Lettera al sindaco di Grosseto sul manifesto contestato

Pubblicato: 7 marzo 2013 in affari locali, antispecismo, social justice, vegan
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Lettera al sindaco di Grosseto sul manifesto contestato

Spettabili Comune di Grosseto e Consiglio Regione Toscana,

ho appreso dalla stampa locale on line lo sconcerto che ha suscitato presso alcune autorità il manifesto della campagna alimentare vegan

http://firenze.repubblica.it/cronaca/2013/02/28/foto/grosseto_il_cartello_choc_per_la_campagna_vegan-53611696/1/

Riporto le parole del Sindaco di Grosseto apparse su un giornale on line. Tutti sono liberi di manifestare le proprie convinzioni e di promuovere le proprie idee, diverso è invece utilizzare immagini violente capaci di provocare un grande impatto sui cittadini ma certamente prive di buon gusto… Giocare con il corpo dei bambini, anche se attraverso una bambola, è intollerabile e come sindaco mi sento in dovere di condannare un uso tanto improprio di uno strumento pubblicitario.

Protagonista della vicenda è stata soprattutto il Garante dei minori della Toscana Grazia Sestini che ha segnalato il caso alla Procura di Grosseto ritenendo che al di là dello sconcerto che l’immagine di un bambino-bambolotto confezionato come prodotto alimentare possa provocare nella sensibilità delle persone, qui siamo in presenza di una palese violazione di principi fondamentali e, pur in assenza di una legge che limiti e punisca campagne di questo tipo, non possiamo accettare che atti così gravi rimangano totalmente impuniti…. il manifesto non è solo una offesa al comune senso del pudore ma viola palesemente i diritti umani perché pur rappresentando una bambola, e quindi una cosa fittizia, l’immagine è talmente somigliante al reale che può indurre confusione.

Ho cercato di mettermi nei panni delle istituzioni, togliendomi per un attimo quelli di cittadina orgogliosamente animalista, e devo riconoscere che le loro ragioni non mi hanno convinta.

L’immagine del manifesto è indubbiamente forte ed è doveroso e giusto che le istituzioni prendano le difese dei cittadini e soprattutto dei bambini ma penso che sia un bene che i bambini vedano quella immagine e che travolgano gli adulti con le loro domande curiose e spontanee a cui spesso gli adulti si sottraggono.

In ogni forma d’arte, quindi anche nella fotografia, esiste una tradizione consolidata di documenti dal forte impatto emotivo: è anche quello un modo di comunicare che spesso suscita polemiche ma la polemica è prevista da ogni artista o pubblicitario che si cimenta in un opera del genere.

Ciò che mi lascia perplessa è l’interpretazione che si è fatta di quel bambolotto fatto a pezzi.

Come è chiaro dalla lettera aperta che Campagne per animali ha pubblicato sul suo sito, http://www.campagneperglianimali.org/web/lettera-aperta-alla-garante-dei-minori-della-regione-toscana

credo che non si volesse affatto offendere e violare i principi fondamentali della vita e della dignità umana ma, al contrario, coinvolgere tutti in una riflessione più profonda. Quel bambolotto ci deve far capire che le persone che mangiano gli animali, mangiano esseri senzienti e aggiungo che spesso quegli esseri senzienti sono cuccioli, come quel bambolotto o bambino, a seconda come sia interpretato: sono agnelli, capretti, vitellini, maialini che in certe raccapriccianti tradizioni religiose e folcloristiche regnano sovrani sulle tavole.

Se si vuole fare una riflessione sulla violazione dei diritti fondamentali della vita, la si faccia sulla vita di tutti gli esseri senzienti, usando come parametro di giudizio quello della sofferenza che è la stessa per gli animali e gli umani.

Al centro della campagna pubblicitaria vi è il concetto di antispecismo, ovvero l’idea che non ci sia differenza tra la sofferenza di un animale e quella di un essere umano.

Forse, dietro lo sconcerto delle istituzioni, c’è il fastidio per la pubblicità che mina alla tranquillità delle persone che consumano cibo animale, in molti casi fino all’abuso e allo spreco. Che sia questa la vera ragione di tanto fastidio? Disturbare la tradizione alimentare, seppur lecita, di milioni di persone?

Sul sito del Comune di Grosseto ho letto le deleghe attribuite agli Assessori e ho visto che la dicitura Politiche per gli animali o Tutela animali o Welfare animale (espressione particolarmente di moda) non compare tra le deleghe di alcun Assessore. Immagino che gli animali saranno compresi nella delega “ambiente”. Invito il Comune a valutare l’inserimento della parola “animali” tra le deleghe degli Assessori: le parole sono importanti e quella è una parolina di sette letterine che darebbe un valore aggiunto alle politiche del Comune. Non vorrei che la scarsa attenzione a quella parolina nascondesse uno scarso interesse per gli animali: voglio essere fiduciosa del contrario.

Tutto ciò che sono riuscita a ricavare sugli animali è alla voce Affari animali in cui si parla di adozioni di cani, colonie feline e deratizzazione. Nell’elenco dei regolamenti del Comune, non compare il Regolamento tutela e benessere degli animali: deduco che il Comune ne sia sprovvisto e colgo l’occasione per invitare il Comune a stenderne uno. Se ne fosse già provvisto, chiedo di informarmi ed eventualmente inviarmelo o segnalarmelo sul sito. In alcuni regolamenti tutela animali, i Comuni si impegnano a valorizzare la cultura vegan; per esempio in quello della città di Alessandria, all’art.2 Il Comune…riconosce e rispetta la cultura vegetariana (i vegetariani sono coloro che non mangiano animali) e vegan (i vegani sono coloro che non mangiano né animali e né prodotti di origine animale).

Riferendosi al noto manifesto, il Garante Sestini scrive in una nota: Nel nostro Paese non esiste una legislazione che vieti queste rappresentazioni. L’unico appiglio pare essere l’articolo 528 del codice penale che punisce chi fa commercio, distribuisce o espone, acquista, detiene, scritti disegni immagini o altri oggetti osceni.

Quindi il garante parla di un appiglio: io spero che questo appiglio sia così debole da non reggere la sua protesta, anzi, la invito a riflettere e a cercare un dialogo con le associazioni e i gruppi animalisti perché penso che le possano trasmettere quei valori etici che riguardano gli animali di cui sempre più persone si fanno portavoce e chi davanti a quelli si mostra ostile o indifferente è destinato a rimanere solo.

Cordiali saluti.

Paola Re

ripresa da  http://www.campagneperglianimali.org

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