recinzioni restituendovi con tale atto di amore ad una vita meritevole di essere vissuta.
    Nel 2014 non esistono scuse, per ripararci dal freddo e dal vento possiamo confortevolmente utilizzare indumenti realizzati con materiali di origine sintetica e non derivati dallo sterminio di creature innocenti che come noi hanno la capacità di gioire, di soffrire e di anelare la libertà.
    Vi chiediamo di pensarci sopra e di disfarvi degli indumenti con inserti in pelliccia che si trovano nei vostri armadi, di disfarvi di loro o di rimuovere questi pezzi di cadavere dal vostro guardaroba personale in comunanza con le vittime non umane di questo vile commercio.
    Chi indossa pellicce è complice dello sterminio degli animali, chi non si pone la questione credendo che non lo riguardi si pone nella peggiore maniera nei confronti delle vittime della violenza.
    Oggi più che mai occorre imparare ad esercitare empatia e compassione nei confronti di coloro i quali, da soli, non riescono a difendersi.
    Gli animali cosi detti da pelliccia sono le vittime, noi i loro carnefici, a meno che non decidiamo di ritirare il nostro supporto incondizionato all’industria della moda e al sistema dominato dal pensiero unico che ci desidera ciechi, freddi, avidi consumatori, persone privi di una identità propria che non si pongono domande e che vivono la loro vita senza fermarsi un secondo a considerare l’impatto delle loro scelte quotidiane.

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