Epidemie, Tradizioni e Interessi dell’Industria Carnea

Pubblicato: 10 agosto 2014 in abolizione della carne, allevamenti, Ambiente, antispeciesism, antispecismo, macelli, mattatoio grosseto
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La testa all'estrema sinistra nell'immagine è quella di un cane.La testa all’estrema sinistra nell’immagine è quella di un cane.

Info estratte da un articolo apparso su http://saynotodogmeat.net/

 

Due missionari cristiani in Guinea ( Africa Occidentale ) hanno vissuto per un periodo di tempo quest’anno proprio in una area dove la febbre emorragica conosciuta come Ebola ha mietuto numerose vittime.
Questo virus si sta propagando rapidamente anche in Nigeria, Liberia e Sierra Leone.
Sembra che la tradizione di consumare carne di cane sia alla radice della diffusione di questa epidemia.
Secondo queste tradizioni si devono consumare le carni di animali catturati nella foresta (  http://it.wikipedia.org/wiki/Bushmeat ) come scimmie, antilopi e cani, senza averne estratto prima tutto il sangue.
Da quelle parti, inoltre, alcuni dei rituali utilizzati nel corso della tumulazione dei defunti prevede un contatto fisico dei familiari coi loro morti e queste due usanze insieme contribuiscono al diffondersi della malattia.
La carne di cane e il virus Ebola mantengono una salda connessione perchè molti degli animali che poi finiscono nei piatti della popolazione locale riescono a sopravvivere spesso cibandosi quasi esclusivamente di carcasse infette di altri animali, principalmente di scimmie, trovate morte nel territorio.
I macellai che si occupano dell’uccisione e del sezionamento dei corpi dei cani non si curano del problema e immettono sul mercato porzioni di carne positive a questo virus il quale si mantiene attivo anche su tessuti organici morti ( caratteristica questa che accomuna la carne proveniente da qualsiasi animale).
Come sappiamo non esiste un vaccino per il trattamento di questo tipo di infezione e la stragrande maggioranza delle persone infettate dall’Ebola muoiono.
Dalla fine di Luglio ad oggi si sono registrate in Africa Occidentale almeno un migliaio di morti, questa stima è comunque distante dalla reale entità della diffusione del virus, infatti in molti preferiscono seppellire i loro cari deceduti senza denunciarne le cause.
Il timore è che questa moderna peste possa arrivare anche in Europa e negli altri paesi occidentali attraverso i voli intercontinentali per fini turistici,lo scambio di merci e la movimentazione delle persone http://www.greenreport.it/news/comunicazione/ebola-situazione-per-litalia-in-relazione-migranti/

In questi luoghi dell’Africa Occidentale sembra che almeno il 90% della popolazione non creda che il virus Ebola esista e una buona percentuale di coloro che ne hanno preso coscienza ritengono che la malattia derivi da un qualche tipo di complotto organizzato dai non indigeni ( probabilmente i missionari bianchi ).

La pratica della macellazione dei cani per la loro carne in Africa è particolarmente cruenta, consiste infatti nella bastonatura degli animali fino al sopraggiungere della morte. L’altro metodo utilizzato dai macellai è il taglio della gola con l’animale completamente immobilizzato e cosciente. In entrambi i casi l’operatore non procede con il dissanguamento delle carni.

dog on the ground

Per quanto possiamo inorridire dalle tradizioni, dalle credenze popolari e dai metodi di uccisione utilizzati in Africa, vorremmo puntualizzare che nella civile e progredita Europa, nei suoi impianti di mattazione industriale, accade con regolare frequenza che animali quali i maiali o i polli si ritrovino perfettamente coscienti ben dentro la procedura di smontaggio dei loro corpi tipica dei processi di produzione di carne.

I cani vengono comunemente mangiati anche in Asia, in paesi come il Vietnam, la Tailandia e la Cina. In Corea oltre il 55% della popolazione ne ha consumati e ne favorisce l’utilizzo in quanto fonte di proteina nobile a buon mercato http://www.orsidellaluna.org/2013/03/l%E2%80%99altra-faccia-del-consumo-di-carne-di-cane/

Ma passiamo ad aspetti più pertinenti la sanità del “prodotto” carneo commercializzato qua da noi e socialmente accettato dalla stragrande maggioranza della popolazione; ebbene, gli abituali consumatori di tali “proteine nobili” , qualora ne disponessero di una quantità residua, dovrebbero fare esercizio della propria memoria critica : siamo sul finire degli anni novanta, la malattia cosidetta afta epizootica, in inglese foot and mouth disease  http://it.wikipedia.org/wiki/Afta_epizootica  –  propria dei ruminanti e dei maiali detenuti in cattività dagli industriali del settore agro industriale colpì in maniera virale alcuni allevamenti europei. A causa di questa epidemia si raccomandò “l’ abbattimento di tutti i capi, l’ incenerimento completo delle loro carcasse e la disinfezione dell’ allevamento stesso con un’accurata gestione dei liquami “ . Anche in quel caso  si scoprì che il virus poteva persistere attivo parecchio tempo “ e quindi innescare ulteriori contaminazioni a freddo.

Un altra recente propagazione virale propria degli animali schiavi negli  allevamenti e trasmissibile ai loro tormentatori umani è la Encefalopatia Spongiforme
o “mucca pazza”, originata nella regione del Northumberland nel 2001 in Gran Bretagna.

La “mucca pazza” determinò lo sterminio di decine di migliaia di ruminanti e la frettolosa ( e spettacolarizzata dai media ) distruzione delle loro carcasse.

the-pyre-containing-livestock-continues-to-burn-during-the-2001-foot-and-mouth-outbreak-898812540

In quel caso praticamente l’intero territorio del Regno Unito fu dichiarato “area contaminata” dai partner commerciali europei.

L’insorgenza di questa malattia fu ricollegata all’uso di farine di carne date come mangime agli animali ( resi nella pratica dei cannibali ) e a conseguenti modifiche nel processo di produzione delle stesse attraverso l’ausilio di solventi per abbatterne i contenuti di grasso.

Per non parlare dell’influenza aviaria e il così detto “rischio pandemia” ad essa associato http://www.corriere.it/Rubriche/Salute/Medicina/2005/09_Settembre/15/domande-influenza.shtml che nel 2005 seminò il panico in Italia e che causò la “distruzione” di milioni di polli, tacchini e altri volatili. Soltanto molto recentemente si è conclusa l’inchiesta giudiziaria su dirigenti ministeriali, deputati e case farmaceutiche che avrebbero manovrato l’intera cosa per trarne un vantaggio economico http://www.iltempo.it/cronache/2014/07/11/aviaria-ecco-il-business-dalle-uova-d-oro-1.1270120

cadaveri

Secondo un documento della Commissione Europea del Maggio 2013 il criterio di scelta del consumatore medio di prodotti carnei per ciò che riguarda la loro salubrità fa quasi esclusivo affidamento alle informazioni redatte sulle confezioni e diffuse sia per norma di legge che per slancio volontario dai produttori stessi, per capirci, le specifiche caratteristiche, la data di scadenza, il paese di provenienza e il prezzo al chilo http://ec.europa.eu/consumers/archive/consumer_research/market_studies/docs/mms_commission_report_en.pdf

Moltissimi dei prodotti carnei processati attualmente in commercio e pubblicizzati ogni giorno dalla televisione ( wurstel, nuggets, cotolette, insaccati e carni in scatola) contengono i rimasugli della lavorazione di animali di una o di più specie, provenienti da diverse aree geografiche, sappiamo che  viene data loro una regolarità nella forma, una consistenza e un colore adeguati alle aspettative di appetibilità di chi li consumerà.

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