Un pezzo alla volta

A shorter version in english for this story available here : http://technoterrasoundsystem.wordpress.com/2013/12/20/un-pezzo-alla-volta-2/

Nel maggio del 2012 credemmo scongiurato il pericolo che alcuni imprenditori locali riuscissero a mettere insieme i soldi necessari per la costruzione del nuovo mattatoio nell’area del Madonnino, a pochi chilometri da Grosseto , poi nel Novembre scorso la notizia che il sindaco di Roccastrada dava per “imminente” l’inizio dei lavori http://www.ilgiunco.net/2012/11/10/il-futuro-della-maremma-passa-da-qui-tutti-i-progetti-della-nuova-area-del-madonnino/ Noi uscimmo con questo Blog http://associazionedideeonlus.wordpress.com/2012/05/28/no-al-mattatoio-a-grosseto-ne-nuovo-ne-vecchio-2/ nel quale esplicitavamo, e confermiamo in questa sede, la nostra repulsione all’idea che si realizzi un campo di sterminio proprio dalle nostre parti.
il 24 di Dicembre a Grosseto la nostra prima iniziativa contro questo progetto che sembra confermato.

IL 24 DI DICEMBRE A PARTIRE DALLE ORE 16, DA VIA MOZAMBICO A GROSSETO, UN CAMION DEBITAMENTE ALLESTITO PER L’OCCASIONE, USUALMENTE ADIBITO AL TRASPORTO DI ANIMALI VIVI, SIMBOLO DELL’ATTITUDINE OFFENSIVA E MERCIFICANTE CHE  L’UOMO ADOTTA DA 200 ANNI NEI RIGUARDI DEGLI ANIMALI DESTINATI AL MACELLO, PERCORRERA’ TUTTE LE VIE CITTADINE MAGGIORMENTE FREQUENTATE PER ESPRIMERE L’OPPOSIZIONE DI CHI SI BATTE CONTRO QUALSIASI PROGETTO DI DOMINIO E DI DISTRUZIONE CHE PREVEDE STRAGI GENERALIZZATE, ISTITUZIONALIZZATE E TECNOLOGICAMENTE PIANIFICATE DI ANIMALI INNOCENTI, FATTI NASCERE SOLTANTO PER SOFFRIRE PRIGIONIERI DI UNA VITA IN GABBIA PER POI MORIRE SOTTO LE LAME AFFILATE DEI MACELLAI.

L’INIZIATIVA DELLA DURATA DI  DUE ORE SI CONCLUDERA’ IN ZONA VIA DELLA PACE, UNA SCELTA QUESTA NON CASUALE IN CONSIDERAZIONE DEL FATTO CHE QUELLA CONTRO GLI ANIMALI COSIDETTI DA REDDITO E’ UNA VERA E PROPRIA GUERRA DICHIARATA UNILATERALMENTE DA ALLEVATORI, IMPRENDITORI DELL’AGRO ALIMENTARE , MACELLAI E CONSUMATORI, QUESTI ULTIMI SPESSO IGNARI MA QUASI SEMPRE INSENSIBILI ALLA SOFFERENZA E ALLA MISERIA CHE LE LORO SCELTE ALIMENTARI QUOTIDIANE, I LORO ACQUISTI, DERIVANO ALLE VITTIME DI QUESTA ODIOSA INDUSTRIA.

IL 24 DICEMBRE A GROSSETO QUELLE  VITTIME PARLERANNO ALLA CITTA’

PER INFORMAZIONI 3281544997

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Liberamente estratto da Lo spazio etico” del mattatoio: l'(in)umana macellazione degli altri animali di Mick Smith  traduzione dall’inglese di Luca Carli, articolo apparso sul n.14 della  rivista Lliberazioni

http://www.liberazioni.org/liberazioni-n14.html

(…) Si sostiene che l’animalità sia quello stato dell’essere che l’umanità ha trasceso, evolvendosi oltre, da cui è fuggita attraverso la presa di coscienza del nostro sé in quanto sé attraverso l’addomesticamento e la trasformazione dei nostri desideri animali, attraverso l’acquisizione della voce – il dono del linguaggio nel cui ambito possiamo esprimere noi stessi e la nostra differenza dagli altri animali. Allora forse non sorprende che la possibilità di mantenere questa differenza ci richieda di restare indifferenti al richiamo degli altri animali, di escluderli dalle nostre preoccupazioni di ordine etico (…) sentire la loro voce come una forma di espressione della loro personalità, come un linguaggio che ci possa parlare, che possa modificare la nostra sensibilità, potrebbe mettere in pericolo il nostro status speciale, la nostra separatezza. Potrebbe rivelare qualcosa della fragilità dell’esistenza umana.

(…) Il mantenimento di questa vantaggiosa narrazione antropocentrica ( ad una crudeltà verso gli animali corrisponderebbe una indulgenza verso gli uomini secondo Cartesio), che considera la le urla di creature agonizzanti alla stregua di mere reazioni di insensibili automi, richiede qualcosa di più che delle argomentazioni filosofiche.

Stare a stretto contatto con gli animali rivela la miriade di modi in cui essi non solo possono, ma anche affettivamente si esprimono in forme molto dissimili da quelle degli umani.

(…) Per il (…) mantenimento di una coscienza pulita gli animali d’allevamento devono essere tenuti a distanza dagli spazi normali ( di vita ) dell’elegante cittadina ( che li accoglie ), per il bene della morale pubblica (…) questi animali, a cui intendiamo fare del male ( devono essere ) tenuti fuori dalla vista e dalla mente (…) (bisogna ) che la loro presenza sia gestita in modo tale da limitare la loro possibilità di auto-esprimersi (…) anziché facilitare una autentica relazione etica con ( loro ), che li riconosca e li rispetti per quello che sono, la modernità si è dedicata a stilare un complesso codice di regolamentazione morale, che separa e limita l’espressione animale al fine di ridurre al minimo il potenziale danno che essa potrebbe arrecare alla logica cultura dominante.

(…) La produzione e la trasformazione di alcuni spazi sociali moderni ( predispongono ) le persone alla sordità nei confronti dell’esistenza non umana, in particolare rispetto a quello che, da un punto di vista etico, è il momento più problematico tra tutti, ossia quello della morte dell’animale (…)

Il mattatoio altro non è che una fabbrica che facilita un “di stanziamento sociale ed etico” dall’infame realtà della macellazione degli animali. Tale distanziamento si realizza attraverso una serie di pratiche e di giustificazioni, ivi compresi discorsi moralistici di “igiene” e di macellazione “umanitaria” ( del resto nella cultura dominante moderna anche la guerra può essere umanitaria ) che consentono a coloro che si trovano al di fuori delle mura del mattatoio di mantenere le loro abitudini carnivore e, in caso di difficoltà, di addurre a propria discolpa una sorta di “ridotta capacità di intendere e volere” – quasi fossero individui che non sono in grado di rendersi conto di ciò di cui sono di fatto responsabili (…) ( questo è il “terreno” della ) rimozione/regolamentazione del legame personale tra il cadavere dell’animale e il consumatore umano.

(…) I mattatoi non offrono visite turistiche ( in questi luoghi ) non ci sono visitatori a versare lacrime e gli animali si dice che siano storditi prima di essere appesi e fatti a pezzi (…) ( Oggi ) la linea di produzione è più lubrificata ( di un tempo ). I mattatoi sono stati spostati lontano dai centri abitati e la popolazione è messa sempre più al riparo dalla vista e dai rumori della violenza commessa in suo nome (…) ( gli impianti moderni a differenza di quelli di un tempo ) possono smembrare 400 animali all’ora (…)

La divisione analitica delle mansioni e l’ordinamento razionale della produzione sono progettati per gestire e controllare sia la vita dei lavoratori che la morte degli animali, per disciplinare i corpi che lavorano e quelli che sono lavorati. Gli elementi irrazionali del sudore e del sangue vengono soggiogati all’interno di un regime che, dalla sua prospettiva strumentale, appare del tutto ragionevole.

(…) I polli, i maiali o le mucche dell’allevamento industriale (…) si trovano realmente incarcerati, misurati, classificati e sotto costante sorveglianza dietro sbarre e filo spinato. La loro esistenza, la loro crescita e la loro riproduzione sono soggette ad un controllo continuo e minuzioso, esercitato attraverso la manipolazione del loro ambiente ormai quasi completamente artificiale. La luce è regolata, il cibo predefinito e pre-lavorato. I loro corpi imbottiti di antibiotici, ormoni e altri cocktail chimici per migliorarne la “produttività”. Alla fine, vengono ammassati per essere trasportati su grandi distanze fino alla moderna catena di “smontaggio” (…) come altrove, anche per l’industria della “carne” “il tempo è denaro” e il mattatoio moderno incarna i principi razionalistici dell’organizzazione scientifica del lavoro (…)

Ogni attività del mattatoio è suddivisa in una serie di operazioni elementari, da ripetere più e più volte mentre i corpi si spostano lungo la catena di produzione e vengono progressivamente smembrati. La natura e la brutalità dei singoli compiti si riflette nei nomi attribuiti alle diverse mansioni : <<Addetto allo stordimento, addetto alla degiugulazione, uncinatore, primo addetto alla recisione delle zampe, squartatore, scuoiatore, disossatore ventrale, disarticolatore, killeraggio>> e così via.

Un macellatore di maiali può in un ora tagliare la gola fino a 1100 animali – quasi uno ogni tre secondi.

(…) La razionalizzazione delle procedure, la natura ripetitiva delle mansioni, la velocità del nastro trasportatore e la divisione dei compiti agiscono all’unisono determinando una sorta di isolamento etico e favorendo un sentimento di distacco da ciò che si sta eseguendo. Tutto corre al ritmo della macchina (…) i movimenti con i quali gli addetti recidono arterie, squarciano colonne vertebrali e impilano fette di carne sono meccanici come la fabbrica stessa ( …) Quando le cose funzionano come dovrebbero. L’animale (…) rimane convenientemente a portata di mano (…) come mero equipaggiamento del mondo del lavoro.

( Così avviene la transizione tra la vita e la morte e ) anche laddove la presenza dell’animale si rivela alla coscienza, la divisione del lavoro garantisce, in modo molto conveniente, la distribuzione e l’elusione della responsabilità etica. Lo stordimento di una creatura fiduciosa è così considerato una atto “umanitario” volto ad alleviare le sofferenze; l’animale a cui viene tagliata la gola è già incosciente e quando la sua testa viene scuoiata è ormai troppo tardi per preoccuparsene.

(…) L’igiene morale moderna richiede che il mattatoio si tenuto nascosto, lontano dallo sguardo dei cittadini, le preoccupazioni sorgono inevitabilmente ogni qual volta le modalità del suo funzionamento o delle attività di chi vi lavora sono rese pubbliche (…) i lavoratori sembrano essere stati corrotti moralmente dalle loro disgustose associazioni, le quali si dichiarano (…) disposte a partecipare al processo eticamente problematico di trasformazione degli animali di allevamento in cibo industriale.

L’opinione pubblica permane in uno stato di negazione circa il proprio ruolo (…) e la sua capacità di mettersi in ascolto è ulteriormente attenuata (…) dal fatto che molti lavoratori del mattatoio sono considerati alieni da parte della cultura dominante ( immigrati o appartenenti a etnie e ceti sociali minoritari in termini di rappresentanza reale ).

(…) A dispetto della retorica razionalista della modernità, gli animali non sono delle risorse – bensì esseri viventi, creature che respirano, che continuano ad esprimersi e a intrufolarsi nella nostra coscienza (…) sbattono le ciglia, emettono versi (…) la loro testa si muove, gli occhi sono aperti e guardano attorno (…) Muoiono (…) un pezzo alla volta.

A volte, nonostante la distanza che la “cultura carnivora” della modernità cerca di mettere tra noi e loro, la voce degli animali si fa comunque sentire imponendosi alla coscienza umana (…) La logica culturale del carnivorismo necessita e sostiene la creazione sistematica della distanza sociale.

Mangiare carne rappresenta una forma di appropriazione condivisa della natura (…) Il consumatore da supermercato non ha bisogno di vedere ( anzi non può vedere ) le tappe che hanno trasformato un manzo in lombata o un maiale in salsicce. La popolazione in generale è fisicamente protetta e spazialmente separata dai luoghi in cui le fonti vive di tali “succulente” pietanze vengono macellate.

(…) La distanza fisica e la divisione del lavoro rappresentano però solo una parte della storia. Bisogna, infatti. Capire come la stragrande maggioranza delle persone si abitua ad accettare, senza porsi alcuno scrupolo etico e di solito senza sviluppare alcun tipo di riflessione, la presenza sul proprio piatto di quello che è un pezzo, spesso ancora riconoscibile, di un animale morto (…) Non sempre ( è così ) – c’e’ poca somiglianza tra le uniformi crocchette di pollo e l’uccello da cui derivano e un singolo hamburger può contenere i resti della lavorazione di più di un centinaio di mucche.

Non vi è dubbio che queste manipolazioni artificiali contribuiscono a creare una sorta di distanziamento sociale che scollega la carne morta da quella viva e sanguinante (…) Nel mattatoio, il maiale diventa una “unità di produzione suina” e a tavola le pecore assassinate diventano montone, il vitello carne bianca e i muscoli cotti delle mucche prosciutto e bistecche.

(…) Il mantenimento della cultura carnivora della modernità, come il perpetrarsi del mattatoio (…) richiede la negazione conscia e inconscia della capacità degli animali di esprimere se stessi ( …) per questo siamo abituati fin dalla più tenera età a distinguere senza mezzi termini i “rumori” emessi dagli animali e il linguaggio umano.

Il bambino impara che gli animali da fattoria possono fare muu, qua qua, oink  e che questi suoni sono qualcosa di qualitativamente diverso dall’essere realmente in grado di parlare. I libri illustrati con rappresentazioni di animali da fattoria servono a disporli secondo un ordine antropocentrico, relegandoli nei luoghi loro “propri”, il campo, l’aia o il porcile.

L’educazione dei bambini procede di pari passo con l’alimentazione carnivora, in quanto le fattorie illustrate non rappresentano in alcun modo le reali condizioni degli animali nell’ambito dell’agricoltura industriale contemporanea e in esse sono del tutto assenti le ragioni addotte dalla cultura carnivora per giustificare la reclusione degli animali (…) La letteratura per ragazzi pone la questione della connessione tra gli animali da fattoria e il loro destino solo attraverso l’antropomorfizzazione e concedendo loro il potere del linguaggio umano ( e quando questo avviene ) improvvisamente ( gli animali ) escono dal menù.

(…) Gli animali reali continuano comunque ad esprimersi in modi che sfuggono e contraddicono la logica di chi li vuole muti.

Nonostante la dislocazione spaziale del mattatoio e il distanziamento conseguente alle abitudini quotidiane, alcuni riescono a sentire le loro grida e si sforzano di diffonderle opponendosi alla “logica” dominante.

(…) Dentro e fuori il mattatoio l’ordine sociale (…) garantisce uno scarso contatto con le nostre attività ( prevalenti ) e i loro effetti inevitabili, mediati dalla pratica, ( dalla ripetizione ), dall’abitudine.

(…) “La cultura vegetariana” ( come resistenza ) rappresenta una minaccia simbolica e pratica al sottaciuto predominio della logica culturale carnivora.

La presa di posizione anti-egemonica e anti-industriale del ( veganismo ) costringe la cultura contemporanea a formulare e a difendere i propri principi al fine di giustificare in maniera esplicita il trattamento riservato agli Altri animali.

(…) ( Anche, oggi, proprio come fece Cartesio ) (…) la modernità dispiega una serie di argomentazioni e di pratiche relative con l’intento di disinnescare le questioni etiche sollevate ( dagli attivisti per la liberazione animale )

(…) Alcuni ( arrivano a ) negare risolutamente che le grida degli animali al mattatoio rappresentino un’espressione del sé e che pertanto sono eticamente irrilevanti (…) ( ma ) ciò è però sostenibile soltanto da coloro che sono già fermamente convinti dell’esistenza di un divario incolmabile tra noi e gli ( altri ) animali ( e ) il fatto che molti carnivori accolgano nella loro vita e nei loro cuori alcuni animali, ad esempio ( i cani, i gatti o i conigli ), rende questa visione estremamente problematica (…)

( questo è un margine su cui lavorare, su cui fare pressione, sul quale si possono innestare degli interrogativi ) .

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commenti
  1. Marisa Fontanesi scrive:

    Grazie per il lavoro che fate!
    Marisa Fontanesi

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